


Il guaio è che questo governo quando parla di sprechi non si riferisce ad esempio, come sarebbe normale, ai cacciabombardieri F-35 che da soli ci costeranno 12 miliardi di euro, ai quali va aggiunto l’enorme costo per la manutenzione. Per capirci meglio, con il valore di metà di uno di questi aerei si finanzierebbero i diciottomila posti letto nella sanità che Monti ha ordinato alle Regioni di tagliare.
Per sprechi l’esecutivo non intende le province che, se va bene, saranno tagliate appena del 50%; e neppure il numero dei parlamentari, i costi della politica e le auto blu, che continueranno a sfrecciare in gran numero sulle nostre strade sotto gli occhi dei cittadini sempre più indignati.
Fa specie ma per Monti gli sprechi sono i già magri finanziamenti alla sanità, alla scuola e all’Università. Soprattutto alla ricerca che, nonostante tutto (miracoli del genio italico), continua a promuovere progetti di assoluta eccellenza e a dare lustro al nostro paese in campo internazionale.
Nel triennio, infatti, saranno tagliati ben 200 milioni di euro in trasferimenti agli enti di ricerca, 122 dei quali a quelli vigilati dal Miur. Questo significa tagliare le gambe ad un settore vitale per una nazione moderna. Significa frenare l’innovazione, lo sviluppo di nuove tecnologie, il futuro dell’industria, l’evoluzione stessa della società.
Non a caso a denunciare lo scandalo per l’ennesima limatura di risorse è stato Fernando Ferroni dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), i cui ricercatori hanno avuto un ruolo determinante nelle ricerche che hanno portato alla scoperta del bosone di Higgs, la cosiddetta Particella di Dio.
Come estrema forma di protesta Ferroni ha annunciato le sue dimissioni e quelle del board, se non rientrerà il taglio del 3,79% al finanziamento dell'ente previsto dalla Spending Review.
Danilo Sinibaldi

“I dati sulla cassa integrazione a maggio – afferma il responsabile Lavoro e Welfare dell’IdV, Maurizio Zipponi - indicano un quadro grave, ma ancora parziale della situazione. Infatti, mentre vi rientrano molti nuovi lavoratori, per altre migliaia di persone gli strumenti di protezione sociale stanno per scadere e, per loro, il passo successivo sono i licenziamenti. E’ come un fiume che si ingrossa di giorno in giorno, portando con sé nuove aziende in crisi e lavoratori in cassa integrazione ma che, invece di defluire verso la ripresa economica, conduce all’espulsione, buttando a mare quanti falliscono o perdono il reddito. Di fronte a una così grave condizione dell’economia reale - conclude - l’IdV chiede con forza al ministro Fornero e al presidente del Consiglio Monti di ritirare alla Camera l’inutile e dannosa controriforma del mercato lavoro per i ‘licenziamenti facili’ e, al suo posto, di mettere all’ordine del giorno una ‘piano nazionale del lavoro e della ripresa’, impegnando così il Parlamento a fare qualcosa di buono, cioè realizzare, per il futuro, condizioni in grado di creare lavoro e crescita”.

Tutti questi sistemi hanno infatti in comune un fattore, tranne l’Europa. Per essi lo stato sociale – scuola sanità e previdenza – sono varianti della concorrenza, non sono punti di partenza stabili, fissi. In Europa invece lo stato sociale è stato sia punto di partenza che modello sociale.
Dal momento in cui l’Europa consegna le decisioni fondamentali – sulla moneta, sul fondo salva stati, sul fiscal compact e sul pareggio di bilancio – alla Bce, ecco che inizia lo smantellamento dello stato sociale. Lo abbiamo avuto e lo abbiamo sotto gli occhi: è uno smantellamento sistematico che avviene con operazioni di macelleria sociale senza tregua. Ma se sotto gli occhi avessimo anche come conseguenza di ciò la conquista di mercati, l’imposizione di prodotti, la nascita di nuove multinazionali… Be’, resteremmo ferocemente oppositori di questo nuovo modello ma potremmo riconoscere che ha una logica. Non è così. Anzi, è esattamente l’opposto. L’Europa azzera se stessa, rinuncia al proprio modello per esporre i propri gioielli, soprattutto la manifattura di qualità all’assalto di quelle multinazionali che attraverso gli stati sovrani agiscono una enorme disponibilità di denaro e acquistano marchi, filiere di distribuzione, del cibo, dell’energia, del gas, settori fondamentali dello sviluppo mondiale, quei settori che si occupano di costruire nuova mobilità nel mondo, che acquistano la tecnologia delle nuove autostrade informatiche. In una parola: comprano il futuro.
In buona sostanza invece l’Europa si apre ad un processo di colonizzazione, priva dell’orgoglio di affermarsi come modello originale in grado di coniugare mercato e solidarietà. L’Europa è nuda. Ed è il più ricco mercato del mondo, un bottino ricchissimo che oggi vediamo preda di banchieri che in stile Chicago Boys e in perfetta buona fede fanno affermazioni per le quali a casa loro verrebbero arrestati. Ci sono state le prime reazioni: le elezioni in Francia e la vittoria di Hollande con un programma teso a recuperare l’orgoglio europeo; l’annuncio in Germania di aumenti salariali per i lavoratori tedeschi che li garantiscano dall’inflazione; il voto in Grecia che chiaramente esprime radicale disaccordo sull’applicazione delle ricette della Bce. E l’Italia? L’Italia che ha nel governo Monti la massima espressione della volontà di smantellamento europeo dello stato sociale, che con la riforma del mercato del lavoro ha demolito la protezione dell’articolo 18, abbattuto le pensioni, tassato il bene comune prima casa, che sta per aumentare ancora l’Iva, ha di fatto compiuto il lavoro sporco che gli era stato assegnato. Ora dovrebbe cambiare politica economica e rastrellare i soldi per programmare un intervento pubblico nell’economia, ma non lo vuol fare perché non corrisponde alla dottrina economica che considera lo Stato il nemico. Anzi, ha appena annunciato che sostiene la cessione da parte di Finmeccanica di asset industriali strategici come Ansaldo Breda, Sts, (quindi treni, metropolitane e tutto ciò che riguarda il trasporto pubblico) a Ansaldo energia (che riguarda la sfida industriale per creare energia a basso costo). Questi settori verranno semplicemente consegnati alla concorrenza che fa capo a centri finanziari internazionali.
Come si fa a non chiedersi perché agiscono così? Hanno solo un approccio sbagliato perché antico e ormai desueto negli stessi Usa o agiscono in base a interessi diversi da quelli nazionali? Propendo per la seconda ipotesi ma la vera domanda è: come reagire? Ecco, penso che non è il momento dei giri di parole ma quello in cui bisogna essere netti: l’Europa deve avere un Parlamento, un governo e un leader che siano eletti dai popoli. E’ necessario spostare il potere dalla Bce alla democrazia e ai popoli perché se questo viene negato e si rafforza ancora l’oligopolio dei banchieri ci avviciniamo molto al rischio fascismo.
Ogni paese deve riflettere sul senso dell’Europa a cui si consegna. E deve decidere se vuole demolire l’Europa dei banchieri per costruire quella dei popoli.
Pubblicato sul settimanale Gli Altri del 18 maggio 2012

Un Paese alla fame, sull'orlo della disperazione. Come si fa a vivere con mille euro al mese? Peggio, come si può vivere con meno di 500?
Eppure la metà dei pensionati italiani è costretta in queste condizioni.
A certificare che l'Italia, oltre ad essere un Paese di poeti, santi e navigatori, è anche la patria di veri e propri equilibristi della sopravvivenza, sono i dati diffusi dall'Istat e riferiti al 2010.
Da qui si apprende che 7,6 milioni di pensionati, il 45,4% del totale, hanno percepito assegni mensili inferiori ai mille euro. Mentre 2,4 milioni di questi (il 14,4%) non superano i 500 euro. E le donne sono le più penalizzate.
“Ogni giorno arrivano nuovi dati a confermare l’errore clamoroso che ha fatto il governo Monti ad intervenire sul sistema pensionistico con un metodo estremista”. E' il commento del responsabile lavoro e welfare dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi. “I dati sulle pensioni diffusi oggi dall’Istat, infatti, si uniscono a quelli di ieri dell’Inps sull’allungamento medio dell’età pensionabile di un anno.
A questo si aggiunge anche il blocco previsto da Monti, a fine 2011, delle pensioni delle donne e di quelle di anzianità che avranno una media lavorativa aggiuntiva di 2 o 3 anni. Questo esecutivo - sottolinea Zipponi - ha generato, contemporaneamente, una drastica riduzione dei consumi per milioni di famiglie e, fino al 2014, la mancata assunzione di circa 800mila giovani, che avrebbero sostituto quanti sarebbero dovuti andare in pensione. Tutto questo nonostante il sistema pensionistico italiano sia in equilibrio fino al 2050. Utilizzare i pensionati come dei bancomat è stata la cosa più facile ma, per l’economia, è una delle conseguenze peggiori dell’azione dei nostri famosi tecnici”.
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