Rifiuti Campania: vogliamo istituzione Registro tumori Asl

Rifiuti Campania: vogliamo istituzione Registro tumori Asl

“La difficile situazione ambientale della Campania, messa in ginocchio dal disastro rifiuti, rende necessaria l’istituzione di Registri tumorali territoriali presso tutte le Asl della regione, per monitorare le patologie oncologiche rispetto all’ambiente e ai suoi inquinanti”. È quanto dichiarato dai consiglieri campani dell’Italia dei Valori che hanno presentato un progetto di legge regionale al fine di istituire Registri per i tumori, soprattutto nelle aree nelle quali ci sono discariche. L’onorevole Antonio Palagiano, responsabile nazionale del Dipartimento Sanità di Idv, ha presentato in merito due interrogazioni al ministro della Salute. “Il progetto di legge – proseguono i consiglieri campani – dà una risposta non più procrastinabile alla richiesta di un territorio martoriato da circa 20 anni di emergenza rifiuti che ha messo in grave pericolo la salute dei cittadini”.

La proposta prevede anche l’istituzione di un Centro di coordinamento dei Registri tumorali, presso l’Osservatorio epidemiologico regionale, punto di riferimento e raccordo al quale le Asl faranno pervenire i dati raccolti. In Campania, dal 1995, sono attivi due registri tumori, uno istituito presso l’Asl Napoli 4, che copre i Comuni situati a nord della provincia di Napoli, e l’altro per la provincia di Salerno, ma comprendono meno di un milione di abitanti su sei. Secondo uno studio del 2004 del Centro nazionale di ricerche, la spazzatura lasciata in cumuli e discariche illegali causava gravi danni alla salute delle popolazioni esposte, tumori al polmone e al fegato, linfomi e sarcomi, malformazioni congenite, con un incremento di mortalità del 12% per le donne e del 9% per gli uomini.

IDV Campania

Trento, danneggiata sede Idv di via Giovannelli

Trento, danneggiata sede Idv di via Giovannelli

Atto vandalico o intimidazione politica? Nella notte tentativo di sfondamento della vetrata della sede dell’Italia dei valori del Trentino, in via Giovannelli a Trento. Gli attivisti che stamane hanno aperto la sede, hanno trovato una sgradevole sorpresa, una delle ampie vetrate di 7 mq, che danno su via del Mulino, presentava un grosso foro nella parte bassa, forse un calcio, o un sasso, un corpo contundente lanciato da chi probabilmente tentava di sfondare il vetro. Per fortuna all’interno la vetrata è sorretta da una pellicola in plastica molto robusta che protegge la sede dagli sguardi dei passanti, ed è stata proprio questa ad impedire che il vetro cedesse, evitando il peggio.

I carabinieri del nucleo operativo di via Barbacovi, intervenuti prontamente su denuncia del segretario provinciale Idv Trentino, Salvatore Smeraglia, durante il sopralluogo hanno dichiarato: “Difficile individuare la matrice del gesto, potrebbe essere un dispetto di qualcuno, ma vi sono moltissime altre ipotesi che si potrebbero fare. Al comando i carabinieri hanno chiesto a Smeraglia se recentemente sono state fatte dichiarazioni politiche che avrebbero potuto irritare qualcuno, sia in Trentino che a livello nazionale. Smeraglia ha ribadito che, a suo avviso, ciò che è stato dichiarato, a tutti i livelli, è riconducibile al confronto politico. “Ma un conto è la dialettica politica un conto sono gesti come questi. Il clima politico è pesante – ha sottolineato Smeraglia -, ma a Trento certamente non raggiunge i livelli di incandescenza di altre città. Sarei più propenso a pensare a un atto di vandalismo, ma staremo a vedere se gli inquirenti nei prossimi giorni avranno ulteriori elementi” .

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“La cosa che incuriosisce – dichiarano i carabinieri – è la perfetta circonferenza del foro di sfondamento, tanto da far pensare ad un taglio fatto con una punta di diamante”. Chi ha operato però non sapeva della pellicola interna, che rinforzava la vetrata, un particolare che probabilmente ha messo in fuga gli avventori, in quanto hanno giudicato l’impresa più difficile di quanto pensassero.

Va segnalato che nelle stesse ore un altro gesto di grave intimidazione ha praticamente distrutto l’ingresso della sede CISL, in via S. Chiara sempre a Trento, e in questo caso i danni sono stati molto più pesanti. Gli autori hanno anche lasciato un messaggio all’ingresso, la scritta, realizzata con uno spray nero: “Servi dei padroni”.

“La nostra più totale solidarietà va al segretario e a tutta la CISL del Trentino – dichiara Smeraglia – in questo clima è sempre difficile separare la protesta dall’azione, purtroppo anche violenta. Ma la violenza è solo distruttiva, gli eccessi di violenza non permettono di separare la protesta più che legittima, da azioni illegittime.”

Ufficio Stampa Italia dei valori Trentino

Barbuto: non vogliamo la luna ma una migliore gestione di Vibo Valentia

Barbuto: non vogliamo la luna ma una migliore gestione di Vibo Valentia

Io che conosco bene la città di Vibo Valentia e la sua provincia, mi pongo degli interrogativi  legittimi che meriterebbero una attenta e seria riflessione e ovviamente risposte non elusive e fuorvianti. Vi sembra che rispetto ai tutti i parametri sulla vivibilità, la situazione del territorio vibonese  possa ritenersi nei limiti del tollerabile? Faccio alcuni esempi che possono chiarire il difficile momento. Innanzitutto non ritengo accettabile che l’Azienda Sanitaria locale di Vibo, dove si dovrebbe tutelare la salute del cittadino, sia stata commissariata, questa volta non per motivi solo politici, ma per infiltrazioni mafiose.

Ancora, vorremmo sapere una volta per tutte qual è la situazione reale sulla composizione batteriologica dell’acqua che entra nelle case di noi cittadini. Non mi sembra possibile venire a conoscenza, oramai senza stupore, che la depurazione delle acque, non funziona a dovere, a causa di gestioni scriteriate, inefficienti ed inappropriate. Per non parlare delle strade della città – o pseudo tali visti i crateri che si formano “spontaneamente” in più punti – che sono un pericolo per gli automobilisti e per i pedoni. Perché dunque, dobbiamo subire in maniera silente, ed evidentemente assopita dal tepore del Sud, l’incapacità oggettiva, di chi è preposto alla salvaguardia del bene comune e alla crescita degli indicatori sulla qualità della vita? Cos’altro ci deve accadere per provocare in noi, un senso di nausea e disgusto, tale da non subire passivamente, le figure incompetenti, che si sono succedute e si succedono nella gestione del nostro stuprato territorio, che sembrano non vivere questa realtà. Non è forse giunto il momento di liberarci di questo branco affamato di sciacalli, che senza pudore deturpano e sviliscono l’immagine, ahimè sbiadita, del vibonese e dell’intero Sud?

Ci piace immaginare, senza dover troppo fantasticare, che nella città di Vibo Valentia, si possa programmare e progettare una realtà diversa, magari con una sanità che abbia strutture adeguate e non fatiscenti, con l’acqua potabile, con il nostro mare, amato mare, non inquinato dagli scarichi degli impianti di depurazione mal funzionanti, con strade pulite e carrabili. Non vogliamo essere dei visionari, non vogliamo soltanto sognare un territorio con grandi potenzialità valorizzate bene, ma vogliamo soltanto la nostra città, una città normale.

 

Sergio Barbuto, Idv Calabria

Rudi Russo

Coordinatore nazionale Giovani IDV, Consigliere Regione Toscana

Nato a Prato il 13 Giugno 1982

Titolo di studio e/o professione:  laureando facoltà di Giurisprudenza Firenze

Eletto coordinatore a Roma l’8 Febbraio 2010

Eletto Consigliere Aprile 2010 nella circoscrizione di Firenze

Lista: Italia dei Valori

Precedenti incarichi politici: coord provinciale Giovani IDVPrato, coordinatore regionale Giovani IDV Toscana

Sito personale: www.rudirusso.blogspot.com;   www.giovanidivalore.it

Scrivi a: rudi.russo@giovanidivalore.it

Emergenza neve: sono sempre gli utenti a restare congelati

Emergenza neve: sono sempre gli utenti a restare congelati

“Al termine del vertice mi sono reso conto che non c’è bisogno di nuove leggi. Quello che non ha funzionato è stata l’informazione, che non è arrivata agli italiani con la forza necessaria”. Davvero geniale l’analisi del ministro Matteoli! Mancava che dicesse “la stonza” e l’ispettore Closeau avrebbe trovato un nuovo, irresistibile interprete. Il tragico venerdì bianco nel tratto toscano della A1 ha ben altre motivazioni.

Anzitutto è bene dire che nel pedaggio che ciascuno di noi paga è già inclusa la voce sulle avversità climatiche. I  mezzi antineve e i casotti disposti ogni tot chilometri sono già pagati dagli utenti e regolati da interi capitoli della convenzione con Società Autostrade ma quest’ultima si guarda bene dal realizzarli. E questo è gravissimo quando si “sequestrano” migliaia di automobilisti per una banalissima nevicata, per giunta annunciata in tempo debito, a dimostrazione che le informazioni erano comunque circolate.

Ancora. Proprio in virtù delle preannunciate avversità atmosferiche Società Autostrade doveva intervenire prima ancora che cadesse la neve e non dopo, come regolarmente avviene. I mezzi dovrebbero passare in anticipo e spargere salgemma, capace di sciogliere neve e ghiaccio. Invece si transita a cose fatte spargendo il più economico sale marino tirato su con le draghe, insieme a terriccio. Il risultato è che la neve si scioglie superficialmente, quindi gela ed è peggio di prima.

Se il “geniale” ministro Matteoli avesse un briciolo di coraggio dovrebbe cominciare a ventilare l’unico, serio provvedimento, per fare in modo che le cose cambino davvero. Multe e risarcimenti hanno la vita lunga e l’esito incerto: basterebbe minacciare la revoca della concessione e le cose cambierebbero. E’ vero che Società Autostrade accampa dei crediti non messi a bilancio che potrebbero mettere in difficoltà il nostro ministro del Tesoro ma questa forma consociativa di gestire il traffico autostradale in Italia non è più sostenibile. Così come appare ridicolo che a vigilare sulla convenzione sia l’Anas, un ente del tutto subalterno a Società Autostrade e fermiamoci qui per non incorrere in querele.Perché il ministro Matteoli non istituisce una ommissione terza e realmente indipendente che vigili sulle inadempienze di Anas e Società Autostrade? Oppure: visto che nel silenzio generale dal primo gennaio le tariffe autostradali aumenteranno dal 6 al 18 per cento (avete capito bene), perché non congela i rincari, se non in tutte le tratte almeno in quelle incriminate? E’ possibile che a restare congelati siano sempre e solo gli utenti?

Paolo Brutti

Responsabile nazionale Idv Infrastrutture, Ambiente e Territorio

Vinyls di Porto Marghera

“La crisi è finita”, “La crisi noi italiani la abbiamo sentita molto meno degli altri paesi”, “La crisi ce l’abbiamo già alle spalle”. Berlusconi, il grande illusionista, queste cose le ripete ogni giorno dall’inizio della crisi, quando diceva addirittura che non esisteva e se la inventavano i giornali e i partiti dell’opposizione. Se uno lo sente alla Camera o al Senato oppure in uno show delle sue televisioni, seduto comodo e al calduccio, ci può pure credere. Ma quando arrivano fuori da quei palazzi e da quei salotti, quando ad ascoltarle sono i lavoratori e i cittadini, quelle parole suonano per quello che sono: bugie e prese in giro. Non crediamo che Berlusconi, con tutta la sua faccia di bronzo, avrebbe il coraggio di ripetere quelle menzogne agli operai della Vinyls di Porto Torres o di Porto Marghera. Perché quegli operai non stanno al caldo e il Natale lo aspettano con l’angoscia di chi da mesi e mesi si sente ripetere che tutto va bene, che la situazione sta per risolversi, che la loro fabbrica riaprirà e riavranno il loro lavoro, e poi non succede mai niente, tutto resta come prima. Otto di quegli operai, a Marghera, stanno al gelo da una settimana e se il governo non manterrà i propri impegni subito nel gelo passeranno anche la notte di Natale. Si sono arrampicati sul ponte della Polimeri Europa, che è alto 50 metri, e sulla torre del Petrolchimico,  che è tre volte tanto, 150 metri. Lassù ci sono nove gradi sotto zero, e quando soffia il vento dell’est, come in questi giorni e in queste notti, diventa anche più freddo. Per proteggersi dal gelo, quegli otto operai si sono dovuti fasciare la testa non con uno ma con tre sacchi a pelo. Uno di loro non ha resistito, si è sentito male e i colleghi lo hanno riaccompagnato giù, però poi sono saliti di nuovo in cima alla torre. Si sono arrampicati, per la terza volta quest’anno, perché sono stanchi delle illusioni e delle false promesse del governo. Si sono arrampicati lassù perché è dal 2008, quando secondo Berlusconi la crisi ce la inventavamo noi dell’opposizione, che il governo e l’Eni li fanno andare su e giù come sulle montagne russe, prima li illudono, li convincono di essere vicini all’uscita del tunnel e poi li ributtano a terra, con i 200 loro colleghi di Marghera, e con quelli di Porto Torres e di Ravenna. La Vinyls, con stabilimenti a Marghera, Porto Torres e Ravenna, è la principale azienda chimica italiana. Non è un settore qualsiasi. Nel nostro paese riveste da decenni un’importanza strategica. Sacrificarla non è solo segno di cinismo nei confronti di quelli che ci lavorano e delle loro famiglie, ma anche della cecità di un governo che è attento e veloce solo quando ci sono di mezzo gli interessi del presidente del consiglio. Nel 2008 il colosso inglese della chimica Ineos, che era azionista unico della Vinyls dal 2005, ha deciso di abbandonare la produzione petrolchimica in Italia. Berlusconi raccontava che la crisi era una favola inventata, che gli italiani non avevano niente da temere e anzi dovevano spendere più che mai. I lavoratori invece vedevano la disoccupazione alle porte. Nel marzo del 2009 hanno ricominciato a sperare, quando l’industriale trevigiano Fiorenzo Sartor si è comprato la Vilnys. L’illusione è durata meno di tre settimane. Questo imprenditore voleva fare impresa con i soldi e le risorse degli altri: troppo facile! Il suo tentativo è abortito dopo appena venti giorni. La Vinyls è stata commissariata, poi, nell’agosto 2009, la produzione è cessata, i cancelli della fabbrica sono stati sprangati e gli operai sono entrati in cassa integrazione, come già centinaia e centinaia di operai di altre aziende nella stessa provincia. Il pendolo da quel momento ha continuato a oscillare sempre di più fra speranza e disperazione, illusione e delusione, mentre i lavoratori protestavano inascoltati sia a Marghera che a Porto Torres. La multinazionale Ramco aveva manifestato un grande interesse per quell’azienda, ma si è poi dovuta ritirare per l’ostruzionismo dell’Eni sulle riforniture delle materie prime. Ora è entrato in campo il Fondo svizzero Gita, la cui affidabilità e serietà vanno ancora verificate. Alla fine il ministro dello Sviluppo Romani si è deciso a convocare per oggi e domani le parti, l’Eni, il Fondo Gita, i sindacati. Noi dell’Idv abbiamo rivolto al ministro un’interrogazione. Chiediamo che il governo dia segno di serietà decidendo con rigore se il settore chimico è strategico o no per l’Italia. Il governo deve decidersi a smettere di perdere solo tempo e fare politica industriale di settore chiedendo all’ENI di assumersi direttamente la responsabilità, sia nel caso di rilancio della chimica sia nel caso di soluzioni industriali alternative e innovative, come ad esempio i prodotti ecologici impiegati al posto dei derivati del petrolio. Inoltre chiediamo che venga garantito ai lavoratori il pagamento delle tredicesime e degli stipendi per tutti i prossimi mese. Il ministro Romani continua a ripetere che la soluzione è a portata di mano, ma è ora che alle parole e alle promesse seguano i fatti.  Non vogliamo che gli operai della Vilnys debbano festeggiare il Natale in cima a una torre alta 150 metri perché un altro modo per farsi ascoltare non ce l’hanno.

Antonio Di Pietro, Maurizio Zipponi

Eaton di Massa

Eaton di Massa

 La Eaton di Massa è una di quelle fabbriche in cui le barzellette del governo, sulla crisi che in Italia sarebbe finita o affrontata molto meglio che altrove, non suonano solo come bugie ma come sinistre prese in giro. Qui la catastrofe sociale che si è abbattuta non solo sulla fabbrica e su centinaia di operai ma sull’intera città rischia di degenerare in tragedia se nelle prossime ore non sarà trovata una soluzione e se il governo non inizierà a fare il proprio dovere occupandosi seriamente della vicenda, invece di guardare da un’altra parte.
Mercoledì scorso, dopo il licenziamento di tutti i 304 operai della fabbrica, dieci di loro avevano dichiarato lo sciopero della fame a oltranza. Si erano chiusi nella fabbrica occupata, sfidando il gelo, e avevano annunciato la scelta estrema di protrarre lo sciopero della fame sino a quando il governo non avesse convocato un tavolo con tutte le parti sociali per cercare una soluzione tale da restituir loro speranza. Un primo risultato lo hanno ottenuto: un incontro è stato fissato per lunedì mattina. Però c’è poco ottimismo e senza una presa di posizione forte, chiara e decisa del governo è molto difficile che possa essere trovata una soluzione.
La Eaton è una fabbrica di proprietà statunitense che produce componentistica per auto. Nel 2008, all’inizio della crisi economica, è stata chiusa e i lavoratori sono stati messi tutti in cassa integrazione. Da allora il governo non ha mosso un dito per impedire che alla Cig seguissero i licenziamenti, che la Eaton aveva annunciato per il 15 dicembre di quest’anno.
La Regione Toscana si è mossa di più e, anche grazie al suo intervento, alcune industrie toscane, Fidi Toscana, Sici e Invitalia, a settembre hanno presentato un piano di reindustrializzazione che avrebbe permesso di evitare i licenziamenti. Ma la Eaton si è rifiutata di trattare. Prima ha negato la cassa integrazione in deroga per altri quattro mesi, che pure sarebbe costata all’azienda soltanto 800mila euro. Poi ha cercato di ricattare gli operai scommettendo cinicamente sulla loro disperazione e ha detto che in cambio della cassa integrazione in deroga dovevano firmare un’intesa preventiva che sanciva il “nulla a pretendere” in futuro. In cambio di quei quattro mesi di cassa integrazione dovevano rinunciare alla tutela di qualsiasi diritto.
Quando gli operai hanno rifiutato di mettere la loro testa in questo capestro, l’azienda ha rotto le trattative e, lo scorso 15 dicembre, ha iniziato a inviare le lettere di licenziamento in ordine alfabetico. Gli operai, subito dopo la rottura, all’inizio di ottobre, avevano riaperto i cancelli della fabbrica chiusi da due anni e l’avevano occupata. La loro situazione è particolarmente drammatica anche perché oltre un terzo dei licenziati ha meno di 40 anni. Così non esiste alcuna possibilità di “accompagnarli” senza traumi definitivi verso la pensione. Quello che aspetta loro e le loro famiglie è la disoccupazione, con esiti devastanti su tutto il tessuto sociale di Massa.
Noi dell’Italia dei Valori siamo stati fin dall’inizio dalla parte degli operai e della loro lotta. Il nostro responsabile provinciale, Galeano Fruzzetti, ha passato buona parte degli ultimi giorni negli stabilimenti occupati insieme a loro. Il nostro segretario regionale, Fabio Evangelisti, si è fatto promotore di numerose interrogazioni parlamentari rivolte al governo ed è stato uno degli organizzatori delle iniziative, nella speranza di convincere il governo ad uscire dal suo sonno e convocare d’urgenza un nuovo tavolo delle trattative.
Lunedì il tavolo si riunirà davvero presso il ministero dello Sviluppo economico, ma senza una posizione decisa del governo questa riunione sarà solo l’ultima beffa, un contentino concesso per fare finta di interessarsi alla sorte di questi cittadini, senza ottenere alcun risultato. Il governo deve invece mettere sul tavolo tutto il suo peso per costringere la Eaton ad accettare le alternative industriali e occupazionali che sono state individuate nei mesi scorsi. Deve esigere l’immediato ritiro dei licenziamenti e, di fronte all’eventuale irrigidimento della Eaton, deve intervenire direttamente sugli interessi di quell’azienda in Italia.
Noi dell’Idv riteniamo che il governo possa e debba, anche in termini di legge, intervenire sui beni aziendali della Eaton in Italia. L’azienda si è, infatti, avvalsa di agevolazioni di ogni tipo, ha sfruttato senza pietà il territorio circostante per i suoi profitti e oggi sta creando un danno che a nostro parere è prevalente anche rispetto alle prerogative della libertà d’impresa. Non è possibile e non è giusto che a pagare i costi della crisi siano sempre e soltanto i lavoratori.
Sinora il governo si è fatto bello in televisione parlando di una crisi affrontata con successo, senza aver mai ottenuto risultati e facendo ben poco per contrastarla nella realtà. Ha detto molte belle favole e ha ordinato alla sua disinformazione di raccontare il meno possibile qual è la situazione reale dei lavoratori in Italia. Per questo, d’ora in poi, la racconteremo noi dell’Italia dei valori. Da oggi io e Maurizio Zipponi, responsabile del Dipartimento Lavoro dell’Idv, apriremo sul mio blog un “Diario della crisi”. Ci occuperemo ogni giorno di una situazione diversa, racconteremo cosa succede, cosa devono affrontare i lavoratori, cosa fa e cosa non fa il governo. Soprattutto, ogni volta che sarà possibile, cercheremo di individuare noi quelle soluzioni che il governo di Berlusconi, Tremonti e Sacconi non vede o finge di non vedere.

Antonio Di Pietro, Maurizio Zipponi

Leggi anche “Eaton di Massa: una crisi senza fine”

Bondi fa il ‘pianista’, Pedica chiede che sia espulso

E’ vero che questa maggioranza di governo ci ha abituati ad ogni tipo di malcostume, ma per fortuna c’è chi non si abitua a questa deriva morale che si fa gioco delle regole più elementari della democrazia. L’ultimo episodio è accaduto al Senato durante le votazioni per il Disegno di legge Gelmini. A denunciarlo il senatore Idv, Stefano Pedica che ha filmato con il telefonino il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi mentre faceva il pianista. ”Dopo la compravendita dei deputati – ha dichiarato Pedica -, gli esponenti del governo per tenere insieme una maggioranza, ormai sempre più traballante, utilizzano solo strumenti illegali, come il Ministro Bondi che questa mattina, in occasione della votazione per il Ddl Gelmini, fa il pianista, votando sia per se’ che per Sacconi, assente in aula al momento del voto”. I fatti si sono svolti durante le votazioni sugli emendamenti presentati dall’opposizione, finora tutti bocciati dalla maggioranza. ”Bondi si vergogni di fronte a tutti gli Italiani – ha detto ancora Pedica -, con questo suo gesto si mette sotto le scarpe qualsiasi etica e rettitudine morale a cui il suo mandato politico lo obbligherebbe”. ”Avendo assisto a questa deplorevole sceneggiata, che il Ministro Bondi sta perpetuando anche in questo momento, non mi resta altro che denunciare l’ignobile gesto. Questa maggioranza, che non ha più alcun tipo di credibilità, deve andare a casa. Chiedo al presidente del Senato Schifani l’immediata espulsione del Ministro Bondi”, ha concluso Pedica.

Studenti e forze dell’ordine uniti contro le leggi tagliola

Studenti e forze dell’ordine uniti contro le leggi tagliola

Questa settimana sarà densa di manifestazioni in tutta Italia, in particolare a Roma ci saranno proteste particolarmente rilevanti contro il Ddl Gelmini sulla riforma universitaria. L’esperienza di martedì scorso avrebbe dovuto insegnare che è il caso di fermarsi e dialogare con studenti, docenti, famiglie e dipendenti del settore dell’Istruzione per discutere almeno delle richieste principali. Il Gruppo Idv al Senato ha chiesto l’apertura di un dialogo in tal senso, ma il Ministro Gelmini ha rifiutato di esaminare ogni emendamento.

Al contrario, Governo e maggioranza minacciano il ricorso a misure insensate tali da aumentare ulteriormente la tensione: gli stessi operatori di pubblica sicurezza hanno giudicato irresponsabili le disposizioni autoritarie, chiedendo invece di avere risorse diverse e migliori di scudi e manganelli e difendendo loro per primi il diritto di manifestare del mondo universitario. Studenti e forze dell’ordine sono uniti contro le leggi tagliola. Gli unici a non voler capire, e ad essere sempre più soli, sono gli uomini di Governo. Le centinaia di migliaia di studenti, ricercatori e precari ci interrogano e, prima di fare una riforma di sistema, il Parlamento dovrebbe coinvolgerli. Così come non si può decidere unilateralmente di sottrarre le risorse alla sicurezza senza confrontarsi con le istanze degli operatori per razionalizzare gli stanziamenti. Per questo, Berlusconi arricchisce la propria collezione di tristi primati con un nuovo trofeo della vergogna: la prima protesta di 21 sigle sindacali delle forze dell’ordine organizzata direttamente di fronte l’abitazione del Capo del Governo. Anche oggi, ad Arcore, operatori di Polizia, Guardia forestale e Vigili del fuoco hanno scioperato contro i tagli del decreto sulla sicurezza che tolgono loro anche la dignità professionale.

L’esperienza non può insegnare nulla a chi ci governa e Berlusconi continuerà a voler ignorare le proteste, mettendo evidentemente in conto le possibili conseguenze. Anche per il Presidente Napolitano le proteste sono la spia di un malessere che le democrazie non possono ignorare: ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Mentre i poliziotti manifestano ad Arcore per difendere il proprio fondamentale ruolo al servizio della Nazione, cinque studenti della Sapienza sono in sciopero della fame da quattro giorni, perché sanno che l’istruzione pubblica italiana è il settore cardine per lo sviluppo del Paese. Berlusconi ha unito le due proteste: è solo con il potere che continua ad occupare esclusivamente nell’interesse suo e dei suoi sodali.

Istat: un giovane su quattro disoccupato. Politica fallimentare del governo

Istat: un giovane su quattro disoccupato. Politica fallimentare del governo

Servirebbero tonnellate di torrone e panettone per rendere più dolce questo Natale agli italiani. Purtroppo, però, gli zuccheri non potranno far dimenticare la grave crisi economica che mette in ginocchio il nostro Paese e che continua ad essere ignorata da Berlusconi e dal suo governo. Saranno feste tristi per molte famiglie, costrette a far i conti con il licenziamento di uno e di tutt’e due i genitori, con l’impossibilità per i figli di trovare un lavoro stabile, con il mutuo della casa e gli aumenti delle bollette, frutto della politica economica scellerata di questo esecutivo.

Non sarà così, invece, per un’esigua percentuale dei nuclei familiari che potrà festeggiare in tutta tranquillità. Proprio ieri, la Banca d’Italia con il suo bollettino statistico ha, infatti, evidenziato che un 10% delle famiglie italiane detiene il 45% della ricchezza totale, a fronte di un 50% a basso reddito che possiede soltanto il 10% della “torta” complessiva. Ciò significa che la metà delle famiglie italiane vive in ristrettezze e avrebbe bisogno di una riforma urgente dello stato sociale. Ma Berlusconi, facendo parte della minoranza benestante, non se ne preoccupa.

Secondo i dati Istat, poi, a ottobre 2010, la disoccupazione è cresciuta all’8,7%, dall’8,4% di settembre. Si tratta del valore più alto dal gennaio 2004 e della prima discesa a livello congiunturale dopo sette trimestri di crescita. In pratica un giovane su quattro è senza lavoro: il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), nel terzo trimestre del 2010, raggiunge il 24,7%.

Peggiore è la condizione nel Mezzogiorno, dove la disoccupazione femminile tocca il livello del 36% e anche il calo di quella maschile è superiore alle regioni del Nord.

Peccato che il presidente del Consiglio questi dati non li legga (o faccia finta di non leggerli) dato che ha più volte dichiarato di non prestare attenzione alla stampa che è tutta di sinistra; quindi può continuare a stare tranquillo nel suo bunker, crogiolandosi per una falsa vittoria in Parlamento. Non ha più i numeri per governare e non gli importa che a farne le spese siano gli italiani che aspettano una riforma del lavoro e del welfare, politiche in grado di incentivare la produzione, abbattere i costi dell’occupazione, abbattere il fenomeno del lavoro in nero e definire migliori forme contrattuali.

Anche le imprese sono schiacciate dalla pressione fiscale e hanno visto scomparire quel sogno di liberalizzazione del mercato promesso loro in campagna elettorale dal Pdl. Ieri, l’Unione industriali di Torino ha preannunciato una frenata nell’economia per il 2011 e il leader dell’associazione, Gianfranco Carbonato, ha sottolineato che “anche se non c’è da drammatizzare, i dati rilevano che ci stiamo avviando verso una fase di up and down e certo la fase di incertezza in cui stiamo vivendo non aiuta. Dopo aver puntato sulla riduzione dei costi, ora è necessario tornare ad incentivare gli investimenti in nuovi insediamenti, in innovazione e ricerca, perché è la condizioni unica per far risalire i ricavi, così come è necessario – ha concluso – investire nelle infrastrutture che continuano ad essere volano fondamentale”.

L’Italia dei Valori vuole innanzitutto denunciare queste ingiustizie, con iniziative sul territorio e aggiornando un “Diario della crisi” del lavoro e dell’impresa su questo sito e su quello del presidente Antonio Di Pietro. Questo perché l’opinione pubblica deve sapere cosa hanno provocato le scelte del governo e, speriamo, ci aiuterà a mandarlo a casa. Prima si torna a votare e meglio sarà per il futuro di questo Paese.

Riforma Gelmini al Senato. Fermo no da Idv

Riforma Gelmini al Senato. Fermo no da Idv

Il Senato ha ripreso stamattina l’esame del disegno di legge del ministro Mariastella Gelmini di riforma dell’università. Si esclude un ricorso alla questione di fiducia. L’Italia dei Valori ritiene il Ddl Gelmini «un inutile braccio di ferro che il Governo sta imponendo al Parlamento e al Paese, pur non rappresentando la maggioranza degli italiani. Il centrodestra è incurante del clima di particolare tensione che l’iniqua riforma sta generando, e non ha inteso ascoltare né gli studenti né i ricercatori né tutti i precari che vengono sacrificati da una legge sbagliata. Dopo aver provato a camuffare i tagli del comparto cultura, delle fondazioni liriche, della scuola pubblica, del sostegno al patrimonio culturale, ora questa riforma celebra il de profundis anche dell’università». Questo è il testo della dichiarazione che i senatori del Gruppo Idv a Palazzo Madama leggeranno in Aula prima di ogni loro intervento, per sottolineare la propria ferma opposizione al disegno di legge. «Non si può pretendere, come vorrebbe fare l’asse Tremonti-Gelmini – continua il discorso – di riformare l’università senza adeguati investimenti che diano la possibilità agli studenti meritevoli di proseguire gli studi, anche a chi non ne ha le risorse. Considerare la ricerca come un inutile ornamento dimostra le volontà di tagliare il futuro dei nostri giovani e, quindi, del nostro Paese. Oggi blindate questo provvedimento come state cercando di blindare i palazzi del potere da una contestazione legittima, che i gesti di un manipolo di violenti non può sminuire».

Buone Feste da Idv Emilia Romagna: meno politica nei palazzi, più solidarietà ai cittadini

Buone Feste da Idv Emilia Romagna: meno politica nei palazzi, più solidarietà ai cittadini

L’Italia dei Valori in Emilia Romagna chiude il 2010 con grande soddisfazione. Abbiamo affrontato al meglio tutte le sfide elettorali che gli alleati e gli avversari ci hanno lanciato. Abbiamo dettato l’agenda su temi di grande rilievo, ultimo fra i tanti, quello della riduzione dei costi della politica, lanciando per primi la proposta del taglio ai vitalizi in Regione. Quest’ultima, accolta con entusiasmo dalle altre forze di coalizione, è diventata legge ed è stata votata all’unanimità dall’Assemblea legislativa.

Dalla prossima legislatura, i consiglieri non graveranno più sulle tasche dei contribuenti con i vitalizi. Come gruppo assembleare, abbiamo combattuto gli sprechi anche nel campo della sanità, avanzando proposte concrete per cercare di cambiare radicalmente le modalità con le quali attualmente vengono individuate le dirigenze sanitarie, così da spezzare il condizionamento nefasto che il potere politico, e soprattutto partitico, attuano nei confronti del sistema sanitario nazionale. Riteniamo, infatti, necessaria una maggiore trasparenza nel sistema di valutazione e selezione delle risorse umane, a cominciare dai criteri di scelta dei direttori generali, in modo da premiare il merito piuttosto che la mera appartenenza politica. Per Italia dei Valori è un sacrosanto dovere morale quello di premiare la competenza professionale dell’individuo, non chi rispetta semplicemente criteri di affidabilità politica.
La medesima determinazione e coerenza, l’abbiamo investita per affrontare importanti questioni legate al mondo del lavoro profondamente in crisi: emblematici sono stati i casi della Omsa di Faenza, della Arcotronics di Bologna e della SPX di Parma.
Ci siamo proposti di richiamare le imprese che intendono approfittare della crisi e delle risorse pubbliche per licenziare e accrescere i propri profitti a danno dei dipendenti e dello stesso territorio che ne ha accolto gli stabilimenti, a una maggiore responsabilità sociale.
Ci siamo occupati della drammatica situazione in cui versa la scuola pubblica chiedendo maggiore tutela nei confronti dei docenti precari di terza fascia, figure professionali prive di abilitazione, ma in possesso dei titoli e degli specifici requisiti curricolari necessari per insegnare.

Per il 2011 il nostro partito si propone obiettivi ancora più ambiziosi. In primis, proseguire nel progetto voluto dal presidente Antonio Di Pietro di rinnovare radicalmente la classe politica nel nostro Paese. Già oggi possiamo contare su giovani, donne e uomini che occupano cariche dirigenziali ed elettive i quali stanno dando ottima prova di loro stessi. Vogliamo uscire dai palazzi della politica e stare tra la gente sul territorio. L’attività all’interno dei Consigli e delle Giunte, a qualunque livello, sarà la conseguenza logica delle aspettative e del fabbisogno che si ravvisano in Emilia Romagna.

Faremo valere il nostro 8% con un modo di fare politica trasparente e sempre dalla parte del cittadino e delle categorie più deboli. Dal nostro consenso non può che derivare la nostra dignità di forza politica radicata, coesa e resistente. Questa è l’IdV dell’Emilia Romagna.

Giordano: basta con la politica coloniale, salviamo il porto di Gioia Tauro

Giordano: basta con la politica coloniale, salviamo il porto di Gioia Tauro

Alcuni mesi fa è stato segnalato, sia a livello nazionale con un’interrogazione in Parlamento dell’onorevole Ignazio Messina sia a livello regionale dall’Idv Calabria, che c’era un disegno perverso che tende a emarginare e a limitare fortemente lo sviluppo del porto di Gioia Tauro. Avevamo visto giusto, purtroppo. Il progetto è stato presentato ieri in una conferenza stampa presso il ministero degli Esteri, alla presenza di Franco Frattini, titolare del dicastero, Raffaele Fitto, ministro degli Affari regionali e l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni.

Una piattaforma portuale e strutturale dell’area Trieste-Monfalcone, per intercettare il traffico dei container verso il nord-est dell’Europa, con risparmi fino a nove giorni rispetto a tutti gli altri porti. Un miliardo di euro che una delle più grosse banche italiane ed europee mette a disposizione per rilanciare un’autorità portuale del Nord. Noi questo lo avevamo già denunciato. Come se non bastasse si arriverà persino a un discorso di privatizzazione della struttura e sarà anche annunciato l’interessamento del San Paolo, sull’altro versante dell’Italia, verso il porto di Genova. Questo può portare all’affossamento definitivo del porto di Gioia Tauro che continua a rimanere porto di transhipment, orientato ad una politica coloniale, dove si assiste allo sfruttamento della manodopera locale e della struttura stessa, poiché è stata data gratuitamente alla società che lavora nel porto. Non è stato fatto nulla per attuare le nostre proposte volte a rilanciare in modo concreto e duraturo questo porto, che rappresenta il volano dello sviluppo dell’intero sud Italia, nella direzione dello sdoganamento delle merci e della zona franca. In questo senso, la ferrovia doveva rimanere per far sì che ci fosse anche il trasporto su rotaia che avrebbe contribuito ad aumentare la competitività con altri porti. Quei nove giorni che oggi recupera Trieste li avrebbe potuti recuperare Gioia Tauro se fosse stato messo nelle condizioni di utilizzare anche il trasporto su ferrovia. Lo sdoganamento merci porterebbe una quota del 10% delle merci sdoganate, risorse che la Regione potrebbe utilizzare per lo sviluppo del suo territorio, tenendo conto che ad oggi il porto versa alla regione Calabria un budget di sessanta milioni di euro.

Deve finire questa politica coloniale di sfruttamento che vedrà poi la Medcenter – quando cesseranno i meccanismi di aiuto alle assunzioni e non riterrà più vantaggioso rimanere a Gioia –  andar via per approdare in un altro posto, già individuato nel nord-africa, dove avrà migliori condizioni. Noi dell’Italia dei Valori continueremo a monitorare la situazione con i nostri rappresentanti istituzionali e facciamo un appello a tutti i politici calabresi affinché si ribellino a questo governo che continua a penalizzare e a affossare ogni politica di sviluppo nelle nostra regione, in antitesi con quello che proclama ogni giorno. Questo deve cambiare per dare una speranza di lavoro e di futuro alle nuove generazioni e per permettere alla Calabria di uscire da questo intreccio perverso che la tiene legata e la ingessa, impedendole ogni ipotesi di sviluppo.

 

Giuseppe Giordano, consigliere Idv alla Regione Calabria

Questo ponte è solo una grande truffa

“Questo ponte è solo una grande truffa”

Intervista a Leoluca Orlando

 

“L’esponente dell’IdV, ex sindaco di Palermo, stronca il piano del governo: manca del progetto esecutivo, è diseducativo e rischia di alimentare il sistema del pizzo”  di Rocco  Vazzana e Donatella Coccoli

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