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Centrali Nucleari

La redazione IDV

Idv al sit-in "Da Cernobyl a Fukushima. 25 anni di buoni motivi per fermare il nucleare"

Un abbraccio virtuale alle vittime dei disastri nucleari di Chernobyl, 25 anni fa, e di Fukushima, lo scorso marzo. Così il Comitato “Vota Sì per fermare in nucleare” ha deciso di ricordare i due più grandi incidenti a centrali atomiche, nel giorno della commemorazione del 25esimo anniversario del disastro di Chernobyl. Anche l’Italia dei Valori ha partecipato, insieme con le 70 associazioni del Comitato, al sit-in “Da Cernobyl a Fukushima. 25 anni di buoni motivi per fermare il nucleare” davanti all’ambasciata giapponese, in via Quintino Sella, e poi davanti all’ambasciata ucraina, in piazza Verdi. Alcuni runners hanno collegato simbolicamente i due presidi con una mini maratona “no nuke”.

«Ci dicevano – ha scritto il Comitato in una nota - che dopo Chernobyl non avremmo avuto mai più tragedie nucleari: e oggi, invece, a 25 anni di distanza, le immagini che arrivano da Fukushima sono la prova che nessuna promessa sulla sicurezza dell'atomo è credibile».

Ora e per sempre non vogliamo più che simili tragedie si ripetano. È per questo che l’Italia dei Valori continuerà ad impegnarsi affinché sia definitivamente allontanata dal nostro Paese la minaccia nucleare. La moratoria-truffa del Governo non basta, occorre l’impegno di tutti i cittadini: soltanto la volontà popolare riuscirà a far virare la politica energetica dell’Italia verso fonti rinnovabili, impedendo il ritorno delle centrali atomiche sulla nostra penisola.

www.sireferendum2011.it

 
La redazione IDV

Chernobyl: l’uomo impari dai suoi errori

Quello di Chernobyl, il 26 aprile 1986, è l’incidente nucleare per eccellenza. Un’ecatombe entrata nei  ricordi dell’umanità come una mutazione genetica. L’esplosione al reattore numero 4 provocò un'emissione di radiazioni nell'atmosfera centinaia di volte superiore a quella emessa dalle bombe sganciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki durante la seconda guerra mondiale. Le conseguenze interessarono, e interessano tutt’ora, l’Europa. Tanto che a distanza di 25 anni non esiste ancora un bilancio definitivo.

Secondo studi effettuati dalle autorità ucraine circa cinque milioni di persone avrebbero, in qualche modo subito dei danni a causa della tragedia. Una ricerca oncologica effettuata in Bielorussa e pubblicata nel 2006, indica in 270mila - 93mila dei quali letali - i casi di cancro riconducibili alla fuga radioattiva di Chernobyl nei settant'anni successivi all'incidente. Eppure la commissione scientifica dell'Onu per gli effetti delle radiazioni nucleari, riconosce solo 31 vittime dirette dell'incidente e 6000 casi di cancro alla tiroide dovuti direttamente al disastro.

Dati che stridono con quelli ricavati da un altro studio indipendente e su larga scala condotto in Ucraina, Russia, Bielorussia e in altri Paesi, che dimostrano come le conseguenze all'esposizione anche a bassi livelli di radiazioni siano molto più pericolosi di quanto vorrebbe far credere la comunità internazionale. Vale la pena ricordare che tutta la zona di Chernobyl, per chilometri e chilometri, è ancora oggi una landa radioattiva, dove tutto ciò che nasce, cresce, vive è contaminato.    

Eppure a distanza di 25 anni e nonostante un referendum che nel 1987 sancì la netta contrarietà degli italiani verso l’energia atomica, questa è tornata protagonista della politica del governo Berlusconi. Al punto da spingerlo ad approvare un programma energetico che prevede la costruzione di 13 centrali nucleari.

Ci sono voluti un’altra ecatombe nucleare - quella giapponese di Fukushima - e un referendum promosso in perfetta solitudine dall’Italia dei valori, per costringere Berlusconi e la sua maggioranza a fare un passo indietro. Una retromarcia, come abbiamo ricordato negli ultimi giorni, piena zeppa di incognite e sulla quale bisognerà vigilare; perché la strada per le energie rinnovabili, che l’Italia dovrebbe intraprendere per garantirsi la piena e sostenibile indipendenza energetica, è resa impervia dagli enormi interessi che ruotano intorno all’atomo. Gli stessi che stanno cercando di impedire con ogni mezzo lo svolgimento del referendum di giugno.

Le iniziative del 2011 in Italia

Danilo Sinibaldi

 

   
La redazione IDV

Nucleare, Giappone: situazione imprevedibile

Il Giappone sta vivendo un incubo senza fine. Un incubo nucleare. Sembra infatti destinata ad aggravarsi la situazione nella centrale di Fukushima, colpita dal sisma e poi dallo tsunami dell'11 marzo scorso. Il premier, Naoto Kan l’ha definita “imprevedibile”, e anche i dati  dell'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare sui livelli di radiazione nelle regioni limitrofe, fanno temere il peggio. Tanto che il livello della gravità dell'incidente potrebbe essere portato da 5 a 6 (su una scala di 7). Non bastasse, il gestore Tepco ha comunicato che la vasca contenente le barre di combustibile nel reattore3 potrebbe essere danneggiata.

Una situazione, quella giapponese, costantemente monitorata in tutto il mondo. In particolare in Italia, dove il dibattito sul ritorno all’energia atomica è più che mai vivo grazie al referendum promosso dall’Italia dei valori, che si terrà il 12 e 13 giugno insieme con i quesiti su legittimo impedimento e acqua.

Sul dramma del Giappone è intervenuto anche Paolo Brutti, responsabile Ambiente dell'Idv: “L'incidente di Fukushima - ha dichiarato - sta drammaticamente raggiungendo la gravità di quello accaduto a Chernobyl”. “A Chernobyl le barre di assorbimento dei neutroni presero fuoco scatenando l'incendio e la successiva esplosione - afferma Brutti -. In Giappone non c'è stata ancora deflagrazione ma i livelli di radioattività delle vasche intorno alla centrale (10 mila volte superiori alla norma) avvalorano le parole del presidente giapponese Naoto Kan, ovvero che la situazione è ormai fuori controllo. Nessuno, prima di oggi, ha affrontato un incidente nucleare con queste caratteristiche, con un rilascio di radioattività sempre più intensa ogni giorno che passa e pesanti incognite sul futuro dell'interno Giappone. Sembra impossibile - conclude Brutti - che di fronte a una tale sciagura il governo si ostini ad avvalorare la tecnologia nucleare, ammantandola per giunta di pragmatismo scientifico. Fortunatamente il Giappone non ha al governo Berlusconi. E fortunatamente - ha concluso Brutti - gli italiani hanno il referendum”.

   
La redazione IDV

Nucleare, tre italiani su quattro non vogliono le centrali

Il Governo può fare tutte le riflessioni che vuole, ma gli italiani il nucleare proprio non lo vogliono. Il sondaggio sul sentimento dei connazionali rispetto all’atomo, realizzato dalla Gnresearch su un campione di mille persone, e pubblicato in anteprima su Repubblica.it, rivela infatti che tre italiani su quattro sono contrari alla costruzione di centrali in Italia e il 70% del campione è disposto a recarsi alle urne per votare il prossimo referendum, promosso dall’Italia dei Valori. Alla domanda "cosa voterebbe nel caso decidesse di andare a votare" il 71% non ha dubbi e risponde: "Contro il ritorno delle centrali atomiche".

Dal sondaggio, inoltre, emerge un parere negativo sulle politiche del governo nei confronti delle energie rinnovabili.

Entrando nel dettaglio, il 75% del campione è contrario al nucleare e si divide tra i “molto contrari” (59%) e gli “abbastanza contrari” (17%). I “molto favorevoli” all’energia atomica sono soltanto il 7%. A preoccupare gli italiani non sono tanto gli eventi "straordinari" come il terremoto giapponese, ma piuttosto la gestione ordinaria, come “l’impatto negativo sull'ambiente e sulla salute dei cittadini, anche in assenza di incidenti o errori umani”, temuto dal 45% degli intervistati, lo "smaltimento delle scorie radioattive" (29%), il "rischio di incidenti dovuti ad errori umani" (15%) e il "rischio di incidenti dovuti ad eventi naturali" (11%). Ai rischi per la salute e l’ambiente non sembrano indifferenti nemmeno coloro che si dichiarano favorevoli, infatti circa il 20% di questi ultimi si dice “abbastanza” o “molto contrario” all'eventuale costruzione di una centrale nella sua regione.

Su come risolvere il problema della dipendenza energetica dell’Italia dall’estero, una schiacciante maggioranza (69%) ritiene che la soluzione sia il ricorso "esclusivamente alle energie rinnovabili". Una scelta per la quale il 37% degli italiani sarebbe "certamente" disposto a pagare un qualcosa in più in bolletta e un altro 39% lo sarebbe "probabilmente".

La gran parte degli intervistati (il 72%) giudica negativamente i provvedimenti del governo sulle energie rinnovabili, ovvero il decreto Romani, e non crede alla frenata dell’esecutivo sul nucleare, giudicandola "una scelta di convenienza per non perdere consensi" (56%), mentre solo il 39% pensa che la motivazione sia una "concreta preoccupazione per la salute e la sicurezza dei cittadini". Bocciato in generale l’operato dei ministri Paolo Romani e Stefania Prestigiacomo: entrambi non superano 4,5 in pagella.

Annalisa Lospinuso

   
La redazione IDV

Giappone, allarme cibo radioattivo

Continua ad essere alto il livello di emergenza in Giappone. La situazione della centrale nucleare di Fukushima, colpita dal terremoto e dallo tsunami lo scorso 11 marzo, rimane instabile. Oggi una densa colonna di fumo è fuoriuscita dal reattore 3, dove in mattinata si era registrato un aumento della pressione, e questo ha indotto la Tepco (la società che gestisce la struttura) a far evacuare tutto il personale. Una volta risolto il problema, una fumata bianca ha cominciato a uscire anche dal reattore 2, ma secondo la Tepco si tratterebbe di semplice vapore non generato dalla vasca del combustibile.  L'agenzia per la sicurezza nucleare, citata dall'agenzia Kyodo, ha spiegato che non ci sarebbe cambio “significativo” nel livello di radiazioni a seguito della fuoriuscita di fumo.

Intanto, aumentano le preoccupazioni per la contaminazioni di alimenti. L' Organizzazione mondiale della sanità ha definito “grave” il contagio radioattivo di cibo in Giappone. Il portavoce regionale dell'Oms, Peter Cordingley, in un' intervista, ha affermato che “è molto più serio di quanto tutti avevano pensato in un primo momento, quando credevamo che questo tipo di problema fosse limitato entro 20-30 km (dalla centrale). Ora è lecito supporre che prodotti contaminati siano usciti dalla zona contaminata”. Su questo aspetto, infatti, pare non ci siano “indicazioni” chiare.

Il governo giapponese ha vietato la distribuzione di latte e alcuni tipi di verdura nelle prefetture di Fukushima, Ibaraki, Tochigi e Gunma, in quanto sono stati rilevati livelli di iodio radioattivo superiori di 27 volte rispetto ai limiti consentiti in spinaci coltivati a Hitachi (nella prefettura di Ibaraki), più di cento chilometri a sud dalla centrale. Ma l’allarme non sembra coinvolgere il nostro Paese. La Coldiretti si affretta a tranquillizzare gli italiani, dicendo che le importazioni nel nostro Paese di cibo radioattivo proveniente dal Giappone sono pari a zero e sono nulli anche gli acquisti di derivati del latte come formaggi e latticini e degli altri vegetali a foglia larga, particolarmente sensibili alla radioattività. “Nessun rischio quindi per gli italiani, mentre si aggrava al contrario la situazione in Giappone che - sottolinea sempre la Coldiretti - è già costretto ad importare oltre il 60 per cento del proprio fabbisogno di generi alimentari e che ha esportato in Italia prodotti agroalimentari per appena 13 milioni di euro (soprattutto fiori e piante). La radioattività presente nel latte conferma l'allarme per la contaminazione della catena alimentare a partire dall'alimentazione degli animali”.

Con il passare dei giorni appaiono con sempre maggiore evidenza gli effetti devastanti del nucleare, soprattutto quando i livelli di sicurezza vengono annullati da calamità naturali. La sua pericolosità è pervasiva e non può essere contenuta. Per questo “non c'è spazio per furbe pause di riflessione - sottolinea Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera -. Il governo abbandoni il suo piano scellerato e faccia per una volta una scelta coraggiosa adottando la linea della Germania, che ha deciso di produrre l'80 per cento dell'energia da eolico e fotovoltaico”.

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