
Davvero stimolante la riflessione proposta da Alessio Gramolati e dalla Cgil Toscana, lunedì scorso, presso il Palazzo dei Congressi a Firenze, sul tema "Dove va il lavoro dove il voto?", con relatori d'eccezione come il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, e l'ex Ministro del Lavoro, Cesare Damiano.
In verità, nessuno di noi, alla vigilia dell'incontro, avrebbe pensato di trovarsi a parlare in un quadro politico nazionale ed europeo cambiato tanto velocemente e radicalmente.
La Cdu di Angela Merkel, in Germania, ha appena subito una sonora sconfitta nel bastione del Nord Reno-Westfalia. In Francia, dopo un ventennio di centrodestra, il socialista François Hollande ha strappato l’Eliseo a Sarkozy. E anche in Italia, in occasione delle ultime amministrative, abbiamo assistito al crollo verticale dei due Partiti che hanno incarnato il centrodestra italiano: il Pdl e le Lega.
Insomma, il vento pare proprio stia cambiando.
Ovviamente parliamo di Europa, Grecia, di crisi internazionale, ma la nostra attenzione deve essere rivolta principalmente alla nostra Toscana: a partire da casa nostra, infatti, dobbiamo ripensare un modello, quello che fino a ieri garantiva ricchezza e stabilità ai cittadini, all'imprenditoria, allo stato sociale, e che rischia, oggi, di essere travolto dall'instabilità e dai venti delle crisi internazionale. I problemi, anche qui, infatti, si son fatti diffusi e articolati: penso alla crisi del settore civile di Finmeccanica che conta aziende di primo piano come Ansaldo Breda, Selex Elsag e Selex Galileo, o alla siderurgia pesante delle Acciaierie di Piombino; penso ai ritardi infrastrutturali e alla scarsa capacità di creare un sistema di comunicazioni e trasporti (portuali, stradali e aeroportuali) davvero efficiente e integrato, svincolato dalle logiche di campanile e da interessi particolari; penso alla crisi del credito e del sistema bancario, basti pensare alle recenti vicende di Fidi Toscana o alla drammatica situazione del Monte dei Paschi di Siena; penso a quel sistema di prebende e clientele - lascito non soltanto del berlusconismo - che anche da noi, talvolta, ha trovato terreno fertile per attecchire.
Non sorprende, dunque, in questo scenario locale e internazionale, che il voto di queste settimane nasconda anche alcune evidenti criticità: i fascisti di Marine Le Pen intorno al 20% dei consensi in Francia, lo straordinario successo dei Pirati in Germania, come dei neonazisti in Grecia, testimoniano un disagio sociale diffuso e una disaffezione istituzionale cui nemmeno la sinistra europea sembra capace di offrire una risposta credibile. Anche in Italia, inutile negarlo, questa ondata di protesta è stata palpabile e manifesta. Il boom del Movimento Cinque Stelle (perché di boom, checché se ne dica, si è trattato) sta lì a dimostrarlo.
Questi i temi in un Paese frustrato, non dico alla fame, ma dove il disagio economico e sociale si va allargando in maniera preoccupante, dove si registra anche il riaccendersi di un pericolo terrorismo, come a Genova, o ai ripetuti attacchi a Equitalia (leggi Livorno). Ed è proprio su questi temi, su questo disagio pronfondo, che, oggi, siamo tutti chiamati a interrogarci per costruire un’alternativa di Governo alternativa al fallimento del centrodestra e al rigorismo dei tecnici. La ricetta del rigore fine a se stessa targata Merkel-Sarkozy (e sposata inizialmente anche da Monti) non porta, infatti, da nessuna parte: è necessario, invece, tornare a pensare non soltanto all’equilibrio della spesa pubblica e al taglio degli sprechi, certo elementi indispensabili per la ripresa, ma anche a una nuova complessiva strategia di crescita e sviluppo economico, sociale e industriale.
Nel 2012 si prevede un saldo negativo dell'occupazione toscana di 130 mila posti di lavoro, con un campione prevalente di piccole e medie imprese. I dati sulla cassa integrazione diffusi il 12 maggio proprio dalla Cgil sono l'ennesima conferma di un allarme sociale e occupazionale gigantesco, a cui questo Governo sta rispondendo con l'attacco all'Articolo 18 e con le controriforme su pensioni e lavoro. E la Toscana, certo, non ride, con il suo 7,5% di disoccupazione, i suoi trentamila cassaintegrati, l'88% di avviamenti al lavoro in forma precaria.
Non è togliendo i diritti ai lavoratori che si ridà crescita, ma si fanno morire le persone di suicidi e di disperazione. Invece di continuare a mettere le mani nelle tasche dei cittadini prendendo alle fasce più deboli, riducendo i diritti costituzionali, dobbiamo tornare a occuparci della vera emergenza del Paese: un piano nazionale per rilanciare l'occupazione e la crescita.
Insomma, quello che noi chiediamo - al Pd, a Sel, a FdS e a chi vorrà sposare questa impostazione - è una netta inversione di tendenza. Alla crisi non si può rispondere soltanto con la ricetta del rigore, ma serve invece una propulsione alla crescita. Per questo è fondamentale che il centrosinistra riparta proprio dal lavoro per costruire, in vista delle elezioni del 2013, un'alleanza e un programma di Governo alternativi al fallimento delle destre italiane ed europee e alla tecnocrazia del Governo Monti.
Toscana


Lo avevamo scritto sabato scorso, alla vigilia delle elezioni, lo ribadiamo oggi che lo spoglio dei voti è ormai completato: le elezioni amministrative del 6 e del 7 maggio rappresentano non soltanto un voto per i Comuni, bensì un voto per il Paese. In questa chiave, Italia dei Valori esce indubbiamente rafforzata dall'esito dello scrutinio amministrativo, candidandosi come una forza politica di caratura nazionale capace di determinare l'agenda del centrosinistra e protagonista di una futura alleanza di governo. Sul piano nazionale, infatti, non registriamo soltanto lo straordinario risultato a Palermo di Leoluca Orlando, ormai vicinissimo all'elezione, ma anche l'affermazione di altri sindaci Idv in giro per la penisola e un sostanziale consolidamento del nostro Partito nella maggior parte dei Consigli comunali rispetto alle amministrative del 2007.
Di amministrative 2012 e di elezioni politiche 2013; di furbetti del quartierino e di politica supercafona; di idee per lo sviluppo e di freni alla crescita; di contributi ai Partiti e di Governo tecnico. Il doppio confronto tenutosi ieri a Pistoia, prima, e a Lucca, in serata, tra il Capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi e il giornalista Luca Telese è stato un lungo racconto del contesto politico, economico e sociale del nostro Paese. Un simposio, più che un'intervista, perché - racconta Telese dal palco del Foro Boario - "io e Donadi andiamo fin troppo spesso d'accordo". Con gli occhi puntati sull'importante scadenza elettorale del prossimo week end e lo sguardo rivolto al futuro del Paese: "Queste elezioni determinano sì le amministrazioni locali, ma soprattutto i rapporti di forza della importantissima partita che si giocherà in Parlamento a partire dall'8 di maggio, su tutti i temi caldi dell'agenda politica", chiosa Donadi a Pistoia.
Creare un Polo Nazionale Ferroviario per rendere un'azienda come Ansaldo Breda strategica e competitiva, impedire la dismissione del settore civile di Finmeccanica e azzerarne i vertici per sottrarre il futuro industriale del Paese alla logica spartitoria dei Partiti. E' quanto ha chiesto questa mattina l'on. Maurizio Zipponi, Responsabile del Dipartimento Lavoro-Welfare Idv, intervenuto all'iniziativa "Il Treno Italiano per la ripresa industriale", organizzato a Pistoia dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali della Ansaldo Breda.



