Regione: l’Idv infiamma la crisi, ”D’alfonso indebolito e il PD gestisce troppo potere”

desantisArticolo tratto da: www.abruzzoweb.it

Luciano D’Alfonso esce oggettivamente indebolito dalla vicenda del rimpasto di Giunta: da settimane è in piedi una crisi minacciata che impedisce il confronto politico e di mandare avanti le attività, da vecchio democristiano ha voglia di accontentare tutti prescindendo dallo spessore e dalle competenze, ma non ha la barra. Parole di fuoco quelle con cui, interpellato da AbruzzoWeb, il coordinatore regionale dell’Italia dei valori, Lelio De Santis, boccia l’operato del presidente della Regione nella gestione della fronda di tre consiglieri regionali che porterà all’attribuzione di un assessorato ad Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico, autore della ribellione assieme al collega di gruppo Mario Olivieri e al dem Luciano Monticelli. È la prima reazione a caldo nella maggioranza sempre più traballante dopo la possibile soluzione alla crisi data dall’addio annunciato di Camillo D’Alessandro al ruolo di sottosegretario alla Presidenza, che verrà occupato dall’attuale assessore Sinistra ecologia libertà Mario Mazzocca che a sua volta cederà le deleghe a Gerosolimo di Ac. Abruzzo civico reclama legittimamente, per me hanno ragione – afferma De Santis – Sono fuori dalla Giunta e dall’ufficio di presidenza e non hanno neanche presidenze di commissione, perciò li capisco, ma allora le loro aspettative andavano soddisfatte subito e invece c’è stato un limite del Partito democratico e del presidente che non hanno tenuto conto di una componente importante. È il presupposto per attaccare il Pd, sarà pure il partito più grande del centrosinistra, può avere anche il 20%, 30%, 40% ma di fatto gestisce il 90% del potere esecutivo reale, questo quadro non è equilibrato – sbotta De Santis – C’è un monocolore del governo regionale e c’è un accentramento di poteri, questo non va affatto bene. Il segretario Idv pone prima di tutto un problema di metodo, non si può ridurre tutto a trovare un posto a te e uno a me, questo svilisce la politica e il ruolo del governo regionale, è veramente molto riduttivo. Ho chiesto da tempo un tavolo periodico del centrosinistra per parlare delle cose – aggiunge – come del masterplan del governo Renzi: tutti ne parlano e nessuno ne sa nulla, non vorrei che alla fine le decisioni si prendano al caminetto tra quattro amici al bar. Un dialogo nella coalizione che a maggior ragione servirebbe ora che sul tavolo c’è una crisi, vera o falsa, reale o presunta. Ma la soluzione – rincara De Santis – non può essere extra-istituzionale, fuori dal Consiglio regionale e fuori dai partiti che hanno espresso quella maggioranza: questo è uno sgarbo istituzionale del presidente. Il secondo problema posto da De Santis è quello di merito, sui contenuti. Il masterplan che ho citato è prioritario in questa fase, ma va condiviso con tutte le forze politiche, sociali, imprenditoriali e sindacali – sostiene – perché quello strumento annunciato dal premier dovrà dare risposte a tutto l’Abruzzo e non solo a una parte di esso. Già che c’è De Santis picchia anche sulla sanità, eravamo per due Asl, poi l’assessore Silvio Paolucci ha detto esplicitamente che ce ne deve essere una sola. Mi va bene – prosegue – ma bisogna discuterne perché questo significa farla a Pescara e, quindi, in prospettiva, ci sarà di sicuro un accentramento sulla costa della gestione della sanità. A quel punto diventerebbe inutile avere tre livelli, l’assessorato, l’Agenzia (affidata all’ex Idv Alfonso Mascitelli, ndr), e ancora la direzione dell’unica Asl tutti e tre a Pescara, una sovrapposizione che non servirebbe. Il segretario parla anche della cultura, che è stato l’argomento che ha dato vita alla fronda, causa scatenante del rimpasto, con il salvataggio dell’Istituzione sinfonica abruzzese (Isa) da 800 mila euro fatto saltare in aria dai tre rivoltosi e rinviato al 15 settembre mentre l’ente culturale ha chiuso anzitempo la stagione e dopo quella data potrebbe portare i libri contabili in tribunale. La polemica sulla cultura, i tagli a tutte le istituzioni e non solo all’Isa, il mancato rifinanziamento delle leggi di settore, sono fatti di una gravità unica – tuona De Santis – Non sono tanto in contrasto con il mio amico Giancarlo Zappacosta (dirigente del settore per il quale, come già avvenuto nel Lazio, la sinfonica abruzzese può anche chiudere, ndr). Su alcune cose ha ragione – apre De Santis – la cultura deve proporre economia e non assistenzialismo, ma decidere su questo non spetta al dirigente. E però la Regione quale assessore ha alla Cultura? Quali risorse ha impegnato, quali scelte farà? – si chiede polemicamente – Non è una delega che può gestire il Leandro Bracco di turno, con tutto il rispetto, esclama, in riferimento al consigliere ex Cinque stelle poi espulso e confluito al gruppo misto dopo aver accettato da D’Alfonso appunto una delega alla cultura, fatto questo che, però, non ha portato al suo ingresso nella maggioranza. Conosco questo settore perché ci ho lavorato tanti anni, ci sono le briciolette e si va di male in peggio, conclude De Santis.