Sanità e Riforme Costituzionali

palagianoIl rilancio dell’Italia dei Valori pone ai vertici del partito, ai suoi amministratori e ai suoi rappresentanti istituzionali il compito di elaborare proposte di Governo, per essere protagonisti della ripresa del Paese. Un compito impegnativo che non dovrà fare sconti a nessuno, soprattutto alle lobby che tengono ingessato il Parlamento e non consentono l’attuazione di quelle riforme strutturali tanto annunciate alla vigilia delle elezioni e solo in parte realizzate.

La sanità rappresenta la voce maggiore nel bilancio delle regioni, molte delle quali risultano indebitate proprio a causa delle spese sanitarie troppo disinvolte, cagionate da parte di una classe politica più attenta al tornaconto personale, che alla salute dei cittadini.

L’autonomia regionale, istituita, a ragion veduta, nell’agosto del 2001, ha prodotto luci ed ombre sull’assistenza sanitaria nel nostro Paese, poiché ha determinato zone d’eccellenza frammiste ad aree geografiche che non riescono a garantire neanche le prestazioni essenziali in campo medico. In Italia, paradossalmente, le regioni con maggiore disavanzo sono quelle che offrono un’assistenza sanitaria peggiore ed una più alta migrazione passiva. La disomogeneità dei trattamenti, oltre ad essere incostituzionale – per violazione dell’art 3 sul principio di uguaglianza – è addirittura immorale ed è, pertanto, dovere dello Stato rimuovere le cause che la determinano.

Certamente l’autonomia delle regioni, dove non funziona, andrebbe ridiscussa poiché, nonostante sia previsto il commissariamento per le regioni inadempienti, quasi mai il Governo centrale fa ricorso a questo strumento. In particolare, le regioni vengono commissariate solo davanti a vistosi indebitamenti e mai, e sottolineo mai, quando la qualità della sanità erogata è scadente.

Non dimentichiamo in questo quadro le responsabilità dei Governi che con i loro tagli lineari, blocchi del turnover, leggi capestro e quant’altro hanno messo in ginocchio ulteriormente la sanità ledendo il diritto alla salute sancito dalla Costituzione all’art. 32.

Sulla riforma del Titolo V concordano diversi partiti, e più volte, nel corso della XVI Legislatura, in XII Commissione Permanente, ci si è interrogati sui margini d’azione della Commissione stessa, visto che, di fatto, era preclusa perfino la possibilità di emanare linee guida valide sull’intero territorio nazionale, se non dopo un preventivo accordo in Conferenza Stato-Regioni. Come dire, le regioni rivendicano solo diritti, ma non hanno doveri: pretendono da un lato i finanziamenti dal Governo, ma dall’altro non permettono alcun controllo o alcuna contestazione sul loro operato. Ne ho avuto la prova provata quando ero presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari e disavanzi regionali, constatando che diverse ASL non presentavano neanche i bilanci e che, pertanto, non era possibile risalire al reale disavanzo sanitario. Roba da non credere.

Davanti a tali problemi è improcrastinabile una proposta di IDV che ponga fine alla disuguaglianza dei cittadini in campo sanitario, attraverso una rivisitazione delle modifiche al Titolo V della Costituzione.

Antonio Palagiano
Responsabile Nazionale IdV Laboratorio Sanità