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Inquinamento

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Antonio Di Pietro

Lettera aperta ai cittadini di Taranto e ai lavoratori dell'Ilva


Cari cittadini e lavoratori di Taranto, l'Ilva con i suoi drammi, i suoi veleni e le migliaia di posti di lavoro in pericolo, è una grande questione nazionale. La magistratura tarantina è intervenuta con decisione e grande senso di responsabilità per far rispettare la legge italiana dentro e fuori i cancelli della fabbrica.

 
Maurizio Zipponi

Dall'Ilva una seria occasione per una vera politica industriale

 I magistrati, che nel vuoto assoluto di iniziative da parte delle istituzioni, sono intervenuti contro le gravissime violaIoni della legge da parte dell'Ilva non stanno uccidendo il lavoro a Taranto. Al contrario, anche se come conseguenza di una iniziativa doverosa con simili fattispecie di reato, stanno offrendo alla città la sola possibilità di riscatto e di rinascita e al governo dei professori un'occasione per capire cosa significa una seria politica industriale.

Oggi i magistrati sono i migliori alleati dei lavoratori per creare un'azienda che abbia un futuro anche nei prossimi vent'anni e le motivazioni della sentenza che dispone il sequestro senza facoltà d'uso degli impianti più inquinanti confermano la loro assoluta serietà.

A Brescia, come oggi all'Ilva, fu la magistratura a intervenire ordinando il fermo della produzione con il sequestro degli impianti inquinanti. Nonostante la resistenza di alcuni imprenditori locali, spalleggiati per complicità o viltà dal sistema politico, le acciaierie di Brescia dovettero piegarsi ad una riconversione non cosmetica ma radicale. Fu la loro fortuna. Nel decennio successivo, infatti, si trovarono all'avanguardia sia sul piano della compatibilità ambientale che su quello dell'innovazione nel processo produttivo. Di questo si parla quando si dice che l'Ilva può e deve restare aperta e allo stesso tempo diventare, oltre che la più grande acciaieria d'Europa, anche la più sicura, la più moderna e la più produttiva. Ai lavoratori di Taranto c'è una sola risposta che si può e si deve dare. Essere al 100% dalla parte loro e al 100% da quella dei magistrati. Non arretrare di un millimetro nella difesa del posto di lavoro e neppure in quella della salute e della bonifica ambientale.

pubblicato oggi sul settimanale Gli altri

 
Antonio Di Pietro

L'atto criminale in scena a Taranto

Ormai, il gioco della politica italiana di scaricare sulla magistratura tutte le proprie incapacità e le proprie responsabilità è diventato una specie di sport nazionale. E il caso dell’Ilva di Taranto ne è solo l’ennesima dimostrazione.

Dopo aver lasciato incancrenire per anni la vicenda Ilva, fino a causare decine e decine di morti per inquinamento, in tanti si scagliano contro la magistratura che invece, a tutti i suoi livelli, non fa altro che applicare la legge, dentro e fuori le aziende. Contrapporre il ruolo e l’azione dei magistrati all’interesse dei lavoratori è il vero atto criminale che impedisce di trovare una soluzione, vale a dire di raggiungere il giusto equilibrio tra la difesa del posto e la tutela della vita e della salute dei cittadini. Per l’IdV, invece, i magistrati e i lavoratori sono dalla stessa parte, per questo motivo stiamo lavorando per trovare una soluzione equa ed evitare di trasformare la vicenda nell’ennesima commedia all’italiana in cui giudici vengono additati come colpevoli di fatti che, invece, sono tutti da imputare a chi, fino ad oggi, ha girato lo sguardo da un’altra parte, dal Governo alle istituzioni locali.

E mentre tutti i politici sembrano improvvisamente diventati esperti di siderurgia, l’IdV si è subito coordinata con chi si intende davvero di ciclo produttivo siderurgico, di tecnologia immediatamente disponibile e di impatto ambientale. Da qui è arrivata la conferma che una soluzione per dare un futuro ai lavoratori e difendere la loro sicurezza e quella dei cittadini di Taranto, oggi è possibile: l’azienda deve mettere a disposizione anche risorse proprie per la messa in sicurezza degli impianti, utilizzando gli investimenti per rendere ancora più efficiente e di alta qualità la produzione. Per difendere davvero il posto di lavoro, quindi, bisogna evitare le scorciatoie che per anni l’azienda ha utilizzato, grazie anche alla connivenza della politica, e, in accordo con le organizzazioni sindacali libere, realizzare un piano di riorganizzazione, specificando la portata degli investimenti e i tempi necessari a realizzarli.

   
La redazione IDV

Bonifica nel crotonese, interrogazione di Di Pietro a ministro

Il leader IdV Antonio Di Pietro ha scritto al ministro dell'Ambiente sul problema dei rifiuti nel crotonese.
"Dopo la chiusura da parte di Eni di alcune grandi fabbriche di Crotone - ricorda nel testo - quali Pertusola Sud, Montedison e Enichem (oggi Syndial) nel 1999, non è stata avviata la bonifica dei siti industriali e sono state, altresì, smaltite in modo illegale le scorie di produzione".

Le indagini della Procura di Crotone "hanno acclarato - scrive ancora Di Pietro - l'esistenza di vaste discariche non autorizzate di rifiuti tossici e nocivi, a seguito dello smaltimento di scorie di produzione all'interno dello stabilimento Pertusola Sud, sotto i piazzali degli istituti scolastici e della questura nonché nel mare" e in questi giorni sono in corso due processi penali nei confronti della Syndial con l'accusa "di omicidio plurimo colposo aggravato dalla colpa cosciente e di disastro ambientale per aver smaltito illegalmente elementi tossici quali Arsenico, Antimonio, Cadmio, Vanadio, Piombo, Rame e Zinco - come riscontrato con relazione tecnica di Environ Italy srl - che hanno causato la morte per mesotelioma pleurico e abestosi di alcuni cittadini adiacenti agli stabilimenti industriali".

Il leader dell'Italia dei Valori fa notare che "in un territorio dove importanti sono gli interessi dell'Eni soprattutto nel campo dell'estrazione di gas metano, con nove postazioni che assicurano il 15% della produzione nazionale, non si registra nessun intervento del Governo che imponga all'Eni un'integrale bonifica delle aree contaminate così da salvaguardare la salute dei cittadini e creando, al contempo, nuove prospettive di sviluppo e di occupazione".

 
La redazione IDV

Taranto, gravissimo rischio inquinamento da idrocarburi

“L'ennesimo incidente con lo sversamento in mare di 20 tonnellate di idrocarburi, in una zona peraltro fra le più inquinate d'Europa, pone interrogativi urgenti sulla gestione delle emergenze, sui controlli e sulla sicurezza della navigazione nelle nostre acque territoriali”. Lo ha dichiarato Stefano Pedica, Vice presidente della Commissione Affari Europei e componente della Commissione Affari Esteri al Senato, annunciando un'interrogazione parlamentare in proposito.

“La convenzione di Barcellona promossa dall'Onu per la salvaguardia del Mediterraneo ha articolato in diversi protocolli la propria azione. Uno di questi, firmato a Malta nel gennaio 2002, non è mai stato ratificato dal nostro Paese e riguarda proprio le procedure, i controlli, le azioni in caso di emergenza. Il protocollo  – ha continuato Pedica – è stato ratificato ed entrato in vigore anche, fra gli altri Paesi, in Montenegro, Marocco, Francia, Spagna e Grecia. Perché solo in Italia un ritardo di più di dieci anni? Perché l'Italia si ostina a non ratificare e dare valore di legge ad accordi internazionali fondamentali per la salvaguardia della salute e dell'ambiente? Chiederò di calendarizzare subito il provvedimento di ratifica, ma si deve andare a fondo sulle responsabilità di questi ritardi. E' poi inammissibile che la zona di Taranto, già pesantemente interessata da un livello d'inquinamento che non ha pari in Europa, non sia attentamente controllata e monitorata, visto anche il consistente traffico marittimo che per ragioni industriali fa capo al porto ionico”, ha concluso Pedica.

   

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