Patroni Griffi, speculando sull'omonimia col più celebre regista, ha fatto il suo colpo di teatrino: le province, dice il ministro senza arrossire, possono allargarsi e restringersi, col sistema del fai da te comunale, in modo da realizzare le dimensioni volute dalla legge. Anzi, dice Patroni Griffi con un ghigno che avrebbe fatto invidia a Petrolini, i comuni possono addirittura chiedere di costituirsi in nuova provincia, quando le dimensioni siano rispettate. Così, non solo in Umbria con un piccolo sforzo generativo degli immigrati si potranno fare tre province, ma in Italia, attraverso una facile divisione, sono pronte al varo quasi duecento province, circa il doppio delle attuali.
La cosa grave non è la recita a soggeto di Patroni Griffi ma il giubilo con cui è stata accompagnata in Umbria, quasi una liberazione: lo dice lui! E' chiaro che il ministro aveva fretta di andarsene senza questuanti al seguito. Se tutte le regioni facessero come suggerisce Patroni Griffi questa sarebbe la strada più diretta per non farne niente, visto che le province finali devono essere sessanta. Se si fanno eccezioni il sistema si sfascia.
Un ragionamento serio dovrebbe partire dal fatto che le province definite da Monti sono grosse unioni di comuni e quindi poiché in Umbria le unioni di comuni già ci sono, l'unica soluzione seria è individuare nell'unica provincia dell'Umbria un ente strumentale della regione per convogliarci tutte le agenzie e le autorità regionali di gestione diretta. Magari la sede di quest'entità strumentale potrebbe essere opportunamente discussa e articolata sul territorio. Ogni altra soluzione serve solo per difendere non le autonomie locali ma gli uffici provinciali delle amministrazioni statali, con le loro scrivanie, i loro dirigenti e la loro inutile complicazione burocratica.
Paolo Brutti
Segretario regionale Italia dei Valori