Giovedi, 17 Maggio 2012

Ambiente

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Eternit, giustizia è fatta

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La redazione IDV

"Giustizia è stata fatta". Lo dichiarano il Presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e la senatrice IdV Patrizia Bugnano, componente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro, commentando le motivazioni della sentenza di condanna dei vertici Eternit per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche.
"Dalla sentenza - aggiungono -  emerge un quadro di gravi ed evidenti carenze preventive, sia collettive che individuali, con riferimento all'esposizione dei lavoratori alle fibre di amianto in tutti gli stabilimenti di Eternit Spa oggetto di imputazione. In seguito alle sempre più pressanti rivendicazioni sindacali in tema di sicurezza, da parte della multinazionale c'è stato solo un miglioramento modesto e secondo tempistiche inaccettabili delle condizioni lavorative.
È impressionante come le risultanze processuali dimostrino anche un forte inquinamento esterno alle fabbriche e la contaminazione dell'ambiente circostante. Questa decisione non restituirà certo le vittime ai propri familiari, tuttavia si tratta di un importante riconoscimento della bontà di quelle lotte che tanti dipendenti Eternit hanno fatto negli anni per denunciare quanto stava accadendo negli stabilimenti della morte. Ora la sentenza sia da impulso a nuove politiche per la sicurezza sul lavoro.
L’Italia dei Valori, che ha presentato numerosi provvedimenti legislativi in materia, continuerà ad impegnarsi - concludono Di Pietro e Bugnano - per tutelare la salute dei lavoratori e per rendere attivo un Fondo per le vittime dell’amianto ".

Earth Day. La terra è nostra dimora e va tutelata

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La redazione IDV

“La Terra è la nostra dimora. Oggi, e non solo oggi, dobbiamo impegnarci a tutelarla e a rispettarla. Per farlo, è necessario puntare sulle energie pulite, sull’uso controllato delle risorse, sulla riduzione dell’emissione di CO2 e sull'educazione alla tutela dell’ambiente. Anche per questo, l’Italia dei Valori ha promosso i referendum a difesa dell’acqua pubblica e contro le centrali nucleari, sui quali i cittadini hanno già tracciato la strada da seguire. Vigileremo affinché sull’acqua pubblica non venga aggirata la legge, come in molti stanno tentando di fare, e sulle energie rinnovabili ci batteremo affinché vengano ripristinatele risorse economiche al settore che ultimamente è stato fortemente penalizzato. Salvaguardare il pianeta è un dovere di tutti”. Lo scrive sulla sua pagina Facebook il presidente dell’Idv, Antonio Di Pietro, in occasione dell'''Earth Day'', la giornata mondiale a difesa della Terra.

Tav, qual è il rapporto costi-benefici?

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Paolo Brutti
La cosa che colpisce di più nella vicenda TAV è l'assoluta mancanza di elementi certi sul rapporto costi benefici dell'opera. Ci si limita a valutazioni generalissime che fanno leva sul concetto della connessione tra l'Italia e l'Europa e sulla necessità di miglioramenti infrastrutturali dell'Italia senza dire nulla sulla quantità e qualità di questi miglioramenti e sui benefici di queste nuove connessioni. Si lascia tutto sospeso, affidandosi a una sorta di buonsenso comune: come si fa a dire di no al treno, come si fa a dire di no a nuovi cantieri e al lavoro che portano, come si fa a dire di no al collegamento dell'Italia con l'Europa. Qui non c'entrano la letteratura o il patriottismo, qui si parla di economia.

E' incerto il costo dell'opera, che oscilla in previsione da otto a venti miliardi di euro. E' incerto il volume del traffico, nel medio e lungo periodo, che oggi è in netto calo ma, si dice, certamente riprenderà. E' incerto il sollievo che verrà portato all'ambiente con la riduzione di traffico su gomma e l'aumento di quello su ferro. Conviene soffermarsi un momento su questo.

E' bene sapere che le merci non salgono sul treno dai camion una volta arrivate alla base del nuovo valico. Lo fanno dagli interporti o dai centri di raccolta intermodali, gestiti dalle FS. Se un'impresa non fa un contratto con FS per il prelievo delle proprie merci o lo scambio di modalità, non è che il camion giunto in prossimità del traforo autostradale si ferma e trasborda il carico sul treno.
La forza di FS come trasportatore merci è in netta contrazione.

Oggi le FS intercettano poco più dell'8% del traffico complessivo. Quanto, il nuovo valico, potrà incrementare questa scadente capacità produttiva? Nessuno lo dice e forse nessuno è in grado di dirlo. Ammettendo che, malgrado la crisi, il traforo consenta una crescita delle merci trasportate da FS pari al 10% (un risultato straordinario per una sola tratta ferroviaria, per di più non nuova ma soltanto innovata nel tracciato), questo mezzo miracolo equivarrebbe a portare le merci trasportate da FS all'8,5% delle merci totali in movimento. Robetta. E questo sempre che sulle restanti tratte ferroviarie non prosegua la riduzione di merci trasportate, in atto da più di sette anni, un dato che suona ormai strutturale.
Allora, dove sono i benefici che dovrebbero compensare i costi? C'è il fondato sospetto che alla fine saranno le ferrovie francesi e quelle spagnole a beneficiare dell'investimento italiano e che la Valle Padana si ridurrà a un semplice corridoio da Lisbona a Kiew. E' questa la versione più realistica del fantomatico corridoio 5.

Durban? Un mezzo flop e l'Ue è sempre più isolata

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La redazione IDV

L'accordo sul clima, raggiunto alla Conferenza internazionale appena conclusasi a Durban, rinvia tutto al 2015. Su Kyoto 2 ai grandi assenti (Usa, Cina e India) si aggiungono Canada, Russia e Giappone.

Per l'eurodeputato IdV e membro della commissione Ambiente, Andrea Zanoni, “ambiente e clima continuano a essere trattati come questioni di serie B. L'Ue è sempre più isolata sullo scacchiere mondiale. Il Ministro Clini è davvero troppo ottimista.

Un totale fallimento? - si chiede l'esponente Idv - Forse no, ma i risultati di Durban vanno ben al di sotto delle aspettative e mancano l'obiettivo principale che ci eravamo prefissati: intervenire in modo tempestivo contro il cambiamento climatico.
Purtroppo non condivido l'ottimismo del Ministro Clini che considera l'accordo raggiunto a Durban un grosso passo avanti rispetto al flop del summit di Copenaghen – aggiunge Zanoni – E questo perché l'Ue è sempre più isolata su uno scacchiere mondiale che sul clima continua a fare orecchie da mercante.

Questo temporeggiare e rinviare una politica realmente incisiva nella lotta al cambiamento climatico, finirà per gravare soprattutto sulle future generazioni. Si tratta di un atto di puro disinteresse per quelli che verranno dopo di noi.
Troppi gli intenti e le buone intenzioni, scarsi gli impegni immediati e le misure concrete – spiega Zanoni – Rimandare i negoziati del nuovo trattato globale al 2015, per poi farlo partire addirittura nel 2020, è davvero troppo tardi. In questo modo si procrastina una decisione che andrebbe presa subito, ma i leader mondiali continuano a pensare che non si tratti di una priorità. Bisogna smetterla di relegare la tutela dell'ambiente e la lotta al riscaldamento climatico in un secondo momento, non si tratta di una frivolezza inutile e superflua.

Gli effetti del climate change, eventi meteorologici estremi, siccità e ondate di caldo, sono sempre più forti e pressanti. Purtroppo a farne le spese sono i meno potenti al mondo, penso ad esempio al Pakistan e al Bangladesh.
Inoltre a Durban - spiega Zanoni - incassiamo il reiterato rifiuto di giganti mondiali come Stati Uniti, Cina e India ad aderire a Kyoto 2 e l'inedito passo indietro di Giappone, Canada e Russia. Insomma parlare di grande vittoria sembra proprio fuori luogo.
Stesso discorso vale per il Fondo verde per il clima a favore delle nazioni più povere. Dove si andranno a prendere i 100 miliardi di dollari che dovrebbero costituirlo? La mancanza di un'indicazione precisa equivale a una non risposta.
A questo proposito Zanoni rilancia la Tobin Tax, d'incanto come sparita dall'agenda internazionale. “Con una tassazione minima sulle transazioni e sulle rendite finanziarie potremmo finanziare innumerevoli interventi per prevenire gli effetti del cambiamento climatico”, spiega l'Eurodeputato.

“A Durban l'Unione europea si è trovata sola come non mai nella sua battaglia in difesa del clima e dell'ambiente – conclude Zanoni – Se gli Stati nazionali non metteranno da parte i loro egoismi e miopi interessi, la battaglia europea rischia di diventare come quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento”.

Alluvione, aumentare risorse a difesa del territorio

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La redazione IDV
Il Governo deve assumere iniziative immediate per far fronte all’emergenza conseguente al disastro che ha colpito in particolare la provincia di La Spezia e la Lunigiana per garantire con la massima urgenza le risorse necessarie a sostegno dei territori e delle popolazioni e deve incrementare sensibilmente – già in sede di manovra economica per il 2012 - le risorse finanziarie a favore della difesa e della tutela del territorio, individuando quest’ultima come la vera grande opera pubblica a cui destinare prioritariamente energie e risorse finanziarie adeguate. È questa la richiesta formulata dall’on. Fabio Evangelisti, Segretario Idv Toscana, con un’interrogazione depositata questa mattina a Montecitorio al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo e al Ministero dell’Economia Giulio Tremonti.

“I drammatici effetti prodotti da eventi calamitosi naturali che con cadenza annuale colpiscono le diverse regioni del nostro Paese – commenta Evangelisti - sono quasi sempre acuiti e drammaticamente amplificati da una gestione dissennata dei suoli e dei bacini idrografici, e dall’assenza di una rigorosa politica di pianificazione, manutenzione e prevenzione territoriale. Liguria e Toscana sono peraltro le regioni storicamente tra le più colpite dall’emergenza alluvioni e frane”.

“Le risorse assegnate dall’attuale Governo al ministero dell’Ambiente e in particolare alla difesa del territorio – spiega Evangelisti - sono andate diminuendo pesantemente e costantemente in questi tre anni e mezzo di legislatura. Con dette risorse non si può fare nessuna seria politica per la difesa del nostro territorio e la sua tutela dal rischio idrogeologico. Secondo la Commissione Ambiente della Camera, il fabbisogno necessario per la realizzazione degli interventi per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto sull'intero territorio nazionale ammonta a complessi 44 miliardi di euro. Gli interventi per la difesa del suolo sono definiti improcrastinabili, ma tutto questo è finora rimasto lettera morta”.

“I tagli indiscriminati, ancora una volta, non pagano. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti”, conclude Evangelisti. “Il tragico bilancio, ancora del tutto provvisorio, delle violente piogge abbattutesi su Liguria e Toscana, conta finora nove morti e cinque dispersi. Autostrada e ferrovia sono rimaste bloccate dalle frane, la Lunigiana è isolata, manca l'energia elettrica, cinque ponti sono crollati e centinaia di persone sono state evacuate. Gli stessi soccorsi che dalle altre regioni italiane stanno cercando di raggiungere le zone colpite dall’alluvione, incontrano grandi difficoltà anche a causa delle interruzioni del sistema viario e ferroviario”.

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