Sono solidale con Asia Argento, totalmente e senza riserve

Sono solidale con Asia Argento. Totalmente e senza riserve. Così come esprimo riprovazione per la condotta di Weinstein. Lo sdegnoassale. Colpisce quelli (ma quanti siamo?) di noi che avvertono tutto lo stridore del rapporto corpo femminile-potere quando chi detiene il secondo si avventa sul primo con modalità e volontà proprietaria. Ma lascio per un momento le emozioni e ragiono freddamente. Le riprenderò dopo, perché è giusto che ce ne lasciamo pervadere in un mondo spesso arido.La saldatura tra le patologie della sessualità e del potere ne fa un mix micidiale perché lo scambio perverso riguarda il corpo di un’altra persona. Questa è solitamente una donna perché generalmente il potere è maschile. Quella condotta costituisce comunque e sempre un’invasione indebita della sfera intima di una persona (normalmente donna) le cui conseguenze sono spesso drammatiche e durature, purtroppo ben note in psicologia. Distinguere tra costrizione fisica o ricatto psicologico è rilevante solo in termini di modalità di esercizio del sopruso. Importa poco se l’iniziativa dell’incontro è da attribuire alla volontà violenta del sopraffattore che irrompe nella sfera personale altrui o alla richiesta della vittima che pensa ad un incontro di lavoro. Ed in effetti le sempre più numerose denuncie di donne sopraffatte contemplano un’ampia varietà casistica: tante sfumature di violenza.Non ci interessa investigare se qualcuna delle attrici che hanno reso denuncia mettesse nel conto che l’incontro sarebbe potuto evolvere nell’indebita invasione della propria sfera sessuale. Ciò che conta è che l’uomo da incontrare ha sopraffatto l’interlocutrice approfittando della propria posizione di dominio e di decisività sull’attività professionale di essa. In termini penali si chiamerebbe concussione se riferita a pubblici dipendenti. In termini privati, se ci sia stata violenza (fisica o psicologica approfittando dell’altrui condizione di debolezza) spetta al giudice deciderlo caso per caso; ma la riprovazione etica di tali condotte è comunque severa.Ecco perché le denuncie di tante attrici sono finalmente benvenute. Sono tardive? Nessuno può ergersi a giudice. E’ troppo comodo parlare da fuori. Esse sono intervenute quando i tempi sono maturati e lo hanno consentito. Non possiamo gettare la croce addosso a chi ha subito una violenza, fisica o psicologica che sia. Ringraziamo che tutte insieme abbiano scalfito una posizione di potere che sembrava intoccabile: ciò è positivo non solo per un sentimento di giustizia, ma anche affinché altre donne non vengano a trovarsi nella tana dell’orco. Tra le testimonianze positive mettiamo, quindi, anche quella di Asia Argento, ingiustamente oggetto di critiche. Mi unisco volentieri alle voci di quanti le chiedono di continuare a combattere. In Italia non siamo tutti maschilisti; anzi, dobbiamo rinforzare il fronte opposto.Piuttosto, la politica e la nostra società non facciano finta di niente e non girino la faccia dall’altra parte. Ascoltiamo, allora, e finalmente mettiamo in pratica la Convenzione europea di Istanbul che traccia la strada per contrastare (e speriamo sconfiggere) lo stereotipo del maschio che domina e della donna sottomessa. Italia dei valori ne ha fatto oggetto di una articolata proposta di legge, purtroppo –come tante altre che riguardano le persone- rimasta in qualche cassetto del Parlamento. Discuterla ed approvarla avrebbe potuto portare la nostra società alle radici di un fenomeno ancora troppo presente, magari nella porta accanto ma di cui riconosceremo pubblicamente l’esistenza solo dopo che altre Asia Argento ce lo avranno ricordato. Anche le ingiuste critiche a chi denuncia ne sono dimostrazione.
Ignazio Messina