Martedi, 22 Maggio 2012

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Liguria

Savona, da Filse un fondo regionale per i lavoratori delle aziende in crisi

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La redazione IDV
«La Regione deve mettere in campo tutti gli strumenti a propria disposizione per dare un sostegno concreto ai lavoratori della Fac di Albisola, messa in liquidazione - commentano Maruska Piredda e Stefano Quaini, consiglieri regionali dell’Italia dei Valori – Riteniamo che la proposta del presidente Burlando di attivare la Filse sia la strada migliore da percorrere per trovare le risorse necessarie a sopperire alle difficoltà economiche in cui si trovano oggi le 160 famiglie degli operai della storica fabbrica albissolese. Purtroppo, la Fac è oggi solo la punta dell’iceberg della crisi economica che sta attanagliando l’intera provincia di Savona. Sarebbe utile valutare la possibilità di creare un fondo di solidarietà, attraverso la Finanziaria regionale, per il sostegno dei lavoratori di tutte le aziende in crisi sul territorio. Savona è la provincia oggi più colpita dalla crisi in Liguria. Quattordici sono le aziende di medie dimensioni che hanno aperto procedura di cassa integrazione, a cui si devono aggiungere quelle di micro e piccole dimensioni e dell’indotto.
Per comprendere le dimensioni della crisi, ricordiamo che su circa 290 mila abitanti della provincia, sono 21mila i giovani iscritti nei centri dell’impiego, dove si registra un flusso di ingresso nello stato di disoccupazione di circa il doppio rispetto a quello in uscita: nel mese di febbraio 158 nuovi occupati contro i 339 neodisoccupati».

Genova, a Palazzo Tursi lavoratori precari

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La redazione IDV
"Il Comune di Genova ha lavoratori precari da più di 10 anni e li obbliga ad aprire finte partite Iva". Lo ha denunciato la consigliera regionale dell'Idv e presidente nazionale dell'Associazione lavoratori vittime del precariato, Maruska Piredda. "Undici tra architetti, ingegneri, scienziati, svolgono lavori di alto livello, dall'urbanistica alla sicurezza stradale, per il Comune di Genova, come precari storici", ha spiegato Piredda, che poi ha aggiunto: "Cinquecento lavoratori comunali sono precari in condizioni simili, e in molti vengono 'invitati' a diventare lavoratori liberi professionisti monocommittenza per il Comune, finte partite Iva insomma". La consigliera Idv ha presentato un'interrogazione in Regione Liguria per sapere se "la Giunta è a conoscenza dell'impiego di lavoratori atipici da parte del Comune in pratiche regionali". Piredda ha infine chiesto ai candidati sindaco di Genova di manifestare "quale sarà la loro posizione in merito ai lavoratori precari assunti dal Comune di Genova".

Ufficio stampa Idv, Liguria

Sovraffollamento carcerario, in Liguria al 53%

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Maruska Piredda
La Liguria è al nono posto in Italia per indice di sovraffollamento carcerario che ha raggiunto il 53%, un punto percentuale al di sopra della media nazionale. 1.814 i detenuti: il doppio rispetto a cinque anni fa (dati Sappe 2011, rielaborati da Liguria Business Journal). Sette le carceri, 850 le unità in organico della polizia penitenziaria ligure contro le 1.264 previste dalla legge nel rapporto tra detenuti e agenti. Marassi é il primo carcere per capienza in Liguria. Costruito alla fine dell’Ottocento in quella che era una zona periferica di Genova, oggi si ritrova nel cuore di uno dei quartieri più popolosi del capoluogo ligure, per giunta a due passi dallo stadio Luigi Ferraris, con problemi aggiuntivi di ordine pubblico in occasione delle partite di calcio.

La capienza di Marassi è di 450 detenuti, fino a un massimo consentito di 550 unità: oggi sono recluse 801 persone, la metà di origine extracomunitaria e il 20% sieropositiva. L’esubero è del 78,9%. Il sovraffollamento di Marassi è evidente nei dati del 2011: 1196 ingressi contro le 914 uscite.

Se i detenuti crescono e sono costretti in celle da 7-8 posti letto (contro i 4 consentiti), il personale penitenziario è sotto organico: secondo il Sappe, Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, mancano all’appello 160 tra agenti, assistenti, sovrintendenti e ispettori. La situazione di emergenza è comune anche agli altri sei istituti di pena liguri, dove il personale amministrativo non arriva a dieci dipendenti per istituto e per cui il ministero di Giustizia, nel 2010, ha effettuato tagli tra il 30 e il 50%. Nell’ultimo sopralluogo effettuato di recente insieme ad altri colleghi consiglieri della Regione Liguria, abbiamo potuto renderci conto della professionalità con cui ogni giorno, nonostante la situazione di emergenza ormai cronica, la polizia penitenziaria svolge un ruolo delicato: conciliare l'efficacia della pena con la necessaria umanità, che la situazione richiede. Ogni agente oggi si trova a dover sorvegliare e gestire circa 70-80 detenuti. Un compito difficile e, in certi casi, pericoloso. Il decreto “svuota carceri” non servirà a rendere più semplice il lavoro degli agenti, anzi ne aumenterà il rischio. Palpabile tra gli agenti il timore di trovarsi in libertà, per effetto del decreto “svuota carceri”, dall’oggi al domani, quei soggetti che, anche dietro le sbarre, si sono resi colpevoli di altri reati, denunciati proprio dagli agenti carcerari. Lo scenario, prevedibile, sarà quello di riversare nelle città delinquenti e criminali che, dopo un breve periodo di libertà, torneranno dietro le sbarre per essersi macchiati di analoghi reati a quelli commessi in passato.

Come già nel 2006 contro l’indulto, così oggi l’Italia dei Valori ribadisce un no deciso al decreto “svuota carceri”, l’ennesima misura tampone che non risolve la grave situazione del sovraffollamento carcerario, ma ne rimanda la soluzione a un domani che non arriva mai. Non solo: provvedimenti di questo genere minano la legalità, vanificano il lavoro di magistrati e forze dell’ordine e aumentano il senso di insicurezza dei cittadini. Mettere in libertà autori di reati, per esempio, contro la persona mette a rischio le vittime di ritrovarsi davanti al proprio persecutore. Penso alle vittime di stalking, che potranno ritrovarsi, all’improvviso, davanti ai propri persecutori, che l’avranno fatta franca con il bene placido del nuovo decreto. Non è un rischio, ma una concreta possibilità, come testimoniano le cronache di alcuni anni fa quando, per effetto dell’indulto, alcuni testimoni nei processi e donne vittime di violenze si sono ritrovate vittime dello stesso soggetto che, qualche anno prima, erano riusciti a mandare dietro le sbarre.

Per sanare il problema del sovraffollamento carcerario, quindi, servono interventi strutturali sull’edilizia penitenziaria, l’aumento del personale e delle risorse e modifiche normative sulle disposizioni del penale, riservando il carcere ai casi che lo meritano davvero.

Case di riposo: nuove regole e più controlli

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La redazione IDV
Sulla scia delle recenti vicende di cronaca che hanno fatto emergere abusi e maltrattamenti sugli anziani che vivevano nella residenza Borea a Sanremo, interviene nuovamente il Presidente della Commissione Sanità Stefano Quaini: “Tutti noi abbiamo letto con sconcerto quei fatti - spiega il consigliere regionale IdV -, ritengo pertanto sia giunto il momento di intervenire, non potendo più esimerci dal controllare sistematicamente tutte quelle strutture convenzionate cui la Regione Liguria versa regolarmente milioni di euro per pagare le rette agli aventi diritto. Il principio che muove questa mia critica - continua Quaini - è assolutamente lineare: qualora emerga che una casa di riposo non rispetti i contratti, per non parlare di casi in cui siano accertati maltrattamenti e abusi sugli anziani, la Regione deve immediatamente sospendere la convenzione con la Asl e non riattivarla per almeno dieci anni. A questo proposito serve un nucleo ispettivo che coinvolga le Asl, Forze dell’Ordine e tutti gli organi preposti al controllo, affinché si attivi una vera e propria task force con l’obiettivo di controllare le strutture con una cadenza se non mensile, quantomeno continuativa e ravvicinata. Solo così è pensabile di venire a capo di questa situazione, anche perché la casa degli orrori di San Remo è emblematica e con una carica mediatica notevole, ma di certo non è l’unica struttura ad avere seri problemi che mettano a repentaglio la salute e il benessere degli ospiti. In questi giorni ho ricevuto parecchie segnalazioni da strutture con seri deficit gestionali e di sicurezza e credo che sottocommissioni o semplici audizioni con le Asl e con i rappresentanti delle case di riposo non siano più sufficienti, occorre - conclude Quaini - un controllo sistematico e il dar vita ad un patto tra le parti in modo da premiare i virtuosi e punire, e severamente, tutti coloro che continuano a non rispettare le regole”.

Ufficio stampa IdV, Liguria

Ospedale Gaslini, Idv incontra Quaini

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La redazione IDV
Oggi alle 14 il coordinatore regionale IdV on. Giovanni Paladini, la vicepresidente Fusco, il presidente della Commissione Sanità Stefano Quaini, il capogruppo Nicolò Scialfa e la consigliera Maruska Piredda, incontreranno il Direttore Generale e i vertici aziendali dell’ospedale Giannina Gaslini per avere chiarimenti circa la penalizzazione in materia di finanziamenti subita dal nosocomio pediatrico genovese.
“Abbiamo assistito – spiegano dalla sede regionale di Italia dei Valori – ad uno scippo sistematico di risorse sia in termini finanziari che di professionisti a scapito del Gaslini. Il nosocomio rappresenta ad oggi un’assoluta eccellenza a livello internazionale in ambito pediatrico e non si può rimanere indifferenti alla sistematica riduzione dei finanziamenti da parte del Governo a tutto vantaggio di altre strutture ospedaliere. La speranza è che il nuovo Esecutivo, rispetto al precedente, inverta drasticamente la rotta.
Recentemente abbiamo assistito ad un triste e avvilente balletto su un presunto finanziamento di 35 milioni di euro da destinare al pediatrico genovese. Oltre il danno la beffa: i fondi stanziati, si è appreso, sono in realtà 70, ma finiranno unicamente ai “rivali” del “Bambin Gesù, al Gemelli e al San Raffaele”.
È anche questo lo scopo del nostro  incontro odierno con i vertici dell’ospedale – proseguono gli esponenti dipietristi -, perché è opportuno mettere in atto ogni contromisura per garantire l’attuale qualità delle cure, aiutando i molti medici e i ricercatori dell’Istituto a proseguire con adeguato supporto finanziario, logistico e strutturale, la propria missione. A questo proposito sarà nostra cura mobilitarci in tutti i livelli istituzionali affinché si possa trovare una soluzione a questa annosa vicenda che riguarda un fiore all’occhiello della sanità della nostra Regione.
L’IdV ligure si farà portavoce delle istanze dell’Istituto Giannina Gaslini, presentando sia un’interrogazione parlamentare, a firma Paladini, sia una “parallela” del gruppo IdV in consiglio regionale al fine di chiarire quanto prima gli aspetti più controversi di questa vicenda, con particolare attenzione al se e al quando verranno stanziati fondi sufficienti affinché si mantenga inalterato il livello d’eccellenza che sino ad oggi ha caratterizzato a livello internazionale il nosocomio genovese.

Ufficio stampa Idv, Liguria

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