Fiat: ripartito tavolo per Pomiglianod’Arco

E’ ripartito poco fa a Roma il tavolo tra sindacati (tranne la Fiom) e la Fiat per stendere il nuovo contratto di lavoro per riassumere nel 2011 i 4.600 lavoratori alla newco di Pomigliano d’Arco, dove si costruira’ la nuova Panda. Ieri sono stati definiti i criteri per gli inquadramenti professionali, mentre oggi si affronta il tema del salario. ”Noi vogliamo salvare la filiera dell’auto in Italia – ha detto prima di entrare all’incontro Antonio D’Anolfo, segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici – da noi la Fiat produce solo il 30% della produzione mondiale. Bisogna fare i conti con la delocalizzazione, le auto si producono in tutto il mondo. L’auspicio e’ chiudere entro oggi”. La mancata partecipazione della Fiom alla stipula del nuovo contratto, spiega Giovanni Sgambati, segretario regionale della Campania della Uilm, ”e’ un errore. E ora lo commetteranno anche su Mirafiori. Solo con le proteste non si fanno accordi condivisi. C’e’ bisogna di un atteggiamento di responsabilita’. Mi auspico che la Fiom ci ripensi”.

Consumatori: nel 2011 stangata di oltre 1000 euro a famiglia

E’ in arrivo una stangata di oltre 1.000 euro sulle tasche delle famiglie italiane. Secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori, tra rincari di alimentari, benzina, tariffe, assicurazioni e servizi bancari, il 2011 sarà ”un anno infelice”, con un impatto di 1.016 euro annui a famiglia.

UIL: stop salari statali sbagliato, ora confronto integrativo

Il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici é una misura ”sbagliata” che la Uil ”non ha condiviso”. Il segretario confederale del sindacato Paolo Pirani commenta così lo stop agli aumenti per le retribuzioni dei dipendenti pubblici previsto dalla manovra economica fino al 2013 e chiede che si riapra al più presto il confronto sulla contrattazione integrativa. ”E’ una misura che non abbiamo condiviso – spiega – sbagliata perché non tutela le retribuzioni dei dipendenti pubblici e perché non permette di legare le retribuzioni al merito e alla produttività. Così non si distingue tra meritevoli e incapaci e non si migliora la qualità della pubblica amministrazione. Lavoreremo – conclude – perché in prospettiva si possano rinnovare i contratti e perché riparta la contrattazione di secondo livello a partire da regioni e province”.

BASTA CON L’IPSE DIXIT

Paolo Flores D’Aracais da tempo fa le pulci all’Italia dei Valori e lo fa con uno stile del tutto particolare, come ha dimostrato anche l’ultima polemica.

Lui ama salire su un pulpito e declamare le sue tesi accusatorie. Da buon laico di quella sinistra snob e salottiera Flores è più’ dogmatico di un teologo e i suoi dogmi non ammettono contradditorio.

La sua acrimonia nei confronti dell’Italia dei Valori, come sempre accade nelle vicende umane ha un motivo ben preciso e terreno. Essa nasce quando alla vigilia delle elezioni europee propone a Di Pietro di realizzare una lista dei senza partito. Una proposta un po’ strampalata, tipica di chi vorrebbe far politica in veste da camera e pantofole, nella quale l’Idv avrebbe dovuto mettere strutture e soldi, rinunciando pero’ al simbolo, mentre altri si sarebbero sobbarcati l’onere di fare i candidati.

La proposta è stata chiaramente rinviata al mittente, e da quel momento Flores si è accorto che l’Idv aveva a suo dire un personale impresentabile. Così nascono le pseudo inchieste sul partito. E da ultimo la richiesta di dar vita ad un “congresso big bang” che azzeri tutto.

Flores, che solitamente riflette sui massimi sistemi del mondo, non si è accorto che l’Italia dei Valori ha dato vita ad una fase congressuale durata un anno e mezzo. A livello nazionale, regionale e provinciale gli attuali dirigenti sono stati eletti democraticamente.

Come in tutte le competizioni e come prevede la democrazia, una parte vince ed una perde. Non voler riconoscere questo e continuare a denunciare un verticismo che non c’è significa offendere tanti militanti che hanno partecipato e votato ai congressi.

L’Idv in questi anni è cresciuta molto in termini di consensi e di radicamento. Il passo ulteriore che dobbiamo compiere è quello di spogliarci da una sorta di complesso di inferiorità culturale che ancora ci portiamo dietro. Chi protesta o critica non ha ragione a priori. Così come l’ipse dixit a noi non sta bene.

Caro Flores questa volta, e non è la prima, hai sbagliato indirizzo e nel dirtelo non credo di commettere un reato di lesa maestà.

Le mani del governo nelle tasche degli statali

Le mani del governo nelle tasche degli statali

Con la sua poltica di lacrime e sangue, ma sempre ai danni dei soliti noti, il governo sta impoverendo sempre più le famiglie a reddito fisso. Una ulteriore conferma arriva da uno studio della Cgil, secondo il quale con il blocco degli stipendi pubblici fino al 2013 deciso dalla manovra economica, i lavoratori del pubblico impiego perderanno complessivamente circa 1.600 euro di potere d’acquisto. Il responsabile settori pubblici del sindacato, Michele Gentile, sottolinea come circa 1.200 euro lordi si perderanno nel triennio 2010-2012 per il mancato rinnovo dei contratti, mentre altri 400 euro di aumenti complessivi mancheranno all’appello nel 2013 a causa del blocco ulteriore previsto dalla stessa manovra.
”L’incremento degli stipendi sulla base dell’indice dell’inflazione Ipca previsto dall’accordo interconfederale del 2009 (non firmato dalla Cgil) – spiega Gentile – avrebbe dovuto essere complessivamente del 4,2%. Poiché ogni punto di inflazione vale circa 20 euro si tratta a regime di 90 euro lordi che mancheranno nello stipendio. Ipotizzando tre tranche annuali da trenta euro in più al mese (quindi 400 euro l’anno compresa la tredicesima) che non ci saranno, la perdita cumulata di potere d’acquisto sarà almeno di 1.200 euro lordi in media. Se ci aggiungiamo il blocco già previsto anche per il 2013 arriviamo almeno a 1.600 euro. I lavoratori pubblici torneranno a vedere aumenti in busta paga solo nel 2014”.
Ma la situazione, se possibile, è anche più tragica. La Cgil, infatti, ricorda che al blocco della contrattazione nazionale per il triennio (i contratti per circa tre milioni e mezzo di lavoratori sono scaduti a fine 2009) si affianca lo stop alla contrattazione integrativa e il blocco economico della carriera. In pratica nei prossimi anni si potrà fare carriera ma l’avanzamento sarà riconosciuto solo giuridicamente senza nessun miglioramento dello stipendio.
La stretta nel pubblico impiego per i prossimi anni non si limiterà al blocco degli stipendi ma riguarderà anche il turn over. La manovra economica di questa estate prevede che fino al 2012 ci sia un limite del 20% delle entrate rispetto alle uscite. In pratica su dieci dipendenti pubblici che escono, per pensione o dimissioni, ne potranno entrare solo due (e con il limite anche del 20% massimo della spesa quindi non sarà possibile che a fronte dell’uscita di due commessi entrino due dirigenti). Facendo un calcolo medio di uscite per l’anno di 100.000 persone (circa il 3% di tre milioni e mezzo di dipendenti) significa che tra il 2010 e il 2012 a fronte di 300.000 uscite sarà possibile fare, al massimo, 60.000 nuove assunzioni. Questo a causa di vincoli più stringenti adottati nei comuni, nelle regioni e nella sanità.
Un altro bell’esempio di come il governo intenda le politiche per la famiglia. Invece di cercare risorse per aiutarle in un momento in cui faticano ad arrivare alla fine del mese e, come dicono tutte le rilevazioni, sono sempre di più quelle che risparmiano anche sui prodotti alimentari, il governo mette le mani nelle loro tasche togliendogli anche il necessario per vivere.       

Omsa di Faenza

Omsa di Faenza

Quando chiudono, oppure quando mettono in cassa integrazione o i licenziano i loro dipendenti, le aziende di solito giurano di non poter fare altro. E’  stata la crisi, dicono, a metterci con le spalle al muro.

Alla Omsa di Faenza la crisi non c’entra niente, e Nerino Grassi, il proprietario della Golden Lady di cui la Omsa fa parte, nemmeno prova ad accampare qualche scusa. Vuole chiudere lo stabilimento di Faenza e licenziare le 320 donne e i 30 uomini che ci lavorano semplicemente perché gli conviene spostare la fabbrica in Serbia, dove il lavoro costa meno. E Grassi non parla per sentito dire: di stabilimenti in quel paese ne ha già aperti due, e ci lavorano 1800 operai.

No, stavolta la crisi proprio non c’azzecca niente. C’azzecca solo il profitto, anzi la voglia di aumentare ancora di più un profitto che è già bello grasso. La Golden Lady è un gigante nel settore delle calze femminili. Ha 15 stabilimenti in Europa e altri 4 negli Usa. I suoi operai sono più o meno 7000 e gli affari vannno a gonfie vele. Produce 300 milioni di calze all’anno e si vanta giustamente di essere “il gruppo leader del settore in Italia”. Anche nel resto d’Europa, comunque, le cose per la Golden Lady non vanno affatto male.

Però pagando ancora di meno il lavoro i profitti aumenterebbero anche di più, ha pensato il proprietario di Golden Lady. Detto fatto, nel febbraio del 2009 ha messo tutti i lavoratori della fabbrica di Faenza in cassa integrazione per quattro ore, poi, nel marzo del 2010 è passato alla cassa integrazione a zero ore e sono arrivati i camion per cominciare a portarsi via tutti gli strumenti e i macchinari.

A quel punto le lavoratrici hanno capito cosa si stava preparando. Hanno iniziato a presidiare la fabbrica, sono andate in tv, prima a “Raiperunanotte” poi ad “AnnoZero”, si sono rivolte anche alle forze politiche e noi dell’Idv le abbiamo ascoltate subito. La nostra deputata e tesoriera del partito Silvana Mura è stata continuamente al loro fianco, perché la chiusura senza alcun motivo di quella fabbrica sarebbe disastrosa per quelle 350 famiglie che credevano di poter contare su qualche sicurezza, che avevano fatto progetti, costruito famiglie, partorito bambini e che oggi non sanno più come faranno a tirare avanti in futuro.

Ma sarebbe un disastro anche civile oltre che sociale. Verrebbe colpito un anello che è già debole, quello dell’occupazione femminile. Verrebbe stabilito il principio per cui nelle situazioni di crisi o anche solo quando si vogliono aumentare i profitti le prime a essere colpite sono le donne.

Le nostre pressioni e l’instancabile protesta delle lavoratrici hanno avuto qualche primo esito. Il 22 dicembre le parti si sono incontrate al ministero dello Sviluppo economico, anche con il presidente della Regione Vasco Errani. Alle lavoratrici è stato promesso che il sito verrà riutilizzato e che la maggior parte di loro avrà di nuovo un lavoro.

Noi dell’Idv speriamo e continueremo a impegnarci attivamente perché le cose vadano davvero così e perché che non “quasi tutte” ma tutte le operaie e tutti gli operai della Omsa possano presto avere di nuovo un lavoro e un reddito sicuri. Ma questo non risolverà il problema per cui oggi aziende floride e in attivo come la Golden Lady possono decidere di mettere a repentaglio la vita di centinaia e migliaia di famiglie e danneggiare profondamente l’economia del Paese solo per poter aumentare ancora di più i loro già ricchi profitti. E’ questo il vero scandalo su cui tutti continuano a tenere gli occhi chiusi.

Pipitone: anche Zaia avrà capito che contano uomini e mezzi, non decibel

«Per fortuna le volanti che sono intervenute a Refrontolo aveva il pieno di benzina. E’ già successo che le questure venete si siano trovate con le pompe a secco e senza soldi, con gli agenti in fila al distributore più vicino, col buono-carburante in mano». Così Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori sulla disavventura subita dal presidente della Regione Zaia, che alla vigilia di Natale ha subito un furto in casa.
«Un paradosso, il mio, per spostare la luce dei riflettori. La questione-sicurezza – ricorda il dipietrista – è fatta di reati, di gente che li commette e di gente che impedisce che vengano commessi. Se questi ultimi sono in numero maggiore, dotati di più mezzi e meglio pagati e organizzati, la sicurezza dei cittadini sarà meglio garantita».
«Come avrà purtropo toccato con mano anche Zaia – osserva Pipitone – la sicurezza non si misura con i decibel delle dichiarazioni o con le sparate ad effetto, come l’accumunare ladri ad assassini. La sicurezza, e quindi la tranquillità per i cittadini, le loro case ed i loro beni, si misura invece con i finanziamenti e l’attenzione per le forze dell’ordine. L’unico modo, a Venezia come a Roma, che Zaia e il suo partito hanno per aiutarci a vivere più tranquilli è di smetterla con i tagli agli stanziamenti per tribunali, polizia e carabinieri. Basta usare meglio le risorse: eliminiamo i voli in elicottero della Brambilla e rinunciamo a migliaia di auto blu, ma finanziamenti, nuovo personale e mezzi in più per le forze dell’ordine devono saltar fuori».

FLORES D’ARCAIS, LO STATISTA DEGLI STATISTI

C’è una bella notizia, sempre che si tale, per gli elettori e simpatizzanti della sinistra italiana. Passano gli anni, cambiano i governi, si chiudono interi cicli storico-politici, mutano i quadri politici ma gli elettori e simpatizzanti della sinistra possono dormire sonni tranquilli. Perchè, a sinistra, quello che non cambia e non cambierà mai è l’altissima concentrazione di statisti illuminati, che non conosce pari in nessun altro partito d’Italia e forse anche del mondo. In Italia, a sinistra, c’è una nutrita schiatta di statisti illuminati, intellettuali, liberi pensatori, filosofi che un giorno si svegliano al mattino, sentendo dentro di se forte e vivo il pulsare del germoglio vivo della nuova leadership della sinistra italiana, che traghetterà le umane sorti della sinistra verso il grande sol dell’avvenire, verso le progressive sorti del socialismo. Solo in Italia e solo a sinistra c’è tale concentrazione di statisti-intellettuali-filosofi che, mentre Berlusconi si accartoccia su se stesso e il centrodestra è allo sbando che più sbando non si può, invece di andare all’attacco e capitalizzare la sindrome di deficienza del nemico, sentono l’irrefrenabile e incontenibile bisogno di parlare di questione morale a sinistra e di fare le pulci a sinistra. Lo statista degli statisti illuminati è Paolo Flores D’Arcais che, mentre Berlusconi è accartocciato su se stesso, a terra sommerso dai rifiuti di Napoli, non trova niente di meglio da fare o dire che rimproverare a Tonino di taroccare un questionario, che D’Arcais stesso ha messo su quatto quattro nella notte di Natale e che, quando il risultato non gli è piaciuto più, tomo tomo quatto quatto l’ha reso inaccessibile. Fermate la democrazia, convocate il congresso – a che titolo lo chieda poi non si sa ma d’altronde gli statisti tutto possono – Tonino ha taroccato il sondaggio. Sarà che io non sono uno statista ma a questo gioco fatto di nulla ho deciso di mettere la parola fine, continuando a fare quello che ho fatto fino ad ora, ovvero, lavorare nel partito e per il partito, girando su e giù l’Italia per provare ad immaginare e a costruire un’idea nuova di Paese, tenendo a mente le parole che oggi Bruno Tinti ha scritto su il Fatto quotidiano a proposito di morale e moralizzatori. Lascio, dunque, agli statisti della sinistra il compito di traghettare le umane genti verso approdi migliori, quegli approdi fumosi e distanti ma che salveranno l’umanità. Il sottoscritto, da oggi, torna a fare politica da umile manovale. Lavorerò assiduamente perchè molte sono le questioni in ballo. Lavorare per mandare a casa Berlusconi e per rinsaldare il centrosinistra. Ma soprattutto per attrezzare Italia dei Valori ad affrontare un quadro politico nazionale in forte cambiamento. Non so se lo statista degli statisti e tutta la schiatta di statisti-intellettuali-filosofi che pullula a sinistra se ne sono accorti ma è in atto una trasformazione frenetica del quadro politico ed il confronto in futuro si giocherà su terreni nuovi ed il sottoscritto non ha nessuna intenzione di restare a guardare.

Appello dei genitori di Yara: ridateci nostra figlia

“Ridateci nostra figlia, non meritiamo la vita senza il suo sorriso”. Così i genitori di Yara Gambirasio, a 32 giorni dalla scomparsa della ragazzina da Brembate Sopra. “Imploriamo – hanno detto papà Fulvio e mamma Maura, tenendosi per mano -,  la pietà di quelle persone che trattengono Yara, chiediamo loro di rispolverare nella loro coscienza un sentimento d’amore; e dopo averla guardata negli occhi le aprano quella porta o quel cancello che la separa dalla sua liberta”. “Noi vi preghiamo – hanno detto commossi, dicendosi convinti, come le forze dell’ordine, che la figlia sia viva – ridateci nostra figlia, aiutateci a ricomporre il puzzle della nostra quotidianità, aiutateci a ricostruire la nostra normalita”.

Nigeria: 86 morti in violenze religiose

Un bilancio più che raddoppiato rispetto a quello comunicato ieri. L’Agenzia nazionale di gestione delle situazioni d’emergenza ha precisato che gli attentati della vigilia di Natale nella città di Jos, nel centro della Nigeria, e delle rappresaglie che erano seguite domenica si attesta a 80 morti e 189 feriti. La polizia di Jos – che ha comunicato 35 morti (32 venerdì e tre domenica) – continua ad affermare che il bilancio è molto più contenuto rispetto a quello fornito dall’agenzia governativa. Ma questa garantisce che le sue cifre sono esatte perché basate sulle informazioni raccolte presso gli ospedali. Altre sei persone sono morte venerdì, la vigilia di Natale, nel nord della Nigeria, in altre violenze e incendi di chiese attribuiti a una setta islamista.

Capodanno: consumi italiani giù del 9%

La crisi si fa sentire anche a Capodanno. Secondo il sondaggio Confesercenti-Swg, infatti, aumenta la quota di coloro che dichiarano apertamente di rinunciare ai festeggiamenti perché versano in difficoltà economiche (dal 3% del 2009 al 4%). Gli italiani che festeggeranno il Capodanno al ristorante sono il 7% del campione intervistato; in vacanza in Italia o all’estero il 6%;  in discoteca il 2%. La rilevazione traccia anche la stima delle spese per il cenone che è in forte calo: si passa da 117 euro in media a persona dell’anno scorso ai 104 attuali (-9 per cento). I residenti al Sud, pur preferendo restare in casa con parenti e amici, si dimostrano più inclini alla spesa probabilmente in ossequio alle tradizioni, mentre i giovanissimi sono i più propensi ad aspettare il 2011 in giro per locali o luoghi di vacanza. In calo rispetto al 2009 anche i vacanzieri di Capodanno (-4 per cento), che diventa -8 per cento fino alla Befana. 

Why not: chi ha sbagliato ora tace

Venerdì 17 dicembre il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno ha rinviato a giudizio, tra gli altri, per concorso in corruzione in atti giudiziari aggravata il Procuratore generale, il Procuratore della Repubblica e il Procuratore aggiunto, all’epoca tutti in servizio a Catanzaro, due influenti esponenti politici del Pdl e l’allora responsabile per il Sud della Compagnia delle Opere, per avermi, tra i vari fatti contestati, sottratto, quale sostituto procuratore titolare, le inchieste Poseidone e Why Not. Secondo la Procura di Salerno la revoca di Poseidone e l’avocazione di Why Not furono il prezzo di un accordo corruttivo. Tutto quello che da oggi diverrà pubblico e che ha fatto pagare prezzi altissimi a talune persone, oltre che un danno irreversibile alla Giustizia, era noto a chi lo doveva sapere per evitare che accadesse quello che è successo: in particolare, al Consiglio Superiore della Magistratura. Quei magistrati, oggi imputati per gravissimi reati, sono stati lasciati operare al loro posto da quel Csm che ha, invece, buttato fuori da quelle indagini chi aveva scoperto, in breve, la Nuova P2 (diversi nominativi coinvolti appartengono all’ordine giudiziario). Stesse persone che oggi rinveniamo in indagini tra cui quelle sulla P3 e sulla P4. Non leggo alcun commento di esponenti dell’Associazione nazionale magistrati, peccato. Del resto, stanno venendo fuori nelle inchieste sui poteri occulti i nomi di tutti quei magistrati – alcuni ancora in posti chiave strategici – che hanno avuto un ruolo determinante nei procedimenti che hanno portato alla sottrazione delle inchieste e al mio allontanamento da Catanzaro. Anche su questo non leggo nulla, peccato. Per me un danno irrimediabile Quanti magistrati, amici e non, ho incontrato in questi anni e mi hanno espresso solidarietà e sconcerto per quello che era accaduto; altri mi hanno guardato quasi fossi un pazzo oppure pensando a che cosa avessi potuto combinare a Catanzaro. Non voglio rivincite e rivendicazioni, non mi interessano. Il danno che ho subito è irrimediabile, ho deciso anche di dimettermi dalla magistratura, dalla passione della mia vita, da quel lavoro che il Procuratore generale della Cassazione, durante quel simulacro di processo disciplinare, mi rimproverò di esercitare come una missione. Non è nemmeno il momento della rabbia, ma quello di sentire qualche parola e non solo osservare l’oblio di un silenzio assordante, quello che ha accompagnato la decisione del giudice di Salerno. Le parole non servono a me, oggi faccio politica, ho portato la mia passione altrove e lotto anche per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, anche di quella pavida e conformista, sperando che abbia, un giorno, coraggio di guardarsi allo specchio. Colpito chi credeva nella giustizia Le vostre parole, se credete, servono per quelle persone – testimoni, polizia giudiziaria, collaboratori – che hanno pagato, per tutti quei cittadini che in terra di Calabria hanno sperato in una giustizia uguale per tutti, per i magistrati dalla schiena dritta, per quelli che avevano osato indagare sul “caso De Magistris” e che sono stati o sospesi dalle funzioni – come il procuratore Apicella reo di non aver fermato i suoi Sostituti e quindi eseguito i desiderata del potere – oppure esiliati – come il dr. Verasani (quello che nel passato aveva anche condannato un influente magistrato napoletano per collusioni con la camorra) o la dr.ssa Nuzzi, magistrati che hanno indagato a fondo su di me, verificando che non avevo commesso nulla e che, anzi, ero vittima di gravi reati. È cambiato il Csm, sono mutati alcuni esponenti delle correnti della magistratura, siamo lontani dalle tensioni che accompagnarono quelle inchieste e quei procedimenti disciplinari, quanto farebbe bene a chi crede ancora nella magistratura ascoltare un po’ di onesta riflessione, magari un briciolo di autocritica. Sarebbe bello aprire Il Fatto Quotidiano nei prossimi giorni e leggere un articolo onesto di chi si assume la responsabilità di dire: sono stati commessi errori. Farebbe bene al cuore, pensate anche a che forza dareste a molti: ai forti di guardare avanti con maggiore fiducia, ai conformisti di osare quando si trovano il potere con il fiato sul collo. Ve lo chiedo senza rancore, da chi lotta, comunque, senza calcoli di opportunismo, da chi ha creduto anche nell’associazionismo giudiziario e nella capacità di autogoverno della magistratura.

Ma io dico: Attenti ai “moralizzatori”

Ma io dico: Attenti ai “moralizzatori”

C’è una questione morale in Idv; così dicono De Magistris, Alfano e Cavalli. Scilipoti e Razzi “si sono venduti, quantomeno moralmente, in virtù di altri interessi rispetto alla politica e al bene pubblico”; e poi “Lo scandaloso caso Porfidia, inquisito per fatti di camorra” e “il fumoso Pino Arlacchi, che dopo essere stato eletto con l’Idv e solo grazie all’Idv, ha salutato tutti con un misero pretesto ed è tornato con le orecchie basse al Pd”. E Di Pietro deve fare qualcosa; e se non lo fa lui ci pensano loro, i moralizzatori: “Si faccia aiutare a fare pulizia. Ci lasci lavorare”.
Che vuol dire “ci lasci lavorare”? Qualche iniziativa dei moralizzatori è stata respinta da Di Pietro? Solo Di Pietro ha il diritto di affrontare la questione morale? O chiunque può “lavorare” (collaborare) per risolverla? Perché la “questione morale” si risolve con la collaborazione dei “morali”: tutti insieme identificano i “non morali” e li sbattono fuori. E questo è proprio ciò che è stato fatto in Idv. Ma forse “ci lasci lavorare” ha un altro significato: Di Pietro non è stato capace di risolvere “la questione morale” di Idv; si faccia da parte e “lasci lavorare” noi che invece siamo capaci assai. Se è così, va detto che la fiducia in se stessi è una bella cosa; la presunzione un po’ meno.

Naturalmente anche in Idv ci saranno un sacco di “immorali”; il problema è trovarli. Certe volte è facile, altre più difficile. Trovare Porfidia, per esempio, “inquisito per fatti di camorra” è stato facile. Idv apprende che costui è indagato per violenza privata con aggravante mafiosa il 7/1/2009; in quella stessa data lo caccia dal partito e dal gruppo parlamentare; e Porfidia va a ingrossare le file del Gruppo Misto. A che pro citarlo come esempio di lassismo nei confronti della “questione morale”? In realtà, ma i moralizzatori non lo dicono, Idv ha una regola formale: i rinviati a giudizio sono buttati fuori e non più candidati (ma c’è un’eccezione); per gli iscritti nel registro degli indagati si decide caso per caso. E Porfidia fu buttato fuori quando si seppe dell’iscrizione come indagato. Si poteva fare di più?

Poi ci sono Arlacchi, Razzi e Scilipoti. E qui delle due l’una. Se i moralizzatori hanno la sfera di cristallo si accomodino, la “Commissione per la soluzione della questione morale di Idv” gli appartiene di diritto. Altrimenti tacciano. Cosa li autorizza a credersi in grado di valutare i candidati meglio di Di Pietro? Ovviamente nulla: esperienza politica minore; preparazione professionale (alludo ai trascorsi in magistratura) al massimo analoga (il solo De Magistris).

Scendiamo nel concreto. Arlacchi. Hanno provato a consultare Wikipedia? Un curriculum impressionante. Esperienze professionali a livello internazionale di altissimo livello (sottosegretario generale delle Nazioni Unite, direttore dell’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine), un candidato da leccarsi i baffi. Dal Pds veniva e al Pd è tornato; non proprio un transfugo venduto e corrotto. Cosa avrebbe dovuto fare Di Pietro? Chiedergli un impegno a non cambiare idea? Ma andiamo.

Scilipoti e Razzi. Ma i moralizzatori lo sanno perché si sono “venduti”? Lo sapevano che erano entrambi indagati, Scilipoti per calunnia e falsità in scrittura privata (Procura di Barcellona Pozzo di Gotto) e Razzi per appropriazione indebita di contributi destinati alla Regione Abruzzo (Procura di Lucerna)? Perché nessuno in Idv lo sapeva. Altrimenti, proprio come è capitato a Porfidia, sarebbero stati buttati fuori. Eccola la loro alta motivazione: la garanzia della poltrona. Idv gliela avrebbe sfilata da sotto il sedere e loro si sono premuniti per tempo: dopo un favore così B. gliela garantirà a vita. Adesso i “moralizzatori” questa cosa la sanno; perché non pensano che Scilipoti e Razzi sono la prova che in Idv non c’è una “questione morale”, che proprio per questo i due se ne sono andati, perché per gli “immorali” (e figuriamoci per i delinquenti) in Idv non c’è posto.

Certo, una prima garanzia potrebbe essere costituita dall’alt ai candidati scelti in base ai voti che si portano dietro; se si bada alle persone e non ai voti, vecchi arnesi corrotti o corrompibili è più difficile che si imbarchino. E poi bisogna scoprirli per tempo. Chiunque può aiutare. Un bell’elenco di indagati e di rinviati a giudizio aiuterebbe. Anche motivata sfiducia su questo o quell’altro candidato, apparentemente irreprensibile, gioverebbe molto. Soprattutto ai “moralizzatori”. Perché, quando e se i vertici di Idv rispondessero a queste sollecitazioni: “Non se ne parla nemmeno, questo e quello hanno la nostra piena fiducia”; e quando e se i segnalati si rivelassero concretamente “immorali”; ecco, allora i “moralizzatori” avrebbero diritto di chiedere la testa di qualcuno. Ma, per il momento, potrebbero riflettere sul fatto che un’eccezione al principio che chi è rinviato a giudizio non deve essere candidato in Idv (e, se ne fa parte, deve essere buttato fuori) è stata fatta. Una sola: riguarda De Magistris.

Questione morale? Le mie riflessioni ai vostri commenti

Voglio tornare sull’argomento che ha suscitato tanto interesse e tante polemiche, anche per provare a rispodere ai moltissimi commenti: c’è una questione morale nell’Idv? Se fosse vero, e se le parole hanno un senso, affermarlo vuol dire che nel partito sguazzano indisturbati corrotti, disonesti e persone che usano la politica per interesse personale. Questo è falso e insultante e ribadisco con fermezza e indignazione che il partito che conosco e che incontro in giro per l’Italia da dieci anni, non solo è il partito dove non c’è nessuna questione morale ma, al contrario, è un partito bello e pulito. E se affermare questa certezza, con forza e anche con una certa incazzatura verso chi sostiene il contrario, mi vale il titolo di “togliattiano”, me lo prendo senza farci troppo caso. Detto questo facciamo una serie di precisazioni, alle quali non ho alcuna volontà di sfuggire. Negare la questione morale equivale a dire che viviamo nel partito perfetto? Di certo no. Persone che si sono rivelate non per bene ce ne sono state, senz’altro, ma quando ce ne siamo accorti le abbiamo sempre allontanate dal partito. Altri probabilmente ce ne sono o ne arriveranno, e l’unica difesa che abbiamo è sempre e soltanto quella di continuare ad essere intransigenti sotto il profilo della correttezza morale, con i nostri iscritti ed eletti. Negare la questione morale significa negare che una parte  della classe dirigente che abbiamo portato nelle istituzioni si sia rivelata non all’altezza del compito o che ci abbia usati come un autobus? Di certo no. E’ accaduto ed ovviamente chi ha avuto maggiori responsabilità di scelta ha sbagliato di più. Ma vi garantisco che costruire un partito dal nulla, partendo senza struttura, senza un brandello di classe dirigente ereditata da precedenti formazioni politiche è stata un’esperienza midiciale. Solo la lega, che è nata 25 anni fa, dalla società civile, così come noi, ha sperimentato difficoltà analoghe, anzi molto maggiori. Abbiamo mobilitato decine di migliaia di persone dalla società civile. Abbiamo accolto anche molte persone che venivano da precedenti esperienze politiche. Nel 95% dei casi abbiamo scelto bene, nel 5% abbiamo sbagliato. Sentiamo la responsabilità degli errori e proveremo a fare ancora meglio, ma ce l’abbiamo messa tutta. Ma soprattutto, oggi stiamo formando nei comuni, nelle province e nelle regioni una classe dirigente tutta nostra, fatta di molti giovani uomini e donne. Per questo abbiamo la coscienza pulita. Negare la questione morale significa negare che talora vi siano stati abusi nel tesseramento, o logiche familistiche o di potere? Di certo no. Ed anche questo fenomeno ci amareggia e cerchiamo di contrastarlo. Ma nessuno ha ancora trovato un sistema più democratico delle iscrizioni e dei congressi per attuare la democrazia all’interno di un partito. E poi diciamocelo con chiarezza: talora chi si lamenta ha buone ragioni per farlo, ma spesso non è in nulla diverso, o migliore o più competente di colui che critica. La verità è che costruire un partito davvero diverso è una fatica improba e un lavoro che non conosce fine. E allora ben venga il confronto, le critiche, anche quelle sui giornali, ma nessuno, ribadisco, nessuno si può permettere, mentre tutti noi lavoriamo ogni giorno con tutte le nostre forze per rendere questo partito sempre migliore, di non fare nulla se non salire in cattedra e tentare di dividere il partito in buoni e cattivi, in idealisti e opportunisti, rappresentando se stesso come il bene e il resto come il male.

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