Giordano: basta con la politica coloniale, salviamo il porto di Gioia Tauro

Giordano: basta con la politica coloniale, salviamo il porto di Gioia Tauro

Alcuni mesi fa è stato segnalato, sia a livello nazionale con un’interrogazione in Parlamento dell’onorevole Ignazio Messina sia a livello regionale dall’Idv Calabria, che c’era un disegno perverso che tende a emarginare e a limitare fortemente lo sviluppo del porto di Gioia Tauro. Avevamo visto giusto, purtroppo. Il progetto è stato presentato ieri in una conferenza stampa presso il ministero degli Esteri, alla presenza di Franco Frattini, titolare del dicastero, Raffaele Fitto, ministro degli Affari regionali e l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni.

Una piattaforma portuale e strutturale dell’area Trieste-Monfalcone, per intercettare il traffico dei container verso il nord-est dell’Europa, con risparmi fino a nove giorni rispetto a tutti gli altri porti. Un miliardo di euro che una delle più grosse banche italiane ed europee mette a disposizione per rilanciare un’autorità portuale del Nord. Noi questo lo avevamo già denunciato. Come se non bastasse si arriverà persino a un discorso di privatizzazione della struttura e sarà anche annunciato l’interessamento del San Paolo, sull’altro versante dell’Italia, verso il porto di Genova. Questo può portare all’affossamento definitivo del porto di Gioia Tauro che continua a rimanere porto di transhipment, orientato ad una politica coloniale, dove si assiste allo sfruttamento della manodopera locale e della struttura stessa, poiché è stata data gratuitamente alla società che lavora nel porto. Non è stato fatto nulla per attuare le nostre proposte volte a rilanciare in modo concreto e duraturo questo porto, che rappresenta il volano dello sviluppo dell’intero sud Italia, nella direzione dello sdoganamento delle merci e della zona franca. In questo senso, la ferrovia doveva rimanere per far sì che ci fosse anche il trasporto su rotaia che avrebbe contribuito ad aumentare la competitività con altri porti. Quei nove giorni che oggi recupera Trieste li avrebbe potuti recuperare Gioia Tauro se fosse stato messo nelle condizioni di utilizzare anche il trasporto su ferrovia. Lo sdoganamento merci porterebbe una quota del 10% delle merci sdoganate, risorse che la Regione potrebbe utilizzare per lo sviluppo del suo territorio, tenendo conto che ad oggi il porto versa alla regione Calabria un budget di sessanta milioni di euro.

Deve finire questa politica coloniale di sfruttamento che vedrà poi la Medcenter – quando cesseranno i meccanismi di aiuto alle assunzioni e non riterrà più vantaggioso rimanere a Gioia –  andar via per approdare in un altro posto, già individuato nel nord-africa, dove avrà migliori condizioni. Noi dell’Italia dei Valori continueremo a monitorare la situazione con i nostri rappresentanti istituzionali e facciamo un appello a tutti i politici calabresi affinché si ribellino a questo governo che continua a penalizzare e a affossare ogni politica di sviluppo nelle nostra regione, in antitesi con quello che proclama ogni giorno. Questo deve cambiare per dare una speranza di lavoro e di futuro alle nuove generazioni e per permettere alla Calabria di uscire da questo intreccio perverso che la tiene legata e la ingessa, impedendole ogni ipotesi di sviluppo.

 

Giuseppe Giordano, consigliere Idv alla Regione Calabria

Questo ponte è solo una grande truffa

“Questo ponte è solo una grande truffa”

Intervista a Leoluca Orlando

 

“L’esponente dell’IdV, ex sindaco di Palermo, stronca il piano del governo: manca del progetto esecutivo, è diseducativo e rischia di alimentare il sistema del pizzo”  di Rocco  Vazzana e Donatella Coccoli

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Per i diritti dei lavoratori migranti

Il 18 dicembre di 20 anni fa l’Assemblea delle Nazioni Unite approvava la Convenzione internazionale sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, che rappresenta uno dei nove pilastri ONU per la tutela dei diritti umani. Questa convenzione stabilisce un’amplia e dettagliata struttura normativa per la protezione dei diritti dei lavoratori migranti, riconosciuti come una categoria di persone estremamente vulnerabili. Uno dei punti chiave più innovativi della Convenzione è che una base di diritti viene garantita a tutti i lavoratori migranti, anche quelli irregolari (che ormai ci hanno insegnato a chiamare “illegali” o “clandestini”).

Nonostante il rispetto dei diritti umani sia indispensabile principio alla base dei trattati dell’UE, ad oggi nessuno dei 27 Stati membri ha sottoscritto e ratificato tale Convenzione ONU. L’occasione del ventennale rappresenta un’occasione importante per spingere alla ratifica l’Europa. In particolare l’ONG December 18, cui va il mio personale ringraziamento per l’iniziativa, ha organizzato una importante campagna di pressione, ritenendo che la spinta per raggiungere l’obiettivo debba passare attraverso le istituzioni europee.

Per questo già nei mesi scorsi sono stata tra i primi firmatari della petizione da loro promossa tra parlamentari e personalità della società civile, presentata in luglio al Parlamento Europeo durante una conferenza stampa da me organizzata con Judith Sargentini (Verdi) e Marie Christine Vergiat (GUE, Sinistra Nordica). Nel mese di ottobre il Segretario Generale ONU Ban Ki Moon, durante il suo discorso al Consiglio d’Europa, ha indirizzato parole durissime all’Unione Europea proprio per l’incoerenza tra la difesa dei diritti umani posta al centro  dei trattati UE e la negazione dei diritti di base per i lavoratori migranti.

Ovviamente l’Italia anche stavolta si distingue. Già nel 2007, l’allora commissario dell’Unione Europea Franco Frattini (attuale ministro degli esteri) declinò l’invito internazionale a ratificare la Convenzione affermando che non si possono garantire gli stessi diritti di base ai regolari e agli irregolari. Come a dire, se sei in irregolare non hai diritti, nemmeno quelli fondamentali. Tutto ciò ovviamente in linea con la politica xenofoba e criminale del governo italiano che ha dichiarato nel 2010 per le stesse ragioni di non aver alcuna intenzione di firmare e ratificare la Convenzione.

È doveroso che l’Unione Europea faccia sentire la sua voce agli Stati membri. Per questo, insieme a 3 eurodeputate di altri gruppi politici, ho lanciato una dichiarazione scritta con la quale, se approvata, il Parlamento Europeo prenderebbe una posizione decisa chiedendo l’immediata ratifica. All’ultima plenaria, nell’ambito della relazione Mathieu sul permesso unico di lavoro e soggiorno, ho promosso e sostenuto un emendamento nel quale si invitavano gli Stati membri alla ratifica, ottenendo il risultato di 316 a favore, 321 contrari e 7 astenuti. Lavorando bene e con la collaborazione degli altri deputati riusciremo a far passare la dichiarazione scritta e a contribuire a questo necessario riconoscimento dei diritti di chi si allontana dal proprio paese per lavorare con l’esclusivo sogno di vivere una vita normale insieme alla propria famiglia.

Di seguito il testo del mio intervento:

Il 18 dicembre del 1990 l’ONU adottava la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie. Tale convenzione rappresenta uno dei nove principali strumenti sui diritti umani delle Nazioni Unite. Purtroppo a distanza di vent’anni nessuno degli Stati membri dell’UE ha firmato o ratificato la Convenzione. Riconoscere i diritti dei cittadini di paesi terzi che vivono e lavorano regolarmente nell’Unione Europea ritengo debba essere una priorità di un’Europa che fa fronte alle nuove sfide di integrazione, di non discriminazione e di tutela dei diritti umani. Per questo chiedo a tutti i deputati di sostenere l’emendamento 16 e di sottoscrivere la dichiarazione scritta 96, di cui sono prima firmataria insieme a Cornelia Ernst (GUE), Sylvie Guillaume (SD) e Franziska Keller (Verdi), per chiedere la ratifica della Convenzione ONU sui lavoratori migranti da parte degli Stati membri.

La battaglia comune contro le mafie

Il 9 dicembre e’ stata la giornata internazionale contro la corruzione. Nell’emiciclo del Parlamento europeo Flare – il network internazionale di associazioni contro le mafie di cui Libera e’ una delle architravi fondamentali – ha organizzato una straordinaria giornata di testimonianze nella lotta al crimine organizzato. E’ stato emozionante sentire insieme le voci di Luigi Ciotti, di giornalisti, magistrati, esperti e parlamentari europei, nel luogo in cui si sta cercando di costruire la globalizzazione dei diritti. Le mafie non hanno confini, operano in quasi tutto il globo. Nel mondo oltre il 10% del PIL e’ costituito da capitali mafiosi, in Italia circa il 25%. Secondo Trasparency International circa i 2/3 dei cittadini europei considera la corruzione uno dei piu’ gravi mali e che non c,e’ la volonta’ delle istituzioni di contrastarla. Cifre impressionanti, le mafie imprenditrici hanno inquinato l’economia e la finanza; si ricicla ovunque, nel commercio, nel mercato immobiliare, nelle finanziarie, nell’ambiente, nel calcio, ovunque ci sia la possibilita’ di trarre profitto. Le mafie, nello stesso tempo, si sono istituzionalizzate, sono penetrate nella gestione della cosa pubblica, controllano parte della politica e condizionano anche settori addetti ai controlli di legalita’. La gestione illegale di parte consistente della spesa pubblica  consolida i legami delle mafie dei colletti bianchi con il mondo politico e istituzionale. Mafie e corruzione spesso sono un’unica entita’ criminale. Se non si recede il legame delle mafie con la politica e le classi dirigenti non potranno mai essere sconfitte e, di conseguenza, non si potra’ mai ripulire l’economia. Oggi diversi Governi, tra cui quello italiano, non hanno la volonta’ politica di spezzare questo legame. In Europa stiamo facendo tanto per un contrasto internazionale al crimine organizzato. Un piano globale contro le mafie: istituzione del PM europeo, rafforzamento dell’OLAF (ufficio antifrode) per la trasparenza nell’utilizzo dei fondi europei, testi unici antimafia e anticorruzione, sequestri e confische nell’unione europea dei beni di mafiosi e corrotti, commissione d’inchiesta sulle mafie e introduzione del delitto di associazione mafiosa in Europa. La lotta alle mafie necessita di una classe dirigente che non ceda al puzzo del compromesso morale e richiede anche una rivoluzione culturale. Deve contare l’essere non l’avere, il merito non l’appartenenza, i valori non il profitto senza regole, la solidarieta’ non il razzismo, l’amore non l’odio. Uguaglianza nella diversita’. Ecco perche’ l’inziativa di Flare e’ importantissima. E’ necessaria una mobilitazione civile senza precedenti per sconfiggere questo cancro sociale prima che diventi metastasi. Insieme possiamo, anzi, dobbiamo farcela.

Luigi de Magistris

p.s.

Libera e Avviso Pubblico lanciano una grande campagna di raccolta firme per chiedere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di intervenire, nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni, affinché il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l’uso sociale dei beni sottratti ai corrotti. ADERISCI ANCHE TU!

NO alla violenza SI alla chiarezza

Tutti hanno visto attraverso le riprese televisive ciò che è avvenuto a Roma il 14 dicembre. I due cortei erano stati organizzati e autorizzati per protestare contro il governo Berlusconi (autorizzati prima che fosse fissato per quello stesso giorno il voto di fiducia). Era cominciata con un corteo assolutamente pacifico ed uno striscione in testa «Voi alla deriva, noi solchiamo il mare» che era partiti intorno alle 10 da piazzale Aldo Moro diretti al centro della città. Intorno alle 12.15 il grande corteo degli studenti universitari («Siamo in 100 mila» avevano detto gli organizzatori) si è unito con quello della Fiom e dei movimenti sociali.
Più coraggio meno tattica

Più coraggio meno tattica

Pier Luigi Bersani, in un’intervista a Repubblica torna ancora una volta a lanciare una proposta di alleanza con il terzo polo. Più l’Udc gli dice di no e più lui va avanti con la sua corte serrata che, per l’insistenza, rischia di sconfinare nello stalking.

“Poiché c’è un rischio reale che io perda le primarie contro Vendola, allora elemosino un accordo con il terzo polo regalando la premiership a Casini o Montezemolo” Questo è quello che è venuto in mente a me leggendo la sua intervista a repubblica, non oso ipotizzare quale sia stata la sensazione di tanti militanti ed elettori PD.

Bersani aveva un grande pregio quando era ministro. Parlava chiaro e semplice. Era diritto e soprattutto lucido. Quando parlava di politica industriale ed economia lo capiva anche la signora Maria. Da un po’ di tempo ha perso questo dono, ed in particolare rispetto alle ultime dichiarazioni mi sembra che abbia subito un po’ troppo l’influenza di D’Alema, che con le sue strategie su alleanze sintetiche e primarie ha già fatto parecchi danni. Forse non è un caso che proprio ieri li ho visti parlare fitto fitto davanti all’aula.

Poiché, al di la delle dichiarazioni di facciata, le elezioni sono ormai vicine è necessario attrezzarsi da subito per poterle vincere. E questo sarà possibile solo se ai cittadini si avrà il coraggio di parlare chiaro.

Berlusconi e la Lega sono già in campo e chi vuole rappresentare un’alternativa a queste forze deve fare altrettanto e deve farlo subito.

Gasparri, la negazione della politica al potere

Dare del fascista a Maurizio Gasparri, affetto da una patologica forma di vuoto politico pneumatico, è paradossalmente fargli un complimento. Per questo non glielo dirò, mentre ho altro da dire. Maurizio Gasparri è l’esempio fulgido di tutto quello che la politica non dovrebbe mai fare, a maggior ragione in certi momenti  quando l’insofferenza ed  il malessere covano ed il disagio sociale diventa manifesto e tangibile. I giovani ed i movimenti studenteschi sono da sempre storicamente il primo segnale di questo disagio, rappresentano la prima linea manifesta di una difficoltà, di un malessere che va compreso ed ascoltato, non represso e soffocato addirittura sul nascere. La risposta del Governo, di un governo responsabile e serio e non certo di questo ossessionato solo da una campagna acquisti scellerata e immorale per sopravvivere un giorno in più, non può e non deve essere solo di ordine pubblico, come l’invio di ispettori, zone rosse, daspo, arresti preventivi ed altre corbellerie di questo tipo. Leggi per garantire l’ordine pubblico ci sono già ed è sufficiente applicarle con saggezza e buon senso. Quello che, invece, servirebbe come il pane sono risposte vere ed azioni conseguenti. Ai malesseri dei giovani che manifestano, alle proteste dei lavoratori in cassa integrazione, colpiti e messi a terra da una crisi economica che il governo non ha voluto e saputo gestire adeguatamente, serve un’operazione verità, parola sconosciuta a questo governo e a questa maggioranza di mistificatori e giocatori delle tre carte. La verità è, che per colpa della loro insipienza e manifesta incapacità, hanno rubato il futuro ad intere generazioni, li hanno espulsi dal mercato del lavoro ancora prima che vi entrassero. Per colpa loro, una generazioni di padri stanno inconsapevolmente rubando il futuro ai loro figli. Lo hanno capito tutti, lo hanno capito gli studenti per primi, quei ragazzi che sono scesi in piazza per manifestare il loro dissenso civile e democratico contro una riforma dell’Università che passerà alla storia come emblema e simbolo del fallimento del governo Berlusconi. La politica è e deve essere uno strumento per gestire e risolvere  i problemi. Quando invece, come nel caso emblematico di Gasparri, diventa essa stessa il problema, perché senza idee e capace solo di tirare fuori dal cilindro un coniglio con la testa d’asino, o come nel caso di Berlusconi, che tiene il Paese bloccato in questo assurdo duello rusticani dai risvolti psicotici solo ed esclusivamente per il suo tornaconto giudiziario, è ora di voltare pagina sul serio.

Nomine Autorità di settore, tra abusi e conflitto d’interesse

Nomine Autorità di settore, tra abusi e conflitto d’interesse

In queste settimane si discute delle nomine per le Autorità di settore, di regolazione. Stiamo parlando delle autorità garanti della concorrenza e del mercato, la cosiddetta Antitrust, dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, e così via. Questi organismi, in un paese avanzato, in un’economia di mercato, svolgono una funzione molto importante: l’Autorità Antitrust si occupa di tutelare la concorrenza e, in parte, anche i consumatori dagli abusi delle imprese dominanti; cerca di contrastare le pratiche collusive tra le aziende, ecc. Quindi svolge un controllo molto importante soprattutto in un paese come l’Italia nel quale la concorrenza è così poco diffusa in molti settori. L’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, ha un ruolo fondamentale, perché fissa le tariffe, regolamenta il settore elettrico, del gas e così via.
In queste settimane sui giornali si è scritto molto sul fatto che il Governo è intenzionato a spostare il presidente dell’Antitrust alla presidenza dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, e a nominare nuovo presidente Antitrust uno dei commissari attualmente in carica, Antonio Pilati.

Ecco, una prima questione importante da sollevare è proprio questa pratica di spostare commissari da una posizione ad un’altra; non credo sia una cosa buona e, soprattutto, non è detto che sia auspicabile che si diventi commissari a vita, per cui ci si sposta da una parte all’altra, come se le competenze necessarie per lavorare presso un’Autorità, siano automaticamente spendibili in un’altra.
La seconda questione, molto più delicata, fa riferimento alle attuali procedure di nomina. Cominciamo a dubitare che garantiscano l’effettiva autonomia dei commissari e dei presidenti di queste autorità, visto che il Governo manda le direttive e, sistematicamente, i Presidenti di Camera e Senato rischiano di adottarle senza metterle in discussione.
Molto delicato, come dicevo, il fatto che si voglia nominare presidente dell’Autorità Antitrust Pilati, che in passato è stato membro dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, e uno degli autori del piano tecnico sulla base del quale è stata poi definita la legge Gasparri.
La legge Gasparri è quella che ha consentito, di fatto, di mantenere immutato il sistema televisivo e che quindi ha permesso a Berlusconi e al gruppo Mediaset di mantenere tutti i canali a disposizione, nonostante ci fossero azioni antitrust che volevano aumentare la concorrenza in questo settore. Venne definito il cosiddetto SIC (Sistema Integrato delle Comunicazione), che è un parametro molto ampio, in base al quale si considera non solo la diffusione di notizie televisive, radiofoniche ecc. ma anche la raccolta pubblicitaria. Il risultato finale è che la quota di mercato dei principali operatoti, Rai e Mediaset, è stata diluita, a tutto vantaggio di Mediaset, che così rientra nei limiti della raccolta pubblicitaria stabiliti dalla legge.
La domanda che ci poniamo è se, appunto, è sensato, ragionevole, auspicabile, che venga nominato presidente dell’autorità Antitrust, una persona che, di fatto, ha lavorato ad un progetto di legge che è servito al presidente del Consiglio. Quindi anche in questo campo vediamo un conflitto d’interesse.
E’ importante che l’opposizione, che i partiti in Parlamento, seguano queste vicende e denuncino questi scambi di favori tra un premier che ha interessi coinvolti che vanno a scapito dei cittadini consumatori e dei settori regolamentati.

Di Sandro Trento

Responsabile Dipartimento Economia e Finanze

No alla chiusura delle scuole elementari e materne di Zangarona

No alla chiusura delle scuole elementari e materne di Zangarona

Italia dei Valori ha accolto dei genitori dei bambini di Fronti e Zangarona che si oppongono all’eventuale chiusura della scuole elementari e materne delle popolose frazioni della città di Lamezia Terme, ed ha partecipato con il coordinatore cittadino. Giuseppe Gigliotti,all’incontro tra l’amministrazione comunale alcune forze politiche e i cittadini ,tenutosi in data odierna . Diamo atto all’amministrazione comunale di Lamezia Terme che ha fatto quanto doveva per scongiurare,almeno per il prossimo anno scolastico, la paventata chiusura delle scuole elementari e chiediamo alla provincia di Catanzaro a cui di fatto spetta il compito di proporre alla Regione il tipo di dimensionamento scolastico , di preservare anche per il futuro ,l’unico momento istituzionale presente nelle zone montane e collinari:la scuola. I cittadini hanno chiesto di non rimanere l’invito  isolati e hanno proposto all’ amministrazione comunale di attivarsi per un progetto che sia di integrazione e collegamenti meglio integrati con i diversi bisogni della gente,con la messa in sicurezza della strada provinciale e hanno evidenziato i problemi di diversa natura che le frazioni reclamano. Si richiede un luogo anche fisico dove ci possa incontrare avere libri e giornali a disposizione la possibilità di tenere riunioni una palestra, in una parola un centro civico e pertanto si preme a ché sia in prossimità della discussione delle linee guida del bilancio sia in sede di redazione del piano strategico -strutturale si tenga nella dovuta considerazione la richiesta che viene dalle periferie. Italia dei Valori nelle diverse sedi istituzionali si farà portavoce di quanto i cittadini di Fronti e Zangarona hanno protestato. E’ quanto si legge i una nota del coordinatore cittadino dell ’Idv  Giuseppe Gigliotti

Discarica di Montagano: il riconoscimento dell’IDV per la battaglia solitaria di Iacovino a tutela del territorio

Discarica di Montagano: il riconoscimento dell’IDV per la battaglia solitaria di Iacovino a tutela del territorio

 CRISTIANO DI PIETRO: INSIEME A LUI, A GENNAIO, UN’ASSEMBLEA PUBBLICA SULL’AMBIENTE 

Siamo felici che il Tar Molise, con ordinanza motivata del 16/12/10, abbia accolto la richiesta di sospensione, avanzata dall’avvocato Vincenzo Iacovino, della Delibera di Giunta Regionale n. 674/10 con cui la ditta Giuliani Environment S.r.l. era stata autorizzata a realizzare un centro di stoccaggio per rifiuti pericolosi e non pericolosi in agro di Montagano.  Aspettiamo con fiducia le prossime decisioni degli  organi competenti ma, nel frattempo, esprimiamo il nostro riconoscimento e la nostra gratitudine all’avv. Iacovino che, in completa solitudine e silenziosamente, ha portato avanti questa battaglia.  Trattandosi di un interesse collettivo, crediamo non sia concepibile l’idea mettere in atto una qualsiasi iniziativa di difesa del territorio senza tener conto dell’importante lavoro svolto dall’ avv. Iacovino.  Lo diciamo a quei politici che stanno facendo di Montagano il loro cavallo di battaglia ma anche all’amministrazione comunale e al costituito comitato civico che non hanno supportato l’azione legale di Iacovino.  Non è un mistero che il tema ambientale sia diventato la nuova emergenza di questa regione.  Alla luce dei gravi e recenti fatti legati alla vicenda open gates, noi dell’Italia dei Valori crediamo sia opportuno avviare una più ampia riflessione sul tema, mettendo in atto, così come è successo per Montagano, azioni mirate alla tutela dell’ambiente e alla difesa dei cittadini.   Ecco perché, proprio assieme all’avv. Iacovino, organizzeremo, a gennaio, un’assemblea pubblica nel basso Molise  che vedrà coinvolte tutte le associazioni le persone e le parti interessate e i comitati sorti a tutela del territorio,  per aprire un grande dibattito, per capire se e quali danni ambientali siano stati arrecati a questa regione, per accertare se realmente vi sia una correlazione con lo spaventoso aumento di decessi per leucemie e tumori al cervello che si registra da tempo nel basso Molise e per proporre, qualora ce ne fosse bisogno, azioni legali contro la depredazione del futuro di questa regione e della salute dei suoi abitanti.  

CRISTIANO DI PIETRO  

CAPOGRUPPO IDV ALLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO

Una nuova sfida: legge costituzionale per lo sport

Una nuova sfida: legge costituzionale per lo sport

Da anni conduco una battaglia in difesa dei diritti di chi pratica sport e in particolare delle donne atlete, troppo spesso discriminate. Lo faccio come attuale responsabile nazionale della sezione dipartimentale Politiche e Promozione dello sport dell’Idv, ma anche come ex pallavolista che conosce bene il settore. Ho mandato una mail al presidente dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, sono stata chiamata e dopo soli cinque giorni ho avuto un colloquio con lui. Mi sono sorpresa perché la politica fino ad allora non mi aveva ascoltata. Troppo spesso ci sono state dette soltanto parole che non si sono mai tramutate in fatti concreti e questo è il motivo per il quale l’ultima legge che regolamenta le pratiche sportive risale al 4 marzo del 1981.
Quello che la politica non considera è che lo sport non è soltanto tempo libero, divertimento, ma è anche un grande movimento economico del quale fanno parte milioni di lavoratori. Ci sono 15 milioni di persone che praticano sport, sette milioni di affiliati alle federazioni sportive e il settore rappresenta il 3 per cento del Pil nazionale. È impensabile che questo ramo dell’economia italiana non abbia ancora una legge quadro, che non ci sia una disciplina sportiva riconosciuta a livello internazionale e che non esista un capitolo del Bilancio dello Stato dedicato allo sport. Dobbiamo sempre accontentarci delle briciole, di quello che avanza ad altri ministeri.
L’Italia dei valori propone di inserire nella Costituzione la tutela dello sport, presentando un disegno di legge costituzionale per modificare l’articolo 33 della Carta, promosso dai senatori Bugnano e Giambrone e sottoscritto all’unanimità dal nostro gruppo in Senato. Si vuole inserire un comma che reciti: “La Repubblica promuove ed incoraggia l’attività sportiva in tutte le sue forme e tutela l’integrità fisica e morale degli sportivi”.
Non vogliamo introdurre il professionismo obbligatorio per tutti perché ucciderebbe le società sportive dilettantistiche, ma nello stesso tempo riteniamo indispensabile creare un terzo genere. Questo perché non è accettabile che una giocatrice di pallavolo, basket, hockey sul prato, si ritrovi ancora a percepire un semplice rimborso spese anziché uno stipendio regolare, ad avere un impegno assimilabile a un lavoro parasubordinato senza però che gli sia riconosciuto, a rischiare di essere mandata a casa in caso di gravidanza, a subire il “cartellino” (l’obbligo di passare da una società all’altra soltanto se è d’accordo il presidente del club). Queste sono le nostre battaglie, vogliamo dare una dimensione giuridica al lavoro sportivo. Ce lo richiede non soltanto il buonsenso ma anche il Trattato di Lisbona, diventato vincolante.
Noi dell’Italia dei valori abbiamo presentato anche una “Carta dei diritti dell’atleta e del praticante dello sport” che può rappresentare un valido strumento di riflessione sui principi che regolano queste attività, ma che è anche un immediato supporto per le Leggi Regionali in materia di sport. Ad esempio, nella Carta abbiamo sottolineato il divieto di qualsiasi discriminazione delle donne e dei diversamente abili.
Inizieremo a breve “l’Idv sport tour”, una visita itinerante che toccherà diverse città d’Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dello sport. Vogliamo far sentire la nostra vicinanza, non solo simbolica, a tutti i piccoli centri sportivi e a quelli dilettantistici e farci portavoce dei loro problemi. In questo sono perfettamente d’accordo con il presidente Di Pietro che si è augurato di far diventare la nostra battaglia una battaglia “trasversale” che possa “coinvolgere più partiti e soprattutto che solleciti l’interesse dell’opinione pubblica”.

Di Luisa Rizzitelli, responsabile nazionale sezione dipartimentale Politiche e promozione dello sport dell’Idv

Approvato in finanziaria l’ordine del giorno del consigliere provinciale Bruno Firmani, sugli investimenti in nuovi brevetti.

Approvato in finanziaria l’ordine del giorno del consigliere provinciale Bruno Firmani, sugli investimenti in nuovi brevetti.

 

“Per un matematico, appassionato di ricerca applicata è un grande giorno,  perché l’approvazione di questa proposta  mi  conferma  che nel nostro piccolo Trentino verranno aperti nuovi orizzonti nell’ambito della ricerca applicata con strettissime ricadute sul territorio – dichiara Bruno Firmani, consigliere provinciale IDV – e quindi opportunità di lavoro e di sviluppo se non per tutti, per molti dei nostri giovani. Nuovi progetti industriali che possiedono ottime potenzialità di successo  sono già presenti,  si tratta solo di trovare loro  la strada giusta e gli strumenti adeguati per essere valorizzati, messi a punto e stabilizzati per la produzione su vasta scala. In questa fase di  stagnazione finanziaria e di recessione economica che ha colpito anche il Trentino, occorre andare a reperire ausili e soluzioni in campi meno soggetti alla concorrenza internazionale, – spiega il professore – che non risentano della vertiginosa ascesa dei paesi emergenti. E’ indispensabile l’ acquisizione e lo sviluppo di nuove tecnologie e relativa commercializzazione di servizi e prodotti ad alto contenuto tecnologico. Le nostre imprese potranno sopravvivere nel solo se riusciranno a coniugare gli investimenti alle idee innovative. In tal modo, si potranno  creare nuovi posti di lavoro, altamente qualificati, che porteranno ricchezza e sviluppo. Creare, poi, un sistema integrato tra le imprese, l’Università, gli istituti di ricerca, inventori e ricercatori consentirà una crescita non solo economica ma anche culturale delle imprese trentine”.

Grazie a questo ordine del giorno la Giunta provinciale, che già stava lavorando in tal senso, si impegnerà a:

– favorire l’utilizzo di brevetti, di idee innovative e di prodotti e servizi innovativi, da parte di imprese trentine anche allo scopo di migliorare l’occupazione, verificando la possibilità di utilizzare ulteriori strumenti oltre a quelli già attivi a sostegno degli inventori e dei titolari dei know – how, per far fronte alle spese per la registrazione ed il mantenimento dei brevetti, nonché alle spese di sperimentazione dei relativi prototipi;

– favorire la mobilità dei ricercatori verso le imprese; 

– integrare maggiormente i settori industriali e del commercio con i settori ad alta tecnologia e di conoscenza, aumentando la cooperazione tra imprese e istituzioni di ricerca, agevolando l’applicazione industriale ed il trasferimento tecnologico, nonché supportando le attività di trasferimento dei risultati della ricerca scientifica;

– promuovere la tutela, la valorizzazione, lo sviluppo e al diffusione, della ricerca di base ed applicata al sistema produttivo, mettendo in relazione, attraverso un’unica regia di coordinamento, o un accordo unitario tra le parti, l’Università degli Studi di Trento, gli istituti di ricerca strumentali della Provincia e le imprese trentine;

– verificare la possibilità, all’interno della costituzione del distretto ICT del Trentino, di organizzare poli di innovazione e di sperimentazione dove possano essere eseguiti test, prove, analisi sui prodotti innovativi realizzati, anche fruendo, laddove possibile, delle tecnologie, piattaforme, sistemi applicativi, spazi logistici e attrezzature tecnologiche utilizzate dall’amministrazione provinciale o dai suoi enti strumentali;

– favorire la creazione di filiere d’innovazione del sistema produttivo del trentino

– sostenere l’inserimento di specifici percorsi di formazione, in linea con i mutamenti del sistema produttivo, negli stage e nei corsi organizzati dalla Provincia finalizzati alla collocazione dei giovani nel mondo lavorativo.
UFFICIO STAMPA IDV TRENTINO
Italia dei Valori rock, Regione Toscana lenta. Il bilancio di un anno difficile

Italia dei Valori rock, Regione Toscana lenta. Il bilancio di un anno difficile

 

 

“Quando parliamo di un anno difficile non mi riferisco certo all’Italia dei Valori della Toscana che, a partire dal risultato delle elezioni regionali, la raccolta firme per i tre referendum contro nucleare, privatizzazione dell’acqua e legittimo impedimento, e l’azione in Consiglio regionale e in Giunta, ha dimostrato tutta la sua capacità e volontà di ritagliarsi uno spazio di autonomia politica e di incidere nello sviluppo e nel rilancio della nostra regione”. Con queste parole, l’on. Fabio Evangelisti, Segretario Idv Toscana, ha aperto la conferenza stampa Idv, dal titolo “Bilancio di un anno difficile”, tenutasi questa mattina in Palazzo Panciatichi, a Firenze, alla quale hanno partecipato anche il portavoce nazionale di Italia dei Valori, on. Leoluca Orlando, e la Capogruppo Idv in Consiglio regionale, Marta Gazzarri.

Successo Idv in Europa: Kessler presidente dell’Olaf

Successo Idv in Europa: Kessler presidente dell’Olaf

Arriva da Strasburgo, in questa fine 2010 una buona notizia, la nomina di Giovanni Kessler alla direzione dell’Olaf, l’Ufficio antifrodi dell’Unione europea, un organo molto importante che vigila con poteri ispettivi diretti sul buon utilizzo dei fondi europei che spesso, e soprattutto nel nostro paese, sono utilizzati per altri fini che non quelli istituzionali.
Si tratta di una vittoria importante per l’Italia, dopo molti schiaffi ricevuti soprattutto durante la fase si nomina dei vari ambasciatori dell’Unione europea che ha penalizzato pesantemente il nostro paese. Una vittoria, quindi, anche del sistema italiano che ha fatto in buona parte quadrato intorno alla candidatura di Giovanni Kessler ma, devo dire, soprattutto una vittoria per l’Italia dei valori.
La Commissione del controllo dei bilanci che ha atteso, come dire, la regia di questa nomina, presieduta da Luigi De Magistris, ha infatti avuto un ruolo determinante in questa nomina. E credo che abbiamo fatto bene, l’anno scorso, neoeletti al Parlamento europeo, a negoziare in una trattativa che all’epoca non fu assolutamente facile per noi dell’Idv, la presidenza della Commissione del controllo dei bilanci, per una persona come De Magistris che abbina le capacità politiche alle sue straordinarie conoscenze come magistrato, soprattutto e non solo, nel campo delle frodi comunitarie.
Si tratta quindi di una grande soddisfazione perché quella di Kessler era una candidatura tutt’altro che scontata; c’erano dei concorrenti assai agguerriti, appoggiati da Stati che hanno un peso specifico nelle trattative europee assai pregnante e anche candidati interni all’organizzazione, o comunque appoggiati dall’Olaf stessa, oppure candidati dietro ai quali si poteva intuire forse la presenza di qualche potere forte come la Massoneria.
L’Olaf, infatti, ripeto, ha un ruolo cruciale; ha bisogno anche di un nuovo slancio e di qualche riforma e noi crediamo che Kessler sia la persona giusta: ha avuto un’esperienza come politico, come magistrato, si è occupato molto anche di supervisione elettorale, ha quindi quel tipo di capacità multidisciplinare che, abbinata peraltro alla sua ottima conoscenza linguistica (si tratta del resto di un cittadino italiano di minoranza linguistica tedesca) , fa si che con lui penso, l’Europa avrà la persona giusta in un settore estremamente cruciale. Ripeto, anche se c’è stato un concorso generale per questa nomina che era tutt’altro che scontata, credo che l’Italia dei valori possa giustamente e, in particolar modo Luigi De Magistris come presidente della Commissione controllo bilanci, vantarne il merito principale.

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