Martedi, 22 Maggio 2012

Tu sei in Referendum 2011

Referendum 2011


Scarica i materiali dei referendum qui

Referendum: un miracolo popolare. Le firme in Cassazione

Email Stampa PDF
La redazione IDV

Il Comitato referendario intorno alle 12 di oggi ha depositato presso l'ufficio centrale elettorale della Suprema Corte di Cassazione le firme raccolte per il referendum contro il Porcellum.

Una festa. Palloncini rosa con il disegno di un maialino hanno fatto da cornice ai duecento scatoloni contenenti oltre un milione e duecento mila firme. Alla consegna era presente anche il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio di Pietro, uno dei principali artefici di questo grande successo di popolo: "Ancora una volta - ha detto - i cittadini hanno anticipato la politica. Lo hanno fatto l'anno scorso con tre referendum che tutti gli altri partiti snobbavano ma il 95% degli elettorali ha fatto sapere che non voleva il nucleare e le leggi ad personam. Oggi dopo una incredibile raccolta di firme fatta in pochi mesi siamo di nuovo qui come cittadini".

Cosa accadrà ora? Il via libera della Cassazione arriverà entro il 10 dicembre 2011, poi ci sarà il passaggio alla Corte costituzionale, che valuterà l'ammissibilità del referendum. L'ok da parte della Corte costituzionale darà di fatto il via alla campagna referendaria e il voto si terrà la prossima primavera, tra il 15 aprile e il 15 giugno. A meno che, prima, non vengano sciolte le Camere.

"Un miracolo popolare". Così Andrea Morrone, Presidente del Comitato referendario, ha definito lo straordinario successo della raccolta firme per il referendum contro l'attuale legge elettorale (Porcellum), nel corso di una conferenza stampa tenuta alle 10.30 a Montecitorio, e alla quale hanno partecipato tutti i soggetti che hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato senza precedenti: oltre a Morrone, il coordinatore politico Arturo Parisi, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Mario Segni, il tesoriere del Comitato Mario Barbi, il segretario del Pli, Enzo Palumbo e il segretario dell' Unione Popolare Maria Di Prato.

1.210.466 (unmilioneduecentodiecimilaquattrocentosessantasei). Questo l'incredibile numero di firme raccolte in meno di due mesi. Un risultato esaltante, il cui merito va indubbiamente a quanti si sono impegnati in prima persona (come i dirigenti, gli attivisti e i volontari dell'Italia dei Valori, che da soli hanno portato a casa quasi mezzo milione di firme), ma anche ai "cittadini italiani che - ha sottolineato Morrone ringraziandoli - sono venuti a cercarci".

Una cosa mai accaduta, a dimostrazione della voglia di cambiamento che serpeggia nel Paese e della siderale distanza che ormai separa gli elettori dall'attuale maggioranza di governo.

Stop alla raccolta firme: obiettivo raggiunto. Grazie!

Email Stampa PDF
La redazione IDV

Un successo! La raccolta firme per i referendum contro l’attuale legge elettorale (Porcellum) e per la legge di iniziativa popolare per l’abolizione delle Province ha superato ogni aspettativa. Solo l’Italia dei Valori, nonostante lo scetticismo dei più e il bavaglio imposto all’informazione dal governo, ne ha raccolte quasi 500mila. Lo ha annunciato il presidente Idv, Antonio Di Pietro questa mattina a SkyNews24. Da sole basterebbero per andare al referendum, ma ci sono anche quelle raccolte dalle altre forze politiche, in uno sforzo corale che premia l’impegno civile di quanti ci hanno messo la faccia.  

La scommessa è vinta e venerdì 30 settembre le firme verranno depositate presso la Corte di Cassazione. 

Un successo! Ottenuto grazie alla grande mobilitazione del partito, degli esponenti Idv regionali, provinciali e comunali; delle centinaia di attivisti e volontari che in ogni regione d’Italia (in piena stagione vacanziera) hanno piantato banchetti e sensibilizzato i cittadini sui temi della legalità e del rispetto delle norme democratiche; sulla necessità di un cambiamento urgente delle regole del gioco, per ridare voce agli elettori e per far si che siano loro a decidere da chi vogliono essere rappresentati in Parlamento e non, come accade con la legge voluta da Berlusconi, che a deciderlo siano le segreterie dei partiti o, peggio, il ‘califfo’ di turno.

Un successo! Ottenuto grazie, e soprattutto, alla grande sensibilità dimostrata dagli italiani, che già con i referendum vinti a giugno contro il nucleare, l’acqua privatizzata e il legittimo impedimento hanno mandato un avviso di sfratto senza precedenti a chi ha ridotto il loro Paese ad un teatrino animato da saltimbanchi e ballerine; che organizza baccanali mentre fuori il mondo brucia; che approfitta del suo ruolo per trarre vantaggi personali ignorando il grido d’aiuto delle famiglie sempre più in difficoltà; l’urlo di disperazione del mondo imprenditoriale e degli artigiani, strozzati dalla crisi finanziaria e da una burocrazia sorda che tutto pretende e nulla concede.  

Un successo! Ma riappesi i banchetti al chiodo, ora bisognerà percorrere insieme la lunga strada verso la vittoria finale: ridare dignità al Parlamento e alle istituzioni, cambiando finalmente una legge elettorale definita una “porcata” dal suo stesso ideatore, il ministro leghista Roberto Calderoli e vincendo le prossime elezioni. Solo così il Paese potrà tornare ad avere un futuro e il rispetto internazionale che gli spetta.

Di Pietro: "Continuiamo a chiedere le dimissioni di Berlusconi"

Email Stampa PDF
La redazione IDV

“È dal primo giorno che chiedo le dimissioni di Berlusconi perché credo che sia stato il più grave danno per il Paese. Andare al governo per farsi gli affari propri e non pensare a quelli dei cittadini non credo sia un comportamento degno di un buon governante”. È quanto ha detto più volte ieri il presidente Antonio Di Pietro e quanto ha ribadito oggi, nel corso dell’intervista a Sky Tg24.

Il messaggio è chiaro: l’Italia dei Valori continuerà imperterrita a essere la “spina nel fianco” di Berlusconi e del suo Governo, considerato inadeguato a mandare avanti questo Paese e non più rappresentativo della volontà popolare. Tuttavia, Di Pietro non ha voluto né “berlusconizzare” né “dipietrizzare” i referendum, attribuendo al grande risultato di ieri un valore politico fuorviante. Ha preferito “rendere onore a chi si è espresso con il sì sui temi referendari”, su argomenti trasversali, consapevole che il quorum è stato raggiunto anche grazie alla partecipazione dei cittadini del centrodestra.

“Per i referendum – ha sottolineato Di Pietro a Sky – si sono recati a votare molti elettori sia di destra sia del centro sia di sinistra. Sui temi specifici dei quesiti vanno rispettati i cittadini che hanno votato per il sì, anche quelli di centrodestra: strumentalizzare il voto sarebbe un’offesa a loro”.

Vogliamo tranquillizzare il popolo della rete: l’Italia dei Valori 2 intende costruire un’alternativa a questo Governo, con programmi e proposte di rinnovamento e si batterà per mandare a casa l’esecutivo. “I motivi per cui chiedere le dimissioni di Berlusconi  - ha precisato Di Pietro – sono altri rispetto ai referendum: l’economia che arranca, le guerre, il lavoro e la disoccupazione”.

Referendum, Di Pietro: alla faccia di chi sbeffeggiava la mia iniziativa

Email Stampa PDF
La redazione IDV

Vi proponiamo l'intervista al presidente dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro, pubblicata oggi su ‘Il Fatto Quotidiano’

Alle sette di sera è ancora bagnato dallo spumante. Pegno alla gioia dei suoi sostenitori. Ci incontra, sorride, è palesemente felice. Poi si scusa: “Aspetti un attimo”. Partono i titoli del Tg3 e Antonio Di Pietro vuole rivedersi per capire se ha dichiarato nel modo giusto…

Soddisfatto di quanto detto?
“Sì, sì, va bene così…”

Eppure Bersani l’ha sorpassata: ha chiesto le dimissioni del premier.
“Il giorno in cui si è insidiato Berlusconi, a piazza Navona c’ero io, c’eravate voi e altre migliaia di cittadini a dire che questo Paese non meritava un governo del genere”.

Però oggi…
“Oggi siamo contenti di essere in tanti e ho la coscienza a posto di chi ha fatto il proprio dovere”.

Ma Bersani l’ha sentito?
“Sì, e ci siamo fatti i complimenti”.

E non vuole le dimissioni di Berlusconi?
“Vede, il voto è stato referendario, e credo sia giusto rispettare gli elettori, tutti, di destra, di centro e di sinistra che sono andati alle urne”.

Pragmatico?
“No, credo che la matematica non sia un’opinione: sono andati a votare la maggioranza degli elettori, di questi il 95 per cento ha detto ‘sì’. In caso di consultazioni nazionali non è che questo 95 diventerebbe automaticamente un voto per il centrosinistra. Quindi sono due questioni nettamente diverse”.

Dimissioni a parte, da domani che succede?
“Sto lavorando a un’Idv2…

Tradotto?
“Una ricostruzione del Paese che passa da un’alternativa credibile. Berlusconi lasciamolo al suo destino”.

Quando è stato il momento in cui ha detto ‘ce la possiamo fare’?
“Lei non mi crederà, ma l’ho detto nel momento in cui abbiamo iniziato la raccolta delle firme. Ho detto: ‘Dobbiamo fare qualcosa per il Paese, non possiamo essere il partito nato dopo Mani Pulite”.

Quindi è il giorno più bello da quando è in politica?
“Vede, quando è stato arrestato Mario Chiesa, tutti quanti hanno sottovalutato la vicenda. Invece ricordo le parole di mia sorella che mi disse: ‘Fai il tuo dovere e pagane le conseguenze’. Così è andata, però sono felice di quello che ho fatto, come oggi”.

Ma non si vuole togliere nessun sassolino dalla scarpa?
“Vorrei che qualcuno andasse a riprendere le dichiarazioni passate di derisione e irrisione da parte dei notabili di centrosinistra sul referendum”.

Quale era l’accusa più frequente?
“Che facevo un favore a Berlusconi. Eppure oggi oltre 28 milioni sono andati alle urne e il 95 per cento hanno detto ‘no’ alle leggi ad personam, quando troppo spesso e per troppe volte in Parlamento si sono create maggioranze trasversali per leggi sulla giustizia che andavano contro i principi di uguaglianza”.


Quando ha incontrato i suoi  militanti l’hanno accolta con ‘Bella ciao’. L’ha cantata anche lei?
“Certo, è una canzone che inneggia alla voglia di libertà, al desiderio di liberazione. Mi ci ritrovo in quello che sta vivendo il nostro Paese”.

Un successo nostro, un successo vostro

Email Stampa PDF
La redazione IDV

La battaglia è vinta, il quorum è raggiunto. Al primo quesito (acqua) ha votato il 54,81%% degli aventi diritto, al secondo (acqua) il 54,82%, al terzo (nucleare) il 55,79% e al quarto (legittimo impedimento) il 54,78%. Un vero plebiscito di SI: contro la privatizzazione dell'acqua hanno detto Sì il 95,35% dei votanti e il 95,80% al secondo quesito; contro l'installazioni di centrali nucleari si sono espressi a favore il 94,05% degli elettori; infine, per la l'abrogazione del legittimo impedimento hanno detto Sì il 94,62%.

Grazie a quanti come noi hanno creduto possibile il trionfo della democrazia. Grazie a tutti gli elettori che si sono assunti la responsabilità di decidere per il loro futuro e quello dei loro figli e nipoti. Grazie agli oltre due milioni di italiani che l’anno scorso hanno firmato le nostre proposte referendarie e hanno avviato questo lungo e faticoso cammino. Grazie a quanti, militanti di partito e non, si sono impegnati negli ultimi mesi nella campagna d’informazione e comunicazione.

In un momento come quello che sta vivendo il nostro Paese, in cui spesso i diritti vengono calpestati a vantaggio di scopi utilitaristici, il risultato delle urne di oggi fa ben sperare. Fa credere che ci sia ancora una parte dell’Italia, quella migliore, che si batte per la difesa dei principi sanciti dalla Costituzione e che vuole difendere il proprio territorio e la propria giustizia.

Ora, speriamo che il Governo prenda atto della scelta netta degli italiani e capisca che bisogna cambiar rotta. Oggi ci godiamo questa grande vittoria, una vittoria dell’Italia ancor prima che dell’Italia dei Valori e dei Comitati per l’acqua pubblica. Da domani, però, bisognerà rimboccarsi le maniche e cominciare a disegnare un nuovo orizzonte per il nostro Paese. Come ha detto, visibilmente commosso, il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in conferenza stampa «oggi era necessario che gli italiani confermassero il principio che la legge è uguale per tutti» ed è stato dimostrato che sui temi rilevanti «va rivalutato lo strumento di democrazia diretta» rappresentato dal referendum che è «uno strumento per far sentire la propria voce» e in questo caso l'Italia si è dimostrata, dando questo «risultato straordinario», un «Paese vivo che crede nella Costituzione e che nei momenti democratici importanti vuole fare sentire la sua voce».

Pagina 1 di 11