TI TROVI IN: Home Home Salute e ambiente

Salute e Ambiente

Antonio Di Pietro

Lettera aperta ai cittadini di Taranto e ai lavoratori dell'Ilva


Cari cittadini e lavoratori di Taranto, l'Ilva con i suoi drammi, i suoi veleni e le migliaia di posti di lavoro in pericolo, è una grande questione nazionale. La magistratura tarantina è intervenuta con decisione e grande senso di responsabilità per far rispettare la legge italiana dentro e fuori i cancelli della fabbrica.

 
La redazione IDV

Caccia, Veneto inquisito dall'Ue

“La Commissione europea ha preso atto delle informazioni fornite dall’onorevole parlamentare e ha identificato alcuni elementi potenzialmente incompatibili con la direttiva 2009/147/CE sugli uccelli. La Commissione contatterà le autorità italiane per ottenere informazioni più dettagliate. Dopo aver valutato la situazione, la Commissione deciderà in merito alle misure da adottare per garantire una piena conformità ai requisiti della direttiva”.
 
La redazione IDV

Sanità. Decreto deludente, da Balduzzi misure di contorno

“Alla fine la montagna ha partorito il topolino. Il decreto sulla Sanità del ministro Balduzzi è decisamente deludente. Da un lato, infatti, il provvedimento contiene alcune norme condivisibili, dall’altro però vi sono moltissimi aspetti di difficile attuazione oltre ai soliti spot a cui questo governo ci ha purtroppo abituato. Vi sono diverse misure di contorno, soprattutto sui giochi e sulla vendita di sigarette ai minori. Senza dubbio l’esecutivo sarebbe dovuto intervenire con ben altra incisività. Pensare, infatti, di combattere la ludopatia semplicemente spostando di qualche metro le slot machine e i videopoker è una soluzione risibile, che non affronta minimamente la dipendenza da gioco d’azzardo patologica”. Lo afferma in una nota il responsabile sanità dell’Italia dei Valori, Antonio Palagiano, che aggiunge: “Associare i medici di famiglia per garantire studi aperti 24 ore su 24, è invece una buona idea ed è una soluzione auspicabile, già adottata da altri Paesi. La copertura dell’assistenza h24 e la nascita di nuovi poliambulatori, infatti, possono contribuire a decongestionare i pronto soccorso. Ma con quali risorse si apriranno queste strutture? Non vorremmo assistere allo smantellamento selvaggio della guardia medica per fare cassa, ancora una volta, a discapito dei cittadini. Inoltre, si rischia di trasformare gli ambulatori in centri di prescrizione”. Secondo Palagiano: “E’ quanto meno un azzardo puntare sulla medicina territoriale quando le Regioni, che dovranno mettere in campo tali strutture, devono già fare i conti con i tagli e con le poche risorse a disposizione. Anche le nuove regole sulle nomine dei dirigenti sanitari – spiega l’esponente dell’IdV – sono tutte da verificare, perché rischiano di scontrarsi con le 'resistenze' delle Regioni, a cui il titolo quinto della Costituzione assegna l'autonomia in materia di sanità”. Conclude Palagiano: “Insomma, la musica è sempre la stessa: da questo governo arrivano tanti annunci su carta e qualche soluzione tampone che non servono certo a combattere gli sprechi, la corruzione e le inefficienze di cui, purtroppo, il nostro sistema sanitario è pieno”.

   
La redazione IDV

Sentenza legge 40 cartina di tornasole delle divisioni nella maggioranza

L’annuncio del Ministro Balduzzi che si è detto intenzionato a ricorrere contro la perequativa sentenza della Corte di Strasburgo in merito alla legge italiana sulla fecondazione assistita (legge 40) ha destabilizzato lo strano terzetto PD-PDL-UDC che sostiene il governo Monti. Da un lato Bersani, non potendo ingoiare anche questa (i vari Scalfarotto e Concia non avrebbero gradito) ha mostrato insofferenza, utilizzando una linea mediana di azione che invoca una correzione in due o tre punti della legge stessa. Dall’altro lato (della stessa barricata) stanno il PDL e il governatore Formigoni che fremono perché l’Italia ricorra contro una sentenza che definiscono “contro la vita”. La CEDU (Corte Europea dei diritti umani) ha in realtà semplicemente fatto notare come la c.d. legge 40, peraltro già oggetto di diverse pronunce dal febbraio del 2004, anno di sua approvazione, violi il diritto al rispetto della vita privata e familiare della coppia (art.8 Convenzione). La Corte poi ha sollevato un problema di coerenza complessiva della normativa italiana in materia di diagnosi preimpianto degli embrioni. Secondo l’impianto della nostra legge 40, la coppia italiana ricorrente portatrice sana di fibrosi cistica, con già un primo figlio malato, nel cercare di avere un secondo figlio non poteva accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni, rischiando così fortemente di concepire nuovamente un figlio malato, salvo poi poter abortire in seguito. L’incoerenza risiede nel fatto che invece la legge 194/78 sull’aborto consente alla coppia di accedere all’aborto terapeutico in caso il feto sia affetto da una malattia come questa. Due leggi figlie di stagioni politiche diverse? E’ certo così, ma non si può non dare ragione ai giudici europei quando sollevano un problema di coerenza complessiva dell’ordinamento rispetto a temi bioetici così interconnessi. Qui l’eugenetica tanto sbandierata dal centro-destra non c’entra nulla. Non si tratta di scegliere e condizionare le caratteristiche genetiche del nato, ma di qualcosa di diverso, ovvero diagnosticare su un singolo embrione una data malattia. Senza tralasciare il fatto che non si può imporre ad una intera comunità nazionale la trasposizione normativa di un singolo dato e convincimento confessionale. Il supremo principio di laicità dello Stato, così come declinato nell’ordinamento giuridico nostrano apre certo al dato religioso ma non dimentica la sua natura prima, ovvero garantire diritti e possibilità a tutti senza distinzione e senza che alcuna lettura confessionale si imponga ad altri cittadini che non desiderino condividerne le finalità. Lo Stato deve essere casa comune di tutti senza che nessuno si senta diminuito nel suo agire a cagione di una legge. La sentenza europea spero induca alla ragionevole scelta di riaffrontare complessivamente e laicamente (nel senso di equidistanza dalle letture religiose varie) la materia della fecondazione assistita. Augurandosi in primis che il Governo Monti si astenga dal ricorrere e che questa maggioranza prenda atto delle sue divisioni anche in questo campo.

Antonello De Oto
Ricercatore Confermato  – Facoltà di Giurisprudenza – Università di Bologna e Vice-Presidente Consulta Giuridica IDV Nazionale

 
La redazione IDV

Legge 40, non perdiamo una buona occasione

 Riscrivere la legge 40 tenendo in giusto conto il principio della laicità dello Stato

L’arrivo della notizia della sentenza pronunciata dalla Corte Europea in merito alla legge 40 (procreazione assistita) ha infiammato gli animi di questa già torrida stagione politica. Ognuno ha detto la sua, rispolverando vecchi slogan e antichi veti che servirono a rendere monca la legge già fin dal suo concepimento. Anche noi coordinatrici regionali delle politiche di genere IDV vorremmo precisare la nostra posizione. Sia ben chiaro, ci esprimiamo ufficialmente su questo tema, ma non è un argomento che interessa solo le donne: è solo un’altra delle (tante) battaglie che si combattono sul corpo delle donne, ma coinvolge i loro compagni nella condivisione di un percorso già abbastanza difficile e doloroso, i medici e la sanità in genere.

Come è ormai noto, la legge 40, vittima di niet e di emendamenti, che ne hanno fatto un pasticcio fin dalla nascita, regola l’accesso alla procreazione assistita, imponendo, purtroppo, tanti paletti che ne limitano gravemente l’efficacia. Molte coppie, dopo essersi sottoposte senza successo alla lunga ed estenuante procedura, tentano l’ultima carta e vanno all’estero, per lo più in Spagna, dove la legge e' molto più permissiva, ottenendo risultati impossibili da raggiungere in Italia. Beninteso, per avere accesso a questa sorta di “ultima spiaggia” bisogna avere qualche soldino da parte, altrimenti meglio rassegnarsi a vedere frustrata la propria voglia di genitorialità.

La sentenza della Corte Europea questa volta punta il dito su una evidente contraddizione della legge italiana, che vieta alle coppie fertili, ma portatrici di malattie genetiche, il ricorso alla diagnosi preimpianto, ma permette poi, grazie alle legge 194 sull’aborto, di interrompere la gravidanza entro il quinto mese, nel caso di evidenti malformazioni o presenza di malattie degenerative nel feto. Cioè: i genitori possono scegliere di non portare a termine una gravidanza in fase avanzata, ma non possono avvalersi da subito dei progressi diagnostici della medicina, per evitare di generare un bambino con gravi malformazioni. E non stiamo parlando di patologie di scarso impatto: la coppia che ha fatto ricorso alla Corte Europea è portatrice di fibrosi cistica ed ha già una bambina malata. Volevano solo trovare una strada per non generare un altro figlio destinato a soffrire per una grave malattia degenerativa.

Qualcuno riporta in campo i Movimenti per la Vita, altri parlano di grave attacco alla libertà interpretativa della magistratura (lasciamo perdere l’argomento). Il Ministro della Salute Balduzzi ventila l’ipotesi di fare ricorso contro la sentenza, per ristabilire quello strano equilibrio tanto faticosamente raggiunto. L’Italia dei Valori, invece, propone di leggere con interesse la sentenza e di cogliere a volo l'occasione fornitaci da Strasburgo, per riscrivere totalmente questa brutta legge, che non fa onore al nostro paese. Questa volta però, preoccupiamoci meno del bigottismo religioso e scriviamo un testo che permetta veramente a donne e uomini in Italia di diventare genitori felici di bambini possibilmente sani. Senza dimenticare che la sentenza della Corte Costituzionale numero 203 del 1989 sancisce irrevocabilmente che l’Italia è uno Stato laico.

Le coordinatrici regionali delle politiche di genere IDV

Carmela Brunetti Emilia-Romagna
Franca Longo Veneto
Patrizia Saccone Liguria
Caterina Pace Campania
Maria Antonietta De Fazio Calabria
Cinzia Borgia Piemonte
Idanna Matteotti Lombardia
Marina Suma Puglia
Paola Caselli   IDV Belgio
Paola Schiratti   Friuli Venezia Giulia
Giulia Rodano   Lazio
Paola Schiratti Friuli Venezia Giulia
Maria Franca Marceddu Sardegna
Alessandra Storci Abruzzo
Brunella Massenzio Basilicata
Iris Franceschini Alto-Adige
Ornella Speciale Sicilia

Se sei d’accordo con noi firma l’appello di Italia dei Valori


Condivido integralmente lo spirito ed i contenuti del documento elaborato dalle Coordinatrici regionali donne IDV, cui vanno riconosciuti il merito e lo sforzo di aver prodotto iniziative importanti a livello territoriale per consolidare all'interno del nostro Partito una lettura di genere dei processi in atto, affiancata da proposte coerenti e rigorose: da Napoli a Lamezia Terme, da Brindisi a quelle che si terranno prossimamente nelle Regioni del Nord.
Il programma per l'alternativa di Governo che IDV presenterà a Vasto farà tesoro di questo impegno generoso, così come di quello profuso dalle elette e dagli eletti, dai Coordinatori territoriali, dalle militanti e dai militanti.
Nell'interesse generale del paese, delle donne e degli uomini che vogliono cambiare davvero.

Alessandra TibaldiResp. Nazionale Politiche, economie di genere e pari opportunità

[fonte immagine: euractiv.it]

 

 

   
Maurizio Zipponi

Dall'Ilva una seria occasione per una vera politica industriale

 I magistrati, che nel vuoto assoluto di iniziative da parte delle istituzioni, sono intervenuti contro le gravissime violaIoni della legge da parte dell'Ilva non stanno uccidendo il lavoro a Taranto. Al contrario, anche se come conseguenza di una iniziativa doverosa con simili fattispecie di reato, stanno offrendo alla città la sola possibilità di riscatto e di rinascita e al governo dei professori un'occasione per capire cosa significa una seria politica industriale.

Oggi i magistrati sono i migliori alleati dei lavoratori per creare un'azienda che abbia un futuro anche nei prossimi vent'anni e le motivazioni della sentenza che dispone il sequestro senza facoltà d'uso degli impianti più inquinanti confermano la loro assoluta serietà.

A Brescia, come oggi all'Ilva, fu la magistratura a intervenire ordinando il fermo della produzione con il sequestro degli impianti inquinanti. Nonostante la resistenza di alcuni imprenditori locali, spalleggiati per complicità o viltà dal sistema politico, le acciaierie di Brescia dovettero piegarsi ad una riconversione non cosmetica ma radicale. Fu la loro fortuna. Nel decennio successivo, infatti, si trovarono all'avanguardia sia sul piano della compatibilità ambientale che su quello dell'innovazione nel processo produttivo. Di questo si parla quando si dice che l'Ilva può e deve restare aperta e allo stesso tempo diventare, oltre che la più grande acciaieria d'Europa, anche la più sicura, la più moderna e la più produttiva. Ai lavoratori di Taranto c'è una sola risposta che si può e si deve dare. Essere al 100% dalla parte loro e al 100% da quella dei magistrati. Non arretrare di un millimetro nella difesa del posto di lavoro e neppure in quella della salute e della bonifica ambientale.

pubblicato oggi sul settimanale Gli altri

 
Antonio Di Pietro

L'atto criminale in scena a Taranto

Ormai, il gioco della politica italiana di scaricare sulla magistratura tutte le proprie incapacità e le proprie responsabilità è diventato una specie di sport nazionale. E il caso dell’Ilva di Taranto ne è solo l’ennesima dimostrazione.

Dopo aver lasciato incancrenire per anni la vicenda Ilva, fino a causare decine e decine di morti per inquinamento, in tanti si scagliano contro la magistratura che invece, a tutti i suoi livelli, non fa altro che applicare la legge, dentro e fuori le aziende. Contrapporre il ruolo e l’azione dei magistrati all’interesse dei lavoratori è il vero atto criminale che impedisce di trovare una soluzione, vale a dire di raggiungere il giusto equilibrio tra la difesa del posto e la tutela della vita e della salute dei cittadini. Per l’IdV, invece, i magistrati e i lavoratori sono dalla stessa parte, per questo motivo stiamo lavorando per trovare una soluzione equa ed evitare di trasformare la vicenda nell’ennesima commedia all’italiana in cui giudici vengono additati come colpevoli di fatti che, invece, sono tutti da imputare a chi, fino ad oggi, ha girato lo sguardo da un’altra parte, dal Governo alle istituzioni locali.

E mentre tutti i politici sembrano improvvisamente diventati esperti di siderurgia, l’IdV si è subito coordinata con chi si intende davvero di ciclo produttivo siderurgico, di tecnologia immediatamente disponibile e di impatto ambientale. Da qui è arrivata la conferma che una soluzione per dare un futuro ai lavoratori e difendere la loro sicurezza e quella dei cittadini di Taranto, oggi è possibile: l’azienda deve mettere a disposizione anche risorse proprie per la messa in sicurezza degli impianti, utilizzando gli investimenti per rendere ancora più efficiente e di alta qualità la produzione. Per difendere davvero il posto di lavoro, quindi, bisogna evitare le scorciatoie che per anni l’azienda ha utilizzato, grazie anche alla connivenza della politica, e, in accordo con le organizzazioni sindacali libere, realizzare un piano di riorganizzazione, specificando la portata degli investimenti e i tempi necessari a realizzarli.

   
La redazione IDV

Giù le mani dalla 194

 La legge 194 non si tocca. E' arrivata poco fa la decisione della Corte Costituzionale che dichiara "manifestamente inammissibile" il ricorso contro la legge del 1978 sull'interruzione di gravidanza. Nelle scorse settimane la rete si era mobilitata in difesa della legge, con le proteste arrivate oggi al culmine con centinaia di tweet "#save194", tra cui quello del presidente IdV Antonio Di Pietro.

"La 194 non si tocca! La decisione della Consulta, che ha respinto l'ennesimo attacco a una legge che tutela la salute delle donne, sancisce un principio di libertà e giustizia. Ora è importante fare in modo che venga applicata in tutte le strutture sanitarie".
Lo afferma Giuliana Carlino, senatrice Idv, a proposito della sentenza di inammissibilità della Corte Costituzionale sulla questione di legittimità dell'art. 4 della legge 194 sollevata dal Giudice Tutelare del Tribunale di Spoleto.
"E' evidente che nessuna donna assume con serenità la decisone di abortire, ma deve avere il diritto di poter scegliere. La 194 è una conquista di civiltà e non si deve retrocedere. Da quando esiste la legge del 1978, gli aborti sono drasticamente diminuiti. Ciò dimostra che si tratta di uno strumento legislativo prezioso. Dovremmo lavorare per un'informazione più completa per fare in modo che la 194 trovi la sua piena applicazione e che la salvaguardia del diritto all'obiezione di coscienza non impedisca l'esercizio del diritto delle donne".

“La decisione della Consulta è saggia ed equilibrata. Ancora una volta i giudici ristabiliscono un principio inviolabile, ovvero quello della laicità dello Stato”. Lo dichiara Antonio Palagiano, responsabile nazionale sanità dell’Italia dei Valori, commentando la decisione della Consulta sull’articolo 4 della legge italiana sull’interruzione volontaria di gravidanza.“La legge 194 è una legge giusta, imprescindibile e irrinunciabile, degna di un paese civile e laico, perché tutela e rispetta la salute delle donne, specie in un momento delicato e difficile come quello di una gravidanza impossibile o non desiderata. Quanti in Parlamento si adoperano per cercare di smontare l’impianto di questa legge, si adoperino invece, come fa l’Italia dei Valori, per una piena applicazione della 194 – conclude Palagiano - mirata a tutelare la salute delle donne e il diritto dei medici all’obiezione di coscienza”.

 
La redazione IDV

Bioetica. Ratificare convenzione Oviedo

“Sono passati undici anni da quando l’Italia ha avviato le procedure per la ratifica definitiva della convenzione per i diritti dell’uomo e la biomedicina, firmata a Oviedo il 4 aprile del 1997. Da allora solo silenzi e rinvii per non portare a termine un iter legislativo che potrebbe finalmente, anche nel nostro Paese, rendere valide le dichiarazioni anticipate di trattamento. Per questo, sulla scia di quanto richiesto qualche settimana fa dal Comitato nazionale di bioetica, abbiamo presentato una mozione per chiedere al governo di  provvedere, in tempi celeri, all'adozione dei provvedimenti necessari per dare pienamente seguito alla convenzione di Oviedo. E’ necessario consentire la sua piena e intera esecuzione, predisponendo anche la disciplina occorrente per l'adattamento dell'ordinamento giuridico italiano ai principi e alle norme della convenzione”. Lo affermano in una nota Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei Valori, e Antonio Palagiano, responsabile nazionale sanità del partito. “Sappiamo bene che la bioetica non è certo un tema gradito al nostro Parlamento, basti pensare alla legge sul testamento biologico, in discussione dal 2008 e che mai, a nostro avviso, vedrà una fine. Ma presentare questo atto - concludono gli esponenti dell’Italia dei Valori - significa mettersi al fianco dei cittadini italiani, tutti, e  garantire loro gli stessi diritti alla salute di tutti i cittadini europei”.

   

Entra

  • Registrati
    *
    *
    *
    *
    *
    Fields marked with an asterisk (*) are required.
    • News