Proibire l’intramoenia comporterebbe una fuga di medici

shutterstock_156022646

Proibire del tutto l’intramoenia, come vorrebbe fare il Presidente Rossi, esporrebbe  il sistema sanitario nazionale ad una fuga dei migliori clinici nelle strutture private. In Campania, il problema è particolarmente sentito sia per le lunghe liste di attesa sia per la possibilità che hanno i dirigenti medici responsabili di Unità Operative Complesse, quelli che un tempo si chiamavano primari, di effettuare l’attività intramoenia, l’intramoenia allargata o l’extramoenia senza alcun limite.E’ necessario, pertanto, regolamentare l’attività intramoenia parametrandola al volume professionale totale svolto nella struttura sanitaria di appartenenza, facendo in modo che l’attività libero-professionale, esercitata nell’ambito ospedaliero, non superi mai il volume di quella strettamente prestata per il Sistema Sanitario Nazionale, per la quale il medico è stipendiato. Questa piccola rivoluzione avrebbe il vantaggio di fungere da stimolo per lavorare di più nel pubblico, poiché chi più produce al mattino, o comunque durante il suo orario di servizio, tanto più privato potrà effettuare in ospedale nel pomeriggio. Si accorcerebbero drasticamente le liste d’attesa e tutti i pagamenti sarebbero tracciabili. In Campania, purtroppo, in alcuni casi, l’attività professionale svolta in intramoenia supera quella pubblica, per cui è evidente che la stessa si pone in concorrenza con quella che dovrebbe essere l’attività principale del medico dipendente. Andrebbe poi abolita del tutto l’extramoenia, almeno per i dirigenti di struttura complessa.

Concludendo, auspico che la regione Campania adotti con sollecitudine provvedimenti che limitino l’intramoenia, affinché si eviti il paradosso che essa superi il volume svolto a favore del SSN ed elimini ad horas l’obbrobrio delle visite “pubbliche” negli ambulatori privati in cui non c’è alcun controllo, sia dal punto di vista fiscale che strutturale (questo paradosso, in Campania, è possibile perché molte strutture pubbliche non hanno spazi adeguati per fare ambulatori, o meglio non vogliono averne).

Antonio Palagiano

Responsabile nazionale laboratorio idv Sanità