
Il DDL approvato alla Camera sul riequilibrio della rappresentanza di genere nelle liste dei candidati per le assemblee elettive e nelle giunte rappresenta per l'Italia dei Valori un primo passo nella giusta direzione, ma il vero obiettivo resta per noi quello della democrazia paritaria.Per questo motivo il gruppo parlamentare, a partire dalle Deputate Mura e Di Giuseppe, ha presentato gli emendamenti sostenuti da diverse associazioni della Rete per la democrazia paritaria, finalizzati alla presenza nella misura del 50% di entrambi i sessi nelle liste, nelle assemblee elettive e negli esecutivi, ma non sono stati accolti.
La previsione stabilita per legge sarà di almeno il 30% per il genere sottorappresentato, e certamente l'introduzione della doppia preferenza di genere rappresenta un avanzamento interessante, ma continuiamo a ritenere che il Parlamento non abbia colto fino in fondo le richieste del movimento delle donne.
Che hanno pagato più di chiunque altro i costi della crisi, con il taglio delle risorse per il welfare, l'aumento dell'età pensionabile, il ridimensionamento del tempo pieno nelle scuole e il licenziamento in massa di mnigliaia di docenti, per finire con una riforma del mercato del lavoro che prescinde da loro, nei contenuti e persino nell'impostazione generale.
Ora il DDL passa al Senato e naturalmente riproporremo in quella sede i nostri emendamenti, affinchè venga migliorato il provvedimento ma anche per riposizionare correttamente la discussione generale sulla riforma elettorale in vista delle prossime elezioni politiche, convinti di interpretare la profonda richiesta di cambiamento ed innovazione politica che le urne hanno espresso in Italia e nel resto d'Europa lo scorso fine settimana.
Giustizia e Sicurezza



“Nel trentaquattresimo anniversario della barbara uccisione dell’On. Aldo Moro, è quanto mai opportuno ricordare e trasmettere ai più giovani, i sentimenti di sdegno provocati da quei fatti inquietanti e drammatici che segnarono i cinquantacinque giorni intercorsi tra il sequestro e la strage di via Fani, fino al ritrovamento del cadavere del Presidente Moro”.
"Leggiamo con stupore le linee guida di Agesci per i capi scout dove ancora una volta si parla degli omosessuali e dell'omosessualità in modo insultante ed anacronistico mescolando posizioni religiose a presunti ragionamenti scientifici. L'Agesci era fino a qualche tempo fa una delle organizzazioni cattoliche più aperte e sensibili ai cambiamenti della società. Spesso ha invitato esponenti del mondo lgbt a parlare di omosessualità e diritti civili. Con queste linee guida dove addirittura si fa il parallelo tra omosessualità e tortura, dove si nega la possibilità che un omosessuale dichiarato possa fare il capo scout, dove si parla di omosessualità come problema, sembra essere tornati a posizioni preconciliari". Lo afferma in una nota il responsabile diritti civili e associazionismo dell'Italia dei Valori, Franco Grillini, che aggiunge: "Purtroppo questi documenti finiscono per avere un effetto nefasto perchè rivolti a persone a contatto con gli adolescenti cioè un'età molto delicata per la formazione dell'identità. Si dice che un giovane potrebbe essere omosessuale "per sbaglio" e che il capo scout dovrebbe aiutarlo a ridiventare eterosessuale. Come sanno tutti gli psicologi che fanno bene il loro mestiere l'identità si forma in età prepuberale e quindi il problema non è l'identità ma l'accettazione sociale dell'omosessualità nei giovani". "Come Idv invitiamo i giovani dell'Agesci a respingere questo documento sbagliato e disumano per garantire a tutti quella libertà che è specchio di verità. In particolare invitiamo a respingere quell'ipocrita invito al silenzio e all'omertà sull'omosessualità perchè proprio chi si dice cristiano dovrebbe sempre aver a cuore la trasparenza di una vita alla luce del sole", conclude.
Nei giorni scorsi il circo della Formula Uno ha sollevato per un attimo la pesante cortina che impedisce al mondo di sapere esattamente cosa capita in Bahrain, dove dal febbraio 2011 è in atto una feroce repressione del regime reale sunnita Al Khalifa, nei confronti della maggioranza (oltre il 70% ), di religione sciita. Ma ciò che vogliamo ricordare è ciò che è stato fatto a 18 medici e 2 infermieri: essi sono stati imprigionati e torturati, costretti sotto tortura a firmare confessioni e sono stati condannati a pene tra i 5 ed i 15 anni. Tutto questo per il solo fatto di aver prestato cure a feriti che erano stati resi tali dalla repressione della pacifica rivolta contro il regime. La Convenzione di Ginevra ed i suoi Protocolli, oltre alle leggi del Diritto Internazionale Umanitario, regolano appunto i diritti degli uomini ad essere soccorsi e curati, durante qualsiasi conflitto.



