“La manifestazione unitaria indetta il 2 giugno dai sindacati rappresenta un atto di resistenza e di proposta contro le politiche del governo. L’Italia dei Valori sarà in piazza perché ritiene che difendere i diritti dei lavoratori e l’articolo 1 della Costituzione, messi a repentaglio quotidianamente dall’azione di questo esecutivo, sia il miglior modo per celebrare la festa della Repubblica”. E’ quanto scrive il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, sulla sua pagina Facebook.
“Le misure adottate da Monti hanno prodotto risultati terribili sul piano economico e sociale, portando il Paese in recessione. Finora - aggiunge - questo governo ha provato a smantellare l’articolo 18 e ha fatto cassa sui più deboli, sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, senza colpire realmente evasori, lobby e speculatori”. “Per tutte queste ragioni -conclude Di Pietro -, l’IdV scenderà in piazza non solo per difendere il mondo del lavoro, ma anche per mandare a casa questo esecutivo”.
Maurizio Landini: "Siamo qui oggi per denunciare che viviamo in un mondo ingiusto e non abbiamo intenzione di chinare la testa, ma vogliamo denunciare la situazione e cambiarla. Oggi chiunque può vedere questa piazza: siamo una piazza di pericolosi metalmeccanici che difendono la libertà e la democrazia per tutti. Se in Italia ci sono dei diritti, è perchè chi lavora li ha conquistati con la lotta. Noi siamo qui per estendere la democrazia e i diritti dove non ci sono. Il nostro obiettivo è di ridurre le diseguaglianze, creare lavoro, redistribuire il reddito. Si è arrivati al punto che lavorando si diventa poveri! Abbiamo scritto una lettera a tutti i parlamentari, di destra, di sinistra, europei. Non abbiamo mai chiesto a nessuno di stare con la Fiom: noi chiediamo che chi è stato eletto in nome della Costituzione repubblicana ed antifascista, si impegni a garantire che la Costituzione sia applicata in tutti i luoghi di lavoro, a partire dalla Fiat. E questo non è per difendere la Fiom, ma per difendere la democrazia, in questo paese. Questa è la parte migliore del Paese. Il diritto al lavoro, il diritto di poter scegliere il sindacato, il diritto di potersi realizzare nel lavoro che si fa, deve esseregarantito, dal Parlamento e dal Governo. Il governo deve fare quello che fa un governo vero. Noi vogliamo produrre in Italia, e da questo punto di vista c'è la necessità che il governo si faccia garante di un piano straordinario per produrre posti di lavoro. Noi denunciamo il rischio concreto che un'intera struttura industriale rischi di scomparire. Bisogna agire sulle ragioni che hanno prodotto questa crisi. E la prima ragione è una redistribuzione della ricchezza a danno di chi lavora che non ha precedenti. Perchè se c'è la crisi è per i bassi salari, per la precarietà, perchè l'Italia è il Paese che in Europa ha investito meno sul terreno dell'innovazione. Noi vogliamo un cambiamento, una riconversione ecologica della nostra industria. Poniamo il problema della sostenibilità ambientale delle produzioni e della sostenibilità sociale delle scelte fatte. Noi siamo contenti che non ci sia più il governo Berlusconi. Ma proprio per questa ragione, ci permettiamo di dire a questo governo che così come sta agendo non va bene. La riforma delle pensioni fatta così non va bene, non affronta i problemi come dovrebbe. I lavori non sono tutti uguali, e dire che è tutto uguale è un'ingiustizia, e non è nemmeno vero. Un sistema contributivo, puramente contributivo, in Europa non esiste. Se prendete un giovane con alle spalle 10-15 anni di lavori precari, con quale situazione andrà in pensione? Questa, per noi, non può essere considerata una riforma a regime pensionistica. Con questa riforma ci sono migliaia di lavoratrici e lavoratori che rischiano di trovarsi senza pensione e questo è inaccettabile. Questo è un tema che non si può scambiare con nulla. Questo è un elemento di giustizia e di equità. Offriamo questa piazza a tutta la Cgil perchè insieme si possa continuare, ma i metalmeccanici oggi dicono che come siamo venuti oggi a San Giovanni, siamo pronti ad andare sotto i palazzi del governo, che ci deve dare delle risposte. C'è in corso un attacco alla storia, alla storia sindacale del nostro Paese. Se in Italia abbiamo dei diritti, se ci sono i contratti, è perchè c'è stata una capacità unitaria dei sidnacati per ottenere quei diritti. Perchè è importante il contratto nazionale? Perchè i diritti sono gli stessi se si lavora in una grande azienda come in una piccola. Ma se si accetta la logica che il sindacato diventa il mastino dell'azienda, se si accetta la logica di mettere in competizione i lavoratori gli uni con gli altri, non c'è più la libertà di essere cittadini. La libertà, la democrazia, sancite dalla nostra Costituzione, devono essere garantite. Può anche essere che il dottor Marchionne decida di pagare le tasse all'estero. Ma in Italia facciamo rispettare la Costituzione e le leggi del nostro Paese a chiunque, e governo e Parlamento non si devono calare il cappello di fronte a Marchionne! E se passa questa logica significa che anche loro subiscono il ricatto di Marchionne! E comunque va tirato anche un bilancio: un anno e mezzo fa ci si diceva che il caso e il modello di Pomigliano era un caso unico, che c'era la crisi. Oggi quel modello è stato esteso a 86mila lavoratori! E poi dove sono i 20 miliardi di investimento? La Fiat sta perdendo quote di mercato! Davvero si può pensare che si possono produrre macchine in Italia per venderle negli Stati Uniti? Ma è una cosa logica? E' così complicato da capire? E noi dovremmo legare le nostre condizioni al fatto se la massaia dell'Ohio compra la anda fatta in Italia, ma stiamo scherzando? Siamo al punto che si chiudono le fabbriche di autobus mentre l'Europa multa l'Italia perchè abbiamo gli autobus che inquinano troppo. Non ci vuole una laurea per capire che è melgio fare un piano industriale per produrre autobus nuovi e smettere di pagare le multe. Noi non abbiamo nessuna intenzione di rientrare dalla finestra. Come ci hanno cacciato dalla porta, noi rientreremo dalla porta principale, perchè così è la nostra democrazia, così dice la Costituzione e la nostra dignità non è in vendita nè oggi nè domani. Noi diciamo di "no" ad una cosa precisa: l'articolo 18 non si tocca, questo è un punto chiaro. L'unica cosa che per noi è possibile, se proprio la vogliono fare, è di estendere l'articolo 18 a chi non ce l'ha. Lo diciamo esplicitamente: bisogna ridurre la precarietà. Il contratto a tempo indeterminato deve essere e rimanere il vero punto di riferimento per l'assunzione delle persone. Bisogna far pagare di più le forme di lavoro precario. Non solo siamo il paese in Europa con il precariato più alto. Ma chi ha un lavoro precario ha un salario inferiore del 20-25%. Certo che le imprese usano questo modello. Ma bisogna anche dire che va ridotta la spesa per il lavoro indeterminato, e che se davvero vogliono usare le forme precarie devono pagarle più care. E a parità di ore di lavoro devono corrispondere parità di diritti. Diciamo le cose come stanno: la cassa integrazione è pagata dai lavoratori e dalle imprese. E se oggi ci sono aziende e settori che non hanno soldi per la Cig, tutte le imprese devono pagare i contributi, e così si estenderà questo diritto a tutti. Noi dobbiamo affrontare il problema del reddito di cittadinanza, attraverso la fiscalità generale. Due esempi: la formazione è decisiva, ma l'università è un diritto garantito a tutti? Introdurre il reddito di cittadinanza vuol dire garantire a tutti l'istruzione, e impedire a chi ha un lavoro precario di essere costantemente sotto ricatto. La nostra Costituzione dice che il lavoro è un diritto. Ma proviamo a metterci nei panni di un giovane. In Italia, il governo Berlusconi, prima di andare via, ha fatto una legge, che dice che si può derogare dai contratti nazionali e anche dalle leggi con i contratti aziendali. Siamo di fronte a una cosa mai successa. E questa legge c'è perchè la Fiat l'ha chiesta. La Fiat condannata 4 volte da 4 tribunali diversi per comportamento antisindacale e s'è salvata per l'articolo 8. Vogliamo fare una cosa vera? Si cancelli l'articolo 8. quella legge è anticostituzionale. Sappia questo governo che se non cancellano questa legge noi siamo pronti, e l'abbiamo imparato con i referendum dell'anno scorso a raccogliere le firme per cancellare questa legge che è contro la nostra democrazia. Se il governo volesse, potrebbe fare anche una bella legge sulla rappresentanza. Noi chiediamo una cosa precisa. Così come avvenuto con i lavoratori del pubblico impiego, perchè non facciamo una legge per estendere le rsu a tutte le fabbriche? Vuol dire arrivare a una certificazione della rappresentanza. Una legge sulla rappresentanza degna di questo nome deve affrontare il problema della validazione dei contratti. Se ci sono accordi separati, è perchè ai lavoratori è impedito di poter scegliere e votare sui loro accordi. L'unità sindacale è innanzitutto un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori. Questo è l'unico modo per ricomporre, la democrazia è la condizione dell'unità sindacale. Mi risulta che la prossima settimana diversi parlamentari presenteranno una proposta per la modifica dell'articolo 19. Se il governo ha a cuore la coesione sociale, se ha a cuore gli interessi di chi lavora, cancelli l'articolo 8, e intervenga per ripristinare da subito la libertà di scegliere i propri delegati anche tra i rappresentanti della Fiom. Io credo che la miglior risposta alle polemiche sia questa piazza. A questo punto anche tutte le forse politiche facciano in autonomia il loro lavoro ma siano capaci di ascoltare. Se c'è una cosa che mi preoccupa è la distanza che rischia di crearsi in questo paese tra la gente e la politica. Senza politica non c'è democrazia. Da questa piazza si leva una domanda: la politica torni a rappresentare gli interessi delle persone! Noi siamo di fronte ad un passato: la Fiom da sempre ha detto di essere contro la logica delle grandi opere, le centrali nucleari, l'acqua privata, il ponte sullo stretto, il Tav.. Ma non perchè siamo contro a prescindere. Ma perchè pensiamo che oggi un nuovo modello di sviluppo deve affrontare la sostenibilità ambientale delle cose che si fanno. Come ha detto il presidente della comunità montana della Valsusa, il problema è come si spendono i soldi in Italia. Chiunque di noi sa che se si va fuori dalla tratta dell'alta velocità in Italia si ritrova con i treni dei pendolari nelle condizioni che conosciamo. Il problema non è essere contro la modernità, ma capire se si vuole costruire un piano nazionale della mobilità. Finmeccanica vuole disfarsi di Andalso energia, vorrebbe fare solo attività militari, ed è controllata al 30% dal governo. Fincantieri, la siderurgia, Fiat, si parla delle attività di questo Paese. sarebbe necessario aprire una discussione su quello che serve a questo paese, coinvolgere la ricerca, le università, dove la ricostruzione dell'Aquila, la gesitone del territorio, sono punti decisivi. Noi siamo il Paese con 120 miliardi di evasione fiscale e 60 miliardi di corruzione. In questo Paese la mafia ha ormai in mano pezzi decisivi dell'economia. E se si vuole davvero cambiare bisogna avere la capacità di ascoltare, la democrazia non è fatta di scelte già fatte. E' una musica già sentita. Bisogna aprire una fase di discussione anche diversa. Nella storia dei movimenti sidnacali, le manifestazioni, i presidi, c'è un elemento di discrimine: la nonviolenza. Anche su questo terreno deve esserci capacità di ascolto. Noi vogliamo riconquistare il contratto nazionale del lavoro. Che sia tale perchè approvato dalle lavoratrici e dai lavoratori, che tuteli i diritti di tutti. Noi qui avanziamo una proposta precisa agli altri sindacati. Sappiano se le nostre proposte non vengono accolte, noi non abbiamo nessuna intenzione di accettare questa situazione. Fabbrica per fabbrica, andremo a riconquistarci il contratto nazionale del lavoro. Non abbiamo intenzione di fermarci qui, vogliamo proseguire dopo questa manifestazione. Questa piazza si rivolge a tutto il mondo del lavoro, dimostra una disponibilità, e la Cgil lo deve sapere, che se da lunedì non c'è una trattativa aperta, da questa piazza viene la disponibilità a proseguire fino allo sciopero generale. Noi dobbiamo dire con chiarezza che siamo pronti a continuare la nostra lotta nei territori e tornando a Roma. Concludo dicendo a tutte le forze politiche di tenere conto di questa piazza, di tutte le rappresentanze. Chi oggi è qui ha scioperato, non sta facendo una gita. Ci ha rimesso il salario! Gente che vive con 1200 euro al mese, in questa piazza non c'è nessuno con una dichiarazione dei redditi simili a quelle del govenro. E siamo noi a pagare le tasse, il 90% delle entrate del fisco viene dai lavoratori dipendenti. Non abbiamo nessuna intenzione di fermarci, siamo la parte migliroe del Paese. Senza la Fiom e senza i metalmeccanici non si esce dalla crisi, andremo avanti fino a che non ristabiliremo la democrazia e i diritti per tutti i lavoratori. Viva la Fiom, viva la Cgil e viva tutte le lavoratrici e i lavoratori."
ore 13.39: prende la parola Giovanni Barozzino, uno dei tre operai reintegrati dalla Corte d'Appello a Melfi. "Mi permetto di dire a quei politici che non sono presenti qui oggi con varie scuse che non sta a me giudicare. Ma voglio ricordare che un grande uomo che ha fatto la storia di questo paese, Enrico Berlinguer, diceva che un 'vero politico di sinistra fa le cose per il popolo e insieme al popolo'. Il popolo è qui, ascoltatelo!"
ore 13.36: dal palco Fiom: "Non vogliamo più essere offesi, noi non siamo fannulloni, non siamo ladri! Ladro è chi nasconde i capitali all'estero, non chi lavora e crea ricchezza per il paese!"
ore 13.25: la piazza applaude il palco, il palco applaude la piazza. Giornata molto bella di democrazia.
ore 13.11: sale sul palco Moni Ovadia: "E' un onore essere qui. Faccio un saluto veloce perchè oggi siamo qui per ascoltare le voci dei lavoratori. Questa piazza parla la lingua della democrazia, che usa parole fondamentali: uguaglianza, solo tra uomini uguali si può parlare di libertà. L'altra parola è la giustizia sociale, il cemento della democrazia. Oggi in questo paese si vuole, sfruttando la cosiddetta emergenza, tenere sotto ricatto i lavoratori. Vogliono costruire un futuro di uomini servili, non di libertà. Noi vogliamo un mondo di gente con gli stessi diritti, non possiamo accettare quello che oggi viene proposto come la soluzione dei mali mentre è il Male, una società che diventa piano piano autoritaria. E colpiscono i lavoratori perchè sono il pilastro della democrazia. Continuiamo questa lotta, la lotta di tutte le persone perbene."
ore 13.06: Sul palco esponente dei metalmeccanici greci: "Non permettremo che riducano a brandelli il nostro paese!"
ore 13.02: "L'aggressione fascista avvenuta stamane liceo Righi è un fatto grave e allarmante. E' purtroppo la piena, ulteriore conferma che a Roma, negli ultimi anni, gli ambienti di estrema destra hanno goduto di una legittimazione omertosa che genera oggi effetti a dir poco deleteri sulla sicurezza e sulla vita democratica della nostra citta'". Lo dichiarano, in una nota, i consiglieri regionali di Italia dei Valori, Vincenzo Maruccio e Giulia Rodano. "Ci auguriamo - continuano - che, oltre ad ostacolare lo svolgimento dei cortei con argomenti pretestuosi, Alemanno abbia almeno l'onestà intellettuale di condannare pubblicamente questa ennesima aggressione fascista avvenuta a Roma: gli ricordiamo - concludono i consiglieri dell'Idv - che oggi è il sindaco, non un militante di destra".
ore 13.00: "Sono loro che hanno deciso di non esserci, nonostante la logica e la necessita' di esserci". Cosi' il deputato del Pd, Furio Colombo, spiega la sua decisione di scendere in piazza con la Fiom nonostante l'astenzione del Partito Democratico. "Si cerca di cancellare i diritti dei lavoratori -continua - quello che avviene nelle fabbriche è contro la Costituzione".
ore 12.46: adesso sul palco una rappresentanza degli studenti ("inascoltate le richieste del mondo dello studio"), a breve salirà a parlare un esponente del sindacato dei metalmeccanici greci.
ore 12.44: "Il governo convochi Marchionne e lo vincoli a fare investimenti" in Italia: è questa la richiesta del segretario generale della Fiom.
ore 12.44: Ivan Pedretti, dello Spi CGIL, dalla piazza: "Le rivendicazioni degli operai sono identiche a quelle dei pensionati, la battaglia dei metalmeccanici è la battaglia della Cgil e dei pensionati. Ci battiamo in solidarietà con tutte le categorie del lavoro, rivendicare i diritti del lavoro è un aiuto anche per i diritti della persona anziana."
ore 12.40: "Se la democrazia, la Costituzione e i diritti vengono cancellati nei luoghi di lavoro, di conseguenza scompaiono anche nel resto del Paese, nella società e nella vita di ciascuna e ciascuno di noi. Mai andrebbe dimenticato, infatti, che il fondamento della nostra Repubblica è la Costituzione e la Costituzione stabilisce con chiarezza, al suo articolo 1, che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro": è quanto scrive Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, in un post sul suo blog.
ore 12.30: arriva un tweet di FiomCgil: "#Marchionne guardi la piazza della #Fiom e riveda le sue decisioni di tenere fuori dalle fabbriche i nostri iscritti. Democrazia al lavoro!"
ore 12.28: "Il governo Monti - dice Scudiere della Cgil - deve impostare politiche serie per la crescita e il primo passo dovrà essere un buon accordo sugli ammortizzatori sociali e sulle politiche di crescita per creare lavoro per i giovani e rilanciare tutto il nostro sistema economico".
ore 12.12: Gli studenti del liceo Righi di Roma, in seguito all'episodio verificatosi stamane, chiedono "un momento di riflessione sull'accaduto", poi convocheranno a breve assemblea d'istituto straordinaria invitando Maurizio Landini per discutere assieme dell'accaduto e prendere posizione a riguardo.
ore 12.05: "Se le imprese italiane vanno peggio non è per colpa dell'articolo 18 ma perchè si è investito meno per la ricerca e per l'innovazione". Lo ha detto Maurizio Landini da piazza San Giovanni.
ore 12.03: Dalla piazza, sul palco Sandro Plano, sindaco Pd Notav:"non siamo una valle che dice solo no".
ore 12.00: La preside del liceo Righi di Roma ha dichiarato all'agenia di stampa Dire che, durante gli attimi di tensione verificatisi stamane a danni di tre liceali davanti all'istituto, "I docenti si sono spaventati, hanno provato a separare gli studenti, ma sono stati aggrediti anche loro".
ore 11.58: “Oggi manifestiamo con i tecnici, gli operai, gli impiegati e i metalmeccanici per difendere la Costituzione repubblicana nei luoghi di lavoro, per combattere la precarietà dei giovani e per sostenere che i diritti devono valere per tutti”. Lo affermano in una nota congiunta i capigruppo dell’Italia dei Valori di Camera e Senato, Massimo Donadi e Felice Belisario, il portavoce nazionale, Leoluca Orlando, e il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi, che stanno partecipando al corteo della Fiom insieme a una nutrita delegazione del partito.“Il governo Monti ascolti le parole di questi lavoratori che sono la vera risorsa per la ripresa economica, così come riconosca alle imprese che investono in Italia condizioni migliori per riprendere la competitività e generare lavoro sicuro. E’ gravissimo che il governo insista sulle modifiche dell’articolo 18 perché non c’entra nulla né con le ragioni della crisi, né come soluzione alla stessa. L’IdV ha presentato proprie proposte di legge per dare alla parola crescita un significato concreto, partendo dalla constatazione che i lavoratori italiani sono una risorsa e devono essere rispettati. Esattamente l’opposto di quanto sta facendo la Fiat gestita da Marchionne, che ha chiuso molti stabilimenti e si prepara a chiuderne altrettanti. L’ad della Fiat sta mortificando la Costituzione e la legge italiana”.
ore 11.44: sulla pagina facebook della Fiom Cgil si legge: "Dopo il 15 ottobre piazza San Giovanni è di nuovo bella, piena, colorata e pacifica! E oggi e la piazza del lavoro, la piazza dei diritti e la piazza dell'equità sociale!"
ore 11.34: gli studenti, partiti da La Sapienza, sono arrivati a Piazza della Repubblica e si uniscono al corteo, la cui coda ancora deve muoversi. Intanto, piazza San Giovanni si va riempiendo mentre sono iniziati gli itnerventi dal palco. Ora parla una rappresentante del movimento per l'acqua pubblica.
ore 11.30: Dal palco, testimonianza di Daniela Rombi, madre di una vittima della strage del 29 giugno 2009 di Viareggio: i parenti delle vittime si costituiranno parte civile contro FS.
ore 11.25: "Tira una brutta aria. Qualcuno pensa di risolvere i problemi economici dell'Italia trasformandola in una piccola Cina. Ci sono sempre meno diritti e stipendi sempre piú bassi. Il governo mente quando sostiene che l'abolizione dell'Art 18 metterebbe le ali all'economia. Non è assolutamente vero, i vincoli che impediscono all'Italia di crescere sono ben altri e noi siamo qui per dire che esiste un altro modello". Così Massimo Donadi dal centro del corteo.
ore 11.19: "I partiti facciano il loro mestiere rappresentando anche chi lavora, perchè questa è la parte del paese che paga le tasse e che fa andare avanti il paese per tutti". Sono le parole di Maurizio Landini in testa al corteo.
ore 11.10: "La Fornero è il peggior ministro: persegue logiche di rottura con gli operai". Lo ha affermato il responsabile Welfare dell'Idv, Maurizio Zipponi. "Marchionne, invece - ha aggiunto - sta scappando con un sacco di soldi dall'Italia e chiude gli stabilimenti usando la Fiom come capro espiatorio".
ore 11.05: La testa del corteo è ormai arrivata a piazza San Giovanni, la coda ancora in piazza della Repubblica, si parla di almeno 50mila persone.
ore 11.00: "Penso che il lavoro debba tornare al centro della discussione e se le forze politiche che si richiamano a sinistra sono in grado di recuperare una rappresentanza del lavoro non può che fargli bene". Così il leader della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha risposto a chi gli chiedeva di commentare l'assenza del Pd alla manifestazione delle tute blu.
ore 10.45: "Considerare i lavoratori come merce alla stregua di un bullone è inaccettabile". Lo ha sottolineato il capogruppo dell'Idv al Senato Felice Belisario, in piazza con la Fiom. "Siamo in piazza con i lavoratori della Fiom per dire giù le mani dall'articolo 18 e per difendere il diritto ad un lavoro tutelato dalla Costituzione", ha aggiunto.
ore 10.40: almeno 40mila persone, corteo lunghissimo, la testa è già in via Merulana e la coda ancora non è partita da piazza della Repubblica. In prossimità della testa del corteo, striscione notav: "Giù le mani dalla val di Susa".
ore 10.38: "Il mio partito purtroppo non ha capito che questa è una manifestazione per la difesa del lavoro, non per la Tav. Credo che in un momento così difficile sia doveroso essere in piazza oggi". A dichiararlo è Vincenzo Vita, parlamentare del Partito Democratico, riferendosi all'assenza in piazza del suo partito.
ore 10.37: “E' partito il corteo della Fiom e noi dell'IdV siamo al fianco dei lavoratori per la difesa dei diritti, del lavoro, della democrazia e della Costituzione. Oggi sarei stato volentieri in piazza, ma come sapete non posso. Seguirò la manifestazione grazie alla diretta streaming trasmessa anche sul sito www.italiadeivalori.it”. E’ quanto scrive sul suo profilo facebook il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.
ore 10.26: Il corteo sfila sulle note di "Bella Ciao".
ore 10.25: Presenti al corteo anche due dei tre operai dello stabilimento Fiat di Melfi, Marco Pignatelli e Giovanni Barozzino, che sono stati recentemente reintegrati dalla Corte d'Appello. Felice Belisario, che li ha incontrati pochi giorni fa, dichiara dalla piazza: "La manifestazione di oggi è un chiaro messaggio al governo: non ci deve essere accanimento sull'articolo 18 e sui diritti dei lavoratori."
ore 10.25: Alla testa del corteo un grande camion con altoparlanti e musica, i manifestanti sono muniti di numerosi fischietti.
ore 10.21: "Via il governo di banche e Confindustria per un governo dei lavoratori", "Giu' le mani dall'art.18", "No alla Padania padrona": è quanto si legge su alcuni cartelli issati dai manifestanti.
ore 10.16: "Partecipo alla manifestazione con i dipendenti dei treni notte e con la Argol, la Mercedes, licenziati da questo governo che tutto fa meno creare sviluppo": lo dichiara il senatore Stefano Pedica dell'IdV.
ore 10.15: Massimo Donadi: "Proprio 2 giorni fa abbiamo presentato 3 proposte concrete, fattibili, di riforma del mondo del lavoro, che se venissero attuate potrebbero rilanciare l'occupazione e la crescita senza intaccare i diritti dei lavoratori".
ore 10.10: Il corteo è partito da circa 20 minuti ma la piazza è ancora piena e continua ad arrivare gente.
ore 10.05: Leoluca Orlando e Maurizio Zipponi da piazza Esedra: "E' in corso un attacco ai diritti costituzionali dei lavoratori, l'Idv è in piazza con la Fiom per la difesa di questi diritti e per questo siamo impegnati in tutte le sedi, parlamentari e non".
ore 9.53: Questa mattina a Roma, intorno alle 8, un gruppo di neofascisti appartenenti all'organizzazione 'Contro tempo' ha aggredito gli studenti del liceo Righi che stavano volantinando all'ingresso della scuola a sostegno dello sciopero e della manifestazione della FIOM
ore 9.47: E' partito il corteo Democrazia al lavoro: la manifestazione passerà per via delle Terme di Diocleziano, via Amendola, via Cavour, piazza dell'Esquilino, via Liberiana, piazza Santa Maria Maggiore, via Merulana, largo Brancaccio, viale Manzoni, viale Emanuele Filiberto. L'arrivo è in piazza San Giovanni, previsto per le 13.30 con comizio conclusivo di Landini.
ore 9.45: E' già in piazza Maurizio Landini.
ore 9.40: Forte afflusso a piazza Esedra, già piena. Centinaia di bandiere della Fiom, dell'Udu, dell'IdV, di Sel, Federazione della sinistra, Filps, Il Manifesto, NoTav. L'afflusso continua, il corteo ancora non è partito. La metropolitana di Roma sta subendo forti disagi. Dell'IdV presenti in piazza una delegazione delle donne, dei giovani, Massimo Donadi, Leoluca Orlando, Giuliana Carlino, Felice Belisario, Stefano Pedica, Maurizio Zipponi, Giulia Rodano, Vincenzo Maruccio. Antonio Di Pietro, che non può essere in piazza per motivi di salute, sta seguendo la diretta della manifestazione.
ore 9.30: In migliaia a Piazza Repubblica
ore 9.20: I manifestanti si stanno concentrando a P.zza della Repubblica
ore 9.00: Chiusura di zona P.zza Repubblica, autobus deviati
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L'Italia dei valori scende in piazza con la Fiom per difendere i diritti dei lavoratori. Questa mattina una delegazione dell’Italia dei Valori, guidata dai capigruppo di Camera e Senato, Massimo Donadi e Felice Belisario, dal portavoce nazionale, Leoluca Orlando, e dal responsabile lavoro del partito, Maurizio Zipponi, parteciperà alla manifestazione indetta dalla Fiom. L’appuntamento è alle 9.30, presso il gazebo dell’IdV allestito di fronte alla basilica di Santa Maria degli Angeli di piazza Esedra. Con le matalmeccaniche ci saranno anche le donne IdV che porteranno uno striscione con la scritta: "Mai più dimissioni in bianco e articolo 18 per tutte e per tutti".
Antonio Di Pietro ha subito aderito all’appello del segretario nazionale Fiom, Maurizio Landini, anche se, ha scritto in una lettera aperta ai metalmeccanici, "purtroppo un piccolo problema di salute mi impedisce di essere fisicamente lì con voi. Ma moralmente sarò in prima fila per portarvi la mia solidarietà e quella di tutta l’Italia dei Valori”.
"Le vostre ragioni sono chiare - afferma il presidente IdV -, forti e profondamente condivise da noi dell’Italia dei Valori. Con la democrazia non si scherza, e oggi, la Fiat si pone, di fatto, al di fuori delle regole democratiche”. Spiega Di Pietro: “Quando ignora le sentenze della magistratura che impongono il reintegro dei delegati licenziati a Melfi, quando non assume i lavoratori con la tessera della Fiom in tasca a Pomigliano, quando annulla contratti nazionali e aziendali unitariamente sottoscritti e ne applica altri mai votati dall’insieme dei lavoratori, la Fiat straccia pubblicamente la sostanza più intima della Costituzione repubblicana. Mette in scacco la stessa tenuta democratica del nostro Paese. Per questo voi, non difendete solo i vostri diritti ma quelli di tutti i cittadini italiani”.
“Dopo il dramma del Ventennio berlusconiano – scrive ancora il presidente dell’IdV - la nostra Repubblica non può rifondarsi di nuovo sui soprusi dei potenti e sui privilegi delle caste a danno dei lavoratori e di quelle imprese che investono in Italia e rispettano i diritti. È inaccettabile che si colpiscano coloro che comprendono il valore del lavoro: il vero e insostituibile elemento che può restituire competitività all’economia italiana”. Di Pietro conclude ricordando che “il principio base delle democrazie moderne è semplice: la legge è uguale per tutti. Deve esserlo anche per la Fiat e per Sergio Marchionne".
"Sabato 3 marzo l'Italia dei Valori sarà in piazza a Roma con i lavoratori del settore edile, per protestare contro i tagli ai posti di lavoro e contro la drastica riduzione degli investimenti". Lo afferma il responsabile lavoro e welfare dell'IdV, Maurizio Zipponi. "Negli ultimi quattro anni, nel settore edile, sono stati persi ben 300.000 posti di lavoro, diminuiti gli investimenti in termini di risorse e aumentate sia la cassa integrazione straordinaria, sia la cassa in deroga. Condividiamo, inoltre, le preoccupazioni sulle emergenze individuate dalla piattaforma unitaria, come l'esaurimento degli ammortizzatori sociali e le infiltrazioni criminali tra gli operatori economici del settore, su cui chiediamo un intervento urgente del Governo. Non è possibile continuare a ridurre le risorse destinate alle politiche di sostegno e al reddito, senza attivare nuovi investimenti per la crescita e per l'occupazione. Bisogna riposizionare il mondo dell'edilizia sul risparmio energetico e sulle filiere delle attività e delle produzioni sostenibili. Far partire alcune infrastrutture strategiche, a cominciare da quelle ferroviarie, e sostenere un piano straordinario di opere pubbliche già programmate dagli Enti Locali, ma bloccate dal Patto di stabilità. Chiediamo al Governo di rispondere concretamente al grido di allarme delle imprese e dei sindacati, e di rilanciare le politiche del settore dentro le scelte strategiche di sostenibilità, legalità e qualità del lavoro che costituiscono da oltre due anni un terreno d'iniziativa quotidiana da parte dell'Italia dei Valori".
Sergio Marchionne è l’amministratore delegato Fiat che ha già chiuso Termini Imerese, Irisbus , CNH di Imola e si avvia a chiudere Maserati di Modena e ha oltre la metà dei dipendenti in cassa integrazione pagata dallo Stato. Sotto la sua gestione, ai lavoratori sono stati sottratti gli elementari diritti democratici garantiti dalla Costituzione: gli operai non possono più votare per chi vogliono, dal momento che chi non firma i contratti non ha più diritto di rappresentanza, e gli sono stati fortemente limitati il diritto di sciopero e quello di andare in malattia.
Marchionne non è il primo manager che guida la Fiat col pugno di ferro. Ma mentre gli altri, come Valletta e Romiti, almeno lo facevano per produrre e vendere automobili italiane, il suo obiettivo è portare via dall’Italia il grosso della produzione e garantire agli azionisti ricchi dividendi con le manovre finanziarie invece che costruendo automobili che funzionano. Il presidente del consiglio Monti trova che questa sia un’importante innovazione. Forse per qualcuno lo sarà davvero, ma certo non per l’Italia.
Anche se vende ogni mese meno macchine dei concorrenti perdendo così continuamente quote di mercato, la Fiat ha appena premiato il suo amministratore delegato con un pacchetto di azioni del valore di oltre 50 milioni di euro. Giustamente. Marchionne sta facendo bene il suo lavoro, che non è produrre automobili ma arricchire gli azionisti con i giochi di prestigio finanziari, mettere in ginocchio i lavoratori e poi mollare l’Italia.
Per anni il governo Berlusconi è stato a guardare questa manovra senza muovere un dito per difendere uno dei principali asset strategici italiani, al contrario di quanto facevano gli altri governi europei. Col nuovo governo non è cambiato proprio niente. Anche se per un secolo la Fiat ha usufruito di ogni tipo di aiuto possibile da parte dello Stato italiano, Monti e Passera si comportano come se la faccenda non li riguardasse.
Su questo pacchetto di azioni Sergio Marchionne pagherà al massimo il 30% di tasse, cioè molto meno dei dirigenti Fiat e poco più dei suoi operai con 1200 euro di salario al mese. Ha preso la residenza in un cantone svizzero e così agli occhi del fisco compare come “cittadino residente all’estero”. Formalmente è tutto in regola, nella sostanza è un modo sfacciato di fregare il fisco italiano.
Forse i nostri ministri dovrebbero dire e fare qualcosa di fronte a comportamenti scandalosi come questo, invece di uscirsene fuori con battute di pessimo gusto sulle difficoltà dei giovani che non trovano lavoro. Il presidente Obama dice che i manager dovrebbero pagare più tasse delle loro segretarie. A noi basterebbe che Marchionne pagasse almeno quello che pagano i suoi dipendenti.
Il settore della cantieristica sta attraversando una grande trasformazione per la presenza sul mercato di realtà, come la Corea del Sud, che tolgono alle realtà occidentali lavorazioni di bassa qualità ma ad alto impatto occupazionale. La Fincantieri è stata ed è nel mondo leader, in particolare sulle navi da crociera, settore oggi in crisi. Pertanto diventeranno fondamentali due operazioni: la prima è quella di infrastrutturare i cantieri italiani con il ribaltamento a mare e con le innovazioni tecnologiche necessarie, la seconda è quella predisporre, seppur già in ritardo, la ricerca e la progettazione di nuovi prodotti che oggi il mondo richiede, in particolare tutti quelli off-shore ad alto valore aggiunto. Per gestire la transizione senza creare drammi sociali è necessario ridiscutere l’accordo raggiunto sulla cassa integrazione, ripartire sui vari cantieri il carico di lavoro, utilizzare i contratti di solidarietà e predisporre da parte del governo, il piano trasporti via mare oltre alla rottamazione delle “carrette del mare” per merci e persone. E’ pertanto inspiegabile e superficiale il comportamento del Ministro Passera, che ieri si è limitato a generali informazioni sulla cantieristica italiana, mentre serve un serio piano industriale concertato con il governo e costruito con confronti serrati tra azienda e organizzazioni sindacali, al fine di evitare che esploda il conflitto sociale e nelle città portuali a partire da Genova, a Palermo, ad Ancona e Castellammare di Stabia oltre che Venezia e Monfalcone. Italia dei Valori chiede che il Ministro riconvochi subito tutte le parti sociali aprendo così una seria trattativa evitando di fare il passacarte degli errori del governo precedente.
Antonio Di Pietro Maurizio Zipponi Leoluca Orlando Nello Di Nardo David Favia Fabio Giambrone Carlo Monai Giovanni Paladini