
Esattamente trent’anni fa, per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia partecipò a una missione internazionale di pace, quella del 1982-1984 in Libano. Il contingente internazionale era formato da truppe americane, francesi e italiane. Era partito senza mandato dell’Onu e si muoveva su un terreno molto insidioso: il Libano era infatti lacerato da una guerra civile che durava già da sette anni ed era reduce dalla violentissima invasione israeliana. In quella sua prova l’Italia si comportò benissimo. Interpretò davvero il proprio compito come una missione di pace e non come partecipazione travestita alla guerra civile. Quando, nell’agosto dell’83, esplose l’insurrezione delle milizie sciite, gli italiani si difesero limitando quanto più possibile l’uso della forza. Di conseguenza non furono colpiti dagli atroci attentati che il 23 ottobre 1983 massacrarono 241 soldati americani e 56 francesi e tuttavia nessuno li sospettò di viltà. Anzi, persino gli israeliani si complimentarono per il loro valore. Quando fu chiaro che restare in Libano voleva dire prendere parte attiva alla guerra civile, il governo italiano decise responsabilmente di ritirarsi.
Nel complesso quella missione fu un fallimento, perché la guerra civile proseguì per altri sei anni, ma l’Italia ne uscì a testa alta. La popolazione civile ne riconobbe i meriti, il suo prestigio internazionale aumentò considerevolmente e anche le relazioni economiche con i Paesi dell’area se ne giovarono.
L’esempio dimostra meglio di qualsiasi discorso astratto che è del tutto possibile partecipare a una missione internazionale con obiettivi davvero pacifici, neutrali e umanitari, comportarsi di conseguenza anche sul campo e ritirarsi se e quando la natura della missione appare snaturata.
Noi dell’Italia dei Valori non avremmo nulla in contrario alla partecipazione italiana a spedizioni di questo tipo. Riteniamo anzi sacrosanto che il nostro Paese si assuma responsabilità degne del ruolo che può giocare nel mondo a favore della pace. Ma spedizioni come quella afghana rappresentano un modello diametralmente opposto. L’Italia partecipa attivamente alla guerra. Adopera le armi non a scopo di autodifesa e limitandone quanto più possibile l’uso m con finalità apertamente offensive. Non si presenta come forza neutrale in campo per difendere e aiutare i civili ma come un’armata a sostegno di una delle fazioni in campo in una guerra civile di cui la popolazione è la prima vittima.
Ciascuno di questi aspetti rappresenta una palese violazione dell’articolo 11 della Carta costituzionale. Sommati costituiscono un vero e proprio attentato alla Costituzione, che oltretutto comporta anche una spesa enorme particolarmente odiosa in un momento come questo, con milioni di persone costrette a enormi sacrifici per risanare il bilancio dello Stato. Per questi motivi e non per partito preso o capriccio ideologico, l’Italia dei Valori è fermamente contraria a questo tipo di interventi bellici e chiede con forza il ritiro immediato del contingente italiano dall’Afghanistan, e considera gravissimo che il governo Monti, invece di sanare come sarebbe stato suo dovere il vulnus ai danni della Costituzione, abbia peggiorato di molto la situazione assegnando ai nostri aerei compiti bellici e non più solo di ricognizione come era stato sinora. Incluso il compito più infame di tutti: quello di lanciare bombe.
Pubblicato sul settimanale Gli Altri del 6 aprile 2012
Politica estera



“L’Italia deve chiedere al governo inglese di puntualizzare meglio quanto è accaduto in Nigeria, perché nella tempistica e nelle circostanze che hanno portato alla morte dell’ingegner Lamolinara si riscontra non solo un difetto di comunicazione ma anche il mancato rispetto dell’Italia e del governo italiano. Con analoga fermezza occorre poi fare luce sul caso dei nostri due marò arrestati in India”. Lo ha detto il capogruppo dell’Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, intervenendo in Aula dopo l’informativa del ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata. “Per onorare la memoria di Lamolinara, per testimoniare affetto e dare certezze alla sua famiglia, è necessario fare chiarezza fino in fondo sul comportamento delle autorità britanniche che hanno autorizzato il blitz degli incursori l’8 marzo. E’ evidente che la Gran Bretagna ha avuto in tutta la gestione della vicenda un interesse diverso e in contrasto col nostro, che è, e deve continuare a essere, quello di portare a casa sani e salvi, attraverso l’arma della diplomazia, tutti i nostri connazionali sequestrati all’estero”.
Rossella Urru, la cooperante sequestrata 4 mesi fa nel sud dell'Algeria, sarebbe stata liberata venerdì scorso e si troverebbe in Mali. La notizia, annunciata dalla radio di Al Jazeera, sembra essere stata confermata dalla Questura di Oristano. La Farnesina non si è ancora pronunciata ufficialmente e dice che sta verificando la notizia.
Nulla smuove il Parlamento e il governo nella pervicace e ottusa volontà di continuare a mantenere forze di occupazione in Afghanistan, nonostante i morti e i disastri che le varie missioni militari hanno provocato e continuano a provocare.
L’inchiesta del periodico ‘Altreconomia’ smentisce nettamente quanto recentemente è stato sostenuto dal governo: il nostro Paese infatti, non è costretto ad acquistare i 131 cacciabombardieri F-35 che, a suo tempo, si era impegnato a comprare.



