VITALIZI-01
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RELAZIONE. Onorevoli Senatori, l’articolo 69 della Costituzione afferma che “I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge”. La legge 31 ottobre 1965, n. 1261 recante “Determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento” ne attribuisce la determinazione all’Ufficio di presidenza di ciascuna Camera stabilendo che non deve superare quella lorda attribuita ai magistrati presidenti di sezione della Corte di Cassazione. Con gli stessi parametri si dispone che sia determinata la diaria che copre le spese di soggiorno a Roma.

Niente la Costituzione e la citata legge dicono su altri emolumenti. .

Le Camere, tuttavia, ne elargiscono di ulteriori, tra i quali l’assegno di fine mandato e i cosiddetti vitalizi (ora chiamati pensioni). Questi sono stati disciplinati nel tempo in vario modo; comunque in una linea sempre più riduttiva. Da ultimo l’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati, con deliberazioni del 14 dicembre 2011 e 30 gennaio 2012, ha introdotto, con decorrenza dal 1° gennaio 2012,  un trattamento pensionistico basato sul sistema di calcolo contributivo, in analogia conquello vigente per i pubblici dipendenti.

Il nuovo sistema di calcolo contributivo si applica integralmente ai deputati eletti dopo il 1° gennaio 2012, mentre per i deputati in carica, nonché per i parlamentari già cessati dal mandato e successivamente rieletti, si applica un sistema pro rata, determinato dalla somma della quota di assegno vitalizio definitivamente maturato alla data del 31 dicembre 2011, e di una quota corrispondente all’incremento contributivo riferito agli ulteriori anni di mandato parlamentare esercitato.

Nessun filtro di natura personale viene praticato. In particolare, l’opinione pubblica a più riprese, sull’onda di oscillanti ritorni di attenzione, ha espresso viva riprovazione e non condivisione della persistente corresponsione del vitalizio a parlamentari che hanno cessato il mandato ma sono stati condannati con sentenza penale definitiva. Essa avverte come, ancor più in tempi nei quali si chiedono grandi sacrifici ai cittadini, anche attraverso una crescente imposizione tributaria che aggrava gli effetti di una pesante crisi economica, sia immorale che la collettività paghi emolumenti a chi ha riportato condanne, talora anche per reati di natura mafiosa.

Dinanzi a tanta indignazione, il ceto politico ha risposto ancora una volta tergiversando, nella speranza che essa si affievolisse; sostanzialmente, ha agito ancora una volta in difesa dei proprio privilegio. I Presidenti delle Camere si sono meritoriamente fatti carico di affrontare il problema nell’Ufficio di Presidenza; ma si sono registrati solo successivi rinvii, evidentemente per la resistenza delle forze politiche che lo compongono.

Italia dei >Valori disapprova fortemente sia la corresponsione del vitalizio a persone condannate, sia l’attendismo conservatore finora registrato sulla materia, fatti che contribuiscono ancor più ad allontanare i cittadini dalla politica. Perciò, nell’inerzia della sfera politica, non volendosi legittimare la mentalità del rinvio, è stata predisposto la presente proposta di legge, basata sui seguenti criteri:

1)La Costituzione rende obbligatoria solo un’indennità, da stabilire con legge.

2)Una legge regolatrice, quindi, non solo non è esclusa, ma è prevista dalla CartaCostituzionale.

3)Su questa linea, la legge 31 ottobre 1965, n. 1261 disciplina la materia prevedendo soloun’indennità ed una diaria, rapportate al trattamento economico di un presidente di sezione della Corte di Cassazione, demandando agli Uffici di Presidenza di ciascuna Camera di formularne la disciplina.

4)Nessun altro emolumento è dunque obbligatorio, né per Costituzione né per legge ordinaria. In particolare non lo è il vitalizio. Questo, pertanto, non rientra tra le provvidenze necessarie.

5)Il vitalizio, ora chiamato pensione, è una provvidenza istituita e regolamentata autonomamente dagli Uffici di Presidenza di ciascuna Camera che, evidentemente per attrazione, hanno attribuito a sè medesimi la titolarità a disciplinarli sull’an e nel quantum. Ciò avviene al di fuori (anche se non contro) di un obbligo di legge in quanto non imposto o previsto dalla Costituzione e dalla legge 1261/1965, qualificandosi così come elargizione che rientra nella facoltà di ciascuna Camera deliberare.

6)Dal combinato disposto dell’art. 69 Cost. e della citata legge si desume che la materia degli emolumenti da corrispondere ai parlamentari in ragione del mandato espletato deve ritenersi regolabile con legge. Ciò non può non valere anche per singole provvidenze non previste dalle norme vigenti. Sarebbe illogico che la regolazione potesse avvenire per le provvidenze obbligatorie e non per quelle facoltative, almeno al fine di verificarne compatibilità, congruità e disciplina. Non è, perciò, accoglibile la tesi della competenza unica degli Uffici di presidenza delle Camere in materia di vitalizi.

7)La categoria dei diritti acquisiti non si attaglia a questo istituto in quanto erogazione non necessaria e pertinente non ad un rapporto di lavoro ma solo ad un mandato elettivo a tempo. Perciò il legislatore può intervenire con propria regolazione.

8)Con la legge 190/2012 in materia di corruzione e il conseguente decreto legislativo in materia di incandidabilità il Parlamento ha dettato norme per la decadenza dalla carica di deputato o senatore stabilendo un principio di autotutela del soggetto pubblico di appartenenza volto a non annoverare tra i propri componenti persone condannate. Sarebbe irragionevole che non potesse farlo per i benefici accessori alla carica stessa, come il vitalizio.

9)In particolare, il Parlamento può decidere che il vitalizio non possa/non debba essere corrisposto quando i soggetti beneficiari sono stati condannati con sentenza definitiva. Le stesse ragioni (di sostanziale indegnità) che determinano addirittura l’ineleggibilità e la decadenza dalla carica ricoperta in presenza di quella situazione devono trascinare di conseguenza la decadenza dal beneficio connesso col mandato elettorale che non si è, o non si sarebbe più,  degni di espletare.

10)La revoca di quel beneficio, che deve decorrere dal momento in cui si verifica la causa di indegnità, deve fare salve solo le erogazioni già corrisposte, secondo un principio generale, e quelle eventualmente derivanti in pieno regime contributivo.

Sulla base di queste considerazioni la presente proposta di legge opera in due direzioni.

La prima è una integrazione al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 attuativo della legge cd Severino (190/2012) che fa discendere dalla pronuncia di decadenza dalla carico di deputato e di senatore la revoca anche dei benefici connessi col mandato, segnatamente del vitalizio. La pronuncia di revoca deve essere emessa anche se l’emolumento è fruibile solo in epoca successiva (ad esempio, per ragioni di non maturata età minima prevista per la corresponsione)

La seconda é l’inserimento nel codice penale di una specifica pena accessoria che fa conseguire alla condanna definitiva la revoca del vitalizio e degli emolumenti che sarebbero attribuibili a persone condannate definitivamente. La pena accessoria si applica a qualunque eletto in qualunque livello istituzionale, anche territoriale (esempio, le regioni) e viene pronunciata direttamente dal giudice che emette la sentenza di condanna. E’ opportuno ricordare che il decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, (pubblicato nella

Gazzetta Ufficiale 10 ottobre 2012, n. 237), coordinato con la legge di conversione 7 dicembre 2012, n. 213 recante: «Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché’ ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012” all’articolo 2 dispone che “una quota pari all’80 per cento dei trasferimenti erariali a favore delle regioni, diversi da quelli destinati al finanziamento del Servizio sanitario nazionale e al trasporto pubblico locale, e’  erogata a condizione che la regione, entro il 23 dicembre 2012, ovvero entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente

decreto qualora occorra procedere a modifiche statutarie:

n) abbia escluso, ai sensi degli articoli 28 e 29 del codice penale, l’erogazione del vitalizio in favore di chi sia condannato in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione”. Dunque, da una parte lo Stato non ha esplicitamente disposto la revoca dei vitalizi ma ha soltanto dato indicazioni alle Regioni perché provvedano con propria legge, da ‘un’altra ha fatto esplicitamente riferimento alle pene accessorie previste dagli articolo 28 e 29 del codice penale, nei quali, però, non è espressamente prevista una siffatta pena accessoria. Di modo che appare ora necessario provvedere in tal senso.

Insomma, se in presenza di determinate condizioni nelle quali deve essere pronunciata addirittura la decadenza dal mandato non può non essere negli stessi casi pronunciata la decadenza dai benefici accessori connessi con lo stesso mandato, contestualmente alla delibera di revoca o anche separatamente per coloro che sono cessati dal mandato parlamentare. Chi non è degno di non entrare nell’istituzione parlamentare o di continuare a farne parte non è degno neppure di continuare a percepire  benefici connessi col l’esercizio del mandato stesso.

Vengono fatte salve le erogazioni già effettuate (la ripetibilità delle quali potrebbe incontrare forti dubbi di legittimità) e il rateo attribuibile dal 1 gennaio 2012 in base al sistema contributivo.

 

DISEGNO DI LEGGE

ART. 1

(Integrazioni al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235)

1.Dopo l’articolo 3 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235è inserito il seguente: 3-bis (Perdita dei benefici conseguenti al mandato). 1. La decadenza dalla carica dideputato o di senatore pronunciata ai sensi del comma 1 dell’articolo 3 determina altresì la decadenza dai benefici connessi con l’esercizio del mandato ed eventualmente maturati, quali vitalizi, assegni di fine mandato o altri emolumenti ad esso conseguenti, anche nel caso di godimento differito ad epoca successiva.

2.Gli organi che pronunciano la decadenza dalla carica durante l’esercizio del mandato dispongono altresì la revoca dei benefici economici ad esso connessi.

3.Quando il mandato è concluso e in capo a chi ha rivestito la carica di deputato o di senatore si verificano le condizioni di cui all’articolo 1 la revoca degli emolumenti èdisposta dagli Uffici di Presidenza di ciascuna Camera  A tal fine le sentenze definitive di condanna di cui all’articolo 1, emesse nei confronti di chi ha rivestito la carica di deputato o di senatore, sono immediatamente comunicate, a cura del pubblico ministero presso il giudice indicato nell’articolo 665 del codice di procedura penale, alla Camera di rispettiva appartenenza.

4.Sono fatte salve le rate già corrisposte prima del verificarsi delle condizioni previste dall’articolo 1 e la quota corrispondente all’incremento contributivo a carico del deputato o del senatore per gli anni successivi  al 31 dicembre 2011”.

 

Art. 2

(Pena accessoria della perdita del vitalizio o di altro emolumento)

1.Dopo l’articolo 29 del codice penale è inserito il seguente:

Art. 29 –bis_ (Perdita del diritto al vitalizio). “La condanna per taluno dei reati contro la pubblica amministrazione o per altro delitto non colposo punibile con pena massima non inferiore a quattro anni di reclusione priva gli eletti a cariche pubbliche, in qualsiasi livello nazionale o territoriale, della titolarità di vitalizi, assegni di fine mandato o altri emolumenti connessi col mandato elettivo,comunque denominati”.

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