Riscrivere la legge 40 tenendo in giusto conto il principio della laicità dello Stato
L’arrivo della notizia della sentenza pronunciata dalla Corte Europea in merito alla legge 40 (procreazione assistita) ha infiammato gli animi di questa già torrida stagione politica. Ognuno ha detto la sua, rispolverando vecchi slogan e antichi veti che servirono a rendere monca la legge già fin dal suo concepimento. Anche noi coordinatrici regionali delle politiche di genere IDV vorremmo precisare la nostra posizione. Sia ben chiaro, ci esprimiamo ufficialmente su questo tema, ma non è un argomento che interessa solo le donne: è solo un’altra delle (tante) battaglie che si combattono sul corpo delle donne, ma coinvolge i loro compagni nella condivisione di un percorso già abbastanza difficile e doloroso, i medici e la sanità in genere.
Come è ormai noto, la legge 40, vittima di niet e di emendamenti, che ne hanno fatto un pasticcio fin dalla nascita, regola l’accesso alla procreazione assistita, imponendo, purtroppo, tanti paletti che ne limitano gravemente l’efficacia. Molte coppie, dopo essersi sottoposte senza successo alla lunga ed estenuante procedura, tentano l’ultima carta e vanno all’estero, per lo più in Spagna, dove la legge e' molto più permissiva, ottenendo risultati impossibili da raggiungere in Italia. Beninteso, per avere accesso a questa sorta di “ultima spiaggia” bisogna avere qualche soldino da parte, altrimenti meglio rassegnarsi a vedere frustrata la propria voglia di genitorialità.
La sentenza della Corte Europea questa volta punta il dito su una evidente contraddizione della legge italiana, che vieta alle coppie fertili, ma portatrici di malattie genetiche, il ricorso alla diagnosi preimpianto, ma permette poi, grazie alle legge 194 sull’aborto, di interrompere la gravidanza entro il quinto mese, nel caso di evidenti malformazioni o presenza di malattie degenerative nel feto. Cioè: i genitori possono scegliere di non portare a termine una gravidanza in fase avanzata, ma non possono avvalersi da subito dei progressi diagnostici della medicina, per evitare di generare un bambino con gravi malformazioni. E non stiamo parlando di patologie di scarso impatto: la coppia che ha fatto ricorso alla Corte Europea è portatrice di fibrosi cistica ed ha già una bambina malata. Volevano solo trovare una strada per non generare un altro figlio destinato a soffrire per una grave malattia degenerativa.
Qualcuno riporta in campo i Movimenti per la Vita, altri parlano di grave attacco alla libertà interpretativa della magistratura (lasciamo perdere l’argomento). Il Ministro della Salute Balduzzi ventila l’ipotesi di fare ricorso contro la sentenza, per ristabilire quello strano equilibrio tanto faticosamente raggiunto. L’Italia dei Valori, invece, propone di leggere con interesse la sentenza e di cogliere a volo l'occasione fornitaci da Strasburgo, per riscrivere totalmente questa brutta legge, che non fa onore al nostro paese. Questa volta però, preoccupiamoci meno del bigottismo religioso e scriviamo un testo che permetta veramente a donne e uomini in Italia di diventare genitori felici di bambini possibilmente sani. Senza dimenticare che la sentenza della Corte Costituzionale numero 203 del 1989 sancisce irrevocabilmente che l’Italia è uno Stato laico.
Le coordinatrici regionali delle politiche di genere IDV
Carmela Brunetti Emilia-Romagna
Franca Longo Veneto
Patrizia Saccone Liguria
Caterina Pace Campania
Maria Antonietta De Fazio Calabria
Cinzia Borgia Piemonte
Idanna Matteotti Lombardia
Marina Suma Puglia
Paola Caselli IDV Belgio
Paola Schiratti Friuli Venezia Giulia
Giulia Rodano Lazio
Paola Schiratti Friuli Venezia Giulia
Maria Franca Marceddu Sardegna
Alessandra Storci Abruzzo
Brunella Massenzio Basilicata
Iris Franceschini Alto-Adige
Ornella Speciale Sicilia
Se sei d’accordo con noi firma l’appello di Italia dei Valori
Condivido integralmente lo spirito ed i contenuti del documento elaborato dalle Coordinatrici regionali donne IDV, cui vanno riconosciuti il merito e lo sforzo di aver prodotto iniziative importanti a livello territoriale per consolidare all'interno del nostro Partito una lettura di genere dei processi in atto, affiancata da proposte coerenti e rigorose: da Napoli a Lamezia Terme, da Brindisi a quelle che si terranno prossimamente nelle Regioni del Nord.
Il programma per l'alternativa di Governo che IDV presenterà a Vasto farà tesoro di questo impegno generoso, così come di quello profuso dalle elette e dagli eletti, dai Coordinatori territoriali, dalle militanti e dai militanti.
Nell'interesse generale del paese, delle donne e degli uomini che vogliono cambiare davvero.
Alessandra TibaldiResp. Nazionale Politiche, economie di genere e pari opportunità
[fonte immagine: euractiv.it]