Giovedi, 17 Maggio 2012

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Estera

Se la missione è davvero di pace

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Maurizio Zipponi
Esattamente trent’anni fa, per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia partecipò a una missione internazionale di pace, quella del 1982-1984 in Libano. Il contingente internazionale era formato da truppe americane, francesi e italiane. Era partito senza mandato dell’Onu e si muoveva su un terreno molto insidioso: il Libano era infatti lacerato da una guerra civile che durava già da sette anni ed era reduce dalla violentissima invasione israeliana. In quella sua prova l’Italia si comportò benissimo. Interpretò davvero il proprio compito come una missione di pace e non come partecipazione travestita alla guerra civile. Quando, nell’agosto dell’83, esplose l’insurrezione delle milizie sciite, gli italiani si difesero limitando quanto più possibile l’uso della forza. Di conseguenza non furono colpiti dagli atroci attentati che il 23 ottobre 1983 massacrarono 241 soldati americani e 56 francesi e tuttavia nessuno li sospettò di viltà. Anzi, persino gli israeliani si complimentarono per il loro valore. Quando fu chiaro che restare in Libano voleva dire prendere parte attiva alla guerra civile, il governo italiano decise responsabilmente di ritirarsi.

Nel complesso quella missione fu un fallimento, perché la guerra civile proseguì per altri sei anni, ma l’Italia ne uscì a testa alta. La popolazione civile ne riconobbe i meriti, il suo prestigio internazionale aumentò considerevolmente e anche le relazioni economiche con i Paesi dell’area se ne giovarono.

L’esempio dimostra meglio di qualsiasi discorso astratto che è del tutto possibile partecipare a una missione internazionale con obiettivi davvero pacifici, neutrali e umanitari, comportarsi di conseguenza anche sul campo e ritirarsi se e quando la natura della missione appare snaturata.

Noi dell’Italia dei Valori non avremmo nulla in contrario alla partecipazione italiana a spedizioni di questo tipo. Riteniamo anzi sacrosanto che il nostro Paese si assuma responsabilità degne del ruolo che può giocare nel mondo a favore della pace. Ma spedizioni come quella afghana rappresentano un modello diametralmente opposto. L’Italia partecipa attivamente alla guerra. Adopera  le armi non a scopo di autodifesa e limitandone quanto più possibile l’uso m con finalità apertamente offensive. Non si presenta come forza neutrale in campo per difendere e aiutare i civili ma come un’armata a sostegno di una delle fazioni in campo in una guerra civile di cui la popolazione è la prima vittima.

Ciascuno di questi aspetti rappresenta una palese violazione dell’articolo 11 della Carta costituzionale. Sommati costituiscono un vero e proprio attentato alla Costituzione, che oltretutto comporta anche una spesa enorme particolarmente odiosa in un momento come questo, con milioni di persone costrette a enormi sacrifici per risanare il bilancio dello Stato. Per questi motivi e non per partito preso o capriccio ideologico, l’Italia dei Valori è fermamente contraria a questo tipo di interventi bellici e chiede con forza il ritiro immediato del contingente italiano dall’Afghanistan, e considera gravissimo che il governo Monti, invece di sanare come sarebbe stato suo dovere il vulnus ai danni della Costituzione, abbia peggiorato di molto la situazione assegnando ai nostri aerei compiti bellici e non più solo di ricognizione come era stato sinora. Incluso il compito più infame di tutti: quello di lanciare bombe.

Pubblicato sul settimanale Gli Altri del 6 aprile 2012

Lamolinara e marò, IdV chiede più chiarezza (video)

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La redazione IDV
“L’Italia deve chiedere al governo inglese di puntualizzare meglio quanto è accaduto in Nigeria, perché nella tempistica e nelle circostanze che hanno portato alla morte dell’ingegner Lamolinara si riscontra non solo un difetto di comunicazione ma anche il mancato rispetto dell’Italia e del governo italiano. Con analoga fermezza occorre poi fare luce sul caso dei nostri due marò arrestati in India”.  Lo ha detto il capogruppo dell’Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, intervenendo in Aula dopo l’informativa del ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata. “Per onorare la memoria di Lamolinara, per testimoniare affetto e dare certezze alla sua famiglia, è necessario fare chiarezza fino in fondo sul comportamento delle autorità britanniche che hanno autorizzato il blitz degli incursori l’8 marzo. E’ evidente che la Gran Bretagna ha avuto in tutta la gestione della vicenda un interesse diverso e in contrasto col nostro, che è, e deve continuare a essere, quello di portare a casa sani e salvi, attraverso l’arma della diplomazia, tutti i nostri connazionali sequestrati all’estero”.

“Per quanto riguarda il il caso dei marò – ha proseguito Belisario – occorre capire bene perché la nave con a bordo i soldati italiani ha lasciato le acque internazionali ed è entrata in porto, consegnando di fatto i due marò alla polizia indiana. Qualcuno ha detto che così ha voluto l’armatore per conservare i noli, la possibilità cioè di continuare a fare affari nei porti indiani. Questo è un aspetto che va chiarito, perché se fosse vero allora a quell’armatore andrebbe tolta qualsiasi forma di protezione. L’Italia deve far valere le ragioni non di parte, ma del diritto internazionale. Semmai i nostri militari dovessero aver commesso reati, dovranno essere giudicati in base alle leggi e alle procedure del diritto internazionale. Vogliamo che il nome dell’Italia sia portato sempre in alto – ha concluso Belisario -, perché alla nostra bandiera e ai nostri uomini siamo profondamente attaccati”.

Dopo il Senato, il governo ha riferito anche alla Camera, lasciando tuttavia insoddisfatte le richieste di chiarimenti dell'Italia dei Valori.  
"Ci sono troppe cose che non tornano", ha dichiarato nel suo intervento il presidente vicario del gruppo Idv a Montecitorio Fabio Evangelisti, a proposito della ricostruzione fatta  in Aula dal ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata. Su queste vicende, ha sottolineato l'esponente IdV, "vorremmo più chiarezza, anche nelle settimane a venire".

 

    

 

 

Rossella Urru libera, si attende però ufficialitá

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La redazione IDV

rossella Rossella Urru, la cooperante sequestrata 4 mesi fa nel sud dell'Algeria, sarebbe stata liberata venerdì scorso e si troverebbe in Mali. La notizia, annunciata dalla radio di Al Jazeera, sembra essere stata confermata dalla Questura di Oristano. La Farnesina non si è ancora pronunciata ufficialmente e dice che sta verificando la notizia.

"La liberazione di Rossella Urru è una bellissima notizia che riempie di felicità il cuore di tutti gli italiani. Abbracciamo idealmente Rossella e ci uniamo con grande commozione alla gioia della sua famiglia e dei suoi amici". È quanto afferma in una nota il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che aggiunge: "In questo momento di sollievo per la nostra connazionale liberata, il pensiero dell'Italia dei Valori è rivolto ai tanti cooperanti che operano nelle varie parti del mondo e rischiano la vita ogni giorno per portare avanti gli ideali di pace e giustizia sociale."

"Ci auguriamo che le indiscrezioni sulla liberazione di Rossella Urru siano fondate. Se così fosse, saremmo di fronte ad una notizia davvero bellissima, che ci riempie di gioia e soddisfazione, per quanto è stato fatto per il raggiungimento di tale risultato". Lo dice, in una nota, il vicepresidente dei deputati dell'Idv, Fabio Evangelisti.
"L'Italia dei Valori - aggiunge Evangelisti - ha dato pieno sostegno a questa causa, che ora speriamo vivamente sia realmente conclusa".

Missioni militari, un'altra giornata nera per la storia italiana

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La redazione IDV

missioni_estero Nulla smuove il Parlamento e il governo nella pervicace e ottusa volontà di continuare a mantenere forze di occupazione in Afghanistan, nonostante i morti e i disastri che le varie missioni militari hanno provocato e continuano a provocare.

Nemmeno le notizie di stamane, la chiusura dell'ambasciata USA a Kabul, la rivolta contro l'occupazione straniera che inevitabilmente coinvolgerà anche i nostri militari, ha indotto spunti di riflessione. Gli italiani ora ben sapranno su chi cade questa enorme responsabilità, la responsabilità politica di questa infinita catena di lutti. Siamo stati gli unici a cercare di indurre riflessioni, ripensamenti, a chiedere di finanziare missioni umanitarie e di pace, non di guerra.

Ciò che addolora è l'atteggiamento del gruppo PD: dagli eredi del governo Berlusconi ci si doveva aspettare il solito atteggiamento guerrafondaio e troppo incline ad assecondare un'industria bellica e di morte, da parte invece del centrosinistra ci si aspettava riflessioni critiche ed approfondite che oggi sono mancate. E' una pagina nera scritta nella storia di questo Paese.

Governo smentito: l'Italia può dire no agli F35!

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Leoluca Orlando

nof35 L’inchiesta del periodico ‘Altreconomia’ smentisce nettamente quanto recentemente è stato sostenuto dal governo: il nostro Paese infatti, non è costretto ad acquistare i 131 cacciabombardieri F-35 che, a suo tempo, si era impegnato a comprare.

Secondo quanto riporta la rivista, infatti, leggendo attentamente la documentazione ufficiale del programma militare Joint Strike Fighter F-35, nel quale l’Italia si era impegnata per una spesa complessiva di circa 15 miliardi di euro, emerge chiaramente che l’eventuale abbandono del nostro Paese dall'accordo non comporterebbe una penale aggiuntiva.

L’Italia dei Valori ha presentato un’interrogazione urgente alla presidenza del Consiglio dei ministri e al ministro della Difesa, in cui si chiede al governo il perché non intenda recedere dall’accordo e perché è stata sostenuta una tesi smentita di fatto dal testo dello stesso.

In un momento in cui si chiedono lacrime e sangue ai cittadini una tale spesa, che è quasi pari ad una pesante manovra finanziaria, sarebbe incomprensibile e inaccettabile. L’Italia dei Valori lo ha sempre sostenuto ed ha presentato in Parlamento una mozione per porre fine a questo mercato della morte. Anche Paesi come Norvegia, Canada, Australia e Turchia, il cui impegno per la pace non è in discussione, hanno già fatto un passo indietro. Questo denaro potrebbe essere destinato alla cooperazione internazionale e al sostegno delle fasce più povere della popolazione che sono state massacrate da provvedimenti ingiusti e balzelli di ogni genere.

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