Se Bertoldo non va all’albero sarà l’albero a farsi trovare…

albero_spoglioIn Parlamento va in scena una replica del celebre apologo di Bertoldo e l’albero. Racconta l’apologo che Bertoldo, condannato a essere impiccato, come ultimo desiderio chiese di scegliere l’albero al quale offrire il collo. Si sa che a tutt’oggi Bertoldo non ha trovato il ramo al quale appendersi. Lo stesso sta accadendo sulla legge che modifica il contributo pubblico ai partiti. Rinvii in commissione, emendamenti, pressioni nemmeno troppo velate dei tesorieri, dei dipendenti dei partiti, tutto per superare l’estate senza fare niente sperando nello stellone patrio. Il popolo italiano, però, non farà come le guardie di Bertoldo e troverà, più prima che poi, l’albero adatto ove far penzolare i partiti alla loro tattica suicida. Nessun contributo diretto ai partiti, nessuna sede offerta a titolo gratuito, limite ai versamenti liberali (ovvero sì agli sponsor ma entro precisi limiti per evitare partiti in mano al miglior offerente), mantenimento della quota del 2 per mille come contribuzione fiscale senza ulteriori arrotondamenti, nessuna ripartizione dell’inoptato, nessuna obbligatorietà del versamento in Irpef. Questo è ciò che si deve fare per obbedire alla volontà popolare, espressa anche attraverso la raccolta delle firme per il referendum abrogativo del contributo pubblico ai partiti promossa sotto i nostri gazebo. I partiti devono tornare a essere luogo di militanza, basare la loro vita sugli iscritti, dotarsi di uno statuto in cui sia evidente la loro struttura democratica interna. L’IdV, col suo ultimo congresso, ha imboccato questa via, essenziale per fondare la propria rinascita. La stessa legge sul finanziamento pubblico spingerà tutte le forze politiche in tale direzione, una svota essenziale per risollevare non solo i partiti ma l’intera politica italiana.