12 e 13 giugno

Gli imprenditori del fotovoltaico per il SI al referenum sul nucleare

Gli imprenditori del fotovoltaico per il SI al referenum sul nucleare

Anche gli imprenditori e i lavoratori impegnati nell’industria delle rinnovabili, tra le più promettenti nel nostro Paese e nel mondo, quella che sta creando più occasioni di sviluppo e lavoro, si schierano contro il nucleare e invitano a votare SI al referendum del 12 e 13 giugno. In un comunicato di ‘Asso Energie Future’, il suo presidente, Massimo Sapienza spiega come l’associazione, che ha tra i “suoi soci solo produttori ‘puri’ di rinnovabili” abbia fatto una scelta chiara già più di due anni fa. “Questa scelta netta di campo – si legge – ci porta a sostenere che le rinnovabili, e non l’energia nucleare, sono la risposta ai bisogni energetici del futuro. La nostra Associazione – spiega Sapienza – si schiera per il futuro delle rinnovabili: al referendum invitiamo a votare SI per fermare il ritorno all’atomo che di fatto contrasta gli investimenti nell’energia dal sole e dal vento”.

Dopo aver combattuto con determinazione contro il decreto Romani e le conseguenze negative del cosiddetto Quarto Conto Energia, l’Associazione che conta circa 50 tra i maggiori produttori di energia fotovoltaica in Italia, oggi rompe il silenzio sulle scelte referendarie. “Una certa disinformazione ha cercato di far passare la notizia che il costo della produzione di energia da fonti rinnovabili è più alto di quello da nucleare. Non è così: il costo in bolletta del kilowattora prodotto dall’eolico oggi è ampiamente competitivo con quello che proviene dalle centrali atomiche e il fotovoltaico, a livello mondiale, è destinato a portare i suoi costi allo stesso livello di quelli delle fonti tradizionali entro 3-5 anni.

Nel comunicato si sottolinea come sui costi complessivi reali delle fonti energetiche si fanno enormi omissioni. “Chi pagherà la decontaminazione del sito di Fukushima e la gravissima crisi economica che sta piegando il Giappone, almeno in parte derivante dall’incidente della centrale di Fukushima e dai suoi effetti? Saranno i cittadini e gli utenti, ma questo costo non verrà contabilizzato in bolletta a carico della scelta nucleare. Così come in fase progettuale non viene calcolato il costo del decommissioning delle centrali e della gestione delle scorie, per non parlare del numero di casi sanitari che si riscontrano nei dintorni degli impianti nucleari”, avverte il presidente di Asso Energie Future. In compenso, proprio in bolletta i cittadini italiani ancora pagano lo smantellamento delle quattro centrali chiuse con il referendum del 1987: per una chiusura degli impianti che di fatto non si riesce a fare, abbiamo versato quasi 5 miliardi di euro di tasca nostra.  “Con la differenza – chiosa Sapienza – che nessuno si è mai fatto male o si è ammalato utilizzando o vivendo vicino a un pannello solare”.

Referendum, 10 giugno in piazza per 4 SI

Referendum, 10 giugno in piazza per 4 SI

L’Italia dei Valori ha creduto fin dall’inizio che cambiare si può, che non bisogna arrendersi di fronte ai poteri forti e che bisogna lottare per assicurare a tutti i cittadini e alle nuove generazioni un futuro migliore, più pulito e più giusto. Ha raccolto le firme per proporre i referendum contro il ritorno del nucleare in Italia – ben prima del disastro di Fukushima -, contro la privatizzazione dell’acqua e il legittimo impedimento. Attraverso i militanti in tutta la penisola, l’Idv ha cercato e cerca di informare i cittadini, nonostante l’ostruzionismo dei mezzi di comunicazione. Ha denunciato i tentativi di boicottaggio del Governo e, attraverso un ricorso alla Corte di Cassazione, ha chiesto e ottenuto che il quesito sul nucleare non fosse eliminato dalla moratoria-truffa. In molte fasi di questa lunga campagna referendaria, iniziata l’anno scorso con la raccolta di firme, l’Idv è stata sola contro lo scetticismo di molti. Poi si sono aggiunti tutti i comitati, le organizzazioni pro-referendum e i partiti di opposizione che ritengono doveroso votare i referendum.

Ora, a pochi giorni dal 12 e 13 giugno, l’Italia dei Valori chiede a tutti il massimo impegno per votare e far votare quante più persone è possibile. Soltanto con il passaparola si può ottenere un coinvolgimento generale e superare il quorum. L’ultimo giorno della campagna referendaria, l’Idv vuole festeggiare insieme a tutti i cittadini, di destra e di sinistra, l’arrivo di un grande momento di democrazia per il Paese. Venerdì 10 giugno ci saranno quattro grandi manifestazioni a Milano (piazza del Duomo), Roma (piazza del Popolo), Napoli (piazza Dante) e a Palermo (piazza Verdi). “Questi eventi – annuncia il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro – potranno essere seguiti dalla piazza o in streaming e anche attraverso i canali satellitari, in quanto sarà fissata un’apposita linea satellitare. A queste grandi manifestazioni, che si svolgeranno, dalle ore 18 alle 24, parteciperanno esponenti del mondo della cultura, della politica e dell’arte, comitati, associazioni e potranno prender parte tutti coloro che vorranno far sentire la loro voce. E naturalmente saranno invitati a partecipare i neosindaci e i neoeletti, a cominciare da Luigi de Magistris”.

Una grande festa in musica per prepararsi a votare, il 12 e 13 giugno, “4 SI”.

Nucleare, sventato il ‘piano’ del governo

Nucleare, sventato il ‘piano’ del governo

Il referendum sul nucleare si farà.
L’inganno del governo è stato sventato e così anche la tentata truffa ai cittadini. “C’è un giudice a Berlino”!

La Corte di Cassazione  ha infatti deciso che  Il referendum sul nucleare si terrà come previsto il 12 e 13 giugno insieme con quelli sulla privatizzazione dell’acqua e sul legittimo impedimento.

I giudici hanno così accolto l’istanza dell’Italia dei valori che chiedeva di annullare gli effetti delle nuove norme contenute nel decreto Omnibus fatto approvare dal Parlamento con il voto di fiducia della settimana scorsa.

Ergo, la Suprema Corte ha stabilito che le modifiche apportate dal governo alle norme sull’energia nucleare non precludono lo svolgimento del referendum.

E’ stato così disinnescato l’estremo tentativo del governo Berlusconi di tacitare la ‘vox populi’ per proseguire indisturbato nella realizzazione del suo scellerato piano energetico. Un piano scritto a quattro mani con le lobby nucleariste, le uniche a ricavare profitti da una eventuale nuclearizzazione del nostro Paese.

Ora riparte con rinnovato entusiasmo la lotta per raggiungere il quorum. Questa è la missione alla quale tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo: casa per casa, collega per collega, amico per amico. A ognuno di loro dobbiamo parlare dei referendum e dell’importanza che ha un piccolo gesto come quello di recarsi alle urne e votare i quattro SI contro il nucleare, la privatizzazione dell’acqua, il legittimo impedimento.

La nostra meta è un numero. Grande, grandissimo: 27 milioni! Tanti sono i voti che occorrono per raggiungere il quorum. Ma possiamo farcela, dobbiamo farcela. Per noi, per i nostri figli, per i nostri nipoti. Per questa meravigliosa casa che tutti abitiamo – l’unica possibile – chiamata Terra.
Tutti insieme, perché quando il potere è sordo, i cittadini urlano più forte!

Danilo Sinibaldi

Le vere intenzioni del governo sul nucleare

Le vere intenzioni del governo sul nucleare

Altro che passo indietro sul nucleare. L’emendamento del governo che stoppa la costruzione di centrali atomiche nel nostro paese, è solo l’ennesimo tentativo di stendere una cortina fumogena per nascondere le reali intenzioni dell’esecutivo Berlusconi: boicottare il referendum sul nucleare per disinnescare anche la bomba sul legittimo impedimento che costringerebbe il premier a farsi processare.

Oggi, sono stati gli stessi membri della maggioranza parlamentare ad ammettere i veri motivi di questa marcia indietro. Intervenendo questa mattina alla trasmissione “Ora di punta” di Radio Città Futura, condotta da Valerio Bianchi, il senatore del Pdl Pasquale Giuliano, presidente della Commissione Lavoro, ha svelato la manovra ardita da Berlusconi ai danni dei cittadini. “Mi pare che una moratoria in questo momento sia doverosa – ha detto il senatore pidiellino – anche per rispetto dell’opinione pubblica molto preoccupata di quello che è accaduto e potrebbe ancora accadere. Rimaniamo comunque convinti di dover percorrere la via del nucleare perché è l’unica strada che ci consente, non dico un’indipendenza, ma almeno un’autosufficienza energetica, però ovviamente il gravissimo incidente giapponese non può che imporre questa sospensione e riflessione”.

Incalzato dal responsabile del dipartimento Lavoro e Welfare dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi, che gli ha chiesto più chiarezza, Giuliano ha sottolineato che “moratoria anche nel significato letterale del termine non significa assolutamente una rinuncia ma soltanto una riflessione”. E sullo svolgimento del referendum? “Dal punto di vista formale e giuridico – ha continuato Giuliano – il referendum non si fa ogni volta che si raccolgono le firme, ma ogni volta che la legge che dev’essere abrogata non viene modificata nelle sue parti essenziali. Nel momento in cui la normativa cambia, il referendum salta”. E, tanto per essere precisi, il presidente della Commissione Lavoro al Senato ha concluso: “Non è una rinuncia al nucleare perché in tal caso significherebbe negare il progresso, il futuro e anche l’atteggiamento di una comunità internazionale. Il governo e la comunità internazionale riprenderanno poi il discorso nucleare”.

Sulla stessa linea il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, che in un’intervista di oggi al “Messaggero” dice senza lasciar spazio a dubbi: “E’ una sospensione.  Non sono contento di questa decisione, anche se mi rendo conto che dopo ciò che è accaduto in Giappone era in qualche modo inevitabile. Resto dell’idea che prima o poi l’Italia debba entrare nel nucleare”.

È evidente che il governo “gioca a riampiattino, ma con i giochini non si ferma il referendum”, per dirla con le parole di Antonio Di Pietro, leader Idv. “Noi siamo disponibili al fischio anticipato di fine partita – ha aggiunto Di Pietro – ma a condizione che il governo ammetta di avere sbagliato: deve essere abrogata la legge del 2009, e fa bene farlo in Parlamento o con il referendum”.

Golpe in Aula: ora è guerra!

Golpe in Aula: ora è guerra!

Guerra in Libia, sbarchi a Lampedusa, crisi economica, disoccupazione giovanile, aumento dei prezzi, carenze infrastrutturali, piano energetico nazionale? Sciocchezze. Non sono priorità per Berlusconi e la sua corte dei miracoli. Ciò che conta davvero è fermare i processi di Berlusconi. In qualsiasi modo. Oggi Pdl e Lega (complice di Berlusconi nello sfascio delle istituzioni) hanno violato il Parlamento con l’ennesimo vergognoso colpo di mano. Ricorrendo ad un’astuzia regolamentare, hanno chiesto l’inversione dell’ordine del giorno dell’assemblea per procedere a tappe forzatissime verso l’approvazione del processo breve.

Se ne fregano dei problemi degli italiani, pensano solo a difendersi tra di loro, a difendere il sultano, a creare ‘cricche’ e farle prosperare. Processo breve e responsabilità civile dei magistrati. Un’accoppiata deleteria per la giustizia italiana. La prima dimezza i tempi di prescrizione per gli incensurati (traduzione dal ‘berlusconese’: colpo di spugna per un paio di processi del premier), la seconda riduce la libertà dei giudici (traduzione: una intimidazione nei confronti della magistratura). Non ci piegheremo a questo ennesimo colpo di mano e daremo battaglia in Aula. Non gli permetteremo di averla vinta e faremo ostruzionismo. Il processo breve ucciderebbe migliaia di processi e avrebbe come effetto la sostanziale impunità per gli incensurati. Una vergogna. Tutto ciò mentre il 6 aprile inizierà il processo Ruby, che vede coinvolto il Satrapo di Arcore, accusato di corruzione e sfruttamento della prostituzione minorile. Una sfilata di ministri, star, calciatori, uomini e donne di potere. Sfileranno, chiamati a testimoniare dalla difesa, George Cloneey, Elisabetta Canalis, Aida Yespica, Cristiano Ronaldo. Un gran galà di celebrità.

L’attore, interpellato dai giornalisti, ha detto: “Stranissimo, ho incontrato Berlusconi solo una volta per avere aiuti per il Darfur”. Il tentativo è chiaro: allungare i tempi del processo chiamando testimoni importanti che non risiedono i  Italia, spettacolarizzare le udienze in modo che il contenuto passi in secondo piano, buttarla in caciara…Copione già visto diverse volte. Ma le proiezioni sono quasi finite. Questo film ha ormai stancato gli italiani, che non hanno più fiducia in Berlusconi e nel governo. Le opposizioni sono maggioranza nel Paese, e Berlusconi lo sa.

Referendum, il governo ora li teme

Referendum, il governo ora li teme

Tre avvenimenti ci svelano come sta tumultuosamente cambiando il comune sentire degli italiani. Sono la catastrofe giapponese, la festa del 17 marzo, l’attacco delle forze alleate al regime di Gheddafi. Il filo rosso che li collega è quello della volontà popolare che diventa decisiva.

Mentre resta grave la crisi nucleare provocata dal terremoto e dallo tsunami nel nord est del Giappone, dal nostro paese sono giunti segnali non equivoci di generalizzata contrarietà a nuove centrali, di cui persino gli ultrà dell’atomo come il ministro Paolo Romani e il lobbista energetico Chicco Testa hanno dovuto prendere atto. Tanto che il governo s’è inventata la “pausa di riflessione” con allegata moratoria.

Il giorno della festa nazionale per i 150 anni dell’Unità milioni di cittadini hanno dimostrato che i valori del Risorgimento non sono lettera morta, anzi. Celebrazioni partecipatissime, tricolori e Inno di Mameli come mai nel recente passato, stima e affetto ripetuti ovunque per il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. C’è da chiedersi dove vive chi ha detto che tutto questo non ha significato, che quanti morirono per unire l’Italia lo fecero inutilmente perché “se fosse rimasto sotto l’Austria, il Veneto sarebbe oggi comunque una democrazia” (il leghista Speroni intervistato da Lilli Gruber a “Otto e mezzo”).

Infine, l’intervento in Libia con la diretta partecipazione delle nostre forze armate ha suscitato poche, isolate proteste, motivate da pacifismo estremo o da timori per i cospicui interessi economici messi a rischio. Alla gran parte degli italiani non è stato necessario spiegare che Gheddafi è un feroce dittatore e che, come tale, cacciarlo diventa un dovere quando si mette a mitragliare i suoi concittadini. Alla fine se n’è fatta una ragione anche Berlusconi, amico sincero dei raìs.

Senza ricorrere ai sondaggi di Mannheimer e Pagnoncelli, in tutti e tre i casi la maggioranza dei cittadini – una maggioranza, si badi bene, trasversale, da destra a sinistra – ha scelto da che parte stare e l’ha fatto capire chiaramente. Tuttavia, la volontà popolare “che si esprime solo con il voto” – come per anni ci hanno ripetuto ossessivamente il capo del governo e i suoi aiutanti di campo – merita qualche riflessione in più collegata a quanto ci attende nei prossimi mesi. Se, in questi giorni, la politica non ha potuto che tener conto di quanto i cittadini avevano maturato sulle nuove centrali, sui valori unitari e sulla missione decisa dall’Onu nel Mediterraneo, ci sono momenti in cui la comunità nazionale può davvero esprimersi con l’evidenza del sì o del no: con i referendum. Come capiterà a brevissimo. A metà giugno saremo infatti chiamati a dire la nostra su quattro quesiti, uno sul legittimo impedimento (la più impresentabile delle norme ad personam), due sulla privatizzazione dell’acqua, l’ultimo – con un tempismo straordinario – sulla realizzazione di impianti di produzione di energia nucleare.

Fin d’ora si può dire che queste occasioni di rendere non discutibile la volontà popolare non vanno perse se si vogliono tener vivi la lezione delle catastrofi giapponesi, l’orgoglio del 17 marzo, la consapevolezza di essere nel giusto quando si combatte una tirannia. E, soprattutto, deve rimanere alta la vigilanza. La maggioranza di governo, che puntava a mandare deserte le urne referendarie (non per caso ha detto no all’unificazione con le amministrative di maggio), ora teme che l’effetto Fukushima gli faccia perdere anche le prove sull’acqua privatizzata e – che smacco sarebbe! – sul legittimo impedimento. Cercherà dunque un cavillo per far saltare il trascinante referendum nucleare. Sarebbe un’altra sconfitta per la democrazia.

Articolo di Claudio Giua, pubblicato su “Il Piccolo” del 24 marzo 2011

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