Per anni Taranto, pur essendo strategica per l'economia non solo pugliese ma italiana, non ha sollecitato alcun interesse, eccetto quello delle istituzioni locali attivate dall’mpegno e dalla passione di associazioni e movimenti.Per decenni la questione ambientale di Taranto non ha appassionato commentatori e neppure interessato chicchessia.
Anzi, in più occasioni, i governi nazionali hanno legiferato in direzione esattamente contraria rispetto alle determinazioni degli enti locali.
Ad agosto 2010, mentre molti erano in vacanza, il governo nazionale spostava con decreto di un anno i termini di adeguamento per le emissioni nocive. Il decreto “asfissia italiani” da altri detto legge “salva Ilva”. L'Ente Regionale, con i poteri che gli sono propri, ha emanato leggi specifiche, quella sul contenimento del limiti di diossina, oggi ridotti ai livelli più bassi in Europa, per fare un esempio, quella sul contenimento delle emissioni di benzo(a)pirene e di tutti gli idrocarburi policiclici aromatici.
Una norma recentissima, prima in Italia, sulla valutazione del danno sanitario correlato alle esternalità negative dell’inquinamento dell’aria.
Abbiamo, come amministrazione regionale, disposto monitoraggi sul PM10 e su tutte le polveri sottili, abbiamo ottenuto l’inserimento di numerosissime e severissime prescrizioni nel procedimento di rilascio dell'AIA ministeriale ad ILVA, abbiamo elaborato un piano di risanamento per la Qualità dell'Area del Quartiere Tamburi di Taranto, immediatamente a ridosso dello stabilimento industriale, intimando all'azienda una serie di interventi a tutela del diritto alla salute e del diritto ad un ambiente sano.
Tutto questo quasi sempre, con la sola eccezione dei media locali, nella distrazione generale dei maestri di pensiero di respiro nazionale.
Distrazione che sembra attuale, ancora oggi, tra molti commentatori, i quali descrivendo con pervicacia una situazione all'anno zero, nel tempo, hanno finito con il lasciare gli enti locali isolati, con mezzi e poteri limitati.
Più in generale, e questo è ancora più grave, hanno finito con il confinare Taranto e la Puglia intera, nel limbo di una marginalità prima che socialmente, umanamente inaccettabile.
Proprio chi per anni è stato distratto oggi si associa all’impeto collettivo che sbandiera principi ed assiomi ignorando spesso perfino natura e basi tecniche dei provvedimenti emessi dalla Magistratura, atti che, come tutti i comportamenti umani che costituiscono esercizio di un potere, debbono tenere conto di tutte le risultanze di scienza, non solo di scienza giuridica.
Negli anni gli ambientalisti ci hanno accusato di fare troppo poco per l’ambientalizzazione dello stabilimento, Confindustria ci ha accusato di essere eccessivamente opprimenti e di volere la chiusura dell'impianti.
Il nostro punto di vista ed il nostro agire concreto è, ed è sempre stato, quello di indurre l'azienda a investire in ambientalizzazione, cercando così di mettere a sistema tra loro tutte le componenti della rete di aspettative sociali: dal diritto al lavoro, al diritto alla salute dei cittadini e degli stessi lavoratori, dalla protezione della cifra ambientale a quella degli asset economico finanziari.
Tutto questo, con la consapevolezza della portata della crisi economico finanziaria del pianeta, abbandonato lo schermo del nostro tv e trasferitasi nelle tasche dei nostri pantaloni, che è quella che un asset perso, oggi, è quasi certamente un asset perso per sempre.
Oggi, a dimostrazione che eravamo e siamo sulla strada giusta, anche i duri e puri che per anni hanno auspicato la chiusura, senza se e senza ma, degli impianti cominciano a manifestare delle perplessità.
Oggi, mi chiedo, che il problema ambientale di Taranto è finalmente -grazie all’impegno di tutte nessuna esclusa, le forze politiche del Paese- sul tavolo nazionale e gli interventi di bonifica sono finalmente considerati non più rinviabili, oggi che, finalmente, Ilva appare disponibile -con atti tangibilmente concreti come mai accaduto prima- ad interventi radicali di ambientalizzazione, possiamo veramente pensare di continuare su questa strada? Pensano veramente i “gufi”, equamente suddivisi tra commentatori, politici, soggetti di ogni genere che affollano di dichiarazioni le agenzie di stampa, attribuendo colpe presunte e presunte responsabilità con i fendenti della loro spada della verità, di poter continuare a remare contro qualunque soluzione?
A Taranto abbiamo la possibilità di scrivere una nuova pagina di storia sociale ed industriale, non solo per la Puglia ma per l’Italia intera.
E’ una responsabilità di tutti, nessuno può tirarsi indietro.
Lorenzo Nicastro
Assessore alla Qualità dell'Ambiente Regione Puglia







