
L’intervista a Maurizio Zipponi, responsabile lavoro e welfare dell'IdV, pubblicata oggi su Il Manifesto.
L’Italia dei Valori è l’unica forza parlamentare apertamente contro la «riforma» del mercato del lavoro.
Qual è il tuo giudizio generale su questa riforma?
Non è una riforma, sono licenziamenti facili. È un rendere all'imprenditore più semplice licenziare la gente.
Sulle altre materie, oltre l'art. 18?
Sono partiti su due punti condivisibili: uno, ci sono 4 milioni di precari giovani (spesso 40enni) che non hanno nessuna tutela. Mentre altri 8 milioni (senza i pubblici) hanno cassa, mobilità, ecc. E chiaramente non è possibile avere all'infinito due binari così diversi. Secondo, l'Italia è un paese dove gli investimenti stranieri strutturali non arrivano perché ci sono eccessive rigidità. Risultato: per i precari le forme contrattuali restano quelle che erano, non una di meno. Ma non c'è quello che come Idv avevano chiesto. Lasciamo perdere le discussioni su «modello olandese» o tedesco, che poi hanno scoperto costare un casino e capaci di dare più garanzie di quelle che ci sono in Italia, ma facciamo una cosa subito: mettiamo un salario minimo e una copertura contributiva per i periodi di non lavoro dei precari, altrimenti andranno in pensione con quasi nulla. Niente. Pure con la nuova «assicurazione» (Aspi, ndr), si scopre che la può avere solo chi ha almeno un anno di contribuzione negli ultimi due. Se così fosse, sono partiti con «i giovani» e li han fregati due volte.
E sugli investimenti stranieri?
Da mesi stiamo incontrando fondi di investimento «non speculativi». Dicono: non investiamo in Italia perché non si sa quanto tempo passerà prima di poter avviare davvero l'attività per i problemi burocratici; che la corruzione, proprio perché la «carta da bollo» fa fatica a camminare, è enorme a ogni livello; terzo, ci sono aree del paese, non solo nel Sud, sotto il controllo della malavita organizzata. Se gli chiedo dell'art. 18 si mettono a ridere, è un sistema paese che non funziona, non un dettaglio. Francamente, siamo davanti a un'assenza di rigorosità e serietà. Questi professori neanche studiano...
Però si accontentano dell'art. 18...
Ma perché lo fanno? Non porta un posto di lavoro o euro di investimento in più... Secondo me, perché non hanno un euro a disposizione per ridisegnare un welfare davvero nuovo, per coprire anche quei lavoratori tra i 55 e i 66 anni di cui le aziende vogliono liberarsi. Per la prima volta abbiamo un problema di copertura per questa fascia di età... E allora hanno bisogno di una bandiera ideologica, di uno «scalpo». Usano il simbolo al posto dell'euro. I simboli contano, ovviamente. E questo serve rispetto ai banchieri europei: «Qui abbiamo abolito un diritto, sta a voi ora occupare questo spazio».
Sono 40 anni che ci dicono: «Sacrifici per l'interesse generale del paese». Il paese è in ginocchio, perde la struttura industriale, chi lavora sta peggio. Che senso ha?
Anche a sinistra sarebbe necessaria un'operazione di onestà intellettuale. Molti hanno seriamente pensato che una riduzione dei diritti acquisiti potesse comportare un'assunzione di diritti per chi ne era privo. A distanza di 20 anni, possiamo tirare una riga e dire: ma il lavoratore, giovane o anziano, medico o operaio, sta meglio o peggio? Se stessero meglio, significa che il paese regge la crisi. E invece tutti i dati sociali, dal disagio ai suicidi, tra lavoratori e piccoli imprenditori, ci dicono l'esatto opposto. Il bilancio, anche sulla vita della persona è terribilmente negativo. Fare un bilancio onesto significherebbe mettere riparo a errori di lungo periodo.
In parlamento ci sono margini di aggiustamento?
Rispetto a questa proposta, no. Abbiamo presentato al Senato una mozione che chiede al governo di togliere dai provvedimenti il capitolo sull'art. 18. E lì vedremo che fa il Pd. Lo dico sinceramente: va bene dichiarare l'alleanza fra noi, ma sul lavoro si segna uno spartiacque e un ridisegno della reale rappresentanza politica. Qui si possono ridefinire nuovi schieramenti e nuove alleanze. Perché quando rompi col movimento dei lavoratori, commetti un delitto.

Il re è nudo. Che Monti operi per conto della destra sociale ed economica è ormai chiaro come il sole. L’attacco al lavoro, ai diritti delle persone e alla libertà nei luoghi di lavoro sono sempre stati i tratti netti e distintivi della destra e lo sono ancora. Proviamo ad elencare i fatti: alla Fiat e nell’indotto si applica un contratto, dal 1° gennaio 2012, che non è stato né firmato dalla più grande organizzazione sindacale né tantomeno votato dai lavoratori interessati. L’azienda in questi giorni sta costruendo dei sindacati a propria immagine e somiglianza.
I dati diffusi dalla Cgil confermano, per l’ennesima volta, quanto sia fuorivante e dannoso discutere dell’articolo 18. La vera emergenza del nostro Paese è creare lavoro
Il portavoce nazionale dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando, ha presentato oggi alla Camera un'interpellanza urgente al ministro dello Sviluppo economico e al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, per far luce sull’accordo firmato tra Fiat e Dr Motors su Termini Imerese. “Dopo l’abbandono da parte della Fiat, ritenevamo che si potesse procedere con un piano organico, all’acquisizione dello stabilimento sicialiano, temporaneamente, da parte della regione Sicilia e ad una gara che lo mettesse a disposizione dei produttori di auto con un bando internazionale. La Fiat, invece, lo ha lasciato e ha raggiunto un’intesa con l’azienda Dr Motors, che ha già uno stabilimento in Molise. L’accordo siglato il 10 dicembre 2011 presenta, però, una serie di elementi critici”. Così il portavoce Idv durante il suo intervento in aula.“Raccogliendo l’appello dei lavoratori abbiamo riscontrato, facendone anche oggetto di un’apposita denuncia alla competente procura della Repubblica, una serie di violazioni di leggi e di possibili ipotesi di reato a danno dei lavoratori della Dr di Isernia, ai quali è stato chiesto di sottoscrivere un documento nel quale veniva dichiarato, falsamente, che tutto era regolare. Siamo fortemente preoccupati e vorremmo che il governo vigilasse per valutare la reale consistenza della proposta della Dr Motors, che utilizza aree e stabilimenti realizzati con finanziamenti pubblici, per stabilire lo stato finanziario del gruppo e per considerare se non sia possibile un piano alternativo rispetto a questo che, oggettivamente, appare debole sia in termini finanziari, che sotto il profilo del progetto industriale”.
"E' gravissimo che la Omsa di Faenza abbia ignorato qualsiasi trattativa licenziando 239 lavoratrici con un fax alla vigilia di Capodanno. Si tratta di un atto provocatorio inaccettabile". Lo affermano in una nota congiunta il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, la coordinatrice IdV dell'Emilia-Romagna, Silvana Mura, e il responsabile nazionale lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi. 'L'IdV, che ha sostenuto sin dall'inizio la battaglia delle operaie dell'Omsa, chiede al governo di convocare immediatamente la trattativa, ponendo come condizione il ritiro dei licenziamenti. L'esecutivo - rilevano - deve pretendere dall' azienda quelle risorse necessarie per la reindustrializzazione e, quindi, per il reimpiego delle lavoratrici. Ci auguriamo che Nerino Grassi, patron della Golden Lady e novello padrone delle ferriere, venga inchiodato alle proprie responsabilità. E' necessario garantire una collocazione certa alle operaie della Omsa di Faenza, visto che la Golden Lady non é un'impresa in perdita ma genera profitto nel nostro Paese grazie al lavoro italiano. L'azienda ha quindi il dovere di rispondere agli interessi nazionali e di tutelare le proprie lavoratrici".
A difesa del lavoro. Il Senatore dell'Italia dei Valori, Stefano Pedica ha organizzato e partecipato nel pomeriggio di mercoledì 28 dicembre, insieme con i lavoratori FS, ad un flash mob davanti alla Camera dei Deputati.
Il 20 giugno del 2006 Graziella Marota ha perso suo figlio Andrea di appena 23 anni. Andrea è una delle migliaia di vittime sul lavoro registrate ogni anno dalle statistiche nel nostro Paese. Andrea è morto con la testa schiacciata in una macchina tampografica, che gli ha spezzato l'osso del collo.
A seguito del servizio trasmesso ieri sera da ‘Servizio Pubblico’, il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo Economico e Infrastrutture, Corrado Passera, e del Lavoro, Elsa Fornero, sulla vicenda dei circa 800 lavoratori del servizio Wagon Lits.
“Il Personale discontinuo dei Vigili del Fuoco, ma di fatto possiamo dire che sono dei precari, rischia di andare a casa dal primo gennaio dell’anno prossimo, con grave danno per il Paese e per le loro famiglie. Il Governo ha il dovere di tutelare e di sostenere nella maniera più adeguata questa importante e strategica realtà del nostro Paese”. E’ quanto ha affermato il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, illustrando in Aula alla Camera, 
Una volta in Italia, quando ancora si stava relativamente bene, c’era il datore di lavoro che coincideva con l’imprenditore che, per condurre la propria attività economica, agiva legalmente mediante un’unica società.
A Roma il sit-in della Fiom in piazza del Popolo. La prima manifestazione dopo i disordini di sabato 15 ottobre e dopo le incredibili conseguenze del violento temporale che ieri ha messo in ginocchio la città. Oltre alla piazza le forze dell'ordine hanno presidiato tutta l'area limitrofa, per scongiurare il rischio che facinorosi e black bloc potessero creare ancora disordini.
Una circolare dell'INPS datata 5 agosto ha riportato un po' di attenzione sul problema dell'impossibilità da parte degli artisti di accedere al sussidio di disoccupazione. Si tratta di un aspetto soltanto di un annoso problema (pensate che la circolare fa riferimento ad un regio decreto del 1935, ancora in vigore!) di cui da tempo l'IdV si sta occupando: quello del welfare per i lavoratori dello spettacolo.
La Sicilia “come polo nazionale di eccellenza del settore dei call center'', questa è l'idea di sviluppo che il governo regionale siciliano, su proposta della Cisl, ha sposato meno di un anno fa in occasione di un incontro dove sono stati invitati anche i colossi aziendali che gestiscono le attività nel nostro territorio. Visione quantomeno estremamente ingenua se si considera che alcune di queste società stanno “scippando” il lavoro a migliaia di siciliani perché, dopo avere tra l'altro ottenuto fiumi di incentivi pubblici, si sentono libere di andare a lucrare nei paesi esteri dove la tutela dei diritti è praticamente inesistente. L'errata prospettiva attraverso cui è stato affrontato lo sfruttamento del lavoro nei call center concede ai “padroni” un potere di contrattazione che in realtà non gli spetta. Esistono almeno due piani di azione per bloccare le delocalizzazioni da realizzarsi attraverso una serie di interventi politici e sindacali. Li presenterò a breve nell'ambito di un più ampio progetto politico contro il sistema di “casta” che genera la crisi. Il riscatto dei siciliani deve partire dai call center.

Un grande evento per richiamare l'attenzione sulle grandi difficoltà attraversate dal mondo del lavoro in italia. Sulla situazione sempre più delicata che vivono lavoratori e precari.
“Vendesi cameretta bimbo causa licenziamento Teleperformance”, “Vendesi auto”, “Vendesi appartamento”. Con questi cartelli una delegazione dei lavoratori di Teleperformance di Taranto ha manifestato oggi in via del Tritone e piazza Montecitorio. “L’azienda dopo un anno in cui ha preso ammortizzatori sociali e contributi regionali e provinciali ha deciso di licenziare 1464 persone, pari a quasi il 50 per cento del personale dell’azienda. Si tratta di dirigenti incapaci di stare sul mercato e stanno delocalizzando l’azienda portandola in Albania, dove possono pagare i dipendenti 3 euro l’ora”, denuncia uno degli ex lavoratori presenti al sit-in.
“E’ assurdo continuare a fare finta che sia sufficiente ottenere le immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili, in quanto tali posti saranno utilizzati per ricollocare il personale di ruolo perdente posto dopo i bombardamenti tremontiani”. Così Anita Di Giuseppe (IdV) commenta il piano per la scuola del ministro Gelmini.
Nuovo incidente sul lavoro nella raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, di proprietà della famiglia Moratti. Un operaio - Pierpaolo Pulvirenti, trentenne, originario della Sicilia, dipendente di una ditta appaltatrice - è morto e altri due sono in gravi condizioni. Pulvirenti stava effettuando lavori di manutenzione all'interno di un impianto chiamato Dea, quando è stato investito da idrogeno solforato. Soccorso e condotto in ospedale, dove è stato rianimato, il giovane è purtroppo deceduto nella notte.


