Rai: Masi e Minzolini sfiduciati dal buonsenso

Rai: Masi e Minzolini sfiduciati dal buonsenso

La Rai è sempre più al centro delle polemiche. La grave situazione al suo interno si ripercuote negativamente su ogni attività. Nel generale clima di insoddisfazione va segnalato l’eclatante risultato del referendum indetto dall’Usigrai sul Direttore Generale Mauro Masi, che ha raccolto quasi 1.500 voti di giornalisti che per oltre il 90% gli hanno negato la fiducia. Un “verdetto” trasversale alle diverse appartenenze politiche che dovrebbe consigliare al DG della Rai una onorevole uscita di scena e spingere il Parlamento, chiamato la prossima settimana a discutere le mozioni sul pluralismo, ad abbandonare ogni logica di schieramento e ad esprimere un voto in sintonia con il grido d’allarme lanciato dai professionisti della comunicazione Rai.
Ma a tenere alta l’attenzione sulla Tv di Stato ci sono anche la denuncia presentata dal sindacato dei giornalisti Rai e Stampa Romana contro l’azienda, per comportamento antisindacale, e il marasma interno al Tg1, Leggi Tutto

Cinecittà torni all’eccellenza

Cinecittà torni all’eccellenza

Manifestazione oggi pomeriggio presso gli studi di Cinecittà di Roma, per protestare contro la grave situazione in cui si trova il settore cineaudiovisivo, che svolge un ruolo trainante di tutta l’economia di Roma e del Lazio e di tutta la filiera produttiva: fra Cinecittà Studios, Cinecittà Luce e Cinecittà digital vi sono 400 dipendenti, e più in generale tra registi, attori e maestranze specializzate si arriva nel Lazio a 6000 addetti. Si calcola un indotto di 10.000 piccole e medie imprese artigianali del settore cineaudiovisivo con circa 100.000 posti di lavoro. All’iniziativa di oggi erano presenti anche Antonio Di Pietro, Vincenzo Maruccio, responsabile regionale IdV, Giulia Rodano, consigliere regionale IdV, e Maurizio Zipponi, responsabile nazionale Lavoro e welfare IdV, che hanno voluto manifestare la loro vicinanza a tutti gli operatori di un mondo oggi in grave difficoltà. Leggi Tutto

La discarica di Malagrotta: l’oro di Roma e la bomba ad orologeria

Non c’è solo Napoli, molte zone d’Italia sono a rischio emergenza rifiuti come accade in Campania. Per evitare un’altra Terzigno, l’Italia dei Valori ha promosso una riflessione per far uscire il paese da un circolo perverso, nel quale sui rifiuti prima si specula e poi si cerca di nasconderli sotto la sabbia della propaganda. E’ innegabile che in Italia i rifiuti vengano visti come business, da parte delle istituzioni, degli imprenditori e anche della criminalità organizzata che ci lucra, salvo poi definirli “emergenza” quando i cittadini si trovano soffocati dalla spazzatura e ammalati dal disastro ecologico che le fatiscenti discariche sparse per il Belpaese creano. Per questo mercoledì ho visitato la discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, che sta alle porte di Roma, in un ambiente ad alto rischio, dove una raffineria, un gassificatore, la discarica, 4 impianti di stoccaggio e un inceneritore per rifiuti ospedalieri, convivono con le aziende agricole che vendono carne e prodotti agricoli ai cittadini di Roma, senza piani di sfollamento nel caso di disastro ecologico.

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Bertolaso lascia con un messaggio di speranza: assicuratevi

Bertolaso lascia con un messaggio di speranza: assicuratevi

Sono sempre i migliori che se ne vanno: ieri, 11 novembre, Bertolaso ha smesso di essere capo della Protezione Civile e sottosegretario perché è andato in pensione.
A dare il triste annuncio, il Presidente del Consiglio che, con cordoglio, da Palazzo Chigi ha detto: “E’ una perdita rilevante e importante, che sentiremo”. Poi, quasi a voler rasserenare gli animi dei più: “Stiamo cercando di trovare un modo che ci consenta di proseguire la collaborazione per continuare ad avvalerci della sua capacità superlativa”.
E allora proviamo a ripercorrere l’iter lavorativo di Guido Bertolaso:
figlio di un generale dell’aereonautica, capisce ben presto che la carriera di medico gli va stretta. Lui ama costruire squadre speciali e intervenire nelle situazioni difficili. I suoi primi passi li muove in Thailandia organizzando ospedali da campo, poi in Africa e in America Latina. I suoi biografi dicono che fosse portato in un palmo di mano da Emilio Colombo, che Andreotti gli spianò la strada della cooperazione internazionale, che Beniamino Andreatta avesse un debole per lui.
Bertolaso inizia il suo percorso con Prodi, ma deve la sua fortuna a Silvio Berlusconi. Infatti, per due volte il centro-sinistra lo mise a capo della grandi emergenze e per due volte fu costretto a lasciare l’incarico. Memorabile il suo scontro con Pecoraro Scanio, che molti ritengono all’origine dei problemi attuali di Napoli, e che lo portò nel 2007 a lasciare l’incarico di commissario per la gestione rifiuti della Campania.
Quando arrivò Berlusconi, il prefetto Gianni De Gennaro aveva istruito la pratica e avviato quel risanamento che poi Bertolaso completò. E’ in questo periodo che il Capo della Protezione Civile “sfonda”dal punto di vista mediatico. I riflettori di tutte le tv lo inquadrano mentre provvede a ripulire la città sotto l’occhio vigile del Presidente del Consiglio, che effettuava le visite di controllo una volta a settimana, tra una comparsata da Noemi e l’altra si intende. Bertolaso diviene così l’interprete più autentico di quella “filosofia del fare” tanto sbandierata dal premier.
Ma le cose cambiano rapidamente. Il terremoto dell’Aquila e le polemiche per la ricostruzione le ricordiamo tutti, così come le vicende della Maddalena e il battibecco con il segretario di Stato americano Hillary Clinton dopo il terremoto di Haiti. A questo punto Bertolaso è già vicino al tracollo. Lui questo malessere lo avverte, tant’ è vero che per curarsi segue la terapia del Presidente che, visto l’ ottimo stato di salute, deve essere una vera panacea: si reca presso il Salaria Village, dove, pare, ragazze meravigliose sono in grado di curare ogni male. Ma la sorte gli è avversa, la situazione precipita e, come ogni buon moribondo, pensa ai posteri. Così, nel suo intervento alla Camera, parlando della tragedia che il maltempo ha provocato in Toscana e dei danni al Veneto, propone di introdurre anche da noi l’assicurazione obbligatoria contro le catastrofi. Convinto che il malato-Italia sia oramai vicino alla fine, rassegnato e con le braccia al cielo, propone insomma una polizza che tuteli chi rimane (o quel che resta).
Della straordinaria immagine mediatica non è rimasto nulla e così, mentre il governo affonda e Berlusconi si avvia all’epilogo finale, anche Bertolaso abbandona la nave.

Daniela Sgambellone


Brasile, Dilma Vana Rousseff primo premier donna del Paese

Brasile, Dilma Vana Rousseff primo premier donna del Paese

Il Brasile elegge per la prima volta un Premier donna. Quest’elezione rappresenta un primo colpo ferale al noto “machismo” latino-americano e lascia spazio ad una riflessione su come i modelli economico e di welfare latino-americani abbiano potuto incidere sulla rappresentanza politica al femminile.
In Paesi come quelli dell’America latina una donna al potere rappresenta un vero e proprio cambio di passo, cosa che non può essere codificata allo stesso modo in un Paese europeo come la Svezia, dove la donna in politica non simboleggia una trasformazione del modo di fare politica e di guardare alla politica. In America latina il fattore “D” come donna in politica incarna una vera e propria rivoluzione copernicana, perché materializza un nuovo modello di relazione tra uomo e donna, conferisce uno status diverso alla donna che non è più relegata al ruolo di padrona del focolare domestico, tanto caro a popolazioni cultrici della famiglia, e assegna alla donna una voce fuori dal coro.
Rousseff ama parafrasare Obama nel suo “Yes, we can” con il suo “Sì, la donna può” e, in effetti, Rousseff ha dimostrato che volere è potere, soprattutto in politica.
L’Europa, invece di interrogarsi sulla vittoria di Rousseff, sembra stupita, incredula. Il Vecchio continente non tiene conto del fatto che il Brasile, uno dei tre Paesi emergenti BIC (Brasile, India, Cina) abbia saputo interpretare, oltre ai trend economici positivi, anche le istanze di profondo rinnovamento sociale e culturale della sua popolazione. L’elezione di una donna a Premier non può che incarnare la necessità di un’esigenza profonda di cambiamento dei modelli sociali e culturali che fino a pochi mesi fa non conferivano dignità e valore alla donna e le negavano altri possibili ruoli nella società. Oggi in Brasile essere donna non significa solo essere madre o danzatrice al Carnevale di Rio come nell’immaginario collettivo, ma significa essere al centro di un processo politico, economico, culturale e sociale.
Il Brasile ha raccolto una sfida di cambiamento di fronte alla quale l’Europa non può rimanere a guardare passivamente, sperando in una fantomatica emulazione oltreoceano. A questa riflessione se ne aggiunge un’altra: l’Europa non può ambire ad un Premier donna a tutti i costi, ricorrendo a dubbi criteri di selezione della classe politica. Le donne “grechine”, come le definirebbe Lorella Zanardo, le donne oggetto, le donne come elementi decorativi, “riempispazio” in politica non vanno in direzione della svolta culturale che il Brasile ha intrapreso. Le parole chiave per una vera rappresentanza politica al femminile sono competenza, rigore e spirito d’innovazione. Adelante con Rousseff!

L’ombra del malaffare sull’Expo di Milano

L’ombra del malaffare sull’Expo di Milano

E così lo scorso 19 ottobre Milano ha avuto semaforo verde per l’Expo 2015. Il Bie (Ufficio internazionale Expo) ha infatti autorizzato la registrazione della manifestazione all’Assemblea generale del prossimo novembre.
Un via libera ottenuto per il rotto della cuffia a causa dei ritardi dovuti alla pessima gestione dimostrata dai due principali protagonisti di questa vicenda: il sindaco di Milano e Commissario Straordinario dell’Expo, Letizia Moratti e il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. Con loro i rispettivi gruppi di potere e affari che, non riuscendo a mettersi d’accordo sullo “sfruttamento” futuro dei terreni destinati ad ospitare le opere, fino all’ultimo momento hanno messo a rischio l’assegnazione dell’Esposizione Universale al capoluogo lombardo.Una “figuraccia internazionale” di cui abbiamo più volte scritto su queste pagine, sottolineata anche dalle parole del presidente della Commissione Bie, Christensen che ha detto di ”aver cercato di essere il più collaborativo possibile” con il dossier milanese. Tradotto: i vertici del Bie sono stati buoni e forse hanno chiuso un occhio su qualche aspetto poco chiaro della faccenda. Leggi Tutto

Le 5 priorità di Fazio: “Se ne realizzasse la metà, ci metterei la firma”

Per Antonio Palagiano, ginecologo e deputato dell’Italia dei valori, le cinque priorità indicate dell’agenda Fazio (punti nascita, intramoenia, liste d’attesa, farmacia dei servizi e rischio clinico) sono difficilmente realizzabili perché sarebbero necessarie più risorse e più personale, ma in questo momento “la mannaia di Tremonti che si abbatte anche sulla sanità” lascia poche speranze.

“Cinque progetti molto ambiziosi al punto che se il ministro ne realizzasse la metà, ci metterei la firma”. È scettico Antonio Palagiano ginecologo, deputato capogruppo dell’Italia dei Valori in Commissione Affari Sociali e responsabile nazionale sanità del suo partito, sulla possibilità che il ministro della Salute Ferruccio Fazio possa veder realizzati i suoi cinque obiettivi. E a Quotidiano Sanità spiega perché non crede: “Per fare tutto quello che dice ci vogliono più risorse e più persone e in questo momento, con il blocco del turn-over che investe tutti i settori da quello amministrativo a quello medico e infermieristico, purtroppo non è possibile avere un servizio migliore”.

Dunque servono più risorse, ma “la mannaia di Tremonti si abbatte anche sulla sanità. Al di là dei proclami vorrei che si invertisse la rotta: prima di discutere qualunque provvedimento, parliamo dei fondi che sono disponibili. Altrimenti veramente si continua a parlare del nulla”. Leggi Tutto

Nucleare, una scelta antistorica e antieconomica

Nucleare, una scelta antistorica e antieconomica

Il Governo Berlusconi, per bocca dello stesso Tremonti, ha dato alla scelta nucleare il significato dell’unica politica di sviluppo che il centro destra è in grado di proporre al paese. E’ una decisione avventurista, che fa gli interessi di un complesso industriale ben identificato, che usa l’Enel per mettere le mani sulla gigantesca mole di affari legata agli appalti della costruzione delle nuove centrali.
La dimensione dell’affare è enorme. Supera la spesa che l’Italia ha sopportato negli ultimi 15 anni per la costruzione dell’Alta Velocità. Inoltre è noto che tutti gli affidamenti, i contratti e le costruzioni sono realizzati in un contesto di segretazione, che rende impossibile ogni controllo. I metodi usati per i lavori del G8, il cosiddetto “metodo Bertolaso”, riceveranno un impulso e un’estensione senza precedenti Leggi Tutto

Calderoli bugiardo, si dimetta!

La vicenda è talmente grave, che qualcuno potrebbe non crederci, se non fosse per il fatto che i documenti qui riportati testimoniano ogni scandaloso passaggio del recente operato di un ministro della Repubblica che mi fa vergognare di essere italiano. Calderoli ha abusato del suo ruolo di ministro per coprire 36 suoi compagni di partito, rinviati a giudizio con l’accusa di associazione di carattere militare con scopi politici. Ma questa è solo una piccola goccia nel mare di fango che ricopre fino al collo il ministro per la semplificazione normativa. Ecco i fatti. L’esponente leghista ha, infatti, ingannato il suo stesso governo, manipolando dolosamente o facendo manipolare da altri, il testo redatto da un apposito Comitato scientifico, e con scaltra manina ha introdotto, o fatto introdurre, l’abrogazione del reato di banda armata per fini politici, che non c’entrava niente con quel testo. Ma vi è ben di più e di peggio, perché, una volta scoperto da Travaglio il pasticcio, Calderoli è arrivato al punto di intervenire direttamente presso la Presidenza del Consiglio, per impedire la pubblicazione della rettifica in Gazzetta Ufficiale, per la quale il governo, su iniziativa del ministro della Difesa, aveva già avviato la procedura. Tutto questo non lo diciamo noi, ma lo testimonia questa lettera che mi è stata recapitata stamattina dal Consiglio di Stato. Ce n’è abbastanza, insomma: menzogne ripetute, nei confronti di cittadini e del governo stesso, chiara e dolosa volontà d’impedire la rettifica di un errore che abbiamo scoperto non essere un errore e, probabilmente, gli estremi stessi di reato. In un paese normale, dopo un episodio del genere, l’intero governo andrebbe a casa con la coda fra le gambe. Al di là dell’atteggiamento gravissimo di un Calderoli mosso da interesse politico diretto, in questa vicenda viene fuori con abbagliante evidenza che questo esecutivo si basa su un pactum sceleris, in cui Leggi Tutto

Expo 2015, il piatto ricco della ‘ndrangheta

Expo 2015, il piatto ricco della ‘ndrangheta

Il piatto ricco di Expo parla molte lingue: quella dei turchi di Smirne che si godono lo spettacolo della disorganizzazione padana sperando di diventare il terzo che gode, quella tribale-leghista di chi sconta l’ansia da prestazione sul territorio, quella radical chic della sindachessa Moratti che pensava di giocare con “la casa delle bambole” e invece si ritrova con in mano uno dei più impegnativi eventi della storia di Milano in questi ultimi anni. Ma la lingua ufficiale di Expo, non ci sono dubbi, sarà quella calabrese. Tanto per citare qualche esempio Francesco Valle (72 anni, postura da boss e tanto di villa-bunker a Bareggio, in via Aosta, sul confine milanese): nell’ordinanza di arresto è raccontata con dovizia la strategia modello per mangiarsi l’Expo: “La totale condivisione di interessi tra Adolfo Mandelli (imprenditore del campo immobiliare, tra gli arrestati) e i Valle emerge anche in data 23 gennaio 2009, quando Valle ha contattato Mandelli per avvisarlo di aver ottenuto dal Comune di Pero le licenze per aprire un ‘mini casinò’, una discoteca ed anche attività di ristorazione, in quanto in quella zona il Comune, in virtù del prossimo Expo, aveva intenzione di riqualificare l’area. Tutto ciò è avvenuto anche grazie all’amicizia con Davide Valia (assessore comunale a Pero)”. In un’intercettazione Mandelli dice: «Minchia, meglio di Davide che è a Pero… cosa dobbiamo avere?». Dalle intercettazioni, si legge sui documenti, «è emerso inequivocabilmente che la licenza per il mini casinò è stata ottenuta anche grazie all’interessamento del politico, il quale si adopera pure per altri favori». E in una informativa della Mobile di Milano si afferma che Valia «si prodigò per far ottenere» a Fortunato Valle «le autorizzazioni per l’avvio di esercizi pubblici e a metterlo in contatto con altri amministratori locali di altri Comuni da lui conosciuti per favorirlo nei suoi affari».

Il padrino, i servi a disposizione e le amicizie politiche: gli ingredienti perfetti per mangiarsi l’Expo. Per concimare gli affari di famiglia piuttosto di quel noioso “nutrire il pianeta” che dovrebbe essere il tema dell’esposizione internazionale.
La famiglia Valle (ma sono molte e diverse le famiglie mafiose e paramafiose in Lombardia) è già al lavoro su Expo mentre nelle pubbliche amministrazioni coinvolte (Comune di Milano, Provincia di Milano e Regione Lombardia) ancora si litiga sui terreni e sugli indirizzi di progetto. L’antistato funziona meglio dello Stato legale: conosce i luoghi e ha già fissato i propri referenti. Si è impratichito negli ultimi anni in tutte le attività vicine al mondo dell’edilizia, ha scoperto i trucchi per infilarsi nelle regole, ha scaldato i camion per la movimentazione terra e trovato i prestanome per i ristoranti, gli hotel e i centri commerciali con cui soddisfare i visitatori.

Expo per la ‘ndrangheta lombarda è un piatto ricco e la politica ha il dovere di farglielo andare di traverso.

Guarda il video di Cavalli

L’expo-llaio delle lobby

L’expo 2015 non trova pace. La grande manifestazione che potrebbe rappresentare l’occasione per rilanciare l’immagine del nostro Paese nel mondo, va ridimensionandosi sotto i colpi di mannaia dell’improvvisazione più assoluta e degli interessi di bottega in seno al Pdl; tanto da mettere in forse lo svolgimento dell’Esposizione universale stessa. Un boomerang che potrebbe colpire a morte quel poco di prestigio che l’Italia, nonostante tutto, mantiene in campo internazionale. Leggi Tutto

Expo 2015, dietro i ritardi lo scontro di potere nel Pdl

Lo scorso 21 settembre il Consiglio regionale della Lombardia avrebbe dovuto riunirsi per parlare di Expo, l’esposizione universale del 2015 che durerà 6 mesi e che potrebbe richiamare fino a 30 milioni di visitatori da tutto il mondo. Bene, invece di darsi una mossa, il centrodestra ha deciso di rinviare la seduta ad ottobre, rimandando così la scottante discussione sull’acquisizione delle aree, sulle infrastrutture che rischiano di non essere realizzate in tempo, su ciò che dovrà rimanere patrimonio della città di Milano e della Regione, e sul destino delle aree dopo la chiusura della manifestazione.

Un percorso tormentato quello dell’Esposizione Universale meneghina.
Ai ritardi nei lavori per la realizzazione delle strutture, agli scontri sulla gestione tra Letizia Moratti, sindaco di Milano e Commissario straordinario del Governo per la manifestazione, e Roberto Formigoni, Governatore della regione Lombardia, si è aggiunta anche la querelle su un possibile passaggio dell’esposizione internazionale alla città turca di Smirne. Voci, subito smentite dalla Moratti, alimentate da una notizia apparsa su ‘Italia Oggi’. Secondo il quotidiano, da Ankara sarebbero giunte “offerte di disponibilità a subentrare a Milano”. La Turchia – è scritto nell’articolo -sarebbe non solo “disposta a rifondere i costi già sin qui sostenuti dagli organizzatori dell’Expo, ma anche a fornire una congrua somma a mo’ di avviamento-risarcimento che potrebbe servire a coprire il baratro che Tremonti ha aperto nei conti degli enti locali milanesi e, in particolare, della Regione Lombardia”.

Una ipotesi che in realtà appare poco verosimile stanti le procedure del Bie (Bureau of International Expositions) ovvero l’Ufficio Internazionale delle Esposizioni, ma che la dice lunga sull’esempio di cattiva gestione e sulla dimostrazione di inefficienza che stanno dando al mondo il Governo, la Regione Lombardia e il Comune di Milano.

Dietro questa poco edificante vicenda si celano infatti gli interessi fin troppo chiari e contrapposti dei diversi rappresentanti all’interno dello stesso Popolo della libertà: Letizia Moratti e Roberto Formigoni, con i “gruppi di interesse” che ad essi fanno riferimento.

Tutto inizia nel 2007, quando viene decisa la “location” per l’esposizione universale del 2015. La scelta cade su una vasta area a nord di Milano, tra l’autostrada per Torino e quella dei Laghi, nei comuni di Pero e Baranzate. Un milione e 300mila metri quadrati di desolazione: terra battuta, rifiuti gettati qua e là, qualche albero. Un’area che non vale nulla, non è edificabile ed è qualificata come “agricola”. I proprietari sono, al 70%, la Fondazione Fiera Milano, controllata dalla Regione e tradizionalmente vicina ai vertici di Comunione e Liberazione, e la famiglia Cabassi, che ha acquistato il suo 30% nel 2002. All’epoca nessuno capì il motivo di quell’operazione. Nel 2007 tutto diventa più chiaro: il progetto Expo prevede aree verdi, linee metropolitane, strade, rete fognaria, opere pubbliche per oltre 3 miliardi di euro. Quei terreni diventerebbero, come d’incanto, irresistibilmente “appetibili”. Il piano che viene firmato da Comune di Milano, Fiera e Cabassi assegna la gestione delle aree in concessione alla società Expo dal 2010 al 2017, dopodiché le stesse tornerebbero ai legittimi proprietari, insieme alla possibilità per gli stessi di edificare su una superficie pari fino ad un milione di metri quadrati.

Un affare per tutti: Comune e Regione non avrebbero speso un euro per quei terreni, mentre i proprietari si sarebbero ritrovati fra le mani un vero e proprio tesoro: manna per la Fondazione Fiera di Milano che così avrebbe messo più di una toppa ai suoi bilanci disastrati.

Ma il diavolo, si sa, fa le pentole e non i coperchi. La crisi, in questo caso, ridimensiona la copertura finanziaria che doveva essere assicurata per la realizzazione delle opere, e per gli attori di questo psicodramma tutto diventa più rischioso; in breve il piano “perfetto” salta.

Letizia Moratti allora mette sul tavolo il suo progetto di riserva, che prevede la realizzazione di un grande parco botanico dedicato alla biodiversità. Formigoni però non ci sta a fare il comprimario, vuole il controllo dell’operazione; propone di acquistare (con i soldi della Regione) le aree che non valgono praticamente nulla, e per farlo è disposto a pagare più del loro valore di mercato. Passato l’Expo 2015 – nelle intenzioni del Governatore – il parco resterebbe alla città di Milano, mentre in una parte consistente di quel territorio verrebbe costruito un nuovo quartiere residenziale: un favore non da poco alla Fondazione Fiera Milano, ai ciellini e al vasto sistema di potere, politico, economico e finanziario, che ruota intorno al Presidente della Lombardia.

Non è tutto, sulle realizzazioni delle opere per la manifestazione, pesano forti sospetti di infiltrazioni mafiose… ma di questo parleremo la prossima volta. 

Danilo Sinibaldi

Il primo Romani, l’ultimo Masi

Il primo Romani, l’ultimo Masi

Romani che esordisce nella sua nuova veste di ministro definendo ‘odiosa’ la puntata di Report sull’affaire Antigua che vede coinvolto il premier. Masi che blocca il programma ‘Vieni via con me’ di Saviano e Fazio a tre settimane dal debutto e che rimanda la resa dei conti con Santoro alla fine dell’iter dell’arbitrato. C’era una volta il servizio pubblico di informazione, oggi esiste quello della pubblica epurazione. Il ministro dello Sviluppo ha lasciato intravedere l’obiettivo del suo mandato: garantire gli interessi Mediaset e l’immagine di Berlusconi. E siamo all’inizio. Il Dg Rai invece ha confermato l’Armageddon: vuole e deve portare al padrone d’Arcore la testa di Santoro e lo scalpo delle voci critiche (Fazio e Saviano). E siamo alla fine, forse. Perché tra la vecchia e la nuova bastonatura del dissenso, la verità è semplice: sullo stesso Masi è piovuta addosso la rabbia di un premier che non lo considera all’altezza della mission censoria a cui è stato preposto. Leggi Tutto

Ivan Perriera

Ivan_Perriera_5Responsabile Nazionale del Laboratorio Turismo

Nato a Trapani il 12 aprile del 1958 è residente a Isernia dal 1982

Tel.: 393 9992683
e-mail: ivan.perriera@italiadeivalori.it
Twitter: @IvanPerriera

CV professionale:
Sposato dal 1983 con Silvana Nazzaro è padre di Lara e Giuseppe.
Iscritto all’Albo del Giornalisti di San Marino opera, da decenni, nel settore turismo nel quale ha ricoperto, e ricopre, diversi incarichi in qualità di Responsabile Nazionale.
Professionalmente ha sempre avuto il ruolo di Responsabile Vendite in Aziende di primo livello come: “Unilever” e “Gruppo Cremonini”, per poi diventare Responsabile Commerciale per la  “Marr” di Rimini, Direttore del Gruppo Editoriale TURIT e, Responsabile Commerciale di brand di veicoli itineranti leader europei quali: Pilote, Bavaria e Le Voyageur (Gruppo Pilote); LMC, TEC e SunLight (Gruppo Hymer).
General manager presso il Complesso Turistico Oasi di San Nazzaro. Direttore Commerciale Grace Energy, provider Enel Energia. Direttore Commerciale Neuromed (Istituto Neurologico Mediterraneo). Attualmente è Titolare della TURISMO&C – soluzioni commerciali per il turismo.

CV politico:
Dal mese di febbraio 2008 è stato nominato Responsabile Nazionale Dipartimento Turismo dell’Italia dei Valori.
A seguito di una collaborazione diretta, con l’allora Ministro delle Infrastrutture, On. Antonio Di Pietro, è stato nominato in prima battuta “portavoce” per il settore del Turismo Itinerante e, successivamente, Consigliere Delegato per il Turismo Itinerante.
Alle elezioni politiche 2008, è stato candidato al Senato in Toscana dove l’IDV ha ottenuto un’ottima performance, con l’elezione di un Senatore e di un parlamentare alla Camera.
Dopo aver collaborato per alcuni mesi, su progetti condivisi con l’ANAS e la Società Autostrade, gli è stato affidato il ruolo di “Responsabile Nazionale del Dipartimento Turismo”, con il quale ha operato fino al mese di ottobre 2010.
Rientra in Italia dei Valori a ottobre del 2015 quando gli viene proposto ed accetta l’incarico di Responsabile Nazionale del Laboratorio Turismo.
Assieme all’incarico nel partito, Perriera ricopre ancora oggi diversi incarichi nel settore e in particolare:

Dal Settembre 2009 ad oggi è Consulente Nazionale UNPLI per il Turismo e le Fiere – L’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (UNPLI) ha affidato ad Ivan Perriera il ruolo di “Consulente Nazionale UNPLI per il Turismo e le Fiere”. L’accordo, che potrà contare sulle innumerevoli sinergie fra le Pro Loco e le Associazioni del Turismo, punta ad un maggiore sviluppo delle attività culturali dei piccoli comuni che hanno l’interesse di una maggiore promozione del territorio durante tutto l’arco dell’anno.
Per questo motivo, uno dei primi incarichi affidati a Perriera è stato quello di operare a stretto contatto con il Responsabile del progetto UNPLI “Borgo delle Pro Loco”, Marco Pacella.

Da Giugno 2012 ad oggi è Responsabile Pubbliche Relazioni presso il Gruppo Publimedia, segreteria organizzativa di Fiera di Roma per diverse manifestazioni.
Vista la decennale esperienza del settore, il compito principale è quello di dialogare con le diverse e numerose organizzazioni di settore puntando ad un deciso incremento delle presenze, sia in termini di espositori che di visitatori (la scorsa edizione sono stati 90.000 in 4 giorni). Curare la collaborazione con tutte le testate giornalistiche, incontrare i costruttori, le associazioni di categoria e, non ultimo, preparare un programma interessante per offrire una migliore accoglienza ai visitatori che arriveranno in camper.

Dal mese di maggio 2010 è Membro del Direttivo Nazionale del Comitato per la valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali.
Note informative sul Comitato, con sede c/o il Ministero del Turismo di via della Ferratella in Laterano-Roma
Il “Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali” da anni si sta dedicando a risolvere enigmi legati a grandi personaggi del nostro paese. Misteri connessi alla loro morte che la storiografia ufficiale non ha risolto. Il Comitato dispone di un comitato scientifico coordinato dal prof. Giorgio Gruppioni ordinario di antropologia ossea all’Università di Bologna. Del comitato scientifico fanno parte varie università italiane. Oltre ad essere Membro del Direttivo Nazionale è stato nominato anche “Responsabile Comitato Regionale Molise”.

Dal febbraio 2011 ad oggi ha collaborato quale Esperto ADOC per la difesa dei Turisti puntando sulle diverse esperienze in vari settori del turismo, Adoc ha individuato una figura che possa essere utilizzata quale referente per i diversi coinvolgimenti che vedono coinvolta l’associazione che ha come primo obiettivo la difesa e l’orientamento dei Consumatori. Questa importante posizione gli ha permesso di partecipare alle audizioni della 10a Commissione Turismo di Camera e Senato, per la discussione e approvazione di nuove proposte di Legge sul Turismo.

Dal dicembre 1996 ad oggi è Ideatore e Coordinatore Nazionale della Federazione “Unione Club Amici” – una rete di Reciproca Ospitalità a favore del Turismo Itinerante – nata ad ISERNIA nel dicembre del 1996, diventata fra le organizzazioni di maggiore riferimento per i turisti itineranti, e ha raggiunto l’importante quota di 116 Associazioni di Campeggiatori, provenienti da tutto il territorio nazionale. L’iniziativa tende a sopperire alle carenze strutturali delle varie Amministrazioni comunali, provinciali e/o regionali, offrendo ai turisti in visita, organizzazione, individuazione di parcheggi, organizzazione di attività turistico-culturali e, cosa non secondaria, attività di promozione dei prodotti tipici locali. In sintesi, questa nostra organizzazione, forte di 28.000 famiglie di turisti, è in grado di offrire, a livello locale, ogni tipo di servizio. Da più di dieci anni, partecipando a diversi convegni e collaborando fattivamente alle proposte di Legge presentate dagli allora Senatori, Del Pennino (prima) e Fabris (dopo), l’Unione Club Amici opera al fine di tenere aperto un dialogo con il Governo centrale, e dal 2001 con quelli regionali, per far sì che il settore del Turismo sia, finalmente, regolato in tutte le sue componenti, non accontentandosi di semplici autorizzazioni locali ma puntando verso una decisa e più solida gestione del settore che dovrebbe prevedere la creazione di adeguate aree per l’accoglienza dei veicoli itineranti (e proprio perché tali, non stanziali o equiparabili ad accampamenti), nonché alla loro gestione individuando progetti da poter offrire come contropartita alle concessioni comunali.

Dal 1996 ad oggi Presidente Isernia Camper Club. Individuate le possibilità di sviluppo turistico-culturale della provincia molisana, assieme ad altri volontari, ha creato una piccola organizzazione che è riuscita, negli anni, ad incrementare in modo sostanziale la conoscenza e le visite in tutto il Molise.
L’attività maggiore è stata rappresentata da 29 raduni nazionali ai quali hanno partecipato più di 9.700 famiglie.

Marzo 2004 al 30 aprile 2010 è stato Direttore Editoriale del Gruppo Editoriale TURIT – Galazzano – Repubblica di San Marino. Alle dirette dipendenze della Proprietà del Gruppo Editoriale si è occupato di:

  • Preparazione dei Piani Operativi annuali relativi alle vendite e relativi target degli agenti;
  • Gestione e costruzione del budget annuale e quinquennale dell’azienda;
  • Contatti diretti con i Clienti Direzionali leader di settore
  • Selezione del personale assieme al responsabile delle risorse umane di sede;
  • Ricerca e gestione globale dei venditori;
  • Ideazione ed implementazione di corsi di addestramento per nuove risorse.

Membro del Consiglio d’Amministrazione dell’Associazione PROMOCAMP, (organismo no-profit al quale aderiscono imprenditori ed operatori, produttori, distributori e rivenditori di autocaravan, caravan, case mobili, bungalow, tende, pick-up ed accessori, gestori di camping e villaggi turistici, aziende di servizi, ecc., nata per promuovere il turismo all’aria aperta in tutte le sue forme) ho ottimi e frequenti contatti con le altre Organizzazioni di imprenditori come: APC (Associazione Produttori Camper), ASSOCAMP (Rivenditori) e PROMOCAMP.
Inoltre, i rapporti si estendono con le Fiere di Settore, stampa specializzata, altre Organizzazioni di utenti e operatori in genere.

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