Rifiuti, Barbato ne porta un sacchetto in Aula e viene picchiato

La situazione dei rifiuti in Campania è diventata insostenibile, le strade sono piene di sacchetti di immondizia e il presidente del Consiglio Berlusconi continua a dire che si tratta di una “mistificazione”, come ha fatto ieri durante la trasmissione Ballarò. In segno di protesta a questa mancanza di decisionismo che sta creando grandi problemi ambientali e di salute in Campania, il deputato dell’Italia dei Valori Franco Barbato, questa mattina, ha portato nell’Aula della Camera un sacchetto di rifiuti. Ritenendo l’intervento inopportuno, il presidente Gianfranco Fini ha chiesto più volte a Barbato di recedere dalle sue intenzioni e alla fine lo ha espulso, sospendendo la seduta.

Oltre a essere stato insultato e sbeffeggiato dai deputati del centrodestra, il deputato Idv pare sia stato anche colpito a un occhio. Infatti, alla ripresa dei lavori parlamentari, il collega Fabio Evangelisti ha detto di non avere “nulla da eccepire” rispetto al comportamento di Fini, però ha voluto denunciare che “a seduta sospesa due colleghi si sono avvicinati a Barbato e uno di questi lo ha ripetutamente schiaffeggiato sulla nuca”, invitando i deputati questori a visionare i filmati realizzati dalla Camera. Leggi Tutto

Rifiuti, Barbato ne porta un sacchetto in aula e viene picchiato

Rifiuti, Barbato ne porta un sacchetto in aula e viene picchiato

La situazione dei rifiuti in Campania è diventata insostenibile, le strade sono piene di sacchetti di immondizia e il presidente del Consiglio Berlusconi continua a dire che si tratta di una “mistificazione”, come ha fatto ieri durante la trasmissione Ballarò. In segno di protesta a questa mancanza di decisionismo che sta creando grandi problemi ambientali e di salute in Campania, il deputato dell’Italia dei Valori Franco Barbato, questa mattina, ha portato nell’Aula della Camera un sacchetto di rifiuti. Ritenendo l’intervento inopportuno, il presidente Gianfranco Fini ha chiesto più volte a Barbato di recedere dalle sue intenzioni e alla fine lo ha espulso, sospendendo la seduta.
Oltre a essere stato insultato e sbeffeggiato dai deputati del centrodestra, il deputato Idv pare sia stato anche colpito a un occhio. Leggi Tutto

Discarica abusiva di Celano, l’indifferenza degli amministratori

Discarica abusiva di Celano, l’indifferenza degli amministratori

Non solo Campania. La mappa italiana delle zone a rischio rifiuti è ampia e ben distribuita su tutto il territorio nazionale. La prossima emergenza potrebbe “esplodere” domani stesso in buona parte dei circa ottomila comuni della Penisola. A meno che si provveda localmente a far fronte alla situazione. Spesso, infatti, a fare la

differenza tra buona e cattiva gestione è l’iniziativa dei singoli amministratori: sindaci, presidenti di Provincia e di Regione. Cosa che mette in luce ancor di più le deficienze del Governo nel dettare, e far rispettare, le norme generali per la corretta amministrazione del ciclo rifiuti.

Secondo il Rapporto 2009 dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, non esistono, nel nostro Paese, regioni totalmente virtuose. A fronte di buoni esempi come Molise, Lombardia ed Emilia Romagna, si rilevano situazioni al limite in Campania, Puglia e Sicilia. Seguono Calabria, Liguria, Abruzzo, Marche, Lazio. In questa regione, in particolare, tiene banco la discarica romana di Malagrotta, la più grande d’Europa, alla quale abbiamo dedicato la prima puntata di questa inchiesta. Leggi Tutto

Discarica abusiva di Celano, l’indifferenza degli amministratori

Discarica abusiva di Celano, l’indifferenza degli amministratori

Non solo Campania. La mappa italiana delle zone a rischio rifiuti è ampia e ben distribuita su tutto il territorio nazionale. La prossima emergenza potrebbe “esplodere” domani stesso in buona parte dei circa ottomila comuni della Penisola. A meno che si provveda localmente a far fronte alla situazione. Spesso, infatti, a fare la differenza tra buona e cattiva gestione è l’iniziativa dei singoli amministratori: sindaci, presidenti di Provincia e di Regione. Cosa che mette in luce ancor di più le deficienze del Governo nel dettare, e far rispettare, le norme generali per la corretta amministrazione del ciclo rifiuti.
Secondo il Rapporto 2009 dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, non esistono, nel nostro Paese, regioni totalmente virtuose. A fronte di buoni esempi come Molise, Lombardia ed Emilia Romagna, si rilevano situazioni al limite in Campania, Puglia e Sicilia. Seguono Calabria, Liguria, Abruzzo, Marche, Lazio. In questa regione, in particolare, tiene banco la discarica romana di Malagrotta, la più grande d’Europa, alla quale abbiamo dedicato la prima puntata di questa inchiesta. Leggi Tutto

Salviamo lo spettacolo, salviamo la libertà d’espressione

Salviamo lo spettacolo, salviamo la libertà d’espressione

Domani sarà una giornata senz’arte: i sipari dei teatri saranno chiusi e il mondo dello spettacolo rimarrà in silenzio. I lavoratori della produzione culturale e dello spettacolo hanno indetto uno sciopero contro i tagli contenuti nella Finanziaria. “Si vuole rivendicare – scrive in una nota il Sindacato Lavoratori Comunicazione-Cgil – tra le altre cose, l’approvazione delle leggi quadro di Sistema dei settori dello spettacolo dal vivo e cineaudiovisivo, per riportare il Fus 2011 almeno al livello del 2008, ossia circa 450 milioni di euro. Si chiede la conferma del rifinanziamento per il prossimo triennio degli incentivi fiscali già esistenti per la produzione cineaudiovisiva e per favorire il processo di digitalizzazione appena avviato delle sale cinematografiche e contro la delocalizzazione delle produzioni cineaudiovisive; la modifica del ddl cinema per riorganizzare risorse e incentivi volti a rilanciare l’intero Settore. E per il Lazio, una legge regionale per la promozione e lo sviluppo delle attività cinematografiche ed audiovisive a tutela di tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione e all’esercizio”. Leggi Tutto

Politiche sociali e Università: le false promesse del Governo

Politiche sociali e Università: le false promesse del Governo

Una settimana complicata, quella appena trascorsa nell’Aula della Camera. Una settimana lunga per approvare la norma più importante di ogni anno di legislatura: la manovra finanziaria. Quella norma con la quale, di fatto, si stabilisce il futuro del Paese, in tutti i settori: lavoro, mobilità, infrastrutture, pubblica amministrazione, sanità, sevizi sociali, cultura. Una manovra difficile, bisogna ammetterlo, specie in un periodo di crisi economica come quello che stiamo vivendo. Quest’anno, però, oltre ai tagli orizzontali, al di là dell’immaginazione, abbiamo assistito all’ennesima beffa di questo Governo: inondare gli italiani di false promesse. Come? Costruendo ad hoc degli “interventi” che a prima vista sembrano risolutivi, ma che si rivelano, poi, una palese farsa. Due argomenti mi hanno particolarmente coinvolto, anzi, sconvolto. La vicenda dei malati di SLA – con i quali ho manifestato, lo scorso 16 novembre, sotto il Ministero dell’Economia – e la questione dei ricercatori delle nostre università. Leggi Tutto

Una discarica sotto l’Expo 2015

Una discarica sotto l’Expo 2015

Ancora un ostacolo sul lungo e tortuoso cammino che dovrebbe portare alla realizzazione dell’Expo 2015. Non bastavano i ritardi infrastrutturali, i disguidi per la gestione sorti tra Letizia Moratti, sindaco di Milano e Commissario straordinario del governo per la manifestazione, e il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, ma anche l’ombra della ‘ndrangheta, che sta mettendo in allarme tutte le istituzioni interessate, ora si sono aggiunte le irregolarità sui territori destinati ad ospitare parte delle strutture dell’Expo. Alcuni giorni fa, la procura di Milano ha sequestrato nel capoluogo lombardo un’area di 300 mila metri quadrati per anomalie nelle bonifiche autorizzate dal Comune e per la presenza di metalli tossici e diossina. La superficie, che si trova in zona Bisceglie, era stata recentemente indicata dall’amministrazione comunale per ospitare un progetto di riqualificazione in vista dell’Expo. Se non fossero intervenute le forze dell’ordine, coordinate dal pubblico ministero Paola Pirotta e non avessero messo i sigilli all’area incriminata – aprendo un fascicolo dove si ipotizzano i reati di avvelenamento di acqua, omessa bonifica e gestione di discarica a carico di una decina di indagati – sarebbero stati realizzati 2600 alloggi, un centro per giovani e anziani, una struttura sanitaria per disabili, un centro polisportivo. Insomma, un vero e proprio “paradiso sull’immondizia”, come lo hanno definito gli stessi inquirenti. È facile immaginare quali sarebbero stati non soltanto i danni ambientali ma anche le tragiche conseguenze per la salute dei futuri abitanti della zona.

L’autorizzazione alla bonifica dell’area era stata concessa alle società Antica Pia Marcia (gruppo Bellavista Caltagirone) e Torri Parchi di Bisceglie poi diventata Residenze di Bisceglie (gruppo Mangiarotti). I lavori dovevano essere effettuati dalle aziende Mspa e Arcadis srl che in realtà, secondo la procura, non hanno mai fatto nessuna vera operazione di risanamento ma solo attività di copertura delle materie tossiche. La loro giustificazione è che i costi di una pulizia approfondita superano i valori immobiliari del sito (165 milioni di euro, 700 euro al metro quadro, a fronte di una stima del territorio pari a 120 euro al metro quadro).

Anche se la società che si occupa direttamente dell’Expo non è in alcun modo coinvolta nell’inchiesta, ci si chiede come mai non siano state fatte opportune verifiche sullo stato della bonifica del territorio, prima di annunciare – come ha fatto a metà ottobre l’assessore all’urbanistica, Carlo Jasseroli – che sull’ex discarica sarebbe sorto il parco delle vie delle acque in vista dell’Expo 2015, spacciandola anche come “un’operazione brillante”, “un nuovo modo di costruire” che dai rifiuti fa emergere il verde. Peccato che, per il momento, siano riemersi soltanto metalli tossici e diossina.

È assurdo pensare che i lavori di costruzione siano cominciati senza che vi fosse “alcun certificato di collaudo di bonifica neanche parziale”, come si legge nel provvedimento con il quale il gip milanese, Cristina Di Censo, ha convalidato il sequestro d’urgenza dell’ex cava di Geregnano. Ancora una volta è stata la società civile a sopperire alle inefficienze della pubblica amministrazione, dato che i cittadini, organizzati in comitati locali, hanno raccolto informazioni e dati per denunciare questo cortocircuito tra profitto privato e salute pubblica.

Appoggiati da Legambiente Milano ovest e Italia Nostra, hanno condotto una vera analisi di rischio, con tanto di documentazione, che, attraverso un esposto consegnato alla magistratura, ha portato al sequestro dell’area a Bisceglie.
Per la prossima puntata di questa intricata storia, che non accenna a diventare chiara, dobbiamo aspettare martedì prossimo quando – si spera – l’assemblea generale del Bie (Bureau of International Expositions) darà il via libera alle grandi opere dell’Expo. Noi vi racconteremo quello che è giusto sapere su uno dei più grandi “affari” italiani.

 Annalisa Lospinuso

Ilva di Taranto, 700 precari in sciopero della fame

Ilva di Taranto, 700 precari in sciopero della fame

L’ILVA di Taranto è la più grande acciaieria d’Europa del gruppo Riva, quello della cordata Alitalia. Avvolta nel fumo degli scarichi la vedi di notte percorrendo la Strada Statale 100. Ti fa paura, somiglia a un enorme mostro, un drago i cui camini sputano lunghe lingue di fuoco.
Per Taranto è la vita. Sono 13.000 gli operai che ci lavorano, per buona parte precari, più l’indotto. L’ILVA per la città, però, è anche morte per il più alto numero di incidenti sul lavoro e per l’inquinamento che porta il cancro da diossina e benzo(a)pirene. Si vive per l’ILVA, ma si può anche morire.
L’ILVA per Taranto è come la FIAT per l’Italia. Il gruppo siderurgico ha preso tanti soldi pubblici, beneficiato di leggi speciali fino al decreto 155/2010 del 13 agosto scorso, detto anche salva-ILVA, con cui è stata data l’immunità a Riva per sfuggire all’ennesima indagine che lo vede accusato di disastro ambientale da emissione di benzo(a)pirene. Su quella Legge pesa il ricatto dei licenziamenti, che poi puntualmente arrivano! Leggi Tutto

Rai: Masi e Minzolini sfiduciati dal buonsenso

Rai: Masi e Minzolini sfiduciati dal buonsenso

La Rai è sempre più al centro delle polemiche. La grave situazione al suo interno si ripercuote negativamente su ogni attività. Nel generale clima di insoddisfazione va segnalato l’eclatante risultato del referendum indetto dall’Usigrai sul Direttore Generale Mauro Masi, che ha raccolto quasi 1.500 voti di giornalisti che per oltre il 90% gli hanno negato la fiducia. Un “verdetto” trasversale alle diverse appartenenze politiche che dovrebbe consigliare al DG della Rai una onorevole uscita di scena e spingere il Parlamento, chiamato la prossima settimana a discutere le mozioni sul pluralismo, ad abbandonare ogni logica di schieramento e ad esprimere un voto in sintonia con il grido d’allarme lanciato dai professionisti della comunicazione Rai.
Ma a tenere alta l’attenzione sulla Tv di Stato ci sono anche la denuncia presentata dal sindacato dei giornalisti Rai e Stampa Romana contro l’azienda, per comportamento antisindacale, e il marasma interno al Tg1, Leggi Tutto

Cinecittà torni all’eccellenza

Cinecittà torni all’eccellenza

Manifestazione oggi pomeriggio presso gli studi di Cinecittà di Roma, per protestare contro la grave situazione in cui si trova il settore cineaudiovisivo, che svolge un ruolo trainante di tutta l’economia di Roma e del Lazio e di tutta la filiera produttiva: fra Cinecittà Studios, Cinecittà Luce e Cinecittà digital vi sono 400 dipendenti, e più in generale tra registi, attori e maestranze specializzate si arriva nel Lazio a 6000 addetti. Si calcola un indotto di 10.000 piccole e medie imprese artigianali del settore cineaudiovisivo con circa 100.000 posti di lavoro. All’iniziativa di oggi erano presenti anche Antonio Di Pietro, Vincenzo Maruccio, responsabile regionale IdV, Giulia Rodano, consigliere regionale IdV, e Maurizio Zipponi, responsabile nazionale Lavoro e welfare IdV, che hanno voluto manifestare la loro vicinanza a tutti gli operatori di un mondo oggi in grave difficoltà. Leggi Tutto

La discarica di Malagrotta: l’oro di Roma e la bomba ad orologeria

Non c’è solo Napoli, molte zone d’Italia sono a rischio emergenza rifiuti come accade in Campania. Per evitare un’altra Terzigno, l’Italia dei Valori ha promosso una riflessione per far uscire il paese da un circolo perverso, nel quale sui rifiuti prima si specula e poi si cerca di nasconderli sotto la sabbia della propaganda. E’ innegabile che in Italia i rifiuti vengano visti come business, da parte delle istituzioni, degli imprenditori e anche della criminalità organizzata che ci lucra, salvo poi definirli “emergenza” quando i cittadini si trovano soffocati dalla spazzatura e ammalati dal disastro ecologico che le fatiscenti discariche sparse per il Belpaese creano. Per questo mercoledì ho visitato la discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, che sta alle porte di Roma, in un ambiente ad alto rischio, dove una raffineria, un gassificatore, la discarica, 4 impianti di stoccaggio e un inceneritore per rifiuti ospedalieri, convivono con le aziende agricole che vendono carne e prodotti agricoli ai cittadini di Roma, senza piani di sfollamento nel caso di disastro ecologico.

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Bertolaso lascia con un messaggio di speranza: assicuratevi

Bertolaso lascia con un messaggio di speranza: assicuratevi

Sono sempre i migliori che se ne vanno: ieri, 11 novembre, Bertolaso ha smesso di essere capo della Protezione Civile e sottosegretario perché è andato in pensione.
A dare il triste annuncio, il Presidente del Consiglio che, con cordoglio, da Palazzo Chigi ha detto: “E’ una perdita rilevante e importante, che sentiremo”. Poi, quasi a voler rasserenare gli animi dei più: “Stiamo cercando di trovare un modo che ci consenta di proseguire la collaborazione per continuare ad avvalerci della sua capacità superlativa”.
E allora proviamo a ripercorrere l’iter lavorativo di Guido Bertolaso:
figlio di un generale dell’aereonautica, capisce ben presto che la carriera di medico gli va stretta. Lui ama costruire squadre speciali e intervenire nelle situazioni difficili. I suoi primi passi li muove in Thailandia organizzando ospedali da campo, poi in Africa e in America Latina. I suoi biografi dicono che fosse portato in un palmo di mano da Emilio Colombo, che Andreotti gli spianò la strada della cooperazione internazionale, che Beniamino Andreatta avesse un debole per lui.
Bertolaso inizia il suo percorso con Prodi, ma deve la sua fortuna a Silvio Berlusconi. Infatti, per due volte il centro-sinistra lo mise a capo della grandi emergenze e per due volte fu costretto a lasciare l’incarico. Memorabile il suo scontro con Pecoraro Scanio, che molti ritengono all’origine dei problemi attuali di Napoli, e che lo portò nel 2007 a lasciare l’incarico di commissario per la gestione rifiuti della Campania.
Quando arrivò Berlusconi, il prefetto Gianni De Gennaro aveva istruito la pratica e avviato quel risanamento che poi Bertolaso completò. E’ in questo periodo che il Capo della Protezione Civile “sfonda”dal punto di vista mediatico. I riflettori di tutte le tv lo inquadrano mentre provvede a ripulire la città sotto l’occhio vigile del Presidente del Consiglio, che effettuava le visite di controllo una volta a settimana, tra una comparsata da Noemi e l’altra si intende. Bertolaso diviene così l’interprete più autentico di quella “filosofia del fare” tanto sbandierata dal premier.
Ma le cose cambiano rapidamente. Il terremoto dell’Aquila e le polemiche per la ricostruzione le ricordiamo tutti, così come le vicende della Maddalena e il battibecco con il segretario di Stato americano Hillary Clinton dopo il terremoto di Haiti. A questo punto Bertolaso è già vicino al tracollo. Lui questo malessere lo avverte, tant’ è vero che per curarsi segue la terapia del Presidente che, visto l’ ottimo stato di salute, deve essere una vera panacea: si reca presso il Salaria Village, dove, pare, ragazze meravigliose sono in grado di curare ogni male. Ma la sorte gli è avversa, la situazione precipita e, come ogni buon moribondo, pensa ai posteri. Così, nel suo intervento alla Camera, parlando della tragedia che il maltempo ha provocato in Toscana e dei danni al Veneto, propone di introdurre anche da noi l’assicurazione obbligatoria contro le catastrofi. Convinto che il malato-Italia sia oramai vicino alla fine, rassegnato e con le braccia al cielo, propone insomma una polizza che tuteli chi rimane (o quel che resta).
Della straordinaria immagine mediatica non è rimasto nulla e così, mentre il governo affonda e Berlusconi si avvia all’epilogo finale, anche Bertolaso abbandona la nave.

Daniela Sgambellone


Brasile, Dilma Vana Rousseff primo premier donna del Paese

Brasile, Dilma Vana Rousseff primo premier donna del Paese

Il Brasile elegge per la prima volta un Premier donna. Quest’elezione rappresenta un primo colpo ferale al noto “machismo” latino-americano e lascia spazio ad una riflessione su come i modelli economico e di welfare latino-americani abbiano potuto incidere sulla rappresentanza politica al femminile.
In Paesi come quelli dell’America latina una donna al potere rappresenta un vero e proprio cambio di passo, cosa che non può essere codificata allo stesso modo in un Paese europeo come la Svezia, dove la donna in politica non simboleggia una trasformazione del modo di fare politica e di guardare alla politica. In America latina il fattore “D” come donna in politica incarna una vera e propria rivoluzione copernicana, perché materializza un nuovo modello di relazione tra uomo e donna, conferisce uno status diverso alla donna che non è più relegata al ruolo di padrona del focolare domestico, tanto caro a popolazioni cultrici della famiglia, e assegna alla donna una voce fuori dal coro.
Rousseff ama parafrasare Obama nel suo “Yes, we can” con il suo “Sì, la donna può” e, in effetti, Rousseff ha dimostrato che volere è potere, soprattutto in politica.
L’Europa, invece di interrogarsi sulla vittoria di Rousseff, sembra stupita, incredula. Il Vecchio continente non tiene conto del fatto che il Brasile, uno dei tre Paesi emergenti BIC (Brasile, India, Cina) abbia saputo interpretare, oltre ai trend economici positivi, anche le istanze di profondo rinnovamento sociale e culturale della sua popolazione. L’elezione di una donna a Premier non può che incarnare la necessità di un’esigenza profonda di cambiamento dei modelli sociali e culturali che fino a pochi mesi fa non conferivano dignità e valore alla donna e le negavano altri possibili ruoli nella società. Oggi in Brasile essere donna non significa solo essere madre o danzatrice al Carnevale di Rio come nell’immaginario collettivo, ma significa essere al centro di un processo politico, economico, culturale e sociale.
Il Brasile ha raccolto una sfida di cambiamento di fronte alla quale l’Europa non può rimanere a guardare passivamente, sperando in una fantomatica emulazione oltreoceano. A questa riflessione se ne aggiunge un’altra: l’Europa non può ambire ad un Premier donna a tutti i costi, ricorrendo a dubbi criteri di selezione della classe politica. Le donne “grechine”, come le definirebbe Lorella Zanardo, le donne oggetto, le donne come elementi decorativi, “riempispazio” in politica non vanno in direzione della svolta culturale che il Brasile ha intrapreso. Le parole chiave per una vera rappresentanza politica al femminile sono competenza, rigore e spirito d’innovazione. Adelante con Rousseff!

L’ombra del malaffare sull’Expo di Milano

L’ombra del malaffare sull’Expo di Milano

E così lo scorso 19 ottobre Milano ha avuto semaforo verde per l’Expo 2015. Il Bie (Ufficio internazionale Expo) ha infatti autorizzato la registrazione della manifestazione all’Assemblea generale del prossimo novembre.
Un via libera ottenuto per il rotto della cuffia a causa dei ritardi dovuti alla pessima gestione dimostrata dai due principali protagonisti di questa vicenda: il sindaco di Milano e Commissario Straordinario dell’Expo, Letizia Moratti e il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. Con loro i rispettivi gruppi di potere e affari che, non riuscendo a mettersi d’accordo sullo “sfruttamento” futuro dei terreni destinati ad ospitare le opere, fino all’ultimo momento hanno messo a rischio l’assegnazione dell’Esposizione Universale al capoluogo lombardo.Una “figuraccia internazionale” di cui abbiamo più volte scritto su queste pagine, sottolineata anche dalle parole del presidente della Commissione Bie, Christensen che ha detto di ”aver cercato di essere il più collaborativo possibile” con il dossier milanese. Tradotto: i vertici del Bie sono stati buoni e forse hanno chiuso un occhio su qualche aspetto poco chiaro della faccenda. Leggi Tutto

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