Mercoledì, 23 Maggio 2012

Tu sei in Territorio Sardegna Portoscuso. Di Pietro: Cancellieri rimuova la Giunta
08
Feb
2012

Portoscuso. Di Pietro: Cancellieri rimuova la Giunta

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La redazione IDV

“Il Ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, rimuova la Giunta e sciolga il Consiglio comunale di Portoscuso per evitare che possa consolidarsi il giro di malaffare e di intimidazione venuto alla luce con l’inchiesta che ha portato all’arresto del sindaco Adriano Puddu”. È quanto chiedono in un’interrogazione il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e i deputati dell’IdV, Federico Palomba e David Favia. “L'inchiesta della Procura di Cagliari ha scoperchiato una gravissima situazione di malaffare e illegalità che da anni imperversava nel centro del Sulcis Iglesiente, territorio già in ginocchio per una crisi economica senza precedenti”, evidenziano Di Pietro, Palomba e Favia dopo aver ripercorso le tappe dello scandalo che ha portato all'arresto del sindaco Puddu con l'accusa di aver ricevuto tangenti per la realizzazione del parco eolico della società Portovesme. “Ma se il sindaco dopo il suo arresto è stato immediatamente sospeso dalle funzioni dal prefetto di Cagliari Giovanni Balsamo il resto della Giunta continua a rimanere in carica, prevedibilmente in continuità con la politica precedente e per portarne a compimento il disegno” sottolineano i deputati dell'Idv evidenziando come – dopo l'arresto del sindaco - ad alcuni consiglieri comunali dell'opposizione sia stato impedito dal vicesindaco rimasto in carica, Erminio Melis, di svolgere le loro funzioni nei locali comunali. In particolare Di Pietro, Palomba e Favia si riferiscono a un episodio avvenuto lo scorso 30 gennaio, tuttora al vaglio degli inquirenti, dal quale appare evidente la volontà di estromettere dal Comune i consiglieri comunali di opposizione e di impedire loro l’esercizio delle libertà politiche. «I fatti di Portoscuso – sottolineano i parlamentari Idv - fanno emergere un pesante intreccio tra interessi privati e funzioni pubbliche, unito alla volontà di impedire o rendere estremamente difficoltoso l’esercizio delle funzioni politiche dei consiglieri di opposizione legittimamente eletti anche attraverso forme di pedinamento. Si tratta, quindi, di attività di controllo del territorio e delle persone, di intimidazione degli oppositori e di impedimento allo svolgimento delle libertà politiche tutelate anche dall’articolo 294 del codice penale, di volontà di eliminazione fisica di persone sgradite attraverso proposte di “killeraggio” a sicari prezzolati, di costruzione di scambi politico-elettorali e di intreccio tra affari ed amministrazione, che sono atteggiamenti propri di altri contesti criminali a  penetrazione di tipo mafioso”. Ma se non vi sono le prove di “elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata”, primo requisito previsto dall’articolo 143 del testo unico sugli enti locali n.267/2000 per lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali, secondo gli interroganti potrebbero ravvisarsi invece quelle “forme di condizionamento degli amministratori (stessi), che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”, elementi che lo stesso articolo 143 indica come ugualmente idonei a determinare lo scioglimento del consiglio comunale. Per questo, Di Pietro Palomba e Favia chiedono al Ministro dell'Interno “se ravvisi elementi e strumenti per rimuovere la giunta e sciogliere il consiglio comunale che la sostiene, per evitare che possa consolidarsi il giro di malaffare e di intimidazione venuto alla luce con l’inchiesta che ha portato all’arresto del sindaco Adriano Puddu”.