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"L'11 aprile é la Giornata mondiale del Parkison e la EPDA, l'Associazione europea per il Morbo di Parkinson, ha presentato al Parlamento europeo il Protocollo di «consenso europeo sugli standard assistenziali per la cura e il trattamento del Parkinson», un documento che per la prima volta descrive come le persone affette da tale malattia dovrebbero essere curate, suggerendo un modello di gestione ottimale che, qualora fosse adottato dagli organi decisionali politici, migliorerebbe gli standard di cura in tutta Europa". Lo ha detto Niccolo' Rinaldi, eurodeputato e capodelegazione di Italia dei Valori al Parlamento Europeo.
"Alla persona affetta da Parkinson deve essere infatti garantito l'accesso a medici specializzati nella cura e trattamento della patologia, la possibilità di ricevere da subito una diagnosi più accurata possibile, così come la garanzia di cure continuative e di un coinvolgimento del paziente stesso nell'affrontare gli stadi della malattia".
"L'Italia e l'Europa - ha concluso Rinaldi - dovrebbero prendere in seria considerazione questi pochi ma fondamentali punti, che dovrebbero poi essere integrati con uno sforzo istituzionale maggiore in termini di investimento nella ricerca, di sensibilizzazione nei confronti della malattia e di riduzione delle disuguaglianza nel trattamento di questa patologia".
Si va in ospedale per curarsi invece troppe volte vi si trova la morte. Almeno nelle strutture italiane, dove errori e disservizi provocano in media, ogni mese, 16 casi di malasanità. Un numero impressionante se si considera che stiamo parlando solo di quelli presi in esame ed evidenziati nel rapporto della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e i disavanzi sanitari regionali, di cui è presidente l’On. Idv, Leoluca Orlando.
In poco più di due anni, da fine aprile 2009 al 30 settembre 2011, si contano ben 470 episodi di presunta malasanità. 329 di questi hanno portato alla morte del paziente: 223 legati a presunti errori medici, 106 a inefficienze di vario tipo. A colpire però è la localizzazione geografica di questi ‘errori’. Il 50% circa dei decessi è stato infatti registrato in due sole regioni: Calabria (78) e Sicilia (66). Un Sud che anche in questo campo paga un tributo pesantissimo alla inefficienza e alla mala gestione.
Ciò che più preoccupa tuttavia, è che il fenomeno non è affatto sotto controllo. Anzi, tende ad aggravarsi, se è vero, come registrato nel capillare rapporto della Commissione, che la media dei casi di presunta malasanità si è alzata, passando dai 16 casi al mese, calcolati su due anni e mezzo, ai 19 degli ultimi 365 giorni. Da settembre 2010 a settembre 2011 infatti la Commissione è intervenuta 228 volte. In questo caso i pazienti il cui decesso potrebbe essere ricondotto a malasanità sono stati 166 in un solo anno. Amara considerazione. Secondo il presidente della Commissione, Orlando, “moltissimi di questi casi potevano essere evitati se solo si fosse provveduto a denunciare per tempo anomalie e disfunzioni”.
Se a questo già preoccupante scenario, aggiungiamo i tagli indiscriminati effettuati dal governo Berlusconi e quelli che ha ancora in progetto di fare in nome di una travisata razionalizzazione della spesa sanitaria, c’è poco da sperare che la situazione possa volgere al meglio in tempi accettabili. Possiamo solo appellarci al personale medico e paramedico - che spesso opera in condizioni difficili - affinché segnali prontamente quei comportamenti sbagliati che, se occultati, possono portare alle tragiche conseguenze documentate nel rapporto della Commissione.
I casi di malasanità regione per regione: Calabria 97, Sicilia 91, Lazio 51, Puglia 32, Campania 31, Toscana 29, Lombardia 28, Emilia Romagna 24, Veneto 23, Liguria 20, Valle D'Aosta 10, Piemonte 9, Abruzzo 7, Umbria 4, Marche, Basilicata e Friuli Venezia Giulia 3, Molise e Sardegna 2, Trentino Alto Adige 1.
Presunti (finché la magistratura non avrà concluso gli accertamenti) decessi per malasanità per regione: Calabria 78, Sicilia 66, Lazio 35 morti, Campania 25, Puglia 21, Toscana 18, Emilia Romagna 16, Liguria 14, Veneto 13, Lombardia 11, Valle D'Aosta 9, Abruzzo 7, Piemonte 4, Umbria 3, Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Sardegna 2, Trentino Alto Adige, Marche e Molise 1.
L'esplosione della centrale nucleare del sud della Francia, a circa 200 km. dal confine italiano, continua a preoccupare l'Europa nonostante le dichiarazioni dell'agenzia nucleare EDF e dello stesso governo di Parigi, che assicurano che "per ora non c'è fuoriuscita di materiale radioattivo". Per quanto però le rassicurazioni si susseguano, le dichiarazioni sul fatto che si tratti di un incidente industriale e non nucleare non sembrano aver convinto le autorità della pubblica sicurezza. Intorno all'area è stato eretto un perimetro dai vigili del fuoco, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha attivato il proprio centro per le emergenze e anche la protezione civile italiana sta monitorando i livelli di radioattività nell'aria.
“L'incidente di Marcoule conferma una verità ovvia e cioè che episodi del genere avvengono dove esiste un'alta la concentrazione di siti nucleari”. Paolo Brutti, responsabile Ambiente dell'Italia dei Valori, non ha dubbi al riguardo: “Siamo solidali con la popolazione del luogo e speriamo che gli effetti dell'esplosione, costati già un morto e quattro feriti, non producano ulteriori danni. Eventi del genere - prosegue Brutti - andrebbero sottoposti a quegli strapagati commentatori di casa nostra che consideravano inutile il no al nucleare, avendo una moltitudine di siti a due passi da casa, oltre le Alpi. Come dimostra l'incidente di Marcoule, l'angoscia della popolazione francese è ben superiore a quella italiana, la quale, tuttavia, va tenuta informata senza reticenze rassicuranti. Su questo l'Italia dei Valori sarà più che mai vigile”.
Il sito dove è avvenuto l'incidente è gestito anche da Areva, società che, nei piani dell'accordo nucleare tra il governo italiano e quello francese, avrebbe dovuto occuparsi della costruzione di almeno 8 impianti anche in Italia. Ma il successo dei referendum dello scorso giugno, per cui proprio l'Italia dei Valori aveva raccolto le firme, ha fermato il progetto. E a giudicare dai fatti odierni, la scelta degli italiani pare essere stata lungimirante.
Secondo il capogruppo al Senato dell'IdV, Felice Belisario, il ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo, deve andare "immediatamente in aula a riferire sul gravissimo incidente nucleare avvenuto in Francia. Non è possibile passare da una tragedia annunciata all'altra senza fare definitiva chiarezza e lasciare l'agenzia per la sicurezza nucleare senza una guida, dopo l'abbandono da parte di Veronesi". "Che l'atomo fosse, oltre che costoso, insicuro e pericoloso per la salute e per l'ambiente l'Italia dei Valori lo ha sempre detto e gli italiani lo hanno ribadito con un forte no al referendum del 12 e 13 giugno. E' giunto il momento che il governo, anziché sprecare risorse in opere inutili, come il Ponte sullo Stretto di Messina o altre infrastrutture fantasma, utilizzi le finanze pubbliche per dotare l'Italia di un Piano energetico nazionale che abbia come stella polare: efficienza energetica, risparmio energetico e fonti rinnovabili. Per una volta l'Italia sia di esempio e da traino per gli altri paese europei che, ancora in modo assolutamente miope, continuano ad investire nell'atomo".
Esprime soddisfazione l'On. Anita Di Giuseppe per l’accoglimento dell’ordine del giorno presentato alla Camera circa l'ottimale attivazione delle cure palliative di tipo domiciliare ai malati terminali. “Ho voluto impegnare il Governo – ha dichiarato la parlamentare IdV - ad adottare ogni atto di competenza volto a favorire, nel nostro Paese, nell'ambito delle reti di assistenza ai malati terminali, attraverso le prestazioni professionali di tipo medico, infermieristico, riabilitativo e psicologico, di assistenza farmaceutica e accertamenti diagnostici a favore di persone nella fase terminale della vita affette da una patologia ad andamento cronico ed evolutivo. "Le cure palliative, come è noto, si rivolgono a tutti i pazienti, inclusi i bambini, con malattia cronica ed evolutiva, sia oncologica, neurologica, respiratoria, cardiologica, genetica etc, ed hanno lo scopo di dare al malato la massima qualità di vita possibile, nel rispetto della sua volontà, aiutandolo a vivere al meglio la propria malattia ed accompagnandolo, nella fase terminale, verso una morte dignitosa. Queste cure sono un insieme di interventi tesi ad attenuare i sintomi delle malattie, sono mirate al controllo del dolore ed anche ad aiutare il paziente ed i suoi familiari a superare i disagi di carattere psicologico-emozionale-sociale, in modo da migliorare la qualità della vita". “In Italia – continua la Di Giuseppe - il quadro epidemiologico che riguarda i malati che necessitano di cure palliative è piuttosto eterogeneo, considerando che disponiamo solo di dati Istat 2009 sui pazienti con malattia neoplastica e di stime approssimative per i pazienti affetti da altre patologie; ora, per quanto riguarda la malattia neoplastica, in Italia muoiono ogni anno oltre 168.000 persone a causa di una patologia oncologica; il 90 per cento di queste persone necessita di un piano personalizzato di cura ed assistenza, in grado di garantire la migliore qualità di vita residua, specialmente durante gli ultimi mesi. È proprio allora che la persona malata subisce una progressiva perdita di autonomia, ed esprime una sofferenza globale, che coinvolge sopratutto il nucleo familiare e quello amicale, e quindi la necessità di un piano personalizzato di cura ed assistenza in grado di garantire la migliore qualità di vita residua possibile, non è caratteristica esclusiva della malattia oncologica, ma rappresenta un bisogno comune per tutte le persone affette da malattie ad andamento evolutivo, spesso cronico, e a carico di numerosi apparati e sistemi, quali quello respiratorio, cardio-circolatorio, neurologico ad es. malattie degenerative quali la sclerosi multipla e sclerosi laterale amiotrofica (SLA), epatico, se si citano solo i distretti epidemiologicamente più rappresentativi”.