Il problema lavoro resta la principale emergenza sociale ed economica per la Basilicata. In particolare, il lavoro precario ha raggiunto livelli troppo alti, generando ulteriori instabilità ed insicurezze nelle famiglie e negli stessi giovani. A questi, spesso, non resta altra possibilità che emigrare, specie se non hanno “santi in paradiso”. Nessun futuro può essere costruito sulle incertezze e senza un lavoro che abbia tutte le garanzie. Questo tema è, da tempo, oggetto di precise prese di posizioni, anche da parte del Presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro e dal responsabile nazionale lavoro del partito, Maurizio Zipponi.
Lo stesso Governatore della Banca d’Italia, Draghi, ha più volte detto che uno dei volani da attivare per la ripresa economica del nostro Paese è quello della stabilizzazione del precariato che, come tutti ci dicono, contrasta con ogni politica di investimenti e di sviluppo.
Troppi declamano di voler difendere l’”istituzione famiglia”, di voler creare le condizioni perché i nostri giovani rimangano in Basilicata, tuttavia poche e di dubbia efficacia sono le azioni messe in campo per raggiungere questi obiettivi.
Tuttavia, in attesa che queste “miracolose ricette”, per l’occupazione, diano gli effetti annunciati, la stessa Regione Basilicata continua a chiamare, nei suoi uffici, giovani precari, con “lavoro somministrato” (interinale), senza alcuna selezione degna di questo nome. Spesso, leggendo i nomi si comprende, a posteriori, la non casualità delle scelte.
Il ricorso al lavoro “interinale” ha un senso per piccole realtà e per tempi limitati.
La stessa “formazione”, oggetto di tante dispute e contrasti, a volte interessati, appare più un “investimento” per i formatori che per i giovani che, di questo passo, “periranno” di troppa formazione.
Bene ha fatto il collega Antonio Autilio a porre l’esigenza che, anche per le assunzioni legate alle attività petrolifere, si passi attraverso il Centro per l’Impiego, evitando un “doppio binario” incontrollato.
La trasparenza, per quanto riguarda i problemi del lavoro e delle assunzioni, non è un optional, ma devono essere garantiti ai giovani, sempre, percorsi corretti e trasparenti.
Il centrosinistra, che contrasta a Roma alcune politiche, deve darsi, anche in questo settore il “colpo d’ali”, soprattutto nelle regioni ove governa da anni e dove ha tutti gli strumenti per “testimoniare” una diversità, culturale e politica, specie nelle azioni a sostegno dei giovani e del lavoro, oltre che nelle politiche energetiche ed ambientali.
E’ la strada maestra per costruire un’alternativa di governo credibile al liberismo senza regole ed al berlusconismo che ne è l’aspetto più emblematico.
Occorre, pertanto, che in Basilicata, a partire dall’istituzione regionale, si diano segnali più concreti per una nuova stagione occupazionale che abbia questi requisiti principali:
1) Stabilizzare i precari della Regione e degli enti sub-regionali o strumentali, bloccando l’assunzione di nuovi precari, spesso parcheggiati in percorsi senza speranza.
2) Espletare, finalmente, concorsi e selezioni, con regole serie e controllabili. Siamo coscienti che non possiamo garantire il “posto” a tutti, ma almeno dobbiamo assicurare meccanismi di selezione trasparenti.
In proposito, ho in preparazione, insieme ad altri, una proposta di legge che imponga alla Regione ed agli Enti collegati, nel rispetto delle normative nazionali, un regolamento concorsuale che consenta una selezione, il più oggettivo possibile, mediante test a risposta multipla, tratti da elenchi pubblici nazionali, con correzione “ottica” in aula.
So bene che non è l’ideale selezionare le persone, i professionisti mediante “quiz”, tuttavia meglio questo limite rispetto a quello che avviene ora in modo scandaloso ed offensivo per le intelligenze, la cultura dei nostri giovani, in spregio ai sacrifici prodotti dalle famiglie per farli diplomare e laureare.
E’ noto che tanti giovani, che superano severe selezioni in altre regioni italiane o all’estero, sono esclusi clamorosamente nelle selezioni lucane, spesso con un voto alto agli scritti ma con un voto, chi sa perché (?), il più delle volte insufficiente agli orali.
La Basilicata può e deve fare un salto di qualità in merito a queste questioni di cui spesso si parla, anche attraverso aspre polemiche, a cui vengono date risposte giustificative, non sempre convincenti.
E’ compito anche del centrosinistra lucano imboccare con più convinzione e decisione questa strada, che deve assicurare più trasparenza e dignità nelle procedure, ai diversi livelli. Sappiamo che questo comporta la revisione critica di un sistema di potere che produce consenso, ma non crescita civile e culturale.
Anche percorsi avviati, dagli stessi assessorati, che non rispondono a criteri di garanzia assoluta, pur se mediati da espedienti procedurali, oramai noti, devono essere fermati, per dare il segnale inequivocabile, ai giovani ed alle loro famiglie, di un’inversione di tendenza da parte del centrosinistra regionale.
I principi costituzionali, i “valori”, li dobbiamo praticare non solo invocarli occasionalmente.
Enrico Mazzeo, presidente del Gruppo Consiliare regionale dell’Italia dei Valori della Basilicata