
Gli investimenti in Italia, infatti, non sono certo rallentati a causa di questa norma. Al contrario, è stato dimostrato come la prudenza ad investire nel nostro Paese sia determinata da ben altri fattori.
Innanzitutto l’esagerata burocrazia e l’elevato tasso di corruzione che mina il rischio d’impresa, un sistema infrastrutturale obsoleto e distante dagli standards europei, un sistema bancario che difende se stesso e, infine, un difficilissimo accesso al credito che penalizza fortemente anche aree produttive e vocate. Non possiamo poi dimenticare che, abbiamo in Italia, un sistema fiscale che fa schizzare il costo del lavoro a percentuali improponibili, sempre meno convenienti per le imprese.
L’ormai ordinario ritardo dei pagamenti nel settore pubblico ed oggi, con sempre maggiore frequenza , anche nel settore privato, pone il problema di una mancanza di immediata liquidità che rende le cose ancora più difficili.
Non c’è dubbio quindi che aprire la contrattazione con tale impostazione rischia di favorire lo scontro sociale e di toccare una delle pochissime garanzie attualmente esistenti a difesa del lavoratore.
Noi dell’Italia dei Valori crediamo invece che il Governo debba andare a toccare altre corde per riordinare il sistema lavoro e favorire un nuovo welfare.
Potrà farlo affrontando la questione del lavoro nero, ad esempio,con azioni che vadano a favore di un lavoro stabile e regolare meno costoso per l’impresa e più duraturo per il lavoratore.
Occorre snellire le numerose contrattualità, ad oggi ce ne sono 46, per ottimizzare poche tipologie di contratto di facile impostazione ed accesso.
È quanto mai necessaria una politica di incentivazione per le aziende, sia per quelle italiane sia per quelle straniere che decidono di investire nel nostro Paese, attraverso la drastica riduzione della pressione fiscale e attraverso l’avvio di uno screening delle aziende serio e non all’acqua di rose come in passato.
Ecco perché pensiamo che la riforma dell'articolo 18 sia, tutto sommato, un falso problema e, quel che è peggio, rischia di diventare una falsa risoluzione per il sistema occupazionale del Paese ed ecco perché il gruppo IdV al Senato ha presentato una mozione in Parlamento che impegna il governo a ritirare la riforma dell'articolo 18 dai temi attualmente oggetto di trattativa con le parti sociali, a non inserirla nei prossimi provvedimenti in tema di lavoro e politiche sociali e ad estendere, al contrario, quanto più possibile l'applicazione delle garanzie previste dall'articolo 18 anche alle categorie che attualmente non ne usufruiscono.
Pierpaolo Nagni, segretario regionale IdV Molise







