
Ho inviato una lettera al presidente della Camera, Gianfranco Fini, in merito alle nomine di competenza della Camera per il rinnovo delle cariche dell’Agcom. Vogliamo evitare che la seduta di mercoledì prossimo si svolga, come è sempre accaduto in passato, senza alcuna discussione e con i deputati che si limitano a votare ciò che i vertici dei loro partiti hanno deciso nel chiuso delle loro stanze.
Di seguito il testo completo della lettera.
Mercoledì 23 maggio la Camera dei Deputati procederà alle nomine di sua competenza per il rinnovo delle cariche scadute dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e dell’ Autorità garante dei dati personali.Il gruppo dell’Italia dei Valori ha sollevato ripetutamente, attraverso la mozione 1-00954, presentata dall’onorevole Massimo Donadi, il 22 marzo 2012, e attraverso interrogazioni e dichiarazioni pubbliche, l’esigenza che alle suddette nomine si pervenisse dopo un esame e una discussione pubblica delle proposte di candidatura avanzate da singoli, da movimenti e associazioni della società civile e dai gruppi parlamentari.
Scopo delle iniziative, promosse dall’IdV, è quello di garantire che Autorità che si occupano di diritti fondamentali, come il diritto alla libertà e al pluralismo dell’informazione o il diritto alla tutela della privacy, o che hanno il compito di tutelare la libera concorrenza nel mercato radiotelevisivo e la libertà della rete, siano guidate da persone nominate in modo trasparente, altamente qualificate e sicuramente indipendenti dai partiti e dagli interessi coinvolti.
A noi sembra questa la strada attraverso cui il tanto sbandierato “passo indietro” dei partiti si traduce in comportamenti coerenti e cessa di essere una giaculatoria senza nessuna conseguenza pratica.Vogliamo evitare che la seduta di mercoledì prossimo si svolga, come è sempre accaduto in passato, senza alcuna discussione e con i deputati che si limitano a votare ciò che i vertici dei loro partiti hanno deciso nel chiuso delle loro stanze.
Le chiediamo, Signor Presidente, di adoperarsi per un’organizzazione dei lavori della Camera dei Deputati e per tempi che consentano che tutto avvenga alla luce del sole e di fronte all’opinione pubblica.
Società e Informazione



“E’ senz’altro apprezzabile che un artista come Giorgio Albertazzi senta il bisogno di confrontarsi con i lavoratori che occupano il Teatro Valle. Tuttavia, leggendo la sua intervista sul Messaggero di oggi, si ha la sensazione che mentre al Valle Occupato indicano la Luna l’ex direttore del teatro di Roma rischi di fermarsi a guardare il dito: la domanda che pone l’esperienza del Valle Occupato non è infatti la proprietà pubblica dello spazio, ma la prassi di governo delle istituzioni culturali pubbliche”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, responsabile nazionale Cultura di Italia dei Valori. “Non è in discussione che il Valle appartenga e apparterrà al Demanio, e che a garantirlo dovranno essere in primis gli enti locali” dichiara Rodano. “L’occupazione del teatro è una critica serrata e fondata alla gestione delle fondazioni culturali, pervasa dalle logiche di partito e di potere, come dimostrano appieno anche le recenti vicissitudini del festival di Roma. Il Valle Occupato chiede logiche diverse: quindi regole nuove, innanzitutto, che liberino la cultura italiana dalla nomine di partito e dalle raccomandazioni. E poi vengono chiesti sia un peso nuovo della cultura nella distribuzione delle risorse statali, sia spazi per nuovi contenuti: c’è una nuova generazione di artisti e di lavoratori della cultura che chiede un’opportunità concreta per partecipare alla gestione della cultura e per poter esprimere nuovi linguaggi e nuove storie”. “Lo chiedono da quasi un anno al Teatro Valle, a Roma, e da alcuni giorni lo chiedono anche a Milano, con l’esperienza del Macao” conclude Rodano. “C’è quello che i sociologi definiscono ‘soffitto di vetro’, ovvero una barriera discriminatoria, che i lavoratori del Valle vogliono abbattere: è con questa loro ambizione che occorre confrontarsi”.
“La Commissione Cultura della Camera è da settimane senza un Presidente a seguito delle dimissioni dell’On. Valentina Aprea. Vogliamo evitare che inizi il valzer delle poltrone e la pratica della spartizione. Serve aria nuova nella politica e soprattutto scelte chiare” a dichiararlo è l’On. Pierfelice Zazzera (IDV) capogruppo in Commissione che attraverso il suo blog www.pieffezeta.it lancia la proposta di Beppe Giulietti a Presidente di Commissione, quale alternativa alla logica spartitoria dei partiti.
“L'utile sull'esercizio 2011, sbandierato dal Cda Rai soltanto un mese fa, si rivela per quello che è: un lifting contabile per nascondere una gestione inefficiente, pesantemente condizionata dalle interferenze politiche e dal conflitto di interessi. Ma la verità viene a galla: per pareggiare i conti 2012 la Rai è oggi costretta a fare un taglio di 46 milioni di euro”.
“La seduta odierna del Cda del festival di Roma attesta definitivamente il ‘commissariamento’ dell’evento da parte della politica romana: i passaggi in Consiglio delle proposte, dei bilanci, dei progetti sulla futura edizione sembrano ormai atti puramente burocratici. A detta dei consiglieri, a decidere davvero sarà solo l’assemblea dei soci, cioè la politica. L’ennesimo rinvio delle date del festival, seppur grave, passa in secondo piano rispetto a una gestione così singolare e incongrua della kermesse: evidentemente per il centrodestra la cultura ha una sua legittimazione solo se asservita alle convenienze del potere. I ritardi organizzativi, l’assurda vicenda delle nomine lottizzate, le improvvisazioni e le smentite sulla location del festival, la rinuncia alla sala più grande dell'auditorium e il ricorso obbligato ad una tensostruttura, la pericolosa prossimità con le date del festival di Torino, non sono altro che gli effetti inevitabili delle gravi e indebite pressioni esercitate dalla politica sulla Fondazione. Il festival di Roma sta diventando come quello di Sanremo: il cinema, cioè l’arte, non è più l’obiettivo, non se ne parla nemmeno più. Con la Polverini e Alemanno, il festival è il pretesto per occuparsi di altro”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale e responsabile nazionale Cultura di Italia dei Valori.
“Ricordiamo con commozione, rispetto e gratitudine tutti i giornalisti assassinati dalle mafie e dal terrorismo solo perché facevano il loro dovere. Il diritto dei cittadini ad essere informati è sacro così come il diritto del giornalista che deve poter raccontare la verità senza minacce o pressioni”.
"Il governo la smetta di trincerarsi dietro la Commissione di vigilanza e avvii subito, come permesso dalla legge, le procedure per le nomine di sua competenza, nel segno della trasparenza e della professionalità".
L’Italia dei Valori continuerà a battersi per togliere dalle mani del governo la proprietà della Rai e sottrarre dai tentacoli del Parlamento il potere di nomina del Cda. Lo ripetiamo da tempo: proprietà e potere di nomina devono essere messe in capo a una Fondazione che sia espressione degli abbonati e delle strutture organizzate, dei movimenti della società civile e delle istituzioni che operano nel campo della cultura, dell'informazione, della ricerca, dell'Università. 



