Sara’ ripresa o ripresina?
 Consiglierei al governo occhiali per correggere la miopia

shutterstock_244004323Ormai sono tutti sicuri che ci sarà la ripresa e la si vede anche molto vicina. I dati, dice il Governo, sono confortanti e anche le richieste di nuove assunzioni fanno ben sperare. Purtroppo ci sono invece molti se e molti ma che occorre valutare anche perché la storia degli ultimi anni,Ormai sono tutti sicuri che ci sarà la ripresa e la si vede anche molto vicina. I dati, dice il Governo, sono confortanti e anche le richieste di nuove assunzioni fanno ben sperare. da Berlusconi a Renzi 2014 ci dice che le previsioni sono sempre state ottimistiche ma la realtà ben altra cosa. Nel 2012 Monti disse che si vedeva la luce alla fine del tunnel con ripresa nel 2013, alla fine del 2013 Letta disse che c’era inversione di tendenza e si vedeva la crescita mentre nel DEF 2014 Renzi scrisse Pil nel 2014 + 0,8% : abbiamo perso lo 0,4%.Questa è storia: e il futuro? Il governo prevede per il 2015 un + 0,5% che è praticamente il dato medio fra le tante previsioni di Ocse, Fmi, Bankitalia, Istat, Confindustria e Commissione Europea che oscillano tra uno 0,4% e uno 0,8%. Ma su cosa si basano queste ottimistiche previsioni? Soprattutto su variabili economiche che non sono sotto il nostro diretto controllo e che soprattutto non sono strutturali ma molto molto aleatorie. Vediamole una per una.

  1. 1)  Attività illegali : con la nuova normativa europea SEC 2010 (o ESA 10) si sono ricalcolati i valori del Pil a partire dal 2011. Le attività illegali nel loro complesso contribuiscono alla formazione del valore aggiunto del 2011 per circa 14,3 miliardi di euro, con un’incidenza dello 0,9% sul prodotto interno lordo dell’economia italiana. Negli anni successivi i dati sono cambiati di poco e comunque questo aumento del Pil è ormai stato scontato negli anni precedenti al 2015
  2. 2)  Costo del petrolio : a parte il drastico calo del prezzo al barile, che è sceso di oltre il 50% dai 100$ ai 50$, e anche meno per il WTI, il prezzo alla pompa, risentendo per circa due terzi dell’incidenza fiscale che è praticamente rimasta costante, è diminuito di solo il 25%. Ma il problema principale è per quanto tempo il prezzo al barile resterà basso? La ragione di prezzi così bassi è legata alla grande produzione Usa di shale gas e oil, petrolio e gas da frantumazione e all’azione di difesa dei produttori arabi. E’ la bolla dello shale oil e dello shale gas, cresciuta a dismisura nel corso dell’ultimo decennio, ora matura per scoppiare. Con il petrolio a prezzi così bassi, giacimenti Usa nati per essere vantaggiosi con le quotazioni del barile

 

 

attorno ai 90-100 dollari sono diventati improvvisamente un costo non più sostenibile. Soprattutto tenendo conto che la maggior parte dei costi di estrazione e produzione dei pozzi erano garantiti da prestiti concessi in grande quantità e con una leva che in alcuni casi raggiungeva il 90 per cento del totale. In sostanza la stessa cosa accaduta negli anni del boom immobiliare con i mutui concessi senza garanzie alcune. Ora necessita capire quanto tempo passerà ancora prima che i Paesi Arabi inizino di nuovo a far salire le quotazioni del greggio. Fattore comunque al di fuori del nostro controllo.

  1. 3)  Cambio euro-dollaro : l’euro si è svalutato negli ultimi 6 mesi di quasi il 20% e negli ultimi 3 mesi di oltre il 10% in relazione alle dichiarazioni della Bce e del Q.E. prima annunciato e poi messo in essere. Su questo punto ci sono due possibili visioni : la prima che vede Deutsche Bank e anche Goldman Sachs prevedere una discesa del cambio euro/dollaro a 0,80 entro il 2017 e la seconda che vede il Governo Usa reagire e ripilotare il cambio perché altrimenti non sarebbe garantita la ripresa Usa e soprattutto le grandi multinazionali andrebbero incontro a gravi problemi di marginalità sul mercato internazionale. Ricordiamoci comunque che dalla svalutazione dell’euro ne ottiene profitto solo chi esporta al di fuori dei Paesi dell’unione monetaria e che queste esportazioni rappresentano solo il 20% del Pil della zona euro ; se quindi in Italia applichiamo la stessa percentuale alle imprese che esportano (sono solo il 4,5% del totale imprese) il 30% del Pil nazionale si ottiene che solo il 6% del nostro Pil potrebbe esserne influenzato. Quindi quasi nulla mentre tutte le imprese pagheranno di più i prodotti importati in Usd : il bilancio non è detto sia quindi positivo. Ci si potrebbe poi chiedere perché ora tutti plaudono alla svalutazione della valuta quando fino a pochissimo tempo fa tutti erano orgogliosi di un euro forte. Forse qualcuno si sta convincendo che la svalutazione è una buona arma per competere ma purtroppo noi italiani con la moneta unica abbiamo perso questa possibilità che per tanti anni ci ha aiutato a restare tra le maggiori potenze industriali e che viene ancora utilizzata dai Paesi che pur nella U.E. non hanno aderito all’euro. Anche su questo fattore comunque l’Italia potrebbe giocare un ruolo puramente marginale.
  2. 4)  Quantative Easing : Il Quantitative Easing dalla BCE è stato “formalmente” fatto passare all’opinione pubblica come una operazione per poter trasferire ai paesi europei una straordinaria liquidità affinché affluisse all’economia

reale, mentre invece gli effetti certi che produrrà saranno quelli di fornire risorse al sistema finanziario europeo per assicurare un “paracadute” adeguato al rientro delle precedenti operazioni LTRO in scadenza, lanciate nel dicembre del 2011 e febbraio 2012. Guarda caso i 60Mld di euro mensili previsti fino al settembre 2016, coincidono esattamente con le due trance in scadenza di finanziamento lanciate da Draghi per farsi surrogare dalle sue non funzioni di prestatrice di ultima istanza dal sistema bancario e finanziario e pertanto si può star certi che all’economia reale dell’eurozona difficilmente arriveranno se non le briciole. E poi che bisogno c’era d’immettere questa liquidità (80% della quale è garantita dalle Banche Centrali Nazionali) così massiccia a sostegno dei titoli pubblici dei paesi eurodotati se i tassi d’interesse attualmente sono ai minimi storici dai tempi dell’età della pietra? Quale logica dietro il QE che amplifica la possibilità della Germania di potersi finanziare a tassi negativi, mentre dall’altro lascia fuori completamente un paese in agonia come la Grecia a tassi superiori al 10%? Il problema che si ostinano a non prendere in considerazione a Francoforte gli inquilini dell’Eurotower, per non far troppo indisporre i falchi tedeschi, sacerdoti inflessibili dell’ortodossia economica su cui si fonda l’aggregazione monetaria, è nel non attivarsi veramente nel rimuovere i problemi connessi alla mancanza di garanzie. L’assenza di copertura è il principale ostacolo che impedisce che l’enorme mole di liquidità già esistente affluisca effettivamente nella disponibilità delle aziende e delle famiglie. Il comparto creditizio nel suo insieme non considera sufficientemente adeguate le garanzie fornite e in mancanza le banche non si fidano più di prestare il denaro! Altro fattore su cui il Governo può fare ben poco.

5) Job Act e defiscalizzazione Irap e contributiva : anche su questo punto le ultime informazioni governative sono abbastanza trionfalistiche perché si dice che quasi 80.000 imprese avrebbero già dichiarato di assumere alle nuove condizioni di sgravi fiscali e contributivi. Il datore di lavoro potrà risparmiarsi fino a 8060 euro di contributi annuali (per tre anni ma solo per le assunzioni del 2015) oltre al taglio Irap sulla componente lavoro. Il bonus viene riconosciuto anche a lavoratori già dipendenti nella stessa attività d’impresa, sotto forma di uno o più contratti a termine, e viene specificato proprio dall’Istituto di previdenza come l’agevolazione sia consentita anche se l’assunzione a tempo indeterminato deriva da obbligo contrattuale o

anche di tipo legale. Questo è il punto debole perché sembra al momento che la stragrande maggioranza delle richieste sia in questa trasformazione che non porta quindi aumento di occupazione ma solo guadagni per le imprese e spesa improduttiva per lo Stato. Inoltre con il Job Act sarà semplicissimo per le imprese “ poco serie” assumere con gli sgravi e poi licenziare pagando il dovuto e avendo un ottimo risultato finale. Il contratto a tutele crescenti è quindi oggi non più che un contratto a termine finanziato.

Quali vantaggi se ne avranno? A mio avviso pochissimi e comunque non corrispondenti alla spesa prevista nel Def. Anche da questo fattore non deriveranno effetti sulla ripresa significativi.

In conclusione si può solo dire che veramente occorrono ai membri di questo governo occhiali per correggere la forte miopia che non fa vedere (o meglio dire che non vogliono vedere) il vero problema che è un problema interno che non sarà risolto dai fattori internazionali sopra citati, o solo parzialmente, perché fino a quando non risalirà la domanda interna, essendo questa una vera crisi di domanda, e fino a quando non ripartiranno gli investimenti anche dello Stato per creare lavoro e per rispondere al dettato Costituzionale degli art. 1 e 4 dove si stabilisce il principio della piena occupazione. Non esisterà mai un imprenditore che assumerà solo perché il lavoro costa meno. L’imprenditore assumerà solo quando cresceranno gli ordinativi : se lo fa oggi lo fa solo per un puro calcolo speculativo.

Alessandro Lelli

Responsabile Nazionale Laboratorio Economia IdV