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Il paese affonda e la classe politica è in vacanza

Gli italiani sono sull’orlo del burrone mentre la loro classe politica si è assegnata una vacanza premio. Infatti i dati Istat sul calo della produzione industriale, che ha raggiunto -4,6% ad aprile, insieme alla diminuzione del prodotto interno lordo, che nel primo trimestre è sceso dello 0,6%, sono allarmanti. Numeri che confermano la fondatezza della nostra dura opposizione, portata avanti in questi anni, in Parlamento nelle piazze, contro gli scellerati governi Berlusconi prima e Monti poi. Ci siamo sempre battuti contro le loro politiche inique perché sapevamo che stavano tagliando servizi, tassando solo i cittadini più deboli, senza mettere in campo misure strutturali per la crescita. Anzi, il governo Monti ha generato ulteriore recessione senza smuovere di un millimetro il rapporto debito-Pil che toccherà presto quota 130%. Monti ha portato avanti una battaglia ideologica contro l’articolo 18, sostenendo che la sua abolizione avrebbe incentivato gli investimenti stranieri. Ma, in realtà, non è arrivato neanche un euro in più. I clamorosi dati sulla riduzione della produzione industriale, uniti a quelli sulla disoccupazione reale, indicano e dicono cosa dovrebbe fare il governo Letta:  esattamente l’opposto di ciò che ha fatto Monti. Bisognerebbe dare degli incentivi alle imprese che investono nel nostro Paese, ridurre il costo del lavoro e riconoscere più diritti ai giovani. Questo però vorrebbe dire scontrarsi con il sistema finanziario e speculativo che dentro l’esecutivo dell’inciucio è cosi ben rappresentato e presidiato dai berlusconiani. Tutti sanno ciò di cui ha bisogno l’Italia per uscire dalla crisi ma Letta è ostaggio degli interessi del Cavaliere e non può e non vuole agire, e pertanto preferisce sopravvivere avvitandosi su giochi di Palazzo.

 

 
Antonio Di Pietro

Intervista ad Antonio Di Pietro del Fatto Quotidiano

“Il nostro non sarà più un partito personalistico ed io non ne sarò più a capo. Non voglio più essere il leader. Questo non vuol dire che smetto di fare politica. Mi dedicherò ad azioni civili come le proposte dei referendum”.

- Di Pietro, con il Congresso ormai alle porte, già ci sono i primi veleni.

“E’ normale che tra i candidati ci sia competizione. Non si può asserire, però, che il tesseramento sia stato gonfiato tantomeno che sia fasullo. Questo perché abbiamo applicato una serie di norme che assicurano la regolarità del voto. Chi voterà al Congresso che si terrà il 28, il 29 e 30 giugno prossimi dovrà per forza essere riconosciuto tramite carta d’identità. A chi invece voterà da casa, tramite internet, sarà inviato sul proprio numero personale un codice da utilizzare per il voto”.

 

- Votazioni 2.0., sul modello Casaleggio?

“Tutti vogliono criminalizzare Beppe Grillo, proprio come hanno fatto con me. Ma devo dire che Beppe ha un problema: rappresenta un partito personalistico”.

- Come voi d’altronde.

 

“Si lo siamo stati anche noi. La differenza è che noi abbiamo ricevuto critiche dopo quindici anni, soprattutto perché abbiamo fatto degli errori, come fidarci di Scilipoti. Il M5S ha ricevuto critiche già dopo diciotto mesi”.

 

- Ma al di là della modalità di voto, non è la prima volta che ci sono problemi nei  congressi dell’IdV, soprattutto a livello regionale. Cosa manca a questo partito?

 

“Credo che non manchi nulla. E’ chiaro che anche all’interno ci siano persone che non la pensano allo stesso modo. Attenzione, però, non spariamo nel mucchio dicendo che si rischia un Congresso falsato. I voti sono personalizzati, quindi non cambia molto se gli iscritti prima sono dodicimila o quindicimila”.

   
Antonio Di Pietro

Sulle riforme il Governo prende in giro i cittadini

I risultati delle amministrative hanno avuto un solo vincitore: l’astensionismo. Infatti, più della metà dell’elettorato non è andato a votare, non si è recato alle urne per esercitare la sovranità che la Costituzione gli affida. E’ un dato allarmante, un chiaro messaggio a chi governa: gli italiani non si fidano più, sanno che il loro voto finisce nel cestino, sono consapevoli che le promesse delle campagne elettorali non si accompagnano ai fatti. Ma questo inequivocabile segnale è gravissimo e non credo sia arrivato a destinazione. In un momento di crisi economica, istituzionale e sociale, come quello che stiamo attraversando, una classe dirigente, degna di questo nome, dovrebbe pensare a restituire credibilità alla politica a riavvicinare l’elettore alle istituzioni con azioni concrete con misure incisive, invece di continuare ad avvolgersi nei giochi di Palazzo. Purtroppo temo che il disagio che ha accompagnato quel disertare le urne non abbia scalfito questa classe politica, non sia servito da lezione. L’ultima perla è quella che impera in questi giorni in Parlamento: la pantomima sulla legge elettorale, sulle cosiddette riforme. Questo esecutivo, giorni fa, ci ha annunciato, in pompa magna e a reti unificate, la necessità di mettere mano al Porcellum e di avviare una serie di riforme costituzionali. Tra ieri e oggi abbiamo avuto la prova provata che ci troviamo di fronte ai soliti spot da venditori di fumo. Il Pdl vorrebbe una leggera modifica, mentre il Pd ha detto di sostenere il Mattarellum e, quindi, l’abrogazione totale del Porcellum, ma visto che non si mettono d’accordo si avviano ad un pot-pourri che accontenterà loro e non i cittadini. Noi lo sapevamo già, e lo abbiamo denunciato: ci stanno prendendo in giro solo per assicurarsi la poltrona per più tempo e per cambiare tutto per non cambiare niente, quindi per riportare in Parlamento uomini scelti dalle segreterie di partito e non dagli elettori. Ma non vi stupite: in fondo quel Pd, che oggi dice di voler cambiare quest’aberrante sistema, è lo stesso Pd che non ha voluto appoggiare il referendum, promosso da noi e da un ampio comitato di associazioni, sostenuto da un milione e duecentomila cittadini, che chiedeva l’abrogazione del Porcellum e il ritorno al Mattarellum. E’ il solito copione, un film già visto. Camera e Senato rimarranno per mesi bloccate tra veti incrociati imposti dai vari componenti di questa pseudo maggioranza che mira solo alla propria sopravvivenza. E non dimentichiamo che l’altra partita in gioco del Pdl è l’impunità di Berlusconi. Pertanto questa legislatura non vedremo realizzata alcuna riforma istituzionale ed economica perché qualunque misura si vorrà varare dovrà passare dalle forche caudine imposte dal Cavaliere: sbianchettare la sua fedina penale.

   
La redazione IDV

Il Governo Letta appeso al filo delle elezioni tedesche

di Maurizio Zipponi

Le sorti del governo Letta dipendono dalle elezioni. Quelle tedesche, non quelle italiane. Per fare anche solo una parte delle cose che ha promesso nel discorso alle camere, il presidente del consiglio ha bisogno che l’Europa accetti di allentare i vincoli del patto di stabilità, sottraendo le spese per innovazione, ricerca e progettazione, grandi infrastrutture e sviluppo del Mezzogiorno, dal calcolo del rapporto deficit/pil. Però perché l’Europa dia una risposta su questa richiesta, senza la quale il governo italiano non ha alcuna possibilità di intervento, bisognerà aspettare che la Germania prenda una posizione chiara, e ciò avverrà solo dopo le elezioni d’autunno. Sino a quel momento Letta sarà costretto a traccheggiare, rinviare e navigare sotto costa. Come del resto sta già facendo. Il punto dolente è che le condizioni della nostra economia reale richiedono invece tempi molto più rapidi, ed è questa la vera difficoltà in cui si dibatte e continuerà a dibattersi il governo. In primo luogo, infatti, le aziende in maggiore difficoltà sono quelle che più hanno investito in innovazione (cioè si sono indebitate col sistema bancario), dunque le più preziose in una prospettiva strategica, e che ora avrebbero bisogno come dell’aria e dell’acqua di una tempestiva riapertura del credito. In secondo luogo, le aziende che costituiscono i nostri principali asset strategici sul piano dell’innovazione, prima fra tutte il settore civile di Finmeccanica (energia, rinnovabili, treni, metropolitane, ecc…), sono esposte al massimo rischio di acquisizione da parte delle aziende estere concorrenti, in particolare Ansaldo Energia di Genova da parte della tedesca Siemens che la trasformerebbe in un reparto decentrato della casa madre tedesca, distruggendo il patrimonio ingegneristico e di progettazione che oggi ha Ansaldo, azienda che tuttora guadagna fior di soldi. Le acquisizioni non sono certo per spirito altruista ma perché hanno tutto l’interesse ad accaparrarsi ora che è possibile la tecnologia italiana, il mercato italiano, il saper fare dei nostri migliori tecnici. Il crollo delle aziende che più hanno investito nell’innovazione e la svendita degli asset strategici civili equivarrebbe a smantellare i motori che possono permettere all’Italia di agganciare la ripresa se e quando, appunto dopo il voto in Germania, sarà sciolto il nodo dei vincoli di bilancio. In questa oggettivamente difficile situazione, il governo può fare comunque alcune cose. La prima è bloccare subito il piano industriale di Finmeccanica che prevede, con evidente tendenza suicida, proprio la vendita delle sue aziende più all’avanguardia, tra cui STS, Ansaldo Energia e Ansaldo Breda. La seconda è smettere di scommettere sul settore della difesa statunitense, come è stato fatto finora nonostante i ripetuti insuccessi, cedendo quella azienda, puntando invece, da subito, sul settore civile, che è quello nel presente più redditizio e in prospettiva di più vitale importanza. I tempi della Germania sono quelli che sono. Ma limitandosi ad aspettarli mettendo in fila una serie di dichiarazioni vuote e di falsi movimenti per l’Italia sarebbe come condannarsi a morte.

Pubblicato sul settimanale Gli Altri del 17 maggio 2013
   
Maurizio Zipponi

Basta alchimie tra i gruppi, la politica torni nella società

di Maurizio Zipponi

Lo spettacolo della politica a cui stiamo assistendo, la sua fine indecorosa, la totale assenza di spazi autentici per un progresso verso quella pulizia e quella modernità di cui questo Paese ha disperatamente bisogno, ci chiama oggi ad una radicalità delle scelte.

Ciò che sta accadendo è la fine della sinistra italiana così come l’abbiamo conosciuta in tutte le sue forme e aggregazioni. Gli errori commessi dal Pd negli ultimi anni – dall'aver concesso più di un mese a Berlusconi a fine 2010 quando Fini lo mollò, dandogli il tempo di comprare i voti parlamentari, dall'aver votato il governo Monti nel 2011 invece di andare, con un filo di coraggio, direttamente alle elezioni,

   

Congresso Straordinario


Il congresso si aprirà venerdì 28 giugno, dalle ore 14.00 c/o Centro Congressi Roma Eventi – Piazza di Spagna (Via Alibert, 5)  e proseguirà nelle giornate del 29 e 30 giugno.

Le operazioni di voto si svolgeranno on-line dalle ore 8.00 alle ore 13.00 del 30 giugno p.v.

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