Martedi, 22 Maggio 2012

Tu sei in Tennis

Precariato

Non è una riforma, sono licenziamenti facili

La redazione IDV

L’intervista a Maurizio Zipponi, responsabile lavoro e welfare dell'IdV,  pubblicata oggi su Il Manifesto.

L’Italia dei Valori è l’unica forza parlamentare apertamente contro la «riforma» del mercato del lavoro.
Qual è il tuo giudizio generale su questa riforma?
Non è una riforma, sono licenziamenti facili. È un rendere all'imprenditore più semplice licenziare la gente.

Sulle altre materie, oltre l'art. 18?
Sono partiti su due punti condivisibili: uno, ci sono 4 milioni di precari giovani (spesso 40enni) che non hanno nessuna tutela. Mentre altri 8 milioni (senza i pubblici) hanno cassa, mobilità, ecc. E chiaramente non è possibile avere all'infinito due binari così diversi. Secondo, l'Italia è un paese dove gli investimenti stranieri strutturali non arrivano perché ci sono eccessive rigidità. Risultato: per i precari le forme contrattuali restano quelle che erano, non una di meno. Ma non c'è quello che come Idv avevano chiesto. Lasciamo perdere le discussioni su «modello olandese» o tedesco, che poi hanno scoperto costare un casino e capaci di dare più garanzie di quelle che ci sono in Italia, ma facciamo una cosa subito: mettiamo un salario minimo e una copertura contributiva per i periodi di non lavoro dei precari, altrimenti andranno in pensione con quasi nulla. Niente. Pure con la nuova «assicurazione» (Aspi, ndr), si scopre che la può avere solo chi ha almeno un anno di contribuzione negli ultimi due. Se così fosse, sono partiti con «i giovani» e li han fregati due volte.

E sugli investimenti stranieri?
Da mesi stiamo incontrando fondi di investimento «non speculativi». Dicono: non investiamo in Italia perché non si sa quanto tempo passerà prima di poter avviare davvero l'attività per i problemi burocratici; che la corruzione, proprio perché la «carta da bollo» fa fatica a camminare, è enorme a ogni livello; terzo, ci sono aree del paese, non solo nel Sud, sotto il controllo della malavita organizzata. Se gli chiedo dell'art. 18 si mettono a ridere, è un sistema paese che non funziona, non un dettaglio. Francamente, siamo davanti a un'assenza di rigorosità e serietà. Questi professori neanche studiano...

Però si accontentano dell'art. 18...
Ma perché lo fanno? Non porta un posto di lavoro o euro di investimento in più... Secondo me, perché non hanno un euro a disposizione per ridisegnare un welfare davvero nuovo, per coprire anche quei lavoratori tra i 55 e i 66 anni di cui le aziende vogliono liberarsi. Per la prima volta abbiamo un problema di copertura per questa fascia di età... E allora hanno bisogno di una bandiera ideologica, di uno «scalpo». Usano il simbolo al posto dell'euro. I simboli contano, ovviamente. E questo serve rispetto ai banchieri europei: «Qui abbiamo abolito un diritto, sta a voi ora occupare questo spazio».
Sono 40 anni che ci dicono: «Sacrifici per l'interesse generale del paese». Il paese è in ginocchio, perde la struttura industriale, chi lavora sta peggio. Che senso ha?
Anche a sinistra sarebbe necessaria un'operazione di onestà intellettuale. Molti hanno seriamente pensato che una riduzione dei diritti acquisiti potesse comportare un'assunzione di diritti per chi ne era privo. A distanza di 20 anni, possiamo tirare una riga e dire: ma il lavoratore, giovane o anziano, medico o operaio, sta meglio o peggio? Se stessero meglio, significa che il paese regge la crisi. E invece tutti i dati sociali, dal disagio ai suicidi, tra lavoratori e piccoli imprenditori, ci dicono l'esatto opposto. Il bilancio, anche sulla vita della persona è terribilmente negativo. Fare un bilancio onesto significherebbe mettere riparo a errori di lungo periodo.

In parlamento ci sono margini di aggiustamento?
Rispetto a questa proposta, no. Abbiamo presentato al Senato una mozione che chiede al governo di togliere dai provvedimenti il capitolo sull'art. 18. E lì vedremo che fa il Pd. Lo dico sinceramente: va bene dichiarare l'alleanza fra noi, ma sul lavoro si segna uno spartiacque e un ridisegno della reale rappresentanza politica. Qui si possono ridefinire nuovi schieramenti e nuove alleanze. Perché quando rompi col movimento dei lavoratori, commetti un delitto.

Monti l’emissario della Fiat

Maurizio Zipponi
Il re è nudo. Che Monti operi per conto della destra sociale ed economica è ormai chiaro come il sole. L’attacco al lavoro, ai diritti delle persone e alla libertà nei luoghi di lavoro sono sempre stati i tratti netti e distintivi della destra e lo sono ancora. Proviamo ad elencare i fatti: alla Fiat e nell’indotto si applica un contratto, dal 1° gennaio 2012, che non è stato né firmato dalla più grande organizzazione sindacale né tantomeno votato dai lavoratori interessati. L’azienda in questi giorni sta costruendo dei sindacati a propria immagine e somiglianza.

Chi non ha firmato e non intende firmare quel contratto viene letteralmente espulso dalla fabbrica, viene privato delle libertà sindacali e peggio ancora, licenziato e non più assunto se è iscritto ad un sindacato: sta accadendo a Pomigliano.

In queste ore importanti stabilimenti Fiat hanno comunque scioperato in contrasto con quel contratto, ma chi dichiara lo sciopero viene sanzionato con provvedimenti disciplinari. Il risultato è dunque che in Fiat sono sospesi i diritti di civili e la libertà di sciopero è uno dei tratti da cui si distingue una dittatura da una democrazia. Anche i diritti costituzionali sono calpestati: l’articolo 39 della Carta dice che i sindacati sono rappresentati proporzionalmente in base ai propri iscritti. E le leggi italiane sono anche sospese, perché chi non sta al ricatto e non firma il contratto Fiat, anche individualmente, viene licenziato. Infine siamo in presenza di una clamorosa estorsione da parte della Fiat: l’allungamento dell’orario di lavoro annuo, la riduzione del diritto ad ammalarsi, l’impedimento a costituire rappresentanze sindacali libere e autonome viene imposto come ricatto – o così, o sei fuori – e a me questa sembra decisamente un’estorsione.

Per queste ragioni il 18 febbraio l’Italia dei Valori sarà in piazza a Roma con la manifestazione proclamata dalla Fiom.

Torniamo al governo Monti, che pur sapendo benissimo cosa sta accadendo negli stabilimenti Fiat non ha battuto ciglio, non intende muoversi per far rispettare le leggi e la Costituzione. Anzi, il presidente del consiglio afferma, addirittura elogiandolo, che Marchionne è un “innovatore”. Nel passato abbiamo visto passaggi storici operati dalla Fiat, prima con Valletta e poi con Romiti: erano azioni repressive e autoritarie al fine di governare la fabbrica col pugno di ferro per produrre più automobili con meno lavoratori. Oggi invece Marchionne viene elevato a rango di “innovatore” da Monti pur consapevole che l’abolizione dei diritti fondanti avviene per coprire l’incapacità della Fiat di progettare modelli nuovi, per coprire la sua continua riduzione sul mercato, per nascondere che sta scappando dall’Italia verso quei paesi in cui i governi versano sovvenzioni pubbliche all’azienda purchè apra  lì degli stabilimenti. Marchionne merita una cosa sola: il tapiro d’oro. Non basta. Monti e Fornero in questi giorni avranno usato la parola “giovani” almeno mille volte. Ma cosa hanno fatto in concreto per i giovani? A fine 2011 l’età pensionabile delle donne si è alzata di 5 anni e le pensioni di anzianità di due anni, due anni e mezzo. Guardandoci alle spalle, quante sono le persone che sono andate in pensione? Nel 2010, 371 mila persone, nel 2009, 317 mila persone, nel 2008, 373 mila, per un totale di un milione 61 mila persone. Nei tre anni che abbiamo davanti, con il blocco totale delle uscite pensionistiche e pur tenendo conto della crisi, cioè del fatto che non tutti quelli che se ne vanno in pensione vengono sostituiti dalle aziende, Monti e Fornero hanno fatto saltare 800mila posti di lavoro veri per i giovani. Eppure, a detta di tutti gli economisti, sia di destra che di sinistra senza distinzioni, il sistema pensionistico, nel 2010-2011 era in equilibrio e lo sarebbe rimasto almeno fino al 2050. Monti in Europa si è vantato di questa sua bella trovata, ridendone con il suo collega francese e vantandosi di aver risolto la situazione con quella che è una pura e semplice operazione di cassa. Nessuno era riuscito a produrre un tale disastro, neanche Berlusconi, che aveva promesso un milione di posti di lavoro e si era limitato a non mantenere la promessa.

Monti ha proprio azzerato, cancellato, 800 mila posti di lavoro almeno. Così il secondo tapiro d’oro va al presidente del consiglio, per la sua crudeltà verso le giovani generazioni.

Ma gliene tocca un altro, per la sua battaglia ideologica contro l’art. 18. Veniamo infatti alla questione della riforma del mercato del lavoro. Monti dice che in Italia non ci sono investimenti stranieri perché c’è l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che spaventa gli imprenditori. Ebbene, non c’è nessuna azienda italiana in crisi che afferma che questa situazione è prodotta dall’esistenza dell’art. 18. Quanto agli investitori stranieri che incontro per ragioni di politica industriale, so bene quali sono i loro freni ad investire in Italia. Gli investitori stranieri dicono molto chiaramente che i problemi principali in Italia sono la burocrazia e la corruzione che rendono impossibile la previsione di un progetto; c’è la questione dell’accesso al credito, che da noi è governato da due, tre grandi gruppi bancari, che utilizzano oggi i soldi prestati dalla Bce al ridicolo tasso dell’1% per sanare i propri bilanci e non li immettono nell’economia reale per permettere la nascita dell’indotto, indispensabile a un grande gruppo che voglia impiantare un’attività. Gli investitori stranieri inoltre sottolineano il fatto che per carenza di infrastrutture il nostro Paese è ormai fuori gioco e, ultimo problema di grande rilevanza per chi voglia impiantare un’attività produttiva, c’è la questione del costo dell’energia, più cara da noi del 30% rispetto alla Francia, alla Germania e alla Spagna.

Nei miei incontri con aziende estere non ho mai incontrato nessuno, cinese, americano, turco o di qualsivoglia nazionalità, che mi abbia detto che per loro il problema era costituito dall’art. 18. A questo punto io chiederei ad un ideale senato accademico di togliere a Monti tutte quelle sue inutili lauree, tanto studiare non gli è servito a capire pressoché nulla. Poi gli ritirerei anche la nomina a senatore a vita. Per fargli un piacere, s’intende. In fondo, che noia, che monotonia, andare avanti così, per tutta la vita a prendersi i suoi 20 mila euro al mese di stipendio!

Pubblicato sul settimanale Gli Altri di venerdì 10 febbraio 2012

Occupazione emergenza nazionale

Maurizio Zipponi

lavoro I dati diffusi dalla Cgil confermano, per l’ennesima volta, quanto sia fuorivante e dannoso discutere dell’articolo 18. La vera emergenza del nostro Paese è creare lavoro

Mezzo milione di lavoratori in cassa integrazione a zero ore, con gli ammortizzatori sociali attivati nel 2008 ormai in esaurimento, significano una cosa sola: licenziamenti di massa nel breve periodo. A questo dato a dir poco allarmante bisogna aggiungere il tasso di disoccupazione reale che con gli inoccupati, viaggia ormai oltre il 13%, duecentomila lavoratori di aziende che stanno entrano in crisi e trecentomila invisibili tra dipendenti di piccolissime imprese, lavoratori autonomi e partite Iva monocliente. È evidente quindi che il 2012 rischia di diventare un anno orribile.

Per questo, l’Italia dei Valori ha avanzato da tempo le proprie proposte per nuova politica industriale che punti sulla manifattura di qualità. Ci auguriamo, a questo punto, che il governo non voglia continuare a colpire, come ha fatto con la manovra iniqua e recessiva di fine anno, i diritti minimi dei lavoratori, i consumi delle famiglie, le piccole e medie imprese e gli artigiani.

Fiat, goveno vigili su Termini Imerese

La redazione IDV
Il portavoce nazionale dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando, ha presentato oggi alla Camera un'interpellanza urgente al ministro dello Sviluppo economico e al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, per far luce sull’accordo firmato tra Fiat e Dr Motors su Termini Imerese.  “Dopo l’abbandono da parte della Fiat, ritenevamo che si potesse procedere con un piano organico, all’acquisizione dello stabilimento sicialiano, temporaneamente, da parte della regione Sicilia e ad una gara che lo mettesse a disposizione dei produttori di auto con un bando internazionale. La Fiat, invece, lo ha lasciato e ha raggiunto un’intesa con l’azienda Dr Motors, che ha già uno stabilimento in Molise. L’accordo siglato il 10 dicembre 2011 presenta, però, una serie di elementi critici”. Così il portavoce Idv durante il suo intervento in aula.“Raccogliendo l’appello dei lavoratori abbiamo riscontrato, facendone anche oggetto di un’apposita denuncia alla competente procura della Repubblica, una serie di violazioni di leggi e di possibili ipotesi di reato a danno dei lavoratori della Dr di Isernia, ai quali è stato chiesto di sottoscrivere un documento nel quale veniva dichiarato, falsamente, che tutto era regolare. Siamo fortemente preoccupati e vorremmo che il governo vigilasse per valutare la reale consistenza della proposta della Dr Motors, che utilizza aree e stabilimenti realizzati con finanziamenti pubblici, per stabilire lo stato finanziario del gruppo e per considerare se non sia possibile un piano alternativo rispetto a questo che, oggettivamente, appare debole sia in termini finanziari, che sotto il profilo del progetto industriale”.

Omsa, da azienda grave atto intimidatorio

La redazione IDV
"E' gravissimo che la Omsa di Faenza abbia ignorato qualsiasi trattativa licenziando 239 lavoratrici con un fax alla vigilia di Capodanno. Si tratta di un atto provocatorio inaccettabile". Lo affermano in una nota congiunta il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, la coordinatrice IdV dell'Emilia-Romagna, Silvana Mura, e il responsabile nazionale lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi. 'L'IdV, che ha sostenuto sin dall'inizio la battaglia delle operaie dell'Omsa, chiede al governo di convocare immediatamente la trattativa, ponendo come condizione il ritiro dei licenziamenti. L'esecutivo - rilevano - deve pretendere dall' azienda quelle risorse necessarie per la reindustrializzazione e, quindi, per il reimpiego delle lavoratrici. Ci auguriamo che Nerino Grassi, patron della Golden Lady e novello padrone delle ferriere, venga inchiodato alle proprie responsabilità. E' necessario garantire una collocazione certa alle operaie della Omsa di Faenza, visto che la Golden Lady non é un'impresa in perdita ma genera profitto nel nostro Paese grazie al lavoro italiano. L'azienda ha quindi il dovere di rispondere agli interessi nazionali e di tutelare le proprie lavoratrici".
"E' possibile - concludono Di Pietro, Mura e Zipponi - risolvere questa vicenda che é stata colpevolmente ignorata dal governo Berlusconi-Lega. Ci auguriamo, pertanto, che l'esecutivo Monti possa dare un segnale vero di discontinuità, intervenendo con mano pesante nei confronti della Golden Lady".

IdV con i lavoratori FS (Video)

La redazione IDV
A difesa del lavoro. Il Senatore dell'Italia dei Valori, Stefano Pedica ha organizzato e partecipato nel pomeriggio di mercoledì 28 dicembre, insieme con i lavoratori FS, ad un flash mob davanti alla Camera dei Deputati.

Oltre a protestare contro i licenziamenti, l'iniziativa era diretta anche contro la manovra finanziaria varata dal governo Monti che, secondo i manifestanti sarebbe troppo iniqua e sbilanciata a danno delle fasce più deboli.

Simbolo del flash mob, il limone: "Dopo aver spremuto i soliti noti come limoni, Monti - chiedono i manifestanti - con la fase 2 cominci a spremere anche i ricchi e chi le tasse non le ha mai pagate".

Morti sul lavoro. Lettera di una madre al ministro Fornero

La redazione IDV

Il 20 giugno del 2006 Graziella Marota ha perso suo figlio Andrea di appena 23 anni. Andrea è una delle migliaia di vittime sul lavoro registrate ogni anno dalle statistiche nel nostro Paese. Andrea è morto con la testa schiacciata in una  macchina tampografica, che gli ha spezzato l'osso del collo.
Quella che segue è la lettera aperta che Graziella ha pubblicato nel giorno di Natale sulla sua pagina Facebook

Ill.mo Ministro Fornero,
oggi è Natale e in questo giorno così gioioso per tutti ho deciso di scriverLe perché per me è un giorno di grande dolore. Mi presento: mi chiamo Graziella Marota, abito a Porto Sant’Elpidio (FM) e ho 58 anni. Il 6 Dicembre del 1982 ho dato alla luce un bambino bellissimo, Andrea e da quel giorno ho dedicato tutta la mia vita a mio figlio, come fanno tutte le mamme del mondo perché un figlio è il bene più prezioso per ogni donna. Andrea, con il passare degli anni, cresceva e con tutto il mio amore e la mia protezione è diventato un bel ragazzo: il mio orgoglio, la mia gioia, la mia felicità.
Ora vorrei che leggesse questa lettera poi Le spiegherò il motivo per cui Le scrivo:

Caro Andrea,
sono già passati più di 5 anni da quel giorno orribile, quel giorno che mi ha cambiato definitivamente la vita, privandomi di tutto.

Te l’avevo promesso e mi sono battuta affinché il tuo ricordo non svanisse nel giro di pochi mesi. Televisione, giornali, interviste… ho fatto più di quanto potessi immaginare, ma il dolore è stabile, anzi, più passa il tempo e più mi lacera il cuore. Il suono della chitarra, la tromba, le tue risate, i tuoi abbracci, i tuoi baci…tutto manca dentro casa; ora regna il silenzio più assoluto. Eri un figlio perfetto, Andrea, fin troppo buono, rispettoso, allegro, onesto e pieno di vitalità; amavi la vita più di qualsiasi altra cosa al mondo, ma essa ti è stata strappata brutalmente in un giorno d’inizio d’estate ed io non riesco a capacitarmene, non sono in grado di capire perché tu, un ragazzo così dedito al lavoro, hai dovuto chiudere i tuoi splendidi occhi in una fabbrica. Non ha senso morire a ventitré anni, tanto più mentre si sta lavorando. Tutto ciò è capitato a te, figlio mio,io non mi darò mai pace e continuerò a tenere vivo il tuo ricordo, perché rimarrai sempre come tutti ti ricordiamo; ora sei un angelo, ma lo eri anche prima, un angelo che viveva aiutando gli altri, sempre pronto a dare una mano in qualsiasi situazione.

Nel corso della tua vita mi hai teso la mano infinite volte, al punto che tra noi c’era e c’è tuttora, un legame speciale, più forte di quello che si instaura, fin dalla nascita, fra mamma e figlio: il nostro era anche un rapporto d’amicizia che si era andato a creare superando i vari ostacoli che la vita ci ha messo di fronte. Insieme abbiamo affrontato gioie e dispiaceri, ma ora che tu non ci sei più, mi sembra di affogare in questo mare di dolore che la tua morte ha creato. Ora la nostra famiglia sembra vuota, tutti cerchiamo di farci forza l’un con lì’altro, ma il fatto è che ci manchi troppo, la tua era una figura essenziale, infatti, come un albero ha bisogno di svariati elementi per vivere, così a noi è stato tolto l’ossigeno, l’acqua e anche se la pianta è una quercia secolare, piano piano appassisce come un piccolo germoglio.

Sembrava che quel tanto atteso momento di serenità fosse arrivato, che finalmente avrei vissuto una vita tranquilla e felice, ma non potevo immaginare ciò che stavo per vivere: la perdita di un figlio, la cosa più orribile e straziante al mondo. Una volta accaduta la tragedia, non riuscivo a rendermi completamente conto di quello che stavo passando, ma, ora, a distanza di tempo, lo capisco eccome; ed è questa la cosa più brutta: realizzare quanto è accaduto.

Vorrei dirti molte altre cose, amore mio, ma non basterebbe tutta una vita per scriverle; mi limito a ripetere una cosa che tu, da lassù, avrai ascoltato ed ascolterai tantissime volte:

ti voglio un bene dell’anima, angelo mio.

Ora Ministro comprenderà la ragione di questo mio scritto.Ogni anno muoino circa 1200 lavoratori per la mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro e ci sono circa un milione di infortuni più o meno gravi.E’ inconcepibile e inaccettabile che in un paese “civile” succedano ancora questi “omicidi”  per risparmiare sulla sicurezza mettendo a repentaglio la vita dei lavoratori…i lavoratori ,Caro Ministro, sono esseri umani e non macchine di produzione, hanno la loro vita, i loro affetti e il sacrosanto diritto di uscire la mattina per andare a lavorare e avere la certezza di tornare la sera con le proprie gambe e non dentro una bara come è successo al mio Andrea che era appena sbocciato alla vita…aveva solo 23 anni ed è morto con il cranio schiacciato da una macchina tampografica priva di sistemi di sicurezza all’Asoplast di Ortezzano (FM) per 900 euro al mese come precario.

Faceva parte di quella grande schiera di italiani che oggi sono chiamati a fare numerosi sacrifici,non crede che sia giunto il momento di prendere seriamente in considerazione questa grande piaga del nostro paese?Cosa  facciamo? Aspettiamo inesorabilmente che le statistiche fatte ogni anno si avverino? Ogni sette ore muore un lavoratore e Lei ,Ministro, cosa farà affinchè tutto ciò non avvenga più?

La ringrazio per l’attenzione che vorrà prestare a questo scritto e non dimentichi che chi Le scrive è una mamma rimasta orfana del proprio figlio e distrutta dal dolore sia nello spirito che nel fisico.

Faccia qualcosa altrimenti ogni giorno 4 famiglie continueranno ad essere distrutte !!

La saluto cordialmente e aspetto quanto prima una Sua risposta.

Graziella Marota

FS. Passera e Fornero chiariscano su lavoratori a nero

La redazione IDV

A seguito del servizio trasmesso ieri sera da ‘Servizio Pubblico’, il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo Economico e Infrastrutture, Corrado Passera, e del Lavoro, Elsa Fornero, sulla vicenda dei circa 800 lavoratori del servizio Wagon Lits.

“Ieri – spiega il leader IdV – la trasmissione di Michele Santoro ha riportato la terribile testimonianza di un dipendente delle ditte dei treni notte licenziato e assunto da un’altra società in nero. Questi lavoratori stanno vivendo un incubo. Sono stati costretti, infatti, a scegliere tra la disoccupazione o il ricatto di società inventate, che prendono appalti e poi vanno in subappalto, utilizzando gli operai come merce di scambio. Senza un contratto, senza una matricola di riconoscimento, senza nessun diritto. I lavoratori dei treni notte sono ormai ridotti a schiavi invisibili”.

“Il governo – afferma Di Pietro - deve intervenire immediatamente con tutti gli strumenti d’inchiesta al fine di bloccare quanto sta avvenendo nel settore dei treni notte. Appare chiarissima, infatti, la violazione della legge e dei diritti umani dei lavoratori. Per questo motivo, ho chiesto ai ministri Passera e Fornero di convocare prima possibile i lavoratori a Roma per avviare un percorso finalizzato all’assunzione a tempo indeterminato in aziende solide e trasparenti e nelle strutture in cui Fs ha deciso di aprire nuove assunzioni. L’IdV, che ha appoggiato sin dall’inizio le mobilitazioni dei lavoratori dei treni notte, ha chiesto da oltre un mese che ciò venga fatto”.

“Questo è l’unico modo serio per passare da un atteggiamento ‘professorale’ a un’azione concreta di governo che permetta ai lavoratori di Milano e Roma di scendere dai tetti e di tornare dalle loro famiglie”, conclude Di Pietro.

Guarda l'intervendo di Antonio Di Pietro a 'Servizio Pubblico' del 22 dicembre 2011

Vigili del Fuoco, governo convochi parti sociali e stabilizzi precari

La redazione IDV

“Il Personale discontinuo dei Vigili del Fuoco, ma di fatto possiamo dire che sono dei precari, rischia di andare a casa dal primo gennaio dell’anno prossimo, con grave danno per il Paese e per le loro famiglie. Il Governo ha il dovere di tutelare e di sostenere nella maniera più adeguata questa importante e strategica realtà del nostro Paese”. E’ quanto ha affermato il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, illustrando in Aula alla Camera, l’interrogazione sul personale discontinuo dei Vigili del fuoco, rivolta al ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. “Tale personale discontinuo – ha aggiunto Di Pietro - negli anni ha superato le oltre 20.000 unità, impiegate da decenni per sopperire alle gravi carenze in pianta organica del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e l'impiego di questo personale, quindi, è indispensabile per il funzionamento del dispositivo di soccorso tecnico urgente”.

“Chiediamo all’esecutivo di convocare urgentemente – conclude Di Pietro -  e, quindi, prima del 31 dicembre 2011, i rappresentanti dei lavoratori del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, al fine di concordare un percorso di stabilizzazione del loro posto di lavoro nell'ambito di un migliore e più efficiente sistema di intervento e di prevenzione a difesa dei cittadini e del territorio”.

L'Italia dei Valori è da sempre vicino a questa categoria. Anche lo scorso 15 dicembre Di Pietro era con loro in piazza per protestare davanti a Montecitorio. In quella occasione il leader IdV si era impegnato a non lasciarli soli e a presentare - come avvenuto oggi - una nuova interrogazione al governo.

No Monti Day. IdV in piazza con i Vigili del Fuoco precari

La redazione IDV

     E' partito alle 10.00 di questa mattina, in piazza Montecitorio, il presidio dei Vigili del  Fuoco precari che dà il via al 'No Monti Day', la giornata di mobilitazione nazionale contro il Governo Monti e la sua manovra organizzata dall'Unione Sindacale di Base, con manifestazioni, presidi, flash mob in tutti i principali capoluoghi.

Con loro anche l'Italia dei valori. ll leader idv Antonio Di Pietro è con gli oltre 500 pompieri discontinui, giunti a Roma da ogni parte d'Italia, per manifestare contro i provvedimenti inseriti nella manovra, che per i VVF comportano una riduzione in 13 mesi del 75% del totale fondo per i richiami del personale precario, il sabotaggio, attraverso una specifica modifica del D.Lgs. 139/2006, delle migliaia di cause contro il 'collegato lavoro' che stanno trovando accoglimento nei tribunali di tutto il Paese; la trasformazione del Corpo Nazionale da base professionista a base volontaria.

Se tali provvedimenti verranno approvati, dal prossimo primo gennaio ci saranno oltre 20.000 nuovi disoccupati senza nessun tipo di ammortizzatore sociale. USB condanna questo  tentativo di risolvere la partita del precariato cancellando i precari e continuerà a mantenere alta la mobilitazione di tutti i lavoratori contro una manovra iniqua e dettata dai poteri forti. 

Non solo i vigili del fuoco discontinui. A Roma il 'No Monti Day' prosegue con la protesta dei lavoratori dell'INPDAP, che dalle 11.00 manifestano sotto il Ministero del Lavoro in via Veneto contro la cancellazione di 700 posti di lavoro determinata dalla soppressione dell'Ente. Flash mob a sorpresa sono inoltre previsti nel corso di tutta la giornata.

Difendersi dalle esternalizzazioni

Lidia Undiemi

esternalizzazioni Una volta in Italia, quando ancora si stava relativamente bene, c’era il datore di lavoro che coincideva con l’imprenditore che, per condurre la propria attività economica, agiva legalmente mediante un’unica società.

Adesso abbiamo i manager, agiscono per conto di proprietari di quote di partecipazione in imprese gestite mediante una miriade di società intrecciate fra loro a livello mondiale, talvolta con nomi in parte coincidenti.

Un gioco ad effetto “domino” molto simile all’imbarazzante “trappola” in cui sono caduti gli Stati “sovrani” con l’internazionalizzazione del debito pubblico. Se cadi tu cado io, dunque è meglio non far cadere nessuno.

continua a leggere...

Con la Fiom, per non tornare all'800

La redazione IDV

A Roma  il sit-in della Fiom in piazza del Popolo. La prima manifestazione dopo i disordini di sabato 15 ottobre e dopo le incredibili conseguenze del violento temporale che ieri ha messo in ginocchio la città. Oltre alla piazza le forze dell'ordine hanno presidiato tutta l'area limitrofa, per scongiurare il rischio che facinorosi e black bloc potessero creare ancora disordini.
Ma tutto si è svolto nella massima tranquillità: il corteo delle tute blu è entrato in piazza del Popolo da piazzale Flaminio e da villa Borghese. C'erano gli opera della Irisbus, quelli dello stabilimento di Valle Ufida a rischio chiusura, i lavoratori di Mirafiori e dell'indotto della Fiat. Su uno striscione la scritta 'Non molleremo'. Davanti al corteo una sedia a rotelle con un fantoccio con la scritta 'Fabbrica Italia'. Molti gli slogan dedicati a Marchionne: in alcuni casi "ringraziato" ironicamente come un benefattore, in altri protagonista di canzoncine come quella che intona "Abbiamo un sogno nel cuore, Marchionne in fonderia, Berlusca a San Vittore".
L’Italia dei Valori, che ha aderito da subito alla manifestazione della Fiom, era presente con una sua delegazione guidata dal responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi. C'erano anche Giulia Rodano, Stefano Pedica, Franco Barbato, Vincenzo Maruccio, Annamaria Tedeschi.
L'idv condivide le ragioni della protesta, "di quella manifestazione - ha scritto Antonio Di Pietro sul suo blog - che il sindaco Alemanno, con un’ordinanza anticostituzionale e antidemocratica, ha cercato inutilmente di impedire. Al contrario di Sergio Marchionne noi pensiamo che scioperare e manifestare sia non solo utile ma anche necessario. Marchionne è come uno che si siede al tavolo delle trattative con una pistola in mano e avverte: “Se non siete d'accordo con me, sparo”.
A fianco dei lavoratori anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris: "I lavoratori e i dipendenti del sistema industriale italiano sono cinti d'assedio e questo assedio assume il volto della cassa integrazione, delle dismissioni degli stabilimenti e dei licenziamenti. I lavoratori stanno cercando di difendere i loro diritti e il ruolo del sindacato, il Contratto collettivo nazionale e la democrazia nei posti di occupazione. Napoli è capitale di quel Mezzogiorno che paga ancora più pesantemente la crisi in atto ed è una città particolarmente sensibile al tema, ospitando centri produttivi importanti come Pomigliano d'Arco. Per questo sono vicino alle ragioni della Fiom, come lo sono a quelle di ogni lavoratore e di ogni lavoratrice."

Le voci dalla piazza

Il discorso di Maurizio Landini, segretario generale Fiom-Cgil

Il discorso di Susanna Camusso, Segretario Nazionale Cgil
 

Disoccupazione e welfare per gli artisti

La redazione IDV
Una circolare dell'INPS datata 5 agosto ha riportato un po' di attenzione sul problema dell'impossibilità da parte degli artisti di accedere al sussidio di disoccupazione. Si tratta di un aspetto soltanto di un annoso problema (pensate che la circolare fa riferimento ad un regio decreto del 1935, ancora in vigore!) di cui da tempo l'IdV si sta occupando: quello del welfare per i lavoratori dello spettacolo.
Fino allo scorso anno, grazie ad una certa libertà di interpretazione delle regole, in molte sedi INPS il sussidio veniva riconosciuto agli artisti che ne facevano richiesta, e che erano in possesso dei requisiti di almeno 78 giornate lavorative e contributo DS versato.
Ma questo non accadeva in tutte le sedi, essendo dovuto ad una interpretazione più o meno restrittiva delle norme: e così, a due colleghi residenti in città diverse che con gli stessi requisiti chiedevano il sussidio, poteva accadere che uno se lo vedesse riconosciuto e l'altro no.
A seguito di un ricorso presentato da un lavoratore, nel maggio del 2010 la Corte di Cassazione confermava l'esclusione degli artisti dalla possibilità di accedere al sussidio, in base al comma 5 della legge 4 ottobre 1935 n 1827, che è quello che esclude le figure artistiche dalla possibilità di versare il contributo per la disoccupazione, e quindi di accedere a questo diritto concesso agli altri lavoratori.
Ci sono state proteste da parte dei lavoratori colpiti, attualmente gira online una raccolta firme per chiedere l'abrogazione di questo comma, e gli occupanti del Valle hanno rilanciato il tema con una assemblea pubblica che ha avuto qualche riscontro anche sulla stampa.
Il problema è però ben più grave e profondo di quanto si evince da una lettura degli articoli, dai quali sembrerebbe che fino ad oggi gli artisti avessero facile accesso agli ammortizzatori sociali.
Come invece ha richiamato un attore intervenuto all'assemblea del Valle, la realtà è ben più tragica, perché gli artisti sono stati nel migliore dei casi il laboratorio di sperimentazione per la creazione del cosiddetto popolo delle partite IVA, oppure co.co.co, co.co.pro, quando non, in molti casi, pagati con ritenuta d'acconto o completamente in nero. E quindi, chiaramente, esclusi anche dalla possibilità di pensare ad un sussidio di disoccupazione, oltre che a ferie, malattia, maternità etc.
Ad onor del vero, in questa legislatura qualcosa si è mosso: una proposta di legge sulla tutela dei lavoratori dello spettacolo presentata per l'IdV dall'on. Borghesi è confluita in un testo unico con  altre proposte sullo stesso tema presentate da esponenti di governo e dell'opposizione, ed ha cominciato il suo iter con la discussione nelle commissioni, dove però attualmente si è bloccata per mancanza di copertura finanziaria.
La proposta in questione cerca, all'interno della attuale disomogeneità delle forme contrattuali e alla natura ibrida della figura dell'artista, a volte considerato lavoratore autonomo, a volte subordinato ma con i contratti più disparati,  di permetterne l'accesso alle tutele minime, come il sussidio di disoccupazione a requisiti ridotti.
Si tratta di un passo importante per il riconoscimento dell'artista come lavoratore con pari diritti alle altre categorie, ma probabilmente ancora insufficiente a sanare i problemi del comparto.
Si cerca infatti di incentivare il lavoro regolare, ma non si approntano strumenti idonei a contrastare con forza l'attuale larga diffusione del lavoro nero o grigio, resa più facile dalla frammentazione e dalla volatilità della parte datoriale.
Per far questo penso che si debba porre mano ad una riforma ben più profonda di tutto il sistema di produzione dello spettacolo, che semplifichi gli iter burocratici obbligatori e allo stesso tempo renda più semplice controllare il rispetto dei diritti dei lavoratori.
Va inoltre chiarita la natura del lavoro artistico, superando l'ambiguità del doppio regime contributivo e fiscale attualmente in vigore.
Per raggiungere l'obbiettivo bisogna far breccia in un consolidato sistema di connivenze a tutti i livelli, in cui l'anello debole della catena, e cioè i lavoratori, sono costretti a subire in silenzio le condizioni che gli vengono imposte.
Certamente, giacché buona parte delle iniziative culturali diffuse sul territorio nazionale (festival, rassegne, stagioni teatrali e concertistiche) vengono organizzate da piccole associazioni culturali, non è possibile non pensare oltre che alla semplificazione degli iter burocratici, anche ad agevolazioni fiscali mirate ad incentivarne l'attività.
Ma questo non deve equivalere alla possibilità di operare con totale mancanza di trasparenza ed eludendo obblighi fiscali e contributivi, anche perchè buona parte delle attività vengono, seppure in maniera insufficiente, realizzate con il sostegno di contributi pubblici.
Bisogna superare la fase della protesta ed avere il coraggio di identificare con chiarezza le chiavi di volta su cui si regge l'attuale sistema, bloccato fra clientelismo, connivenza e sfruttamento, e sostituirle con un nuova architettura che abbia come pilastri i diritti dei lavoratori, la trasparenza nell'erogazione e nell'utilizzo dei fondi, un adeguato ed efficiente sistema fiscale e contributivo.
Solo su queste basi possiamo realizzare un sistema di welfare adeguato al lavoro nello spettacolo, al quale siamo invitati dalla Risoluzione approvata dal Parlamento  Europeo il 7 giugno 2007, e che potrà contribuire a rendere l'artista più libero nell'esprimere la propria creatività.
Per far questo tutti devono fare la loro parte: i sindacati, le associazioni di categoria, gli artisti, la politica.
Noi dell'IdV, con la nostra Sezione Dipartimentale , stiamo lavorando ad un progetto di riconoscimento e riforma dei lavoratori dello spettacolo, abbiamo ascoltato esponenti dei diversi settori e siamo pronti ad allargare la discussione alle proposte che vengano da tutte le parti interessate.

Indiana Raffaelli
Resp. Naz. IdV Sez. Dipartimentale Lavoratori dello Spettacolo

Uscire dalla precarietà è possibile

Lidia Undiemi

lavoro_call_center_2 La Sicilia “come polo nazionale di eccellenza del settore dei call center'', questa è l'idea di sviluppo che il governo regionale siciliano, su proposta della Cisl, ha sposato meno di un anno fa in occasione di un incontro dove sono stati invitati anche i colossi aziendali che gestiscono le attività nel nostro territorio. Visione quantomeno estremamente ingenua se si considera che alcune di queste società stanno “scippando” il lavoro a migliaia di siciliani perché, dopo avere tra l'altro ottenuto fiumi di incentivi pubblici, si sentono libere di andare a lucrare nei paesi esteri dove la tutela dei diritti è praticamente inesistente. L'errata prospettiva attraverso cui è stato affrontato lo sfruttamento del lavoro nei call center concede ai “padroni” un potere di contrattazione che in realtà non gli spetta. Esistono almeno due piani di azione per bloccare le delocalizzazioni da realizzarsi attraverso una serie di interventi politici e sindacali. Li presenterò a breve nell'ambito di un più ampio progetto politico contro il sistema di “casta” che genera la crisi. Il riscatto dei siciliani deve partire dai call center.

A Roma 'La notte bianca del lavoro' Idv

La redazione IDV
Un grande evento per richiamare l'attenzione sulle grandi difficoltà attraversate dal mondo del lavoro in italia. Sulla situazione sempre più delicata che vivono lavoratori e precari.
Questa sera, dalle ore 20.00 alle 24.00 Italia dei Valori sarà in piazza SS. Apostoli a Roma per “la notte  bianca del lavoro”, un’iniziativa che abbiamo deciso di organizzare per metterci  in una condizione di ascolto rispetto ai precari e ai lavoratori che interverranno, per costruire un programma di governo alternativo basato sulla partecipazione.
Tre anni di governo Lega-Berlusconi hanno prodotto niente altro che aumento della disoccupazione, del numero dei precari, del numero delle donne e dei giovani senza lavoro.
Riteniamo sia giunto il momento di agire e crediamo che ogni quartiere ed ogni territorio debba farsi sentire. Per questo noi dell’Italia dei Valori siamo stati in piazza a Torbella Monaca, alla Garbatella e giovedì prossimo saremo a Piazza SS. Apostoli, dove cederemo palco e microfono a tutti i lavoratori e ai precari che sono cancellati dall’informazione.

Teleperformance, "taglia in Italia e assume in Albania"

La redazione IDV

“Vendesi cameretta bimbo causa licenziamento Teleperformance”, “Vendesi auto”, “Vendesi appartamento”. Con questi cartelli una delegazione dei lavoratori di Teleperformance di Taranto ha manifestato oggi in via del Tritone e piazza Montecitorio. “L’azienda dopo un anno in cui ha preso ammortizzatori sociali e contributi regionali e provinciali ha deciso di licenziare 1464 persone, pari a quasi il 50 per cento del personale dell’azienda. Si tratta di dirigenti incapaci di stare sul mercato e stanno delocalizzando l’azienda portandola in Albania, dove possono pagare i dipendenti 3 euro l’ora”, denuncia uno degli ex lavoratori presenti al sit-in.

Teleperformance spa Italia impiega circa 3mila addetti sparsi in tre sedi: una a Roma, dove l'azienda francese gestisce le tre commesse Sky, Eni e Barclays; una a Fiumicino (che lavora le commesse Alitalia ed Apple); e una a Taranto. La multinazionale ha dichiarato in esubero 509 dei 613 occupati nella sede capitolina di via di Priscilla, quasi tutti assunti nel 2007 a tempo indeterminato, 243 operatori di Parco Leonardo (Fiumicino) e 713 operativi su 1.837 di Taranto.

In un comunicato, la Cgil chiede alla società francese di spiegare “il fermo della commessa per due settimane nel mese di maggio” e chiede a Sky, il committente, se tale fermo sia la conseguenza della decisione dell’azienda di far fronte a un calo dei volumi complessivi. Se venisse confermato che “la medesima riduzione” non è stata programmata nelle sedi albanesi di Teleperformance, “vorrebbe dire che Sky sta valutando seriamente di saturare il mercato albanese a totale discapito di quello italiano, aprendo quindi la strada a prossime crisi diffuse in tutto il territorio nazionale”. A questo si aggiunge il sospetto del sindacato che Teleperformance abbia deciso di tagliare circa la metà dei dipendenti regolarizzati nel 2007 per ricominciare con assunzioni a progetto. “Nonostante i licenziamenti – dice una delle ex dipendenti - su internet continuano ad esserci annunci di Teleperformance che assume per 3 euro l’ora”.

Emergenza docenti precari, appello Idv alle forze politiche e sociali

Anita Di Giuseppe

“E’ assurdo continuare a fare finta che sia sufficiente ottenere le immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili, in quanto tali posti saranno utilizzati per ricollocare il personale di ruolo perdente posto dopo i bombardamenti tremontiani”. Così Anita Di Giuseppe (IdV) commenta il piano per la scuola del ministro Gelmini.

“Quel che resterà alla fine di queste operazioni, si parla di circa 10 mila posti l’anno per tre anni, sarà del tutto insufficiente rispetto al numero effettivo dei precari che, facendo appello alle normative Comunitarie in materia di tutela dei lavoratori con contratto a tempo determinato (Direttiva 99/70/CE), ha diritto alla stabilizzazione lavorativa ovvero più di 65 mila persone. L’Italia dei Valori rivolge un appello, in particolare ai partiti d’opposizione e alle forze sindacali concertative – prosegue il deputato IdV - affinché pretendano dal Ministro Gelmini la riapertura delle graduatorie per tutti coloro che sono in possesso del titolo abilitante e che non hanno fruito delle precedenti possibilità di inserimento; il ripristino del diritto alla mobilità su tutto il territorio nazionale per gli iscritti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento, che dovranno essere utilizzate per il conferimento degli incarichi a tempo determinato; l’istituzione di una graduatoria nazionale ad esaurimento per le immissioni in ruolo, con la possibilità per gli aspiranti di indicare gli ambiti territoriali in cui si desidera essere inseriti; l’introduzione di specifiche clausole di salvaguardia dei precari con più abilitazioni nello stesso ambito disciplinare e che vedono fortemente limitate le loro possibilità lavorative a causa della confluenza delle classi di concorso sui nuovi insegnamenti delle scuole superiori, istituite dalla riforma Gelmini.

Tale personale deve poter far valere l’intero punteggio (titoli e servizio) su tutte le classi di concorso per cui è in possesso dell’abilitazione, secondo il principio della cascata. il Ministro dovrà rinunciare al taglio delle 20 mila unità lavorative, previsto per il prossimo anno scolastico. L’IdV ritiene indispensabile – conclude la Di Giuseppe - che il Ministro ritiri la nota ministeriale 272 del 14 marzo 2011, in quanto il decreto che il Ministro sta per partorire, costituisce effettivamente un arma letale contro il nostro sistema di istruzione.

Un altro morto alla Saras: si poteva evitare

La redazione IDV

Nuovo incidente sul lavoro nella raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, di proprietà della famiglia Moratti. Un operaio - Pierpaolo Pulvirenti, trentenne, originario della Sicilia, dipendente di una ditta appaltatrice - è morto e altri due sono in gravi condizioni. Pulvirenti stava effettuando lavori di manutenzione all'interno di un impianto chiamato Dea, quando è stato investito da idrogeno solforato. Soccorso e condotto in ospedale, dove è stato rianimato, il giovane è purtroppo deceduto nella notte. 

Immediatamente gli operai della raffineria hanno indetto uno sciopero di otto ore, dando vita a una manifestazione di protesta. La Saras di Sarroch, infatti, non è nuova a incidenti del genere. Nel maggio del 2009 tre operai persero la vita e altri due rimasero feriti mentre stavano eseguendo lavori di pulizia all'interno di una cisterna in un impianto di desolforazione: Daniele Melis, 29 anni, Luigi Solinas, 27 e Bruno Muntoni 56, morirono ognuno nel tentativo di salvare gli altri.
Non a caso il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, ha sottolineato la tragica somiglianza tra i due episodi: "La dinamica sembra ripetersi perchè, a quanto apprendiamo, il lavoratore, morto poi nella notte, effettuava un'operazione di pulitura in un sito che pare non fosse stato bonificato".

Nei blog e sulle pagine facebook frequentate dagli operai della raffineria e dagli abitanti della zona, da tempo si mettono sotto accusa i protocolli di sicurezza, pare non rispettati a dovere, e la  tendenza della società a ricorrere a ditte appaltatrici che, costrette a lavorare al ribasso, tendono poi a limare le risorse per la prevenzione degli incidenti. Viene da chiedersi se non sia per questo che nella maggior parte dei casi, le vittime sono proprio dipendenti di ditte esterne, sottopagati e con contratti a termine.

In questo senso Pierpaolo più che del lavoro è l'ennesima vittima del massimo profitto.

Maurizio Zipponi,  responsabile nazionale Welfare e Lavoro dell’Italia dei Valori parla di “immane tragedia che riporta in primo piano la dolorosa realtà degli incidenti e delle morti sul lavoro. Si tratta di un fenomeno drammatico che non accenna a diminuire, nonostante la cassa integrazione selvaggia e la disoccupazione giovanile ormai alle stelle. Alla precarietà del posto di lavoro si è aggiunta, purtroppo, la precarietà della vita di chi, ogni giorno, varca i cancelli di una azienda o di un cantiere. La verità sottolinea Zipponi - è che, sin dall’inizio della legislatura, il governo Berlusconi non ha fatto nulla per evitare il ripetersi di incidenti mortali nelle fabbriche. Infatti, i tagli di questo esecutivo si sono abbattuti anche sugli ispettori dell’Inail e degli altri enti preposti che, in molti casi, non hanno la benzina per le auto e quindi non possono eseguire correttamente le ispezioni”. “L’IdV – conclude Zipponi – si è battuta, e continuerà a farlo, per riportare al centro dell’agenda politica il dramma degli infortuni sul lavoro”.

Un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo è stato aperto dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, Pili. Sull'episodio indagano i carabinieri che nella notte hanno già sentito due colleghi del giovane deceduto.

9 aprile, l'Italia dei valori in piazza con i precari

La redazione IDV

L’esercito dei precari è sceso in piazza oggi nelle piazze di tutta Italia. Un momento di festa ma anche di profonda riflessione sulla condizione di tanti giovani, sui tagli alla cultura e alla ricerca, contro i salari bassi e il precariato in ogni sua forma. Una manifestazione per gridare alla classe politica, ma soprattutto al Governo, che i giovani ci sono, esistono e sono pure 'stanchi'.

Una manifestazione per chiedere una paga dignitosa, un nuovo welfare, la possibilità di poter vivere una vita 'normale' come fanno tanti giovani in Europa: questi i temi affrontati sui tanti cartelli e striscioni.

Nel corteo di Roma c’erano tutti, dai precari della scuola a quelli di Alitalia e della Rai, dai vincitori di concorso pubblico mai assunti ai giornalisti, fino ai ricercatori e agli studenti; sono stati loro i volti che hanno sfilato per le strade della capitale al grido: 'Il nostro tempo è adesso’.

Anche l’Italia dei valori, da sempre impegnata su questi temi, è scesa in piazza per quello che è stato solo il primo di una serie di appuntamenti dedicati alla battaglia per arrivare a condizioni dignitose di lavoro e per assicurare un futuro migliore ai nostri giovani..

Conus, Idv con i lavoratori a rischio licenziamento

La redazione IDV

'Diritto e Dignità del Lavoro': con questo slogan una delegazione di trenta lavoratori della Conus Spa ha manifestando davanti a Palazzo Chigi contro il nuovo bando per la lettura contatori di Italgas che metterebbe a 'rischio 400 posti di lavoro'. Con loro il senatore Pedica: “Ieri ho Accompagnato  due di loro dal sottosegretario Gianni Letta. Gli  abbiamo consegnato  una lettera in cui si ripercorre la loro storia nell'Italgas fino all'ultimo bando di gara che li mette per strada”.
“In questa lettera - spiega Damiano Vicari, un lavoratore Conus  - abbiamo  esposto al sottosegretario le nostre richieste, chiediamo garanzie occupazionali concrete. I nostri quattro colleghi, debilitati e stanchi, hanno trascorso la seconda notte sul Gazometro e non hanno intenzione di scendere. La struttura è pericolante, vogliamo risposte concrete”. Mentre i quattro lavoratori della Conus spa continuano la 'protesta dall'alto' sul Gazometro di Roma, una delegazione di loro colleghi, anche oggi, si è riunita in presidio davanti a Palazzo Chigi in attesa che il Governo affronti la questione dei 400 licenziamenti nella riunione odierna del Consiglio dei Ministri.

La sicurezza è tutto. “Quattrocento letturisti-verificatori a rischio licenziamento - recitano i cartelli esposti -. Eni-Snam di fatto autorizzano il lavoro nero”.
Il senatore Pedica che ha seguito la vicenda sin dall’inizio, arrampicandosi sulla struttura del Gazometro per raggiungere i quattro lavoratori, ha presentato  un esposto alla Procura della Repubblica, “perché – ha sottolineato - reputo che vi sia stata violazione dei diritti umani e mancata tutela dei diritti del lavoro”. E ne spiega così le motivazioni: “Ci sono 400 persone che rischiano il posto e quattro di loro appesi in aria da cinque giorni sulla struttura del Gazometro, la prima notte lasciati addirittura senza luce. Per quei quattro lavoratori, considerata la loro dedizione al punto di essere disposti a rischiare la vita proporrò la nomina di cavalieri del lavoro. In occasione del Consiglio dei Ministri di oggi siamo stati davanti palazzo Chigi  attendendo risposte ma mi è stato riferito che il Ministro Romani, non ci ha voluto raggiungere, contrariamente a quanto aveva promesso,  perché mi reputa responsabile di aver divulgato il contenuto della telefonata che ci siamo fatti. Romani quindi non ha concesso la sua presenza in piazza, i lavoratori attualmente sono tornati in presidio sul loro posto di lavoro. Ieri ho lanciato un appello a tutta la classe politica di recarsi al Gazometro per dare la loro solidarietà. Questo appello è stato accolto oggi dal presidente della Provincia Nicola Zingaretti, mi auguro che anche Alemanno e la Polverini ci mettano la faccia. I ritardi di attenzione nei riguardi di lavoratori che rischiano la vita ed il posto di lavoro,  sono errori imperdonabili. Da oggi la mia politica sarà nelle piazze e nelle fabbriche. Ho un mandato e lo voglio mettere a disposizione di chi non ha voce, il mio scranno in Senato sarà il loro megafono, spero di fare tanto rumore perché  una politica sorda e cieca sia finalmente distratta dai problemi del premier e si occupi di quelli del paese . Non ci danno attenzione? Ce la prenderemo! Metteremo in campo  caparbietà e prepotenza, che i signori della politica si confrontino con la crisi che essi stessi hanno contribuito a generare.

Pagina 1 di 2