
Dal quadro europeo sul piano politico, finanziario e sociale, così come lo hanno disegnato le decisioni della Bce, emerge chiarissimo un dato: il modello europeo di stato sociale deve essere smantellato perché è un lusso non più sostenibile nella guerra commerciale internazionale tra sistemi. Per “sistemi” intendo quello tradizionale americano, quello europeo, quello cinese a cui aggiungo l’India e i paesi dell’America Latina.
Tutti questi sistemi hanno infatti in comune un fattore, tranne l’Europa. Per essi lo stato sociale – scuola sanità e previdenza – sono varianti della concorrenza, non sono punti di partenza stabili, fissi. In Europa invece lo stato sociale è stato sia punto di partenza che modello sociale.
Dal momento in cui l’Europa consegna le decisioni fondamentali – sulla moneta, sul fondo salva stati, sul fiscal compact e sul pareggio di bilancio – alla Bce, ecco che inizia lo smantellamento dello stato sociale. Lo abbiamo avuto e lo abbiamo sotto gli occhi: è uno smantellamento sistematico che avviene con operazioni di macelleria sociale senza tregua. Ma se sotto gli occhi avessimo anche come conseguenza di ciò la conquista di mercati, l’imposizione di prodotti, la nascita di nuove multinazionali… Be’, resteremmo ferocemente oppositori di questo nuovo modello ma potremmo riconoscere che ha una logica. Non è così. Anzi, è esattamente l’opposto. L’Europa azzera se stessa, rinuncia al proprio modello per esporre i propri gioielli, soprattutto la manifattura di qualità all’assalto di quelle multinazionali che attraverso gli stati sovrani agiscono una enorme disponibilità di denaro e acquistano marchi, filiere di distribuzione, del cibo, dell’energia, del gas, settori fondamentali dello sviluppo mondiale, quei settori che si occupano di costruire nuova mobilità nel mondo, che acquistano la tecnologia delle nuove autostrade informatiche. In una parola: comprano il futuro.
In buona sostanza invece l’Europa si apre ad un processo di colonizzazione, priva dell’orgoglio di affermarsi come modello originale in grado di coniugare mercato e solidarietà. L’Europa è nuda. Ed è il più ricco mercato del mondo, un bottino ricchissimo che oggi vediamo preda di banchieri che in stile Chicago Boys e in perfetta buona fede fanno affermazioni per le quali a casa loro verrebbero arrestati. Ci sono state le prime reazioni: le elezioni in Francia e la vittoria di Hollande con un programma teso a recuperare l’orgoglio europeo; l’annuncio in Germania di aumenti salariali per i lavoratori tedeschi che li garantiscano dall’inflazione; il voto in Grecia che chiaramente esprime radicale disaccordo sull’applicazione delle ricette della Bce. E l’Italia? L’Italia che ha nel governo Monti la massima espressione della volontà di smantellamento europeo dello stato sociale, che con la riforma del mercato del lavoro ha demolito la protezione dell’articolo 18, abbattuto le pensioni, tassato il bene comune prima casa, che sta per aumentare ancora l’Iva, ha di fatto compiuto il lavoro sporco che gli era stato assegnato. Ora dovrebbe cambiare politica economica e rastrellare i soldi per programmare un intervento pubblico nell’economia, ma non lo vuol fare perché non corrisponde alla dottrina economica che considera lo Stato il nemico. Anzi, ha appena annunciato che sostiene la cessione da parte di Finmeccanica di asset industriali strategici come Ansaldo Breda, Sts, (quindi treni, metropolitane e tutto ciò che riguarda il trasporto pubblico) a Ansaldo energia (che riguarda la sfida industriale per creare energia a basso costo). Questi settori verranno semplicemente consegnati alla concorrenza che fa capo a centri finanziari internazionali.
Come si fa a non chiedersi perché agiscono così? Hanno solo un approccio sbagliato perché antico e ormai desueto negli stessi Usa o agiscono in base a interessi diversi da quelli nazionali? Propendo per la seconda ipotesi ma la vera domanda è: come reagire? Ecco, penso che non è il momento dei giri di parole ma quello in cui bisogna essere netti: l’Europa deve avere un Parlamento, un governo e un leader che siano eletti dai popoli. E’ necessario spostare il potere dalla Bce alla democrazia e ai popoli perché se questo viene negato e si rafforza ancora l’oligopolio dei banchieri ci avviciniamo molto al rischio fascismo.
Ogni paese deve riflettere sul senso dell’Europa a cui si consegna. E deve decidere se vuole demolire l’Europa dei banchieri per costruire quella dei popoli.
Pubblicato sul settimanale Gli Altri del 18 maggio 2012




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