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La redazione IDV

Caccia, Veneto inquisito dall'Ue

“La Commissione europea ha preso atto delle informazioni fornite dall’onorevole parlamentare e ha identificato alcuni elementi potenzialmente incompatibili con la direttiva 2009/147/CE sugli uccelli. La Commissione contatterà le autorità italiane per ottenere informazioni più dettagliate. Dopo aver valutato la situazione, la Commissione deciderà in merito alle misure da adottare per garantire una piena conformità ai requisiti della direttiva”.
 
La redazione IDV

Ambiente. Tutela paesaggio rurale è sfida fondamentale

“La tutela e la valorizzazione del paesaggio rurale rappresentano per l’Italia non solo la più efficace forma di contrasto del dissesto idrogeolico ma anche una straordinaria  opportunità di sviluppo economico-territoriale duraturo e sostenibile”. Lo ha detto il senatore Nello Di Nardo, capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione Ambiente, intervenendo a Firenze nel corso del dibatto ‘Il governo del territorio tra sfide e innovazione’. “L’IdV – ha aggiunto - ha presentato al Senato un disegno di legge che raccoglie e rilancia questa necessità. Il provvedimento ha due obiettivi: contrastare il processo di consumo e di abbandono del territorio agricolo nazionale e promuovere la conservazione e la tutela del territorio che supporta l’agricoltura tipica e di qualità del nostro Paese. Basti pensare che in Italia la superficie agricola utilizzata (SAU) si è ridotta, fra il 1990 ed il 2003, del 20,4% passando da oltre 15 milioni di ettari a poco più 12, con ben 3 milioni di ettari conquistati dalla cementificazione o dai processi di abbandono e desertificazione. A soccombere è un patrimonio di storia, cultura e natura di importanza inestimabile. La salvaguardia di questo patrimonio rappresenta una sfida cruciale che non possiamo permetterci di perdere, per questo – ha concluso Di Nardo – bisogna investire di più nella prevenzione, per questo bisogna avere il coraggio di abbattere dove si si è costruito in zone a rischio”.
 
Paolo Brutti

Le assurdità della green economy in salsa tricolore

La green economy in salsa tricolore presenta più di un paradosso. Uno è quello del fotovoltaico. Il boom di questi anni ha determinato investimenti in impianti di solare fotovoltaico per oltre 10 miliardi di euro. Ottimo per l'ecologia, pessimo per l'economia. Quasi tutti i pannelli sono stati acquistati all'estero o prodotti su licenza straniera con un peso rilevante sulla bilancia dei pagamenti. Anche da qui è partito l'attacco del governo agli incentivi nel settore. Non abbiamo sviluppato la tecnologia fotovoltaica, come invece hanno fatto Germania, Cina o Corea,
Questo è un caso emblematico dell'intera economia hi-tech dell'Italia, i cui prodotti o le licenze a produrre  importiamo quasi sempre dall'estero, perché le nostra industria manifatturiera ha una specializzazione produttiva nelle basse e medie tecnologie. Siamo una grande economia industriale ma non una moderna economia industriale. Competiamo infatti con i paesi emergenti, subendo la concorrenza del basso costo del lavoro, del dumping ambientale e sociale  e della svalutazione della loro moneta.
Non produciamo per due motivi principali. Il primo è che le nostre imprese non investono in ricerca e sviluppo e non sono capaci di innovare i prodotti: a parità di fatturato, un'industria italiana investe in R&S il 20% di un'industria americana. Il secondo è che non riusciamo ad attrarre industrie straniere dell'hi-tech: tra il 2005 e il 2011 gli investimenti esteri in Italia sono stati pari a 22 miliardi di euro, contro i 61 miliardi della Francia e i 116 della Gran Bretagna.
Per incentivare la produzione hi-tech ci sono due strumenti utilizzati in tutti i paesi avanzati: i crediti di imposta e le facilitazioni fiscali.
La Francia dedica ogni anno ai crediti d'imposta 5 miliardi. Noi, per il quadriennio compreso tra il 2011 e il 2014, abbiamo messo in budget 120 milioni l'anno (per un totale di 484 milioni): 42 volte in meno. Con queste cifre poche imprese italiana si sentono incentivate a fare ricerca e nessuna impresa straniera avverte una qualche forza di attrazione a venire nel nostro paese.
Dovrebbe porre rimedio a questa situazione il decreto sviluppo del governo. Ma ieri, al culmine del braccio di ferro tra il Ministero dello Sviluppo di Corrado Passera e la Ragioneria dello Stato, la montagna ha generato il topolino. Il budget è limitato a 25 milioni per il 2012 e a 50 milioni per il 2013 (per intenderci, tra lo 0,5 e l'1% di quanto investono in Francia).
L'idea iniziale era quella di attribuire un bonus della ricerca pari al 100% degli investimenti, fino a un massimale di 300.000 euro. Adesso invece verrà assegnato solo alle imprese che assumeranno giovani qualificati di età inferiore ai 35 anni, coprirà al massimo il 50% degli investimenti in ricerca e avrà un massimale di soli 100.000 euro.
Difficile, con queste cifre, modificare la situazione. In Francia è previsto un credito d'imposta del 40% il primo anno e del 35% per il secondo anno fino a 100 milioni di investimenti, cui è possibile aggiungere un credito d'imposta del 5% per investimenti superiori a 100 milioni.
In Spagna sono previste crediti d'imposta fino al 42% degli investimenti e in Gran Bretagna deduzioni che salgono addirittura fino al 130% (si comprende perché gli investitori stranieri corrano verso il Regno Unito, invece che verso l'Italia).
Ma sono i paesi a economia emergente che operano una concorrenza sfrenata. In Russia e in Cina la deduzione sale ancora rispetto alla generosa Gran Bretagna: fino al 150%. Il Brasile rilancia col 160% e l'India offre il 200%.
I paesi del Bric - cui bisogna aggiungere il Sud Africa e tutte le vecchie "tigri asiatiche", hanno compreso che per rendere stabile il loro formidabile sviluppo economico recente non si può solo puntare sul basso costo del lavoro e sul dumping dei diritti ma occorre acquisire la capacità di competere nei settori strategici dell'alta tecnologia. Incentivando la ricerca scientifica, che ne è la premessa.
In Italia, come dimostra la nuova bozza del decreto sviluppo del governo, questa consapevolezza non è ancora maturata. Sembra che per Monti il colore verde si indentifichi esclusivamente con il dollaro e per quanto lui giuri il contrario, nel nuovo, sobrio dizionario italiano, alla voce green economy c'è scritto in calce: economia al verde.

Paolo Brutti
Resp. Naz. Dipartimento Ambiente, Infrastrutture e Territorio

   
La redazione IDV

Rinnovabili, indagine su centrale biomasse Menfi

Il Ministero dell'Ambiente ha avviato un'indagine in merito alla questione degli incentivi stanziati per gli impianti a biomasse nel Mezzogiorno. La denuncia è partita da un’interrogazione parlamentare a firma dell’On. Ignazio Messina, Responsabile nazionale del Dipartimento IdV Agricoltura e Pesca, indirizzata al Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera e al Ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, volta a richiamare l’attenzione in merito alla vicenda della centrale a biomasse da 15 MW di Menfi.   
“Secondo l'Associazione dei medici per l'ambiente - ha denunciato Messina nell’interrogazione -  le regioni che dovrebbero «beneficiare» degli incentivi ministeriali sono ai primi posti per emissione di inquinanti atmosferici da impianti industriali. Riguardo poi la possibilità di dare impulso alla realizzazione di un impianto a biomasse nel comune di Menfi, questo inciderebbe anche sull'economia dei comuni limitrofi, stravolgendone la loro prevalente vocazione turistica e agricola.

Il biogas  - ha evidenziato l’esponente IdV - è una bella opportunità per l’ambiente e per l’agricoltura, ma dobbiamo assolutamente scongiurare l’ipotesi che si trasformi nell’ennesimo disastro cavalcato da speculatori e dalla criminalità organizzata, richiamati da incentivi pubblici, come già   accaduto in molti casi per gli impianti eolici e solari.

Venerdì 8 giugno,  - ha concluso Messina - sarò a Poggioreale, a sostegno della manifestazione organizzata da Paolo Campo, portavoce del Comitato ‘Acqua Pubblica Valle del Belice’, insieme a 50 associazioni riunite nel comitato spontaneo 'No alle biomasse a Menfi'".

Leggi il testo dell'interrogazione

Ufficio stampa IdV Sicilia

 
La redazione IDV

Contro le calamità naturali, lungimiranza e prevenzione (Video)

  "Dobbiamo stringerci intorno alla popolazione dell'Emilia Romagna che ha subito il trauma del terremoto e ora deve trovare la forza per ricostruire le città e il futuro. Il punto di oggi, però, è che quanto vediamo in questi giorni non deve più accadere". Lo scrive l'onorevole Ivan Rota, responsabile nazionale Organizzazione Idv, sul suo profilo Facebook.
"Ho sentito troppi tecnici o presunti tali dire che i capannoni erano costruiti secondo le norme di sicurezza antisismiche - continua Rota -. Se così era, perché sono crollati costando la vita a tante persone? Chi fa le leggi, chi si occupa di farle rispettare e chi vigila sull'attuazione deve agire con lungimiranza e prevenzione. Cominciamo a pensare che gli altri potremmo essere noi, il rispetto delle regole e il controllo sono strettamente necessari quando c'è di mezzo la sicurezza e la vita umana".

   

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