COME AI TEMPI DEL PIANO SOLO?

Libero ha pubblicato un editoriale a firma del direttore Belpietro nel quale si ipotizza un piano volto a realizzare un attentato nei confronti del presidente della Camera.

Gianfranco Fini dovrebbe essere colpito in primavera in occasione di una sua visita in Puglia a ridosso delle elezioni. Il fine sarebbe politico e la vera vittima dovrebbe essere Silvio Berlusconi.

Infatti il presidente della Camera dovrebbe essere solo ferito e l’attentato dovrebbe in questo modo influenzare l’esito delle elezioni, a quanto si puo’ presumere a favore dello stesso Fini e contro Berlusconi. Eh si perchè a quanto riferisce sempre Belpietro l’accordo stipulato con un “manovale della criminalità locale” prevederebbe l’assoluto silenzio sui mandanti e la messa in giro di voci volte ad accreditare l’ipotesi che l’attentato sia opera di ambienti vicini allo stesso Berlusconi.

Sinceramente non ho alcun elemento per dire se quanto riportato da Libero sia attendibile o meno (la magistratura pugliese sembra voler aprire un inchiesta). Ho citato questo pezzo perchè la trama evocata mi riporta alla mente un’altra famosa trama quella relativa al Piano Solo del 1964.

In quell’epoca la paura suscitata dal primo governo di centrosinistra porto l’allora Presidente della Repubblica, alcuni maggiorenti democristiani e parte dei servizi segreti ad organizzare una sorta di piano operativo che, più che finalizzato ad un colpo di stato vero e proprio, voleva influenzare in maniera determinante le vicende politiche che si svolgevano in quei giorni.

Il fatto che oggi, dopo i dossier (che proprio in quel periodo impazzavano), si tornino ad evocare trame vere o presunte la dice lunga sullo stato di crisi nella quale si dibatte la politica e lo stato di oggettivo degrado al quale ci ha condotti il sistema del Berlusconismo. L’aria è ormai irrespirabile e se non si vuole soffocare si debbono spalancare al più presto le finestre, che nella condizione attuale significa andare di corsa alle elezioni.

I peccati capitali di Paolo Flores d’Arcais

I peccati capitali di Paolo Flores d’Arcais

Oggi ho scoperto un altro carattere di Paolo Flores D’Arcais: l’accidia, nel senso più biblico del termine: negligenza nel fare il bene.
Lo avevo già sospettato tempo addietro, quando – partendo da alcuni casi sporadici di persone che non meritavano di militare nel partito dell’Italia dei Valori – egli aveva criticato la classe dirigente di IDV nel suo complesso, senza fare alcuno sforzo per comprendere le difficoltà che un partito – specie come il nostro, nato spontaneamente e non per scomposizione e ricomposizione di altri partiti – incontra tutti i giorni nel selezionare le persone a cui attribuire compiti, ruoli ed incarichi.
Ne ho avuto la riprova in queste ore, prendendo atto dell’uso strumentale che ha fatto e sta facendo di un’accorata lettera aperta indirizzatami dagli europarlamentari Sonia Alfano e Luigi De Magistris e dal consigliere regionale Giulio Cavalli, tutti e tre eletti – come circa altre 1.500 persone che prima non avevano mai fatto politica – nelle fila dell’Italia dei Valori, proprio a dimostrazione del fatto che IDV ha aperto e sa aprirsi alla società civile.
Costoro hanno chiesto una maggiore attenzione nella selezione della classe dirigente. Ho assicurato loro che – nei limiti dell’umano possibile – lo farò anche se sono ben conscio di come sia difficile sondare in anticipo i retro-pensieri altrui (Razzi e Scilipoti, tanto per citare gli ultimi due casi di tradimento politico, militavano nel partito da circa 10 anni ed hanno sempre condiviso con entusiasmo ed eccitazione la linea politica di IDV, tanto è vero che Razzi appena un mese addietro aveva addirittura denunciato pubblicamente il tentativo di chi voleva corromperlo per fargli votare il Governo Berlusconi).
Ho anche immediatamente convocato l’Esecutivo nazionale di IDV (fissato per la metà di gennaio) proprio per affrontare in modo ancora più stringente la questione della militanza nel partito e ciò perché credo che abbiano diritto a far valere il loro punto di vista soprattutto coloro che aderiscono e si iscrivono al partito, piuttosto che i tanti “saputoni” della domenica che danno i voti agli altri senza mai mettersi in gioco personalmente.
Senonchè proprio alla vigilia di Natale, quando tutti erano affaccendati in altre faccende, Paolo Flores D’Arcais ha lanciato su Micromega un sondaggio per verificare se gli elettori di Micromega ritenessero anche loro che ci fosse una “questione morale” all’interno di IDV.
Ancora una volta, quindi, egli ha inteso mistificare casi sporadici di umane debolezze (che in dieci anni di vita di IDV si possono comunque contare su poche unità) con il collasso morale di un partito che ha fatto della legalità la sua bandiera portante ed il suo asse di riferimento.
Mi sta bene il sondaggio, a condizione, però, che non sia condotto in modo furbastro ed omissivo, come invece ha fatto il direttore Paolo Flores D’Arcais.
E’ ovvio, infatti, che all’inizio, sono stati solo i lettori assidui di Micromega a rispondere (così assidui da farlo anche il giorno di Natale). E’ comprensibile, quindi che, all’inizio, il sondaggio fosse decisamente più favorevole all’opzione caldeggiata proprio dal direttore della rivista.
E’ altrettanto ovvio che, finite le feste, l’intera “società in rete” si è mossa (specie dopo che il sondaggio è stato riperso anche da altri siti come Repubblica.it).
E’ ovvio anche che – come sempre accade in questi casi – si creino spontaneamente in rete dei “passaparola” fra gli internauti, sia da una parte (cioè chi crede che in IDV ci sia una questione morale), sia dall’altra (chi, invece, non ci crede affatto e reputa ingiusto ed offensivo un’affermazione del genere).
E’ accaduto così, che – con il propagarsi in rete della notizia circa l’esistenza di un tale sondaggio – le percentuali siano andate via via modificandosi a favore della seconda opzione (l’ingiustizia dell’accusa).
E qui scatta – anzi è scattato come una mannaia – il peccato di accidia di Flores D’Arcais: preso atto che i sondaggi non rispondevano più ai suoi desideri lo ha letteralmente sospeso, bloccando l’accesso in rete a coloro che volevano e vogliono ancora partecipare.
Non solo: per giustificare tale suo assurdo comportamento, ha addirittura accusato me – con un velenoso articolo scritto in queste ore sul sito di Micromega – di aver organizzato la manipolazione del sondaggio.
Lo nego nel modo più assoluto: io, fino alla lettura dei giornali di questa mattina, nemmeno avevo piena contezza dell’evolversi dei sondaggi (non fosse altro perché ho passato un sereno Natale in famiglia a Montenero e non ho avuto proprio tempo né voglia né occasione di occuparmi dei sondaggi di Micromega).
Lo nego nel modo più assoluto anche perché non avrei nulla da guadagnarci a truccare i sondaggi, tanto la realtà nessuno la può cambiare.
Certo, può essere accaduto – come sempre accade quando si propongono all’opinione pubblica due quesiti opposti – che vi sia stato uno spontaneo passaparola da un parte e dall’altra. Ma spegnere l’accesso solo perché le iniziali aspettative non piacciono più a chi ha commissionato il sondaggio – accusando addirittura me di aver organizzato il “passaparola” – è davvero un grave peccato di accidia (il primo dei sette peccati capitali), inteso appunto come “negligenza nel fare il bene”.
Anzi di più: è anche un grave peccato di superbia (il secondo dei sette peccati capitali), inteso come ostentazione del proprio sapere per sminuire i meriti altrui.
Anzi, ancora di più: è anche un grave peccato di invidia (il terzo dei sette peccati capitali), inteso come frustrazione personale per i successi altrui.
Caro Paolo, posso assicurarti che ieri e l’altro ieri né tu né Micromega eravate al centro dei miei pensieri: a Natale preferisco il presepe. A te ricordo invece che l’accidia e la superbia portano all’inferno dei sentimenti!
Buon anno!

Testamento Biologico: al via in Toscana la campagna di sensibilizzazione

Testamento Biologico: al via in Toscana la campagna di sensibilizzazione

Il testamento biologico è una di quelle questioni cosi sensibili che il solo cominciare a parlarne dovrebbe spazzar via immediatamente dalla testa ogni convinzione politica, religiosa, economica e sociale: si tratta di affrontare la questione immersi in quella che i romani definivano pietas. Una pietas per la mortale condizione umana, per l’altrui sofferenza, per le altrui volontà, che pone un problema già  affrontato da illustri pensatori: il libero arbitrio.
Il discorso è di stringente attualità: solo pochi giorni fa, infatti, il saluto al grande maestro Monicelli, morto suicida, ha scatenato alla Camera una tristissima e cruenta polemica ed è diventato tristemente
argomento di scontro tra sinistra e destra.
Per la legge chi stacca la spina a colui che viene mantenuto in vita, seppure artificialmente, è considerato un omicida. L’art. 579 del codice penale italiano conferma quanto segue. Rubricato come omicidio
del consenziente asserisce: “Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni”.
Cartesio affermava “cogito, ergo sum”, ma l’interrogativo che mi pongo, senza pregiudizi  di sorta è: se per “essere” bisogna pensare, “vivere”, prendere decisioni; un corpo inerme, in coma profondo da anni, può realmente definirsi “vivo?”
L’accanimento terapeutico deriva appunto il suo nome dall’insistenza nel somministrare farmaci e terapie al soggetto incosciente solo per prolungare le sue funzioni vitali. Che senso può esserci in tutto questo? Vivere vuol dire forse dipendere da una macchina?  Per me “Vivere” vuol dire respirare e mangiare autonomamente,  muoversi, ridere, piangere, poter dire si o di no.
E allora il ricordo, accompagnato da  triste rammarico, da vergogna persino, per la triste affermazione di Silvio Berlusconi sul caso di Eluana torna forte e prepotente: “Non voglio sentirmi io responsabile di omissione di soccorso. Io non voglio la responsabilità della morte di Eluana, una persona viva e che
può fare figli”. Erano i giorni del processo Mills e B. tentava di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle sue vicende personali… allora come oggi.
Cosi, il primo passo, avuto con la sent. 21748/07 della Corte di Cassazione a seguito del caso Englaro che afferma che è diritto del soggetto se scegliere di continuare a vivere oppure no, ha fatto discutere e  continua a far discutere, facendoci  risentire le stesse identiche invettive già scagliate contro Beppe Englaro e Mina Welby quasi che noi, Beppe, Mina, fossimo i testimonial del partito della morte.
E’ in questo contesto che si inserisce il tema del dibattito del 16 di Dicembre a Grosseto: il testamento biologico, un documento che serve per garantire il rispetto della propria volontà in materia di trattamento medico (somministrazione di farmaci, sostentamento vitale, rianimazione, etc.) anche quando non si è in grado di comunicarla, ricordando però che la legge ordinaria italiana al momento non ha ancora sancito la validità di questo documento. Le motivazioni che portano a questa discussione son diverse: dal punto di vista medico il testamento biologico può aiutare – anche se non obbligare – il medico a rispettare la volontà del paziente. Vi è poi l’aspetto “politico” della questione: il diritto all’autodeterminazione è sancito dalla Costituzione italiana. A questo proposito, è stato presentato un testo di legge dell’Aduc e dall’Associazione Luca Coscioni oggi all’esame in entrambi i rami del Parlamento. Per ottenere tale risultato però è necessario che sempre più persone si interessino a questo tema: più sono quelle che prendono posizione sul testamento biologico, più il legislatore sentirà la necessità di riconoscere il diritto all’autodeterminazione anche per coloro che sono momentaneamente incapaci di esprimere il proprio consenso (o dissenso) informato. Al momento le modalità possibili sono tre:
– La compilazione di un testamento biologico , da firmare in originale ed in molteplici copie, affinché più persone (parenti, amici, testimoni ) possano presentarlo ai medici curanti qualora sopraggiungesse l’incapacità di comunicare. Si potrà inviare una copia firmata anche ad una associazione che raccoglie testamenti biologici (fra queste, Exit Italia, Libera Uscita e Fondazione Veronesi).
– Attraverso il giudice tutelare per la nomina di un amministratore di sostegno.
– Attraverso il registro del testamento biologico che diversi Comuni hanno creato per i propri cittadini.
Su quest’ultimo punto noi partiti possiamo e dobbiamo intervenire, attuando una campagna di sensibilizzazione da parte dei nostri amministratori affinché si adoperino per portare nelle sedi comunali questo argomento! Un popolo che voglia definirsi civile deve discutere di questo, deve fornire una legge che dia a chi lo vuole, e solo a chi lo vuole, la possibilità di indicare, quando si è pienamente consapevoli e informati, le terapie alle quali si vuole essere sottoposti, così come quelle che si intendono rifiutare, se un giorno si perderà la coscienza e con essa la possibilità di esprimersi.
E’ su queste riflessioni che il nostro Segretario Regionale ha inviato nei giorni scorsi una mail a tutti gli amministratori della regione, invitandoli a far partire  nei propri comuni una campagna di sensibilizzazione atta alla creazione di un ufficio per il registro dei testamenti biologici. Un invito che tutti dobbiamo cogliere, un iniziativa che tutti dobbiamo pubblicizzare!
Un atto rivoluzionario? una genialità? No, semplicemente l’attuazione dell’articolo 32 della Costituzione: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

Daniela Sgambellone
Responsabile comunicazione IDV Toscana

Grazie!

Grazie a tutti i miei amici che capiscono la mia “latitanza” e che non mi fanno percepire il dispiacere per il poco tempo passato insieme. Grazie ai miei sostenitori che con affetto e fiducia non perdono occasione per starmi vicino e per aiutarmi anche nei momenti di smarrimento. Grazie al mio staff che con affetto e determinazione sopporta i miei ritmi, le mie ansie le mie preoccupazioni, il mio modo serrato di lavorare senza soste, i miei stati d’animo e talvolta le mie sbroccate. Grazie ai familiari delle vittime di mafia per la loro vicinanza in un percorso condiviso di dolore e rabbia. Grazie a Fabio Repici, per me un fratello insostituibile, per la sua costante presenza ed i suoi consigli sinceri e preziosi. Grazie a Ligabue ai Rio, a Pibe, Marco, Fabio, Bronsky, Paddo e Little Taver per esserci sempre con la musica e per avermi regalato attimi di felicità e di spensieratezza fatti di sogni e di lunghissime chiaccherate per cambiare il mondo. Grazie a Loris Mazzetti ed a Piergiorgio Morosini per le numerose battaglie condivise e per avermi onorato della loro presenza. Grazie ai movimenti come le Agende Rosse, i grillini, no ponte, no tav etc.. per continuare a lottare. Grazie ad IdV e ai suoi elettori per la fiducia e le possibilità datemi. Grazie a Luigi de Magistris e a Giulio Cavalli per la loro amicizia e per aver condiviso momenti forti e determinanti. Grazie a Salvatore Borsellino per il suo forte affetto. Grazie a Monica, la sorella-fidanzata che ho sempre avuto vicino, il mio amore, destinatario di tutti i miei “perché”! Grazie a mio marito ed alle mie figlie per saper aspettarmi davanti alla porta con la consapevolezza che un altro aereo è già pronto per portarmi nuovamente via da loro. A loro i miei ultimi pensieri la notte prima di addormentarmi. Grazie a mia madre ed ai miei fratelli per l’amore e il sostegno nei momenti neri. Grazie a Chicco per essere il fratello che tutti vorrebbero avere: sei tra le persone più generose che io conosca. Non immaginerei la mia vita senza la mia famiglia.

Grazie agli amici che in questo ultimo anno ho conosciuto e con cui abbiamo subito legato.
Grazie a tutti quelli che sto dimenticando
ma che non si offenderanno perché una parte del mio cuore è per loro.
Grazie per esserci e spero che tanti possano ricevere l’amore che tutti quanti voi avete donato a me!

A tutti voi Buon Natale!!!

Lotta alla mafia: anche Ciancimino Jr è un traditore?

L’uomo che ha tenuto incollati allo schermo decine di milioni di italiani con le sue dichiarazioni di abiura del mondo mafioso e con i suoi torrenziali discorsi su trattativa, capitali mafiosi investiti a Milano e rapporti tra Carabinieri e Provenzano, è caduto poche settimane fa in un infortunio dal quale rischia di non rialzarsi con tanta facilità”. Così inizia un recente articolo de “Il Fatto Quotidiano”.

Secondo le rivelazioni apparse su La Stampa e Il Corriere della Sera alla fine di ottobre la squadra mobile di Reggio Calabria lo avrebbe intercettato attraverso microspie piazzate nell’ufficio di Verona di Girolamo Strangi, indagato per appartenenza alla ‘ndrangheta dalla Direzione distrettuale antimafia. In tali intercettazioni Ciancimino Jr dice a Strangi : “Quando mi senti in televisione, tu fottitene», cioè come dire “il testimone pentito lo faccio solo per copertura” .
Aspetti curiosi della vicenda sono che Ciancimino Jr in un giorno di fine ottobre elude la sua scorta a Bologna e si reca a Verona nell’ufficio di Girolamo Strangi, già incappato in passato in indagini per associazione a delinquere, truffa e false fatture. I magistrati di Reggio Calabria ascoltano le sue conversazioni perché sospettano Strangi di essere diventato un possibile terminale degli affari al nord della cosca Piromalli che domina da decenni la piana e il porto di Gioia Tauro.
Sempre secondo i giornali citati Ciancimino Jr avrebbe proposto a Strangi di dargli centomila euro in contanti in cambio di assegni emessi per settantamila euro. E’ evidente che un cambio del genere si fa solo per riciclare denaro sporco. A rendere ancora più imbarazzante la situazione sarebbe che lo scambio avrebbe dovuto aver luogo dopo un viaggio in Francia dello stesso Ciancimino per reperire il contante.
Ciancimino Jr incolpa di tutto il suo commercialista, dichiara di avere difficoltà a reperire credito per le sue attività commerciali e di essere finito da Strangi senza sapere chi fosse, pensando di andare da un possibile finanziatore. Mentre, secondo gli investigatori, sarebbe invece pieno di liquidità poco pulita costituita all’estero, tanto da ricorrere ad un uomo legato alla ‘ndrangheta per fare rientrare denaro in Italia.
Certo viene spontaneo chiedersi, se le cose sono davvero andate come sostiene Ciancimino Jr, perché egli non le abbia immediatamente verbalizzate presso un Ufficio di polizia o presso i Carabinieri.
Mi aspettavo poi, che molti che hanno dato tanta visibilità e credibilità alle rivelazioni di Ciancimino Jr ( come Marco Travaglio, Michele Santoro, Roberto Saviano, Luigi De Magistris e Sonia Alfano), riconoscessero di aver avuto un eccesso di fiducia in un personaggio così ambiguo. Invece c’è un silenzio assordante. Come pure è assordante il silenzio di Sonia Alfano, Presidente dell’Associazione Vittime della Mafia e Responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di Italia dei Valori.
Forse che si sbaglia solo nello scegliere i candidati alle elezioni?

Attentato alla sede del Pd a Palermo

Attentato alla sede del Pd regionale e provinciale a Palermo. La notte scorsa ignoti hanno incendiato il portone d’ingresso. Il fumo sprigionato dalle fiamme è penetrato negli uffici del primo piano dell’edificio. Le pareti del palazzo di fronte sono state imbrattate con della vernice rossa ed è stata tracciata una “R” con accanto il disegno di una falce e martello, seguita da una “B”. La  Digos di Palermo ha avviato le indagini. A denunciare l’accaduto il segretario regionale dei democratici Giuseppe Lupo che stamani si è recato in questura. Lupo ha spiegato che è stato usato presumibilmente del liquido infiammabile. “Per fortuna – ha detto – le fiamme non si sono estese al materiale cartaceo che era appena arrivato da Roma”.

Formisano: se il governo ha i numeri governi, altrimenti alle urne

“Se Berlusconi ha i voti per governare ha il dovere di governare. Laddove ciò non fosse possibile, ha ugualmente il dovere di rassegnare le dimissioni nelle mani del capo dello Stato, che deciderà per il meglio del Paese”. Lo ha affermarlo il deputato Idv e vicepresidente della commissione Bicamerale per la Semplificazione, Nello Formisano, il quale chiarisce: “In tal caso, Italia dei valori proporrà il ritorno alle urne, così come avviene nelle democrazie occidentali”.

Prestigiacomo: nel Pdl mi sento a disagio

“In questo Pdl mi sento sempre più a disagio. Si è creata un’atmosfera da caccia all’untore, quando ormai lo scenario è chiaro: Fini e il suo partito stanno all’opposizione, noi dobbiamo cercare di aprire al centro”. Così il ministro Stefania Presigiacomo in una intervista al Corriere della sera, dopo l’addio al partito di Berlusconi, la scorsa settimana, poi rientrato.
‘Dicono che sia tentata dal partito di Micciché’, le chiede Aldo Cazzullo: “Da sempre – risponde la Prestigiacomo – guardo con grande attenzione al partito del Sud. Costruire un contraltare alla Lega è una grande sfida. Dentro ci sono tantissime tra le persone con cui ho iniziato a fare politica. In prospettiva – non oggi – mi sentirei a casa più che nel Pdl com’è diventato”.

Roma: ordigno all’ambasciata greca

Torna l’allarme bomba nelle ambasciate di Roma. Due pacchi sospetti sono stati recapitati presso le rappresentanze diplomatiche di Grecia e Venezuela, fortunatamente senza conseguenze. Mentre nel secondo caso si è trattato di un falso allarme, quello recapitato presso l’edificio che ospita l’ambasciata  ellenica è un vero e proprio ordigno che gli artificieri dei carabinieri stanno provvedendo a disinnescare. Ricordiamo che la scorsa settimana due pacchi bomba, rivendicati da un gruppo anarchico, sono esplosi presso le ambasciate di Svizzera e Cile, provocando il fermento di due persone.

I tagli alla cultura

Il cinema, il teatro e lo spettacolo sono cultura e si sa che della Cultura a questo governo non gliene importa niente, tanto che a occuparsene hanno messo addirittura uno come Sandro Bondi. Quando parla di cultura il ministro Tremonti fa le stesse battute dei bambini dell’asilo: “E cos’è? Roba che si mangia?”.

E’ proprio così. La cultura non è solo un bene comune, come l’aria o l’acqua, che qualsiasi governo avrebbe il dovere di difendere, incentivare e tutelare. E’ anche lavoro, sviluppo, produzione, e nel mondo moderno lo sarà sempre più. Solo che l’Italia da questo circuito resterà tagliata fuori perché chi la governa non è solo incapace ma ha anche una visione dello sviluppo che andava bene quarant’anni fa e oggi è antica e superata. L’Italia dei Valori ha aderito a tutte le manifestazioni organizzate a Roma nel Lazio contro i tagli che stanno seppellendo il settore cineaudiovisivo per difendere la cultura di questo paese ma anche per difendere il suo sviluppo produttivo e i posti di lavoro di tanti suoi cittadini.

Sono tanti davvero, mica per modo di dire. Negli studi di Cinecittà lavorano stabilmente circa 400 persone, però considerando tutti gli operatori del settore nel lazio arriviamo a 6000 persone. Ma questa è solo la locomotiva. I vagoni sono tutte le piccole e medie imprese che vivono sulle commesse di Cinecittà e del settore in generale: sono 10mila e danno lavoro a 100mila persone nel solo Lazio. In tutto il Paese sono 250mila, ed è solo grazie a loro se fino ad adesso siamo riusciti a evitare la delocalizzazione della produzione e siamo rimasti a un livello competitivo con gli altri paesi.

Cosa ha pensato bene di fare il governo per sostenere questo settore così delicato e strategico? Ha abbattuto la scure tagliando ogni tipo di fondi e finanziamenti. Non bisogna essere dei profeti per capire quali saranno le conseguenze di questi tagli ciechi e indiscriminati. Il settore precipiterà in una crisi che da un lato lascerà senza lavoro migliaia di persone, dall’altro lascerà l’Italia al palo, non più competitiva sul mercato internazionale e arretrata sul piano della tecnologia. I talenti migliori si rassegneranno ad andarsene all’estero, gli altri tireranno avanti come possono. E’ con queste mattonelle che viene lastricata la strada di un paese in declino.

Noi dell’Italia dei Valori, come tutti gli operatori del settore che da mesi protestano inascoltati, sappiamo che questo declino si può arrestare e si può invertire. Se al governo ci fosse gente con la testa sulle spalle e con appena un po’ di senso della responsabilità non sarebbe nemmeno troppo difficile. Bisogna approvare subito leggi quadro che restituiscano al settore i fondi sottratti da Tremonti, riportandoli almeno ai 450 milioni di euro del 2008.  Bisogna rifinanziare per i prossimi tre anni gli incentivi fiscali sia per incentivare la produzione, sia per proseguire e completare la digitalizzazione delle sale cinematografiche, che da noi è arretratissima, sia per contrastare la delocalizzazione.

Nel Lazio in particolare, dove questo settore traina l’economia dell’intera Regione, ci vuole anche una specifica legge regionale che garantisca lo sviluppo del cinema e la difesa dell’intero comparto.

L’Italia dei Valori ha chiesto e continuerà a chiedere al governo di fare queste leggi, di prendere queste misure che sono il minimo indispensabile per difendere questo settore che è vitale per la cultura, per la formazione e per l’economia di questo Paese. Non smetteremo di insistere, di appoggiare i lavoratori e le loro associazioni, di aderire a tutte le manifestazioni. Lo sappiamo da soli, lo sappiamo sin troppo bene che da questo governo c’è ben poco da sperare. Però quando è in gioco una scommessa così enorme e che riguarda il futuro dell’Italia da tanti punti di vista, persino un governo così squalificato dovrebbe avere un sussulto di responsabilità.

Antonio Di Pietro, Maurizio Zipponi

Enrichetto, per non dimenticare

Alla vigilia di Natale, un giorno che mi sembra particolarmente indicato, voglio portare alla vostra memoria una vicenda che mi sta particolarmente a cuore, perché parla la lingua della realtà, quella grave, dolorosa e ingiusta realtà cui la politica degli ultimi anni ci ha portato. Non so quanti di voi ricorderanno il caso di Enrichetto, Enrico Gallo all’anagrafe, “55 anni e un cuore di bambino” aveva scritto di lui Massimo Gramellini portando la questione all’attenzione della stampa. Me ne sono occupato diverse volte su questo blog, sono andato a trovarlo in carcere, ad Asti, spinto quasi più da spirito umano che politico, tanto è grave l’ingiustizia dell’intera vicenda che lo riguarda. Per chi non dovesse ricordare, provo a riassumere in breve. Dietro le sbarre Enrichetto ci era finito per essere andato a comprare un salamino sotto casa, mentre era agli arresti domiciliari a scontare la pena per guida in stato di ebbrezza. Guida di bicicletta. Ne era uscito qualche settimana dopo la mia visita, con grande sollievo mio e di tutte le persone che gli si sono affezionate all’interno e fuori dal carcere. E veniamo ad oggi. Già, perché la storia continua. Enrichetto non potrà rimanere a casa sua, che oltre tutto mi informano essere un sottotetto senza elettricità e senza vetri alle finestre. Ora dovrà tornare in carcere per scontare quella pena per la quale era evaso dai domiciliari. Una sorta di semilibertà che lo costringe a passare la notte in carcere, per uscirne la mattina alle 7 ed arrivare a casa non prima di mezzogiorno dopo un viaggio in pullman e un altro in treno, cosa che, per altro, da solo non è in grado di fare. Il problema, però, è che il Comune non ha i soldi per provvedere a farlo accompagnare. Quest’uomo, in sostanza, condannato prima per esser andato in bicicletta dopo qualche bicchiere e dopo per essere uscito per comprare un salame, ora non è nelle condizioni pratiche di scontare la pena che gli è stata inflitta. Questa è l’Italia. Il paese di Berlusconi, dei festini e di Ruby rubacuori. Il paese del governo ballerino e della giustizia a comando. Il Paese dove la bontà d’animo è dettata dall’aurea regola del 90-60-90. Ed allora, mi domando, dal momento che il presidente del Consiglio parla tanto di bontà d’animo, perché, per una volta e fino a che è in suo potere, non muove anche solo un dito per questa, che è una giusta causa? Perché non aiuta chi davvero lo merita, in quanto vittima di un ingranaggio infernale che salva i criminali veri e schiaccia le persone deboli?

Vi auguro con tutto il cuore Serene Festività

Trentino: Interrogazione di Bruno Firmani (Idv) su provincializzazione Parco Nazionale dello Stelvio

Trentino: Interrogazione di Bruno Firmani (Idv) su provincializzazione Parco Nazionale dello Stelvio

Forse la gestione del Parco Nazionale dello Stelvio e’ decotta – dichiara Bruno Firmani consigliere provinciale IDV – crisi economica, disinteresse, o interesse a raggiungere altri obbiettivi. Pero’ si deve ammettere che per risolvere il problema non avrebbero potuto scegliere strategia peggiore.
La questione Parco con la soppressione del Consorzio di gestione e la provincializzazione delle aree di competenza (70% la Lombardia, 30% le due province autonome di Trento e Bolzano) sta in questi giorni animando la scena politica regionale, visto e considerato che fa parte di un pacchetto di richieste, con le quali il presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder sta trattando con il governo Berlusconi.
Pare infatti che in cambio dell’avvallo del governo su queste richieste, Berlusconi incassi l’astensione dei parlamentari della SVP sul voto di sfiducia del 14 dicembre. E già questa impostazione la dice lunga sulla potenza e sui metodi dei nostri cugini alto atesini nel loro modo di concepire i rapporti con il Governo. Ed in questo delicatissimo momento della vita parlamentare del nostro paese, quella che si scrive oggi con questo accordo, rappresenta una bruttissima pagina di politica, locale e nazionale.
La questione Parco Nazionale dello Stelvio è competenza della Commissione dei 12 per i rapporti Stato e Province Autonome e la stessa, con un brevissimo articolato, modifica, un po’ alla chetichella, l’assetto di uno dei più antichi Parchi Nazionali d’Italia, facendo rientrare gli interventi economici delle due province di Trento e Bolzano nell’art. 79, comma 1, lettera C, dello Statuto Speciale per gli interventi sui territori confinanti. Tradotto in parole povere: paghiamo sempre noi, perché siamo più ricchi e dobbiamo aiutare le regioni confinanti.
E fino qui, non ci sarebbe da stracciarsi le vesti, se di fatto venissero risolti gli annosi problemi di gestione e di carenza di risorse che il Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio ha evidenziato in questi ultimi anni. Gli stessi dipendenti dell’Ente vedrebbero in questo passaggio quasi un’ancora di salvezza, vista e considerata la grande attenzione e la professionalità con cui le Autonomie gestiscono e tutelano le risorse ambientali del territorio.
Ciò che è incomprensibile – continua Firmani – e a dire il vero deprecabile, sono il metodo e presupposti che stanno a monte di questa decisione e che hanno spinto il Gruppo di Italia dei Valori del Trentino e la Segreteria Regionale del partito a interrogare la Giunta Provinciale su alcune questioni salienti, sia di carattere organizzativo, che politico.
Verranno di fatto salvaguardati i posti di lavoro dei dipendenti del Consorzio – chiede Salvatore Smeraglia, segretario regionale IDV- rispettando non solo il contratto in essere, ma una adeguata composizione dell’organico che assicuri la gestione attenta e competente di un comparto naturalistico così prezioso come il parco Naturale dello Stelvio?
Perché gli esponenti del centro sinistra trentino della Commissione dei 12 – chiedono i dirigenti di IDV del Trentino- non hanno denunciato con forza questa situazione, chiedendo alla Provincia Autonoma di Trento di assumere una posizione?
Perché tutta questa fretta quando si poteva far rientrare il provvedimento in una dimensione europea, dove esistono anche i finanziamenti adeguati e formule innovative per impostare e creare una struttura efficiente e funzionante dal punto di vista operativo?
Se dietro questa decisione ci fosse stato un disegno di strategia gestionale: “vediamo come far funzionare bene il parco, rilanciamo la sua immagine, attiviamo nuove iniziative e se per far questo si fosse resa necessaria una suddivisione delle competenze fra le province e regioni”, i cittadini avrebbero capito, mentre ora restano in piedi molti dubbi e non poca amarezza.”

Ufficio stampa Idv Trentino

Pensioni: sempre peggio, dal 2011 assegno più lontano

Pensioni: sempre peggio, dal 2011 assegno più lontano

Pensione pubblica sempre più lontana. Con il nuovo anno altro scatto in avanti per quella di anzianità e requisiti più penalizzanti con le nuove finestre mobili. In sostanza per avere in mano l’agognato assegno Inps, i lavoratori dipendenti dovranno aspettare dodici mesi. Va peggio per gli autonomi (commercianti, artigiani, coltivatori diretti ecc.) che dovranno ‘penare’ per un anno e mezzo.
Ma andiamo per ordine: per i lavoratori dipendenti scatta la cosiddetta ‘Quota 96’. Significa che per andare in pensione anticipata rispetto all’età di vecchiaia, la somma dell’età anagrafica e dell’anzianità lavorativa dovrà essere 96, ma a patto che abbiano raggiunto i 60 anni d’età (esempio: 60 anni di età e 36 di contributi, oppure 61 anni e 35 di versamenti). Al raggiungimento dei requisiti contribuiscono anche le frazioni d’anno.
Più sfortunati, dicevamo, gli autonomi per i quali vige la ‘Quota 97’. In sostanza possono andare in pensione se hanno raggiunto 61 anni di età e 36 di versamenti, oppure 62 di età e 35 di contributi. Anche per loro contano le frazioni d’anno.
Per tutti, condizioni peggiori rispetto a quelle in vigore fino al 31 dicembre 2010, quando si poteva iniziare a riscuotere l’assegno con un’età minima di 59 anni per i dipendenti e di 60 per gli autonomi.
Quindi, per effetto delle finestre mobili, il pagamento dell’assegno da parte dell’Inps scatterà dal 13esimo mese successivo alla maturazione dei requisiti per i dipendenti, e dal 19esimo per chi lavora in proprio. Per maggiore chiarezza: il lavoratore dipendente che raggiunge il diritto alla pensione il primo gennaio 2011 potrà riscuotere materialmente l’assegno solo dopo un anno da questa data, mentre il lavoratore autonomo dovrà aspettare un anno e mezzo.
I dati Istat dicono che nel 2010 l’età media di chi ha raggiunto il pensionamento è di poco superiore ai 61 anni, ma per effetto di queste novità, a partire dal 2011, si prevede che la media supererà i 62 anni, avvicinandosi ai 63.
Le nuove regole sulla decorrenza, che riguardano solo coloro che raggiungono i requisiti a partire dal 2011, non si applicano agli insegnanti, ai lavoratori coinvolti nei cosiddetti piani di esubero banche, assicurazioni, ecc., a chi aveva in corso il periodo di preavviso alla data del 30 giugno 2010 e che matura i requisiti entro la data di cessazione del rapporto di lavoro e, nel limite delle diecimila unità, a coloro che si trovano in mobilità con accordo stipulato entro il 30 aprile scorso.

Il Papa chiede scelte per il bene comune: necessario cambiare governo

Il Papa chiede scelte per il bene comune: necessario cambiare governo

“Auspico di cuore il dono natalizio della gioia e della pace per ogni abitante dell’amata Italia: per i bambini e gli anziani, per i giovani e le famiglie. Il Cristo, nato per noi, ispiri i responsabili, perché ogni loro scelta e decisione sia sempre per il bene comune. Conforti quanti sono provati dalla malattia e dalla sofferenza. Sostenga coloro che si dedicano al servizio dei fratelli più bisognosi”.

Le parole di Papa Benedetto XVI, pronunciate all’Angelus del giorno di Natale, hanno per me enorme significato. Il suo è senza dubbio un invito alla preghiera, ma anche di stimolo per tutti coloro che hanno a cuore il destino del nostro straordinario ed amato Paese. Ma la politica italiana, in generale, dalle parole di Sua Santità non esce affatto bene.

Chi si dedica alla politica con la “P” maiuscola deve far tesoro di questo invito e moltiplicare gli sforzi per combattere le deviazioni partitocratiche, l’uso distorto del potere per fini personali, l’immoralità dilagante, l’esaltazione dei falsi idoli come denaro e consumismo.

L’obiettivo del “bene comune” va perseguito ogni giorno nella pratica della politica: per gli anziani, per i giovani, per le famiglie, insomma per tutti, immigrati compresi. Ed è un obiettivo che non deve essere perseguito solo dai credenti, ma da tutti. Si tratta di un invito che ci riporta alle ragioni stesse, mi verrebbe da dire semantiche, della politica intesa come gestione della “res publica”. Un invito al buon senso e al nostro dovere di cittadini prima ancora che di cristiani.

Dal Papa è arrivato ieri lo stimolo a dare un segnale di pacificazione che rischia però di essere ascoltato da pochi. Abbiamo assistito in queste ultime settimane a uno spettacolo indecoroso, ma è da tempo che la politica nel suo complesso si presta a una delegittimazione costante a causa dei comportamenti di molti dei suoi protagonisti. E’ un’anomalia tutta italiana quella fatta di parlamentari che si lasciano comprare, di politicanti che sono stati condannati o sono sotto processo, di corrotti che non hanno fatto ancora le valigie.
Sapremo interpretare al meglio nel 2011 l’auspicio del Santo Padre oppure cercheremo il nostro misero tornaconto personale o di partito? Il Parlamento approverà ancora leggi ingiuste per favorire pochi a danno di tanti che vivono in gravi difficoltà? Alzeremo ancora i toni della polemica, o spiegheremo, con la forza delle idee e senza compromessi al ribasso, che l’Italia deve cambiare registro? Comincio ad avere la certezza che solo sostituendo chi ci governa sarà possibile invertire la rotta e seguire le parole del Papa. Berlusconi e la sua maggioranza non sono in sintonia con la storia, la cultura e la voglia di sviluppo degli italiani.

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