Buone feste da Idv Marche: vogliamo una ‘regione di valori condivisi’

Buone feste da Idv Marche: vogliamo una ‘regione di valori condivisi’

Le Marche è terra di valori forti e condivisi. Politicamente è anche regione di frontiera e di sperimentazione. E proprio nelle Marche,  l’Italia dei Valori si è molto diffusa, dimostrando d’essere una presenza capillare su tutto il territorio. Alle ultime regionali gli elettori ci hanno premiato con un complessivo 9,06%; nella provincia di Ascoli abbiamo raggiunto l’11,02 e nella città di Ancona il 9,56%. Riscontri importanti che ci hanno consentito di portare in Consiglio regionale quattro consiglieri: Paola Giorgi, vice presidente dell’Assemblea, Paolo Eusebi (nostro capo gruppo), Luca Acacia Scarpetti (presidente della Commissione Statuto) e Sandro Donati (assessore all’Ambiente ed energia).

Insomma abbiamo una vera squadra al servizio dell’intera comunità regionale. Un team che sta lavorando a tutto campo sul fronte di quella green economy che coniuga  lo sviluppo socio-economico con un impegno forte sul fronte turismo – ambiente e cultura. Non a caso lo sviluppo delle Marche passa anche attraverso quelle economie in grado di affiancarsi al manifatturiero e di aprire nuovi fronti occupazionali, come ad esempio l’integrazione delle risorse culturali, turistiche, territoriali e rurali, appunto dalla green economy alla soft economy. In quest’ottica bisogna perseguire un progetto culturale per la diffusione delle conoscenze, investendo in formazione e quindi puntando ad offrire nuove opportunità di crescita ai giovani, rafforzando le politiche per il diritto allo studio, potenziando il sistema scolastico-educativo.

Ci impegneremo con maggiore forza per non perdere il treno della ripresa e per rafforzare l’immagine della Regione a livello nazionale ed internazionale, così da poter attrarre nuovi investimenti e adeguate risorse finanziarie. Per noi dell’IdV, creare futuro nelle Marche significa affrontare l’attuale situazione di difficoltà economica, con la convinzione che il sostegno al lavoro, ai lavoratori e al loro reddito, richiede il consolidamento degli interventi regionali ma anche misure in grado di favorire il rilancio della base occupazionale.

In pratica vuol dire attivare contratti di solidarietà, progetti formativi, aiuti alle assunzioni per i giovani che legittimamente vorrebbero affacciarsi al mondo del lavoro e per chi, invece, ne è stato escluso. Aiutare i lavoratori precari, sostenere le nuove imprese, soprattutto giovanili e femminili, e avviare progetti di aggiornamento e riqualificazione professionale.

Occorre poi da garantire l’indispensabile sponda istituzionale  al sistema imprenditoriale marchigiano, basato sulle piccole e medie imprese, favorendo progetti d’innovazione, trasferimento tecnologico, investimenti adeguati, aggregazione imprenditoriale, maggiore internazionalizzazione dei mercati, contrasto alle operazioni di delocalizzazione.  E ancora,  servono politiche più incisive per sostenere le piccole e micro imprese artigianali, commerciali, turistiche e le cooperative agricole, che possano attivare nuove forme di intervento pubblico per rafforzare le attività di sostegno creditizio-finanziario e possano offrire un appoggio istituzionale all’intero sistema economico regionale.

Tutto questo va fatto rispettando l’ambiente proprio perché il territorio ed il paesaggio sono un patrimonio da salvaguardare. Vogliamo perciò contrastare l’inquinamento, spenderci per la difesa del suolo e della costa. Sottolineiamo, dunque, l’esigenza di uno sviluppo energetico ecosostenibile, di una vera tutela nella gestione pubblica di beni primari come l’acqua, del potenziamento degli incentivi per le energie rinnovabili, dell’implementazione delle previsioni del pear (piano energetico ambientale delle Marche). Va poi completato il programma regionale delle infrastrutture strategiche, come il sistema porto-aeroporto-interporto, l’asse viario nord-sud e l’attraversamento degli Appennini.

Non dimentichiamo, inoltre, tutti quegli interventi finalizzati a garantire una protezione diffusa per le fasce più fragili della popolazione e a dare risposte vere agli anziani soli, ai nuovi poveri che si stanno purtroppo diffondendo. Pur nelle difficoltà oggettive che frenano l’operatività degli enti locali, a causa dei tagli indiscriminati decisi dal Governo, il nostro imperativo anche per il 2011 è e sarà quello di garantire a tutti i cittadini gli stessi diritti e le stesse opportunità. Per questo continueremo a batterci affinché le Marche dei valori siano le Marche dei valori condivisi.

Idv Marche

Buone Feste da Idv Toscana: tra impegno amministrativo e rinnovamento

Buone Feste da Idv Toscana: tra impegno amministrativo e rinnovamento

L’Italia dei Valori in Toscana chiude un 2010 marcatamente positivo. L’ottimo risultato delle elezioni regionali della scorsa primavera (9,4%), il grande impegno per la raccolta firme dei tre referendum Idv – anche se non tutti hanno remato con la stessa lena e dedizione, il rinnovato ruolo del Partito nell’amministrazione degli enti locali e, last but not least, il grande fermento congressuale che ha segnato un profondo rinnovamento del Partito, ci consentono di tracciare un bilancio politico più che soddisfacente.
La punta di diamante di un’efficiente e ramificata rappresentanza istituzionale di Idv in tutte le realtà locali della Toscana è senz’altro rappresentata dall’azione del Gruppo consiliare in Regione Toscana, che ha contribuito in maniera determinante a dare nuovo slancio e nuovo impulso all’azione di governo della nostra Regione. Come Italia dei Valori, infatti, ci siamo fatti promotori di proposte di legge tese ad abbattere i costi della politica (per esempio, con la soppressione dei vitalizi), abbiamo lanciato la proposta di una radicale riforma della legge elettorale toscana – infelice madre del porcellum di calderoliana memoria – attraverso l’abolizione del listino e un ritorno alle preferenze, e siamo stati in prima linea, tenendo fede al primo punto del nostro programma nazionale, in tutte le realtà di crisi che hanno punteggiato la Toscana in questo 2010, annus horribilis: a partire dalla drammatica vertenza Eaton a alla Isi-Zanussi di Scandicci, dalla Mabro di Grosseto alla Toscopan di Lucca, dai cantieri navali della costa apuo-versiliese all’Eutelia di Arezzo e, via discorrendo, in tutte le province toscane.
Fiore all’occhiello della nostra azione amministrativa – senza voler dimenticare, se non per ragioni di spazio, il costante lavoro dei nostri quasi cento consiglieri e assessori sparsi nelle amministrazioni comunali e provinciali – sono le due assessore della Giunta Rossi, che hanno segnato un vero e proprio cambiamento di rotta nell’amministrazione regionale per quanto concerne le loro importanti deleghe: Anna Marson ha promosso un rinnovato sviluppo dell’urbanistica, amico dell’ambiente, teso al recupero e alla tutela del territorio che, nella nostra regione, rappresenta il più inestimabile patrimonio; Cristina Scaletti si è posta in prima linea e in prima persona in difesa del mondo della cultura, martoriato dai tagli del Governo, e ha avviato una nuova stagione di gestione dell’industria turistica, ottimizzando le spese e puntando con decisione sul web.
Anche sotto il profilo più strettamente politico, il 2010 è stato un anno ricco di lavoro e cambiamento. Abbiamo celebrato, in Toscana, dieci congressi provinciali che hanno segnato uno spiccato rinnovamento della classe dirigente del Partito, con l’elezione di nove nuovi Coordinatori. Il Congresso regionale, celebrato a Pisa lo scorso 24 ottobre, ha dato un segnale importantissimo in questa direzione, eleggendo una nuova classe dirigente con una spiccata rappresentanza giovanile e femminile.
Il tempo incalza e, senza avere modo di rimanere a osservare quanto di buono fatto sin qui, ci ritroviamo impegnati a preparare e a prepararci per la sfide elettorali del 2011. Ancora non sappiamo se ci saranno elezioni politiche anticipate, ma una cosa è certa: l’anno prossimo, quasi la metà dei cittadini toscani sarà chiamata alle urne per rinnovare tante amministrazioni locali. Fra le altre, c’è da ricordare il rinnovo del Consiglio provinciale di Lucca, del Sindaco e del Consiglio di tre importanti città capoluogo: Arezzo, Siena e Grosseto. Per non dire di altri centri importanti come Montevarchi, Orbetello, Cascina, San Sepolcro, Seravezza, Castiglione della Pescaia e Scansano. Appuntamenti fondamentali per saggiare e verificare il radicamento del nostro Partito. Siamo chiamati a lavorare, con unitarietà e coesione, per organizzare e consolidare la nostra base di consenso nei diversi territori.
La vera sfida che ci attende in Toscana è, per l’anno a venire, quella del radicamento sul territorio e della creazione di una nuova classe di dirigenti e amministratori capaci d’interpretare e affrontare le nuove sfide del governo della cosa pubblica.

Fabio Evangelisti
Segretario Idv Toscana

Marchionne e una crisi annunciata

Quello che Silvio Berlusconi sta facendo piano piano e che ancora non è riuscito a fare quanto gli piacerebbe, l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne lo ha fatto tutto insieme, in una botta sola. Il pacco di doni avvelenati che ha preparato per gli operai della Fiat e per tutta l’Italia lo ha avvolto nella carta straccia ricavata da quella che sino a ieri era la Costituzione repubblicana.
Nella Repubblica fondata sul lavoro, il diritto dei lavoratori di organizzare liberamente le loro rappresentanze era un pilastro paragonabile per importanza alla libertà di organizzare partiti politici o di stampare il proprio pensiero senza censure. Era uno di quei principi fondamentali senza i quali non si può più parlare di democrazia.
Da ieri non è più così. Da ieri alla Fiat Mirafiori, il principale stabilimento industriale italiano, potrà avere rappresentanza sindacale solo chi firma gli accordi, cioè solo chi è d’accordo con l’azienda, o chi pur non essendo d’accordo accetta il suo ricatto. La libertà sindacale è da oggi solo un ricordo, e così il diritto dei lavoratori a scegliersi una libera rappresentanza.
Berlusconi applaude e dice che questo è un accordo di portata storica. Ha ragione ad applaudire, perché Marchionne ha fatto proprio quel che vorrebbe fare lui, distruggere la Costituzione, e purtroppo ha ragione anche quando parla di un accordo storico, anche se stavolta si tratta di una storia nera.
I regalini avvolti in quella cartaccia scritta oltre sessant’anni fa dai Costituenti sono fatti apposta per rendere meno lieto, anzi disperato, non solo il Natale dei lavoratori ma tutta la loro vita d’ora in poi. Sarà l’azienda a decidere se hanno o no diritto alla malattia. Avranno meno pause e distribuite in modo tale da non avere più neanche il tempo di prendere fiato. Dovranno lavorare di più, perché le ore di straordinario obbligatorio passano addirittura da 40 a 120. Il triplo.
Questi lavoratori sono uomini e donne che già faticano moltissimo a tirare avanti. Un operaio guadagnerebbe 1100 euro netti al mese, un impiegato 1500. Li guadagnerebbe se da due anni non ci fosse la cassa integrazione, che porta i salari a 750 euro netti. Il signor Marchionne, invece, ne guadagna 4.782.400, che vuol dire 435 volte lo stipendio di un operaio. E anche se la Fiat ha chiuso il 2009 con una perdita di 800 milioni di euro, ai suoi azionisti ha distribuito dividendi per 237 milioni di euro.
Vuole dire che i lavoratori sono i capri espiatori di tutto: sono loro che pagano i costi della crisi, e sono loro che pagano, in soldoni e in diritti, i costi delle manovre che sta facendo la Fiat. Ma queste manovre, dietro le bugie che Marchionne e Berlusconi raccontano, alla fine le pagherà tutto il paese e a guadagnarci come sempre sarà solo la Fiat.
Ci stanno dicendo, l’azienda e il governo, che grazie a questo sacrificio, cioè il sacrificio della libertà, dei diritti e della Costituzione, ci sarà una grande ripresa industriale per l’Italia. Ma la verità è opposta. La verità è che stiamo aiutando la Fiat ad andarsene dall’Italia provocando danni immensi all’economia del Paese dopo aver preso negli anni e nei decenni tutto quel che poteva prendere dallo Stato, cioè da noi, dai cittadini.
Mirafiori è già oggi un succursale europea della Chrysler. Sono i suv dell’azienda americana che si costruiranno nella fabbrica torinese.
La testa dell’azienda non è più in Italia ma negli Usa, e nemmeno la prima linea della produzione è più in Italia. Le nuove macchine verranno costruite in Brasile, Polonia, Serbia e Turchia, e il solo modello davvero innovativo e che guarda al futuro, la nuova 500 elettrica, verrà costruita direttamente negli Usa.
Marchionne si lamenta perché i lavoratori italiani producono meno di quelli all’estero, ma anche qui è un bugiardo, proprio come Berlusconi. Infatti non dice che le fabbriche in Brasile e Polonia sono produttive per quasi il 100% del tempo, mentre quelle in Italia nel 2010 sono state in funzione complessivamente solo per la metà del tempo e l’anno prossimo sarà la stessa cosa.
Per coprire le sue manovre, la Fiat ha raccontato in questi mesi balle grosse come una casa. Lo sanno tutti ma tutti fanno finta di non accorgersene. Ha promesso investimenti per 20 miliardi di euro, e noi dell’Italia dei valori chiediamo quello che tutti dovrebbero chiedere e il governo più di chiunque altro: dove sta tutto questo ben di dio?
Alla fabbrica di Pomigliano sono stati promessi 700 milioni, a Mirafiori un miliardo. Anche a fidarci di queste promesse, dove stanno gli altri 18 miliardi e 300 milioni di euro?
E ancora: per chiudere l’accordo con la Chrysler acquisendo il 51% delle azioni, la Fiat deve restituire al governo degli Usa un prestito di 9 miliardi. Noi chiediamo e tutti dovrebbero chiedere, ma il governo italiano più di chiunque altro: dove li va a prendere? E’ chiaro che li va a prendere in Italia, se li fa pagare dalle operazioni finanziarie qui, li mette insieme trattando i lavoratori come schiavi, e poi li porta negli Stati Uniti.
Di tante parole e di tante promesse, quello che i lavoratori hanno visto è questo. Quelli di Termini Imerese, che sono 2.000, sono rimasti senza niente, perché la fabbrica ha chiuso. Quelli di Pomigliano e Mirafiori saranno in cassa integrazione per i prossimi 12 mesi, e in cassa integrazione sono anche quelli di Melfi e dell’Iveco.
Un governo che si rispetti, un governo che facesse il suo lavoro e il proprio dovere, farebbe pesare gli aiuti con cui ha sempre tenuto in piedi la Fiat. Convocherebbe, come chiediamo da mesi noi dell’Idv, la Fiat e pretenderebbe un piano industriale e occupazionale per tutti gli stabilimenti, incluso quello di Termini Imerese che dovrebbe restare aperto.
Invece che fa il governo di Silvio Berlusconi? Assiste alla cancellazione della libertà dei lavoratori, allo scempio della Costituzione, e alla manovra che porterà la Fiat fuori dall’Italia applaudendo e complimentandosi per il buon affare che la Fiat sta facendo, sulla pelle e sulla vita dei suoi dipendenti, a danno di tutto il nostro Paese.

Sassari: convegno Idv su ambiente e salute

Sassari: convegno Idv su ambiente e salute

“Sostenibilità ambientale nel Nord Ovest della Sardegna, problematiche economiche ed implicazioni sanitarie” è stato il tema del convegno che si è svolto sabato scorso a Sassari con una grande partecipazione di pubblico.

E subito un dato allarmante: l’area di Porto Torres è in vetta alla classifica dei siti più inquinati del mondo occidentale.

Organizzato dal Gruppo consiliare comunale e dal Coordinamento cittadino IDV, l’iniziativa è stata coordinata da Isidoro Aiello, ordinario di neurologia dell’Università di Sassari.

Dagli interventi degli autorevoli esperti, è emersa la stretta relazione tra inquinamento ambientale e salute, con una sola parola d’ordine: prevenzione.

“E’ ormai noto e inconfutabile –ha detto Alessandro Arru, delegato all’ambiente dell’Ordine dei medici di Sassari- che molte malattie cardiovascolari, degenerative, endocrine, respiratorie, tumorali, immunitarie e genetiche, siano indotte dall’inquinamento ambientale per l’accumulo e la concentrazione di sostanze tossiche nella catena alimentare, diffuse nell’aria, nel suolo e nelle acque”.

I vari relatori sono stati concordi: i bambini costituiscono la categoria più sensibile all’inquinamento che incide sul sistema immunitario.

Il Coordinatore del comitato scientifico ISDE–Italia, Ernesto Burgio, ha evidenziato come le sostanze inquinanti immesse in grandi quantità, penetrino nell’ecosistema per poi passare alle piante, agli animali, ai prodotti alimentari ed infine all’uomo ove si depositano generando le malattie più devastanti.

Dello stesso parere Giovanni Ghirga, Coordinatore del comitato scientifico ISDE-Italia, che precisa: “Le particelle tossiche compiono spesso un lungo cammino, trasferendosi dal punto di emissione anche a centinaia di chilometri di distanza,  specie in presenza di forti venti”.

Secondo la Science of the total enviroment del 2009, le ceneri del carbone, che assurdamente in Italia sono utilizzate per la produzione di laterizi, oltre ad avere un’elevata tossicità, sono altamente radioattive a causa dell’alta concentrazione di uranio e torio, tale da far paragonare queste ceneri  alle scorie delle centrali nucleari.

Vincenzo Migaleddu, coordinatore dell’area di ricerca ISDE-Italia, ha affrontato il problema dei sistemi produttivi industriali ed energetici in Sardegna e in Italia.

E dopo le analisi, le proposte. Tutti gli oratori hanno sottolineato la necessità di promuovere nuovi modelli di sviluppo alternativi, sostenibili ed eco compatibili, a partire dalla valorizzazione delle risorse ambientali. Ma con un imperativo: lo sviluppo economico deve passare attraverso la prevenzione e la tutela ambientale. Studi internazionali condotti da analisti ed organizzazioni di grande prestigio (Rapporto GKOPEL C.E. 1999),  dimostrano che ogni euro speso per abbattere l’inquinamento, determina un risparmio di 10 euro: 6 euro di costi sanitari e 4 euro di previdenza.

Igina Campus,

Ufficio stampa Idv Sardegna

Sanità: ecco i numeri dell’abbuffata prenatalizia di PDL e Lega

Sanità: ecco i numeri dell’abbuffata prenatalizia di PDL e Lega

Come vuole la tradizione, anche quest’anno i padroni della Regione Lombardia hanno anticipato di 24 ore la grande abbuffata natalizia. Altro che cenone, pidiellini e leghisti si sono attovagliati intorno alla succulenta sanità lombarda con un’ingordigia lottizzatoria da Prima Repubblica.
Ciellini, berlusconiani laici, ex-aennini, leghisti fedeli all’assessore Bresciani e leghisti di rito giorgettiano si sono divorati le nomine dei manager di aziende sanitarie ed ospedali. L’occasione in cui fare un po’ di pulizia, togliendo di mezzo gli impresentabili? Macché. Via il formigoniano Maurizio Amigoni (indagato per la vicenda Teleospedale), restano in squadra Pietrogino Pezzano, noto per essere stato immortalato in compagnia di personaggi legati alla mafia, e Luca Stucchi, recentemente perquisito.
Quello che il raggiante assessore leghista Bresciani, medico personale di Umberto Bossi, definisce “il primo caso di federalismo applicato alla sanità”, ha portato alla guida degli ospedali lombardi 24 filo-pidiellini e 19 fedelissimi del carroccio (+8 rispetto all’ultimo banchetto). Qualche briciola è andata pure al Pd ed all’Udc: uno ciascuno, perché è pur sempre Natale.
I Signori della Sanità resteranno in sella fino al 2015, anche se al terzo anno dovranno superare un “esame”. Formigoni (che ha garantito a 5 ciellini altrettante poltronissime) spiega che la valutazione verterà su elementi oggettivi. Già…

Fiat: un accordo separato che viola la Costituzione

Fiat: un accordo separato che viola la Costituzione

Tutto come da copione. L’accordo separato della Fiat su Mirafiori conferma la violazione della Costituzione che individua nei sindacati, liberi e autonomi, le forme della rappresentanza dei lavoratori. Nell’accordo firmato oggi, invece, ciò è subordinato alla volontà dell’azienda. Oltre a peggiorare drasticamente le condizioni di lavoro degli operai, la Fiat, dei venti miliardi di investimenti promessi, ha dichiarato finora solamente 700 milioni per Pomigliano e un miliardo per Mirafiori, che diventerà un reparto separato della Chrysler. Con questi accordi irresponsabilmente incentivati dal governo, che ha svolto un ruolo da zerbino nella trattativa, l’Italia sta perdendo un settore fondamentale come quello dell’auto. Infatti, gli introiti economici si spostano negli Usa, la produzione nell’Europa dell’est, in Turchia e Brasile. In questo modo, il nostro diventa un Paese residuale. Evidentemente ci si dimentica che la Fiat è stata salvata sul piano finanziario grazie ai soldi degli italiani, in molti casi portati via alle piccole e medie imprese.

Antonio Di Pietro, Maurizio Zipponi

Economia: confronto Lidia Undiemi, Sandro Trento

Caro prof. Trento,
le scrivo per dirle che non sono d’accordo con quanto da lei scritto nell’articolo “Privatizzazioni contro parentopoli e scarsa efficienza”, pubblicato il 18 dicembre sul sito dell?italia dei valori.
Nell’ottica del dialogo costruttivo, credo sia necessario che ci confrontiamo su questi temi: diritto ed economia sono due facce della stessa medaglia.
In Italia centinaia di migliaia di lavoratori sono sotto ricatto a causa delle privatizzazioni, moltissimi hanno perso il posto di lavoro e tanti altri sono costretti ad accettare condizioni di lavoro meno favorevoli rispetto ai dipendenti del settore pubblico, perché ovviamente il privato fa ciò che vuole nella sua impresa, ferme restando le ipotesi di accertamento di violazioni delle norme di legge che non sono in grado di ripristinare una reale “Giustizia Sociale”.
E’ per tale ragione che nel progetto politico contro le esternalizzazioni abusive, soprattutto attraverso l’analisi di casi concreti di rilevanza nazionale (Telecom Italia, Vodafone, Wind, servizi informatici del settore della Giustizia, Fiat ecc…) ci siamo presi l’impegno, come partito a livello nazionale, di contrastare tale fenomeno. Esternalizzare significa cedere a terzi parti di attività, siano esse pubbliche o private, ad altri soggetti (privati) con il relativo personale già precedentemente impiegato, ovvero assumendo nuovi lavoratori. L’attuale struttura del sistema giuridico di riferimento consente alla casta di spostare mezzi e persone da una società all’altra spesso nell’ambito di gruppi societari che di fatto consentono una quasi totale deresponsabilizzazione di chi di fatto governa l’impresa. In tal modo si creano subdole forme di speculazione a danno della collettività che ledono gravemente al funzionamento dell’economia reale.
Esternalizzare da un ente pubblico in favore di un’azienda significa privatizzare, ed in questo contesto privatizzare significa favorire i poteri forti a danno della collettività.
Credo che ancor prima di pensare di discutere della efficienza economica della privatizzazione, su cui io non sono comunque d’accordo, occorre contrastare questo sistema politico/economico/giuridico.
Ad ogni modo, mi preme sottolineare che lei denuncia giustamente le logiche clientelari che ruotano attorno alla gestione delle aziende municipalizzate: assunzioni pilotate e mantenimento di prezzi più elevati per l’erogazione dei servizi.
E’ ammirevole la sua presa di posizione su questa grande piaga sociale, il consenso politico a livello locale è spesso legato alla capacità di promettere posti di lavoro. Il problema va dunque affrontato con determinazione e coraggio. Tuttavia, per le ragioni sopra esposte, i cui dettagli sono contenuti in molti miei scritti che ho sempre condiviso con i lavoratori vittime di questo sistema, la spinta verso le privatizzazioni comporterebbe un aggravio di una condizione sociale già di per sé precaria. Le principali motivazioni sono due: tramite la strumentalizzazione dei collegamenti societari si creerebbe una bolla speculativa che manterrebbe i prezzi alti e i lavoratori soggetti a forme di sfruttamento normative ed economiche non promuovibili nel pubblico impiego; il clientelismo non avrebbe in tal modo soluzione perché le infiltrazioni politiche raggiungono gli “affari pubblici” indipendentemente dalla forma giuridica utilizzata per realizzare il servizio. I continui scandali sulla gestione degli appalti pubblici in Italia purtroppo lo dimostrano.
Concludendo, sono d’accordo con lei che il problema esiste e che deve essere affrontato ma non con le privatizzazioni nell’attuale contesto sociale: dobbiamo combattere il sistema politico/economico/giuridico che alimenta il mondo affaristico-clientelare del nostro paese. 
Credo siano necessario confrontarci su questi temi, soprattutto per dare risposte certe ai cittadini sui progetti di politica legislativa che questo partito intenderà portare avanti nella prossima legislatura.
Certa di un suo riscontro, porgo cordiali saluti,

Lidia Undiemi
Resp. nazionale sezione dipartimentale “Trasformazioni d’impresa e tutela dei diritti” di Italia dei Valori
Resp. regionale dipartimento Lavoro e Welfare Sicilia di Italia dei Valori

Cara Lidia,
Credo sia importante fare chiarezza su alcuni punti sollevati dalla tua lettera.
Italia dei Valori è un partito liberale, infatti è parte dell’ELDR, la federazione europea dei partiti liberaldemocratici. Essere liberali significa ritenere che la libertà individuale sia il bene più prezioso da tutelare e una di queste libertà è quella di fare impresa. In quanto liberali riteniamo che il mercato sia il migliore sistema di allocazione delle risorse che l’uomo abbia inventato nella storia. Mercato e libertà individuale sono un binomio inscindibile, come la tremenda esperienza del comunismo al potere in Europa-orientale , in Cina, a Cuba, in Corea del Nord ci hanno mostrato. Se si cancella il mercato si distrugge la libertà individuale e prima o poi si arriva al gulag.
Il principio liberale è che in tutti i campi nei quali i privati possono fare impresa devono essere liberi di fare impresa e che la funzione dello Stato è puramente residuale. Le costituzioni liberali nascono infatti come strumento per porre limiti all’azione del “tiranno” e dello Stato,  per tutelare invece i cittadini, persone e imprese. La proprietà pubblica in particolare va giustificata. Le domande devono essere: è compito dello Stato? E’ più efficiente che sia lo Stato a produrre un certo bene o servizio? Sono pochi i casi  in cui le cose stanno così. Si tratta dei cosiddetti “beni pubblici” beni che tipicamente i privati non sanno o non hanno incentivi a produrre: la difesa nazionale, la polizia e la repressione del crimine (la giustizia), la scuola (entro certi limiti, in verità, perché in molti casi l’istruzione è un bene che può essere venduto sul mercato), la sanità (anche qui vale il ragionamento fatto per l’istruzione), la difesa dell’ambiente. In Italia invece,  a causa del predominio di ideologie non liberali (la DC, il PCI, il PSI), per gran parte del dopoguerra la proprietà pubblica ha finito per essere diffusa in modo abnorme. Si pensi che fino agli anni ’90 lo Stato aveva proprie aziende nel settore dei dolciumi (panettoni, gelati etc.) dove non si capisce perché debba esserci la proprietà statale. Negli ultimi tempi i Comuni e le Regioni, vincolati nella loro capacità di tassare e di reperire risorse mediante imposte, hanno utilizzato in modo massiccio le aziende pubbliche locali. Si contano oggi circa 870 aziende pubbliche locali in Italia!! Tramite queste aziende i comuni e le regioni raccolgono entrate (tramite le tariffe pagate dagli utenti) e fanno spesa pubblica. Come lei può immaginare, un’azienda pubblica, però, ha molti meno stimoli ad essere efficiente (cioè a non sprecare le risorse) non avendo vincolo di bilancio, perché tanto se anche viene gestita male “paga Pantalone” (cioè pagano i cittadini con le tasse). Il Comune o la regione infatti ripianano, a fine anno, i buchi creati dalla cattiva gestione dell’azienda pubblica locale. L’IRI, la più grande holding pubblica italiana, è costata ai contribuenti italiani migliaia e migliaia di miliardi a causa delle perdite accumulate, lo stesso avvenne con l’EFIM e così via. L’Alitalia era un altro esempio di azienda pubblica in dissesto e così via. I soldi sprecati nelle aziende pubbliche sono soldi sottratti alla sanità, all’istruzione, alla costruzione di nuove strade. Molte ricerche recenti infatti mostrano, ad esempio, che i dipendenti delle aziende di trasporto  pubblico hanno stipendi ingiustificatamente più alti rispetto a quelli dei loro colleghi che lavorano in aziende analoghe private. Non solo ma i politici locali usano queste aziende per assumere un numero di persone maggiore a quello necessario, favorendo amici e parenti, a Roma ma anche altrove. La proprietà pubblica è una fonte di corruzione e di sperpero di denaro pubblico.
In oltre, le aziende pubbliche locali operano spesso in regime di monopolio: hanno l’esclusiva sulla fornitura di certi servizi in date aree con pesanti conseguenze negative per i cittadini e di ostacolo per la libertà d’impresa.
I Comuni in Italia avrebbero tra l’altre funzioni quella di contrastare la povertà e di fornire una serie di servizi  di solidarietà e su questo dovrebbero focalizzare le loro azioni. Invece costituiscono centinaia di società pubbliche in settori come l’informatica, o le telecomunicazioni, settori questi nei quali sarebbe meglio che fossero i privati ad essere attivi.
Essere liberali in un Paese come l’Italia significa essere rivoluzionari.  Per questo Italia dei Valori si ritiene un vero partito rivoluzionario.
Porre limiti alla proprietà pubblica, liberalizzare i settori, far crescere la concorrenza, porre il merito al centro e non le clientele sono azioni davvero rivoluzionarie. E’ giusto che i soldi dei contribuenti vengano sperperati per pagare stipendi più alti a dipendenti pubblici? E’ giusto che chi ha la fortuna di lavorare nel pubblico abbia tutele e privilegi che nessun dipendente privato può avere?
Da liberali crediamo che l’impresa privata, frutto dell’intelligenza e della capacità di rischio e di innovazione degli individui,  sia la vera fonte di creazione della ricchezza. L’impresa privata deve essere favorita, posta nelle condizioni di operare al meglio. La concorrenza deve essere sempre e ovunque il meccanismo di selezione tra le imprese: chi è più bravo sopravvive gli altri escono dal mercato. Allo Stato resta il compito ovviamente di assicurare ai lavoratori un passaggio indolore da un posto di lavoro a un altro: con indennità di disoccupazione adeguate. Ma anche con obblighi chiari: chi rifiuta un nuovo lavoro perde il diritto all’indennità di disoccupazione (come ha fatto in Gran Bretagna il Labour Party quando era al potere). Diritti e obblighi, uguali per tutti.
Un caro saluto

Sandro Trento, Responsabile Dipartimento Economia e Finanze IDV. 

 

 

 

L’Isola dei cassintegrati: Vinyls di Porto Torres

L’Italia che non c’è, quella che il grande illusionista Silvio Berlusconi fa apparire quando gli fa comodo, basta accendere la tv per ritrovarsela davanti. E’ l’italia di Minzolini e del Grande Fratello, l’Italia del pettegolezzo, del gioco delle coppie, delle facce famose che vanno in vacanza su un’isola esotica e quando tornano trovano ad aspettarli contratti di lusso. E’ l’Italia che non deve mai fare i conti con il dramma della povertà, della disoccupazione, della precarietà, dell’insicurezza. E’ L’Italia dei reality show, quella dell’ “Isola dei famosi”.
L’Italia vera, quella che non sa come arrivare a fine mese, che non trova lavoro e quando lo trova non sa se ce lo avrà ancora il mese prossimo, sta su un’altra isola. Sta sull’Isola dei cassintegrati, l’Asinara. Lì non ci stanno attori che cercano di riavere il successo perduto, ma operai che vogliono solo riavere il loro lavoro. Sono gli operai della Vinyls di Porto Torres, i colleghi di quelli che, a Porto Marghera, hanno passato settimane arrampicati su un torre alta 150 metri con il gelo a meno nove gradi.
E’ dal 2008 che le loro vite sono state buttate in frullatore che ha maciullato tutto: il posto di lavoro e la possibilità stessa di immaginare quel che sarà di  loro domani, il loro presente e il loro futuro.
Quando accendevano il televisore ci trovavano la faccia contenta del premier che gli spiegava che non dovevano preoccuparsi, che non c’era nessuna crisi, che c’eravamo inventati tutto noi dell’Italia dei Valori, che anzi dovevano uscire e spendere tutti i soldi che non avevano.
Da quel momento in poi gli sono state fatte decine di promesse. Un industriale trevigiano di nessuna serietà, Fiorenzo Sartor, si è comprato la Vilnys e la ha mollata dopo appena venti giorni, quando ha scoperto che non gli riuscivano i giochetti con cui pensava di andare avanti senza dover cacciare soldi di tasca sua.
La fabbrica ha fermato la produzione a metà 2009. I 150 operai che ci lavoravano sono stati messi in cassa integrazione a rotazione. Nessuno si accorgeva di loro, nessuno ne parlava. Abbandonati da tutti: dal governo che continuava a promettere che tutto si sarebbe risolto e invece tutto andava sempre peggio. Dall’Eni, che invece di cercare una soluzione sembrava volesse renderla pure più difficile. Dai giornali e dalle tv, che nemmeno sapevano che esistessero.

Cosa dovevano fare questi lavoratori, costretti a campare con pochissimi soldi e con la disoccupazione come unico orizzonte? Dovevano restarsene zitti e buoni, aspettando che si compisse il loro destino? Non ci sono stati, e noi dell’Idv li abbiamo appoggiati, sostenuti e aiutati come potevamo fin dal primo giorno. Hanno occupato la fabbrica, hanno occupato l’aeroporto di Alghero. Alcuni, di loro, alla fine dell’anno scorso si sono arrampicati sulla Torre aragonese e stanno ancora lassù. A febbraio di quest’anno alcuni altri sono sbarcati sull’isola dell’Asinara e la hanno fatta diventare il contrario esatto dei reality con cui Berlusconi ipnotizza e addormenta tanti italiani. L’isola della realtà, l’isola della crisi che secondo il premier prima non c’era e adesso non c’è più e nemmeno una volta in mezzo ha ammesso che ci fosse. Il nostro responsabile del lavoro, Maurizio Zipponi è andato da loro, li abbiamo incontrati, la loro lotta è diventata anche la nostra
Finalmente qualcuno si è accorto di loro. Qualche tv ha mandato le sue troupe, qualche giornale nazionale si è deciso a accorgersi che esistevano. “AnnoZero” e “Tetris” gli hanno dedicato qualche trasmissione, e l’Isola dei cassintegrati ha fatto più spettatori dell’isola della bugie e della finzione che andava in onda su un altro canale.
In quest’anno gli operai della Vinyls, di Porto Marghera, Porto Torres e Ravenna, hanno continuato a sperare e poi a essere delusi. Si è fatta vanti l’araba Ramco, e quando tutto sembrava vicino a risolversi si è tirata indietro. Ora è entrato in campo lo svizzero Fondo Gita, che si dice interessato all’acquisto della Vinyls. Grazie alle proteste degli operai e anche all’insistenza dell’Italia dei valori, il governo si è deciso nei giorni scorsi a convocare tutte le parti intorno a  un tavolo.
Il ministro Romani si sarebbe impegnato a garantire il pagamento degli stipendi e delle tredicesime, e se fosse vero sarebbe davvero una buona notizia. Ma per quanto riguarda l’offerta del Fondo Gita, è indispensabile fare chiarezza sulle garanzie bancarie, industriali e occupazionali che il Fondo offre e sulla quantità di soldi pubblici che chiede. La pensiamo come gli operai, che nonostante le nuove promesse non si fidano e per questo restano nell’isola.
Su queste materie il governo deve assumersi la piena responsabilità, anche per evitare che la Vinyls segua la sorte di Agile Eutelia, con gli imprenditori arrestati e gli operai di nuovo per strada. Il governo deve assumersi le sue responsabilità nei confronti dei lavoratori ma anche nei confronti di un settore strategico come quello petrolchimico. La Vinyls, in Italia, alimenta 26mila industrie manifatturiere. E’ un settore troppo importante per non affrontarne la crisi, dopo anni di colpevole assenza, con la massima attenzione e con la massima prudenza.

Antonio Di Pietro, Maurizio Zipponi

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Buone Feste da Idv Veneto: Obiettivo, contrastare la visione leghista del futuro

Buone Feste da Idv Veneto: Obiettivo, contrastare la visione leghista del futuro

Il resoconto dell’anno che si sta per chiudere non può che partire dalle elezioni regionali ed amministrative. In Regione per Italia dei Valori l’esito è stato senza dubbio molto positivo, visto che abbiamo portato 3 eletti in Consiglio Regionale. Sotto i riflettori anche la vittoria al Comune di Venezia, dove il candidato di coalizione ha sconfitto Brunetta, IdV è andata bene e adesso, oltre alla pattuglia di consiglieri, può contare su due assessori.
Altra tappa fondamentale sono stati i congressi, con 6 nuovi coordinatori provinciali su sette province. Nel congresso regionale, poi, si è avuta la rincoferma del segretario uscente Marotta.
Il partito in Veneto (terra di Lega e di centrodestra) è vivo, attivo ed in crescita. Lo sono gli iscritti e lo sono le sedi. Aperte ex novo come a Mestre (coordinamento provinciale veneziano), San Donà di Piave e Chioggia, oppure meglio ospitate, come a Vicenza, Belluno, Adria.
Il partito è vivo, dicevamo. Lo si è ben visto nella corsa per i referendum, dove IdV Veneto, con più di 2mila banchetti e gazebo, ha raccolto 45mila firme per ogni quesito referendario.
Politicamente l’accento che scegliamo per raccontare il 2010 è la battaglia sostenuta dai consiglieri regionali IdV per fermare, con centinaia di emendamenti, il progetto di legge PdL-Lega sulla caccia in deroga. Legge bloccata in aula e Zaia costretto a rifugiarsi nella delibera di giunta, usando la stessa norma illegittima per cui la Corte di Giustizia Europea ha sanzionato l’Italia per mancato rispetto delle direttive Ue.
Lo sguardo sul 2011 non può che partire da un’opposizione ferma e decisa alla visione leghista del futuro della nostra regione, intrisa di slogan, demagogia e populismo, con un federalismo solo di facciata che taglia a dismisura, a tutto svantaggio delle classi più deboli e delle persone indifese.
Tenteremo di far rispettare il territorio, ripetendo che è meglio investire per le opere di salvaguardia piuttosto che spendere per ristorare danni che si potevano evitare. Concetto quanto mai luminoso, nel Veneto messo in ginocchio dall’alluvione del 1 novembre.
Ci metteremo di traverso contro le colate di cemento già preventivate (l’autodromo di Motorcity nel veronese e i palazzi di Venetocity nel veneziano) e spingeremo sull’acceleratore per le infrastrutture sostenibili ed utili, come l’idrovia Padova-Venezia.
Per chiudere, sottolineiamo l’apporto decisivo di IdV (anche con il pungolo di Marotta che si è autoridotto lo stipendio di mille euro al mese) per la riduzione dei costi della politica che sta per essere varata in Consiglio Regionale. Un taglio che, per ogni consigliere, andrà da 500 a 800 euro al mese, per un totale di 4 milioni di risparmio nell’arco della legislatura.
 
Mauro Tosetto
Gruppo Italia dei Valori
Consiglio regionale del Veneto

Una pugnalata alle spalle

Sono esterrefatto e chiedo scusa se i miei toni di oggi potranno apparirvi eccessivi ma l’attacco a freddo che De Magistris, Alfano e Cavalli, hanno sferrato oggi al mio partito mi indigna profondamente. Non era bastato il colpo arrivato il giorno dopo la vicenda Razzi e Scilipoti con le critiche alla selezione dei candidati e con il presagio di altre possibili fuoriuscite. A distanza di una settimana, arriva il secondo colpo, la bufala della questione morale in Italia dei Valori. Non siamo perfetti, per carità, lo sappiamo, ma proprio per quel senso di responsabilità che sentiamo a maggior ragione dopo quanto è accaduto, due giorni fa abbiamo analizzato la questione candidature all’ufficio di presidenza, per rivedere i criteri di scelta a cariche elettive della nostra classe dirigente. In quella sede, tra l’altro, ho avanzato nuovamente come soluzione la mia proposta presentata al congresso, di candidare dirigenti che abbiano un percorso nel partito di almeno due anni. Abbiamo anche convocato per il prossimo 14 gennaio l’esecutivo nazionale che dovrà, tra le altre cose, discutere proprio di una eventuale stretta sulle candidature. Il dibattito, dunque, c’è ed è vivo perché è forte la voglia di migliorarsi ma è un percorso difficile, complicato e per questo necessariamente lento e graduale. Negli ultimi due anni, abbiamo portato quasi 60 persone nei parlamenti nazionali ed europei, più di 1.500 persone nelle istituzioni territoriali, siamo cresciuti in modo esponenziale con una classe dirigente ancora in costruzione. Per questo, di tutto abbiamo bisogno tranne che di pugnalate alle spalle perché quella di oggi non ha nessuna velleità di critica costruttiva. Chi vuole costruire un partito sul serio, chi vuole migliorarlo davvero viene alle riunioni, partecipa attivamente alla vita di partito, pone le questioni negli spazi deputati al confronto e se lì non trova le risposte giuste, se lì trova porte chiuse e sbarrate, allora lo denuncia ai mezzi di informazione. Non viene alle riunioni, tace e poi lancia bombe sui media. Come si può parlare di questione morale in Italia dei Valori? Come possono arrivare a parlare di questione morale nel mio partito lasciando intendere che vi sarebbero ipotesi di corruzione, malaffare ed un uso personale della politica? Come possono parlare di signori delle tessere in un partito dove tutti i congressi sono stati aperti e molti dall’esito incerto? Quale autorità hanno per salire sul pulpito e vestire i panni di novelli Savonarola nei confronti di quel partito che per loro ha costruito ponti d’oro? Come ho dichiarato insieme a Leoluca Orlando e Felice Belisario in una nota apparsa oggi su il Fatto Quotidiano,  una simile uscita, tanto violenta quanto falsa, offende ed umilia decine di migliaia di attivisti e militanti e migliaia di dirigenti territoriali e nazionali. Per questo credo, che simili astrusità possono avere solo due motivazioni: o nascono da un’inscusabile ignoranza della realtà del partito, e questo mi pare poco probabile, o sono il primo passo di chi pensa di proseguire una percorso politico fuori da IDV e inizia un’opera di sistematica delegittimazione del partito nel quale militano. Ma sappiamo che, se così fosse, tradirebbero il mandato degli elettori  né più né meno di quanto abbiano fatto Razzi e Scilipoti.

Passa la riforma Gelmini: 161 si, 98 no

Oggi la riforma Gelmini è diventata legge. Alla fine, dopo una lunga battaglia ostruzionista condotta dall’Italia dei Valori e dal PD, il Senato l’ha approvata con 161 voti a favore, 98 contrari e sei astensioni. Ma non finisce qui.

Camera: interrogazione parlamentare per scioglimento consiglio comunale di Sabaudia

 

 

 

Interrogazione parlamentare presentata dall’on. Antonio Di Pietro e dall’on. David Favia per lo scioglimento del consiglio comunale di Sabaudia

Leggi il testo dell’interrogazione (pdf)

Camera: interrogazione parlamentare Antimafia-prefetti

Interrogazione parlamentare Antimafia-Prefetti

Firmata da Messina, Di Pietro, Favia

Leggi il testo dell’interrogazione

Buone Feste da Idv Lazio: lavoriamo per un risultato a doppia cifra

Buone Feste da Idv Lazio: lavoriamo per un risultato a doppia cifra

E’ stato un anno importante, il 2010, per l’italia dei Valori del Lazio. L’anno si è aperto con una difficile campagna elettorale per le regionali, nella quale il partito ha giocato un ruolo da protagonista. La consultazione, pur non portando alla vittoria della coalizione, ha fatto registrare un lusinghiero 8,62% grazie ad un totale di 211.561 voti, che ha permesso di eleggere 5 consiglieri contro i 2 della legislatura precedente. Un successo dettato dal buon operato del partito, nel sostegno alla maggioranza e nell’ultima parte della legislatura, nella quale ha avuto un rappresentante in giunta, Vincenzo Maruccio.

Impegnato prima all’assessorato alla tutela dei consumatori e poi ai lavori pubblici, il giovane Maruccio ha ben figurato: i risultati sulla trasparenza, la digitalizzazione dei procedimenti amministrativi, l’informatizzazione della sanità – a partire dalla ricetta elettronica – le iniziative a tutela dei consumatori. E ancora, l’impegno sulle opere pubbliche a partire dalla Roma-Latina, osteggiata e boicottata dal Governo Berlusconi per ragioni meramente elettorali, l’impegno – in questo caso portato a termine – con l’apertura, ad esempio, della Sora-Frosinone-Ferentino, della tangenziale dei Castelli e l’ammodernamento della SS 156 dei Monti Lepini.

Oggi l’Italia dei Valori è una realtà di primo rilievo nello scenario politico del Lazio. E’ presente con un nutrito gruppo in Consiglio regionale, ha rappresentanti in tutti i Consigli provinciali e in moltissimi Consigli comunali.E’ forza di governo dove ha vinto le elezioni e di opposizione dura, tenace, da mastini, dove il centrosinistra è rimasto sconfitto. Sempre però in grado di costruire una proposta politica, a partire dalle esigenze dei territori e dei cittadini.

Ad ottobre si è tenuto il congresso regionale, che ha portato al cambio della guardia alla guida del partito: il Sen. Stefano Pedica ha lasciato la segreteria a Vincenzo Maruccio, già capogruppo in Consiglio regionale. Con i suoi 32 anni Maruccio è tra i più giovani segretari regionali tra i partiti rappresentati in Parlamento.

Le sfide che attendono il partito nel nuovo anno sono importanti: recitare il suo ruolo di “guardiano” della coalizione, aumentando il peso della sua presenza all’interno del centrosinistra. In consiglio regionale la nostra opposizione è totale, a contrasto di una maggioranza di centrodestra sgangherata e per questo incapace di dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini.
Ci attendono sfide importanti, come le elezioni del 2013 a Roma e nella Provincia. Ci sono più di due anni di tempo per lavorare affinché la nostra azione all’opposizione sia la base di una nuova proposta di governo. E così come per il partito a livello nazionale, il nostro obiettivo è la doppia cifra: non è impensabile un’IDV nel Lazio oltre il 10%.

Ufficio stampa Idv Lazio

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