Venerdì 6 febbraio è la giornata mondiale contro l’infibulazione

Poste-inaugur.-ufficio-020Oggi, venerdì 6 febbraio è la giornata mondiale contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili (MGF). Un insieme di orrende pratiche rituali tradizionali presenti in molte comunità africane e asiatiche, connesse a riti d’iniziazione femminile che comportano l’asportazione totale o parziale dei genitali femminili.

L’Organizzazione mondiale della sanità stima che siano 135 milioni nel mondo le bambine che vi sono sottoposte in molti paesi africani, in alcune zone della penisola arabica e dell’Indonesia, ma anche all’interno di alcune comunità immigrate in Europa, America e Oceania. Solo in Italia si calcola che siano 30.000-35.000. E’ il dato più alto in Europa, che in totale conta 500mila vittime.

Come si può immaginare, le MGF determinano gravissime conseguenze, sia fisiche che psicologiche, sulle donne: emorragie, infezioni, cheloidi, tetano, ma anche infertilità, difficoltà nei rapporti sessuali, turbe comportamentali e, talvolta perfino la morte, poiché aumentano le probabilità di complicanze durante il parto.

Ogni anno, nel mondo, sarebbero circa 3 milioni le ragazze e le bambine a rischio di subire mutilazioni genitali.

La piaga dell’infibulazione investe, purtroppo, anche il nostro Paese. Secondo l’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), in Italia, ogni anno ci sono 2000-3000 bambine a rischio infibuazione e nella sola capitale, dal 1996 al 2012, sono state curate oltre 10mila donne immigrate vittime di questa pratica.

In Italia la legge n. 7 del 9 gennaio 2006, vieta la mutilazione genitale femminile, punendo chi la pratica con pene fino a 12 anni di reclusione e, per il medico, con l’interdizione dalla professione. Tuttavia, la situazione appare comunque preoccupante e, sempre secondo uno studio dell’Inmp, nel nostro Paese ci sono ancora alcuni medici e le donne anziane delle comunità che, a pagamento, praticano l’infibulazione. Spesso le mutilazioni vengono eseguite senza anestesia, con coltelli, lame di rasoio, vetri rotti o forbici.

In Italia non esistono dati ufficiali su questo fenomeno invisibile, ma molto radicato, e per questo è difficile fare un bilancio della reale efficacia della legge 7/2006. In ogni caso, per aggirare le misure previste dalla nostra normativa, le povere sventurate vengono talvolta portate per qualche giorno nel Paese di origine.

Il fenomeno paradossale è che alcune giovani ragazze nate in Italia da genitori immigrati desiderano essere infibulate, per rispetto della tradizione e della cultura del loro Paese d’origine, ignorando o non comprendendo pienamente tutte le conseguenze che la crudele pratica determina sul loro futuro di donne, di mogli e di madri.

Quella dell’infibulazione è, a tutti gli effetti, una grave violenza contro le donne, i loro diritti e la loro dignità, oltre che un brutale strumento di controllo della sessualità femminile, che permette il perpetuarsi della condizione discriminatoria che molte donne vivono all’interno delle loro comunità; per questo dovrebbe essere ostacolata in ogni modo anche attraverso attività di prevenzione e sensibilizzazione nelle scuole.

E’ per queste ragioni che l’Italia dei Valori presenterà nei prossimi giorni un’interrogazione al Governo affinché avvii uno studio per definire il fenomeno dell’infibulazione in Italia, promuova campagne di sensibilizzazione nei confronti di un fenomeno che pare tutt’altro che superato e finalizzate alla rimozione di pericolosi retaggi culturali, compresi quelli della discriminazione di genere, per la tutela, la salute e la dignità delle donne immigrate nel nostro Paese.

Antonio Palagiano

Responsabile Laboratorio Sanità IdV