Giovedi, 17 Maggio 2012

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Salute e Ambiente

Amianto, IdV lancia l'allarme (video)

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La redazione IDV
"Il gruppo IdV al Senato si batte da tempo contro l'amianto e a tutela della salute, del lavoro e dell'ambiente. Ora chiediamo che si faccia subito chiarezza sulla preoccupante situazione dell'Aeroporto di Fiumicino e sullo smantellamento di alcuni aerei MD80. Per questo, abbiamo presentato due esposti affinché la magistratura accerti eventuali responsabilità, ma anche il governo ha il dovere politico e morale di chiarire una volta per tutte se c'è o meno un allarme amianto". Lo ha dichiarato Felice Belisario, Presidente dei Senatori dell'Italia dei Valori, durante la conferenza stampa  organizzata nella sala Nassirya di Palazzo Madama, durante la quale il gruppo parlamentare ha illustrato un pacchetto di iniziative contro l'amianto.

"Abbiamo deciso di agire su più fronti - ha proseguito la senatrice dell'IdV Patrizia Bugnano, componente della commissione Infortuni sul lavoro - e per questo ho presentato due interrogazioni sulla presenza di amianto, in particolare a Fiumicino, e due ddl riguardanti Disposizioni a favore di cittadini esposti al pericoloso materiale e l'istituzione della Procura nazionale per la sicurezza sul lavoro. Abbiamo coinvolto anche la Procura di Roma, per competenza, e quella di Torino con il Procuratore Guariniello, per specializzazione in materia, presentando due esposti che si fondano sulle denunce di sindacati e lavoratori dell'aeroporto di Fiumicino, nonché su importanti prove documentali e fotografiche in nostro possesso. Su questa vicenda andremo fino in fondo e non ci fermeremo fino a quando non avremo una risposta definitiva e convincente".

"A noi - ha aggiunto Maurizio Zipponi, responsabile lavoro e welfare del partito - non interessa certo condurre una crociata contro Alitalia, però vogliamo sapere se c'è o meno amianto negli aeromobili MD80 utilizzati non solo dalla nostra compagnia di bandiera, ma anche da molte altre che fanno scalo in Italia".

"L'IdV chiede che venga garantita l'effettiva applicazione della legge 257 del 1992 volta alla dismissione e  allo smaltimento dell'amianto,  nonché al divieto assoluto di utilizzare tale materiale. Il governo e il parlamento - hanno concluso Belisario e Bugnano - non possono restare alla finestra a guardare, perché l'amianto è ancora un'emergenza nel nostro Paese".

Eternit, giustizia è fatta

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La redazione IDV

"Giustizia è stata fatta". Lo dichiarano il Presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e la senatrice IdV Patrizia Bugnano, componente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro, commentando le motivazioni della sentenza di condanna dei vertici Eternit per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche.
"Dalla sentenza - aggiungono -  emerge un quadro di gravi ed evidenti carenze preventive, sia collettive che individuali, con riferimento all'esposizione dei lavoratori alle fibre di amianto in tutti gli stabilimenti di Eternit Spa oggetto di imputazione. In seguito alle sempre più pressanti rivendicazioni sindacali in tema di sicurezza, da parte della multinazionale c'è stato solo un miglioramento modesto e secondo tempistiche inaccettabili delle condizioni lavorative.
È impressionante come le risultanze processuali dimostrino anche un forte inquinamento esterno alle fabbriche e la contaminazione dell'ambiente circostante. Questa decisione non restituirà certo le vittime ai propri familiari, tuttavia si tratta di un importante riconoscimento della bontà di quelle lotte che tanti dipendenti Eternit hanno fatto negli anni per denunciare quanto stava accadendo negli stabilimenti della morte. Ora la sentenza sia da impulso a nuove politiche per la sicurezza sul lavoro.
L’Italia dei Valori, che ha presentato numerosi provvedimenti legislativi in materia, continuerà ad impegnarsi - concludono Di Pietro e Bugnano - per tutelare la salute dei lavoratori e per rendere attivo un Fondo per le vittime dell’amianto ".

Earth Day. La terra è nostra dimora e va tutelata

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La redazione IDV

“La Terra è la nostra dimora. Oggi, e non solo oggi, dobbiamo impegnarci a tutelarla e a rispettarla. Per farlo, è necessario puntare sulle energie pulite, sull’uso controllato delle risorse, sulla riduzione dell’emissione di CO2 e sull'educazione alla tutela dell’ambiente. Anche per questo, l’Italia dei Valori ha promosso i referendum a difesa dell’acqua pubblica e contro le centrali nucleari, sui quali i cittadini hanno già tracciato la strada da seguire. Vigileremo affinché sull’acqua pubblica non venga aggirata la legge, come in molti stanno tentando di fare, e sulle energie rinnovabili ci batteremo affinché vengano ripristinatele risorse economiche al settore che ultimamente è stato fortemente penalizzato. Salvaguardare il pianeta è un dovere di tutti”. Lo scrive sulla sua pagina Facebook il presidente dell’Idv, Antonio Di Pietro, in occasione dell'''Earth Day'', la giornata mondiale a difesa della Terra.

Taranto, gravissimo rischio inquinamento da idrocarburi

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La redazione IDV
“L'ennesimo incidente con lo sversamento in mare di 20 tonnellate di idrocarburi, in una zona peraltro fra le più inquinate d'Europa, pone interrogativi urgenti sulla gestione delle emergenze, sui controlli e sulla sicurezza della navigazione nelle nostre acque territoriali”. Lo ha dichiarato Stefano Pedica, Vice presidente della Commissione Affari Europei e componente della Commissione Affari Esteri al Senato, annunciando un'interrogazione parlamentare in proposito.

“La convenzione di Barcellona promossa dall'Onu per la salvaguardia del Mediterraneo ha articolato in diversi protocolli la propria azione. Uno di questi, firmato a Malta nel gennaio 2002, non è mai stato ratificato dal nostro Paese e riguarda proprio le procedure, i controlli, le azioni in caso di emergenza. Il protocollo  – ha continuato Pedica – è stato ratificato ed entrato in vigore anche, fra gli altri Paesi, in Montenegro, Marocco, Francia, Spagna e Grecia. Perché solo in Italia un ritardo di più di dieci anni? Perché l'Italia si ostina a non ratificare e dare valore di legge ad accordi internazionali fondamentali per la salvaguardia della salute e dell'ambiente? Chiederò di calendarizzare subito il provvedimento di ratifica, ma si deve andare a fondo sulle responsabilità di questi ritardi. E' poi inammissibile che la zona di Taranto, già pesantemente interessata da un livello d'inquinamento che non ha pari in Europa, non sia attentamente controllata e monitorata, visto anche il consistente traffico marittimo che per ragioni industriali fa capo al porto ionico”, ha concluso Pedica.

Giornata mondiale Parkinson, serve più ricerca

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La redazione IDV
"L'11 aprile é la Giornata mondiale del Parkison e la EPDA, l'Associazione europea per il Morbo di Parkinson, ha presentato al Parlamento europeo il Protocollo di «consenso europeo sugli standard assistenziali per la cura e il trattamento del Parkinson», un documento che per la prima volta descrive come le persone affette da tale malattia dovrebbero essere curate, suggerendo un modello di gestione ottimale che, qualora fosse adottato dagli organi decisionali politici, migliorerebbe gli standard di cura in tutta Europa". Lo ha detto Niccolo' Rinaldi, eurodeputato e capodelegazione di Italia dei Valori al Parlamento Europeo.

"Alla persona affetta da Parkinson deve essere infatti garantito l'accesso a medici specializzati nella cura e trattamento della patologia, la possibilità di ricevere da subito una diagnosi più accurata possibile, così come la garanzia di cure continuative e di un coinvolgimento del paziente stesso nell'affrontare gli stadi della malattia".

"L'Italia e l'Europa - ha concluso Rinaldi - dovrebbero prendere in seria considerazione questi pochi ma fondamentali punti, che dovrebbero poi essere integrati con uno sforzo istituzionale maggiore in termini di investimento nella ricerca, di sensibilizzazione nei confronti della malattia e di riduzione delle disuguaglianza nel trattamento di questa patologia".

Tav, qual è il rapporto costi-benefici?

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Paolo Brutti
La cosa che colpisce di più nella vicenda TAV è l'assoluta mancanza di elementi certi sul rapporto costi benefici dell'opera. Ci si limita a valutazioni generalissime che fanno leva sul concetto della connessione tra l'Italia e l'Europa e sulla necessità di miglioramenti infrastrutturali dell'Italia senza dire nulla sulla quantità e qualità di questi miglioramenti e sui benefici di queste nuove connessioni. Si lascia tutto sospeso, affidandosi a una sorta di buonsenso comune: come si fa a dire di no al treno, come si fa a dire di no a nuovi cantieri e al lavoro che portano, come si fa a dire di no al collegamento dell'Italia con l'Europa. Qui non c'entrano la letteratura o il patriottismo, qui si parla di economia.

E' incerto il costo dell'opera, che oscilla in previsione da otto a venti miliardi di euro. E' incerto il volume del traffico, nel medio e lungo periodo, che oggi è in netto calo ma, si dice, certamente riprenderà. E' incerto il sollievo che verrà portato all'ambiente con la riduzione di traffico su gomma e l'aumento di quello su ferro. Conviene soffermarsi un momento su questo.

E' bene sapere che le merci non salgono sul treno dai camion una volta arrivate alla base del nuovo valico. Lo fanno dagli interporti o dai centri di raccolta intermodali, gestiti dalle FS. Se un'impresa non fa un contratto con FS per il prelievo delle proprie merci o lo scambio di modalità, non è che il camion giunto in prossimità del traforo autostradale si ferma e trasborda il carico sul treno.
La forza di FS come trasportatore merci è in netta contrazione.

Oggi le FS intercettano poco più dell'8% del traffico complessivo. Quanto, il nuovo valico, potrà incrementare questa scadente capacità produttiva? Nessuno lo dice e forse nessuno è in grado di dirlo. Ammettendo che, malgrado la crisi, il traforo consenta una crescita delle merci trasportate da FS pari al 10% (un risultato straordinario per una sola tratta ferroviaria, per di più non nuova ma soltanto innovata nel tracciato), questo mezzo miracolo equivarrebbe a portare le merci trasportate da FS all'8,5% delle merci totali in movimento. Robetta. E questo sempre che sulle restanti tratte ferroviarie non prosegua la riduzione di merci trasportate, in atto da più di sette anni, un dato che suona ormai strutturale.
Allora, dove sono i benefici che dovrebbero compensare i costi? C'è il fondato sospetto che alla fine saranno le ferrovie francesi e quelle spagnole a beneficiare dell'investimento italiano e che la Valle Padana si ridurrà a un semplice corridoio da Lisbona a Kiew. E' questa la versione più realistica del fantomatico corridoio 5.

Nave Costa. Da governo informativa insoddisfacente (Video)

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La redazione IDV
“L’informativa a più voci sulla tragica vicenda della nave Concordia a nostro avviso non ha chiarito pienamente le azioni e le iniziative che il governo intende mettere in atto per evitare che in futuro accadano tragedie simili e soprattutto per prevenire le terribili ricadute sull’ambiente”. Lo ha dichiarato l’onorevole Antonio Palagiano, deputato di Italia dei Valori che, sulla vicenda, ha presentato oggi un’interpellanza urgente al ministro Clini.

“Ho presentato un’interpellanza urgente al ministro dell’Ambiente per sapere quali azioni il governo intenda mettere in atto per fronteggiare l’emergenza e il disastro ambientale che potrebbe scaturire dalla fuoriuscita delle tonnellate di gasolio presenti nei serbatoi della nave Concordia. Ma soprattutto per sapere di quali mezzi, al momento, l’Italia dispone per far fronte a un’emergenza ambientale come questa. Ho chiesto al ministro – ha proseguito Palagiano - se non ritenga prioritario rivedere i limiti alla navigazione marittima, troppo spesso più attenta alle esigenze turistiche che alla tutela del patrimonio naturale e ambientale del nostro Paese. Altresì ho chiesto se non ritenga opportuno attivarsi affinché siano predisposti, lungo gli otto mila chilometri della nostra costa, dei presidi di disinquinamento con imbarcazioni adatte e barriere di contenimento pronte all’uso. Ancora, ho chiesto al Governo di prevedere un piano che possa escludere le grandi navi, e quelle con carichi pericolosi, dalle rotte considerate più a rischio, tra cui quelle che interessano aree ad altissimo valore naturale, arcipelaghi, o addirittura le stesse ‘aree urbane’ come nel caso della laguna di Venezia”.

“Purtroppo – ha concluso Palagiano - l’errore, il dolo, la stupidità dell’essere umano sono sempre esistiti, esisteranno sempre e sono inevitabili, nostro malgrado. Ma sono le conseguenze che dovevano e che dovrebbero essere, invece, previste ed evitate”.

Piattaforme. Mozione IdV per bloccare autorizzazioni

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La redazione IDV
Il numero crescente di autorizzazioni che il Ministero dello Sviluppo sta rilasciando a compagnie petrolifere multinazionali per realizzare piattaforme petrolifere nel mediterraneo sta mettendo a rischio l'ecosistema dei nostri mari e l'economia di pesca. Gli idrocarburi sono altamente cancerogeni per l'uomo e fortemente inquinanti per l'ambiente. Una volta in mare entrano nella catena alimentare. L'esperienza non ha insegnato nulla. La devastazione provocata in Louisiana dallo sversamento di petrolio da parte della British Petroleumha provocato danni incalcolabili. Ma di incidenti alle piattaforme se ne contano a decine ormai, anche negli ultimi mesi nei mari francesi e in quelli scozzesi. Anche se si parla poco!

Noi dell'Italia dei Valori insieme a tutti i gruppi parlamentari, primo firmatario Antonio Di Pietro, abbiamo presentato una mozione parlamentare che a breve sarà discussa alla Camera, con cui si chiede al governo di revocare le autorizzazioni concesse per l'installazione di piattaforme petrolifere e comunque di considerare vincolante il parere delle regioni nel procedimento autorizzativo. L'attività di prospezione in Adriatico da parte della società petrolifera londinese Northern Petroleum, che proprio pochi giorni addietro ha svolto attività di prospezione preliminare all'installazione di future piattaforme, ha destato profondo allarme sociale tra i comuni interessati da anni impegnati nel rilancio turistico. C'è in Puglia in modo particolare una grande mobilitazione di società civile, partiti ed enti territoriali che insieme stanno tentando di fermare uno scempio senza precedenti. Dobbiamo ascoltare la loro voce!

La   normativa vigente purtroppo non prevede il coinvolgimento delle istituzioni locali e regionali per le autorizzazioni all'installazione di piattaforme petrolifere off shore, una cosa assolutamente irragionevole. Abbiamo quindi chiesto al Governo di impegnarsi al fine di rendere vincolante il parere delle regioni interessate e bloccare con urgenza lo svolgimento di attività di ricerca ed estrazione attualmentein fase di svolgimento. Il 21 gennaio prossimo a Monopoli ci sarà una grande manifestazione regionale che vede coinvolta la Regione Puglia, i comuni pugliesi e i movimenti ambientalisti. L'Italia dei Valori sarà presente per sostenere una giusta battaglia. E' inaccettabile che si sacrifichino le nostre risorse come territorio e mare per il profitto del petrolio. Parteciperemo alla manifestazione anche per dire al governo che il nostro paese non può più investire nel petrolio ma deve investire nelle fonti energetiche pulite e nelle rinnovabili.

On. Pierfelice Zazzera

Durban? Un mezzo flop e l'Ue è sempre più isolata

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La redazione IDV

L'accordo sul clima, raggiunto alla Conferenza internazionale appena conclusasi a Durban, rinvia tutto al 2015. Su Kyoto 2 ai grandi assenti (Usa, Cina e India) si aggiungono Canada, Russia e Giappone.

Per l'eurodeputato IdV e membro della commissione Ambiente, Andrea Zanoni, “ambiente e clima continuano a essere trattati come questioni di serie B. L'Ue è sempre più isolata sullo scacchiere mondiale. Il Ministro Clini è davvero troppo ottimista.

Un totale fallimento? - si chiede l'esponente Idv - Forse no, ma i risultati di Durban vanno ben al di sotto delle aspettative e mancano l'obiettivo principale che ci eravamo prefissati: intervenire in modo tempestivo contro il cambiamento climatico.
Purtroppo non condivido l'ottimismo del Ministro Clini che considera l'accordo raggiunto a Durban un grosso passo avanti rispetto al flop del summit di Copenaghen – aggiunge Zanoni – E questo perché l'Ue è sempre più isolata su uno scacchiere mondiale che sul clima continua a fare orecchie da mercante.

Questo temporeggiare e rinviare una politica realmente incisiva nella lotta al cambiamento climatico, finirà per gravare soprattutto sulle future generazioni. Si tratta di un atto di puro disinteresse per quelli che verranno dopo di noi.
Troppi gli intenti e le buone intenzioni, scarsi gli impegni immediati e le misure concrete – spiega Zanoni – Rimandare i negoziati del nuovo trattato globale al 2015, per poi farlo partire addirittura nel 2020, è davvero troppo tardi. In questo modo si procrastina una decisione che andrebbe presa subito, ma i leader mondiali continuano a pensare che non si tratti di una priorità. Bisogna smetterla di relegare la tutela dell'ambiente e la lotta al riscaldamento climatico in un secondo momento, non si tratta di una frivolezza inutile e superflua.

Gli effetti del climate change, eventi meteorologici estremi, siccità e ondate di caldo, sono sempre più forti e pressanti. Purtroppo a farne le spese sono i meno potenti al mondo, penso ad esempio al Pakistan e al Bangladesh.
Inoltre a Durban - spiega Zanoni - incassiamo il reiterato rifiuto di giganti mondiali come Stati Uniti, Cina e India ad aderire a Kyoto 2 e l'inedito passo indietro di Giappone, Canada e Russia. Insomma parlare di grande vittoria sembra proprio fuori luogo.
Stesso discorso vale per il Fondo verde per il clima a favore delle nazioni più povere. Dove si andranno a prendere i 100 miliardi di dollari che dovrebbero costituirlo? La mancanza di un'indicazione precisa equivale a una non risposta.
A questo proposito Zanoni rilancia la Tobin Tax, d'incanto come sparita dall'agenda internazionale. “Con una tassazione minima sulle transazioni e sulle rendite finanziarie potremmo finanziare innumerevoli interventi per prevenire gli effetti del cambiamento climatico”, spiega l'Eurodeputato.

“A Durban l'Unione europea si è trovata sola come non mai nella sua battaglia in difesa del clima e dell'ambiente – conclude Zanoni – Se gli Stati nazionali non metteranno da parte i loro egoismi e miopi interessi, la battaglia europea rischia di diventare come quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento”.

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