TI TROVI IN: Home Niccolò Rinaldi

Niccolò Rinaldi

Niccolo Rinaldi

Democrazia partecipativa o "politica da blog"?

Due proposte del Movimento Cinque Stelle (M5S) hanno recentemente riacceso la polemica attorno al partito grillino: per fare economia e salvare le sedi distaccate del giudice di pace nell'Empolese-Valdese, un volantino del M5S fatto circolare nella provincia di Firenze propone l'abolizione dei viaggi d'istruzione nei campi di sterminio nazifascisti; a Milano, la consigliera del M5S Patrizia Bedori vota contro lo stanziamento di fondi volto a finanziare le iniziative per la commemorazione della Shoah, previste per giorno della memoria (27 gennaio).

Il voto negativo della Bedori è il frutto del dibattito e votazione on line del M5S: secondo la prassi, la proposta consiliare é stata sottoposta alla rete che ha espresso un parere negativo.

In applicazione del principio della democrazia diretta, Bedori ha votato contro la delibera consiliare, nonostante il suo personale sostegno alle iniziative previste per il 27 gennaio.

Nell'attuale momento storico, caratterizzato dalla rinascita e consolidamento delle forze politiche di estrema destra occorre trattare con estrema cautela e correttezza ogni discorso relativo al genocidio, persecuzioni e tutela delle minoranze etniche.

L'abolizione delle visite ai campi di sterminio mina il valore della memoria storica, oltre a rappresentare un noto esempio di taglio all'istruzione.

L'episodio di Milano conferma questa tendenza e pone in antitesi due principi fondamentali garantiti dalla legge: la democrazia partecipativa e la tutela della memoria storica (il Giorno della memoria é legge di stato). Invece che porre i due principi in un rapporto di opposizione, le forze politiche dovrebbero garantirne la combinazione. Piuttosto che votare contro le iniziative in ricordo della Shoah, si potrebbero proporre altre iniziative in favore di altri popoli oppressi o che vivono in condizione di precarietà.

In generale ciò che sembra emergere dai canali comunicativi del Movimento é una sostanziale confusione e superficialità nell'analisi delle categorie politiche e delle dinamiche geopolitiche della scacchiera internazionale. Il discorso pubblicato da Roberta Lombardi (neocapogruppo del M5S) sul suo blog ne é un esempio: "l'ideologia fascista prima di degenerare vantava una altissimo senso dello Stato, di tutela della famiglia..."  Un'analisi politica corretta (cosi come il discorso politico che ne dovrebbe seguire) impone di trattare con cura e scientificità le categorie politiche (in questo caso il fascismo), non astraendole dal contesto globale per celebrarne delle sfumature. Il rischio é di sacrificare la legittimità del discorso politico, intavolando delle discussioni da talk show, povere di contenuto politico e dalla dubbia credibilità.

Lo stesso pericolo si corre nell'ascoltare le tesi con cui il leader del M5S spiega le dinamiche geopolitiche che muovono, ad esempio, gli interessi degli Stati Uniti, d' Israele, dell'Afghanistan o dell''Iraq. L'analisi degli enjeux stratégiques vigenti non può ridursi nell'enunciazione di teorie cospirazioniste da lanciare sulla folla. Le critiche contro la politica estera d'Israele non possono e non devono includere alcuna battuta di carattere antisemita. Battute e ironia dovrebbero lasciare spazio a proposte concrete. Questo é ciò che differenzia un registro politico serio e legittimo da una politica da blog. Questo è ciò che deve essere preteso per tutelare la dignità del discorso politico, che non é semplicemente uno scambio d'idee, ma un flusso d'informazioni accreditate, argomentate e specifiche.

 
Niccolo Rinaldi

L'Africa e le sfide dello sviluppo urbano sostenibile

VIII Conferenza ALDEPAC in Malawi

Oggi sono a Lilongwe, la capitale del Malawi per l'ottava conferenza organizzata dall'Alleanza dei democratici e liberali per l'Europa, l'Africa, il Pacifico e i Caraibi (programma ALDEPAC).

Dal 25 al 28 aprile si terranno alcuni incontri cui parteciperanno alcuni deputati del Parlamento europeo e i parlamentari dei paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico per discutere insieme sul tema "L'Africa e le sfide dello sviluppo urbano sostenibile".

Viaggio spesso in Africa, essendo il copresidente dell'ALDEPAC, perché amo questo continente.

L'Africa per me rappresenta un alfabeto di storie, di persone, di dolore ma anche di speranza.

Oggi circa il 70% dell'umanità vive nelle città e soprattutto il continente africano ha conosciuto una crescita urbana tra le più elevate negli ultimi decenni.

Le previsioni indicano che tra il 2010 e il 2025, alcune città africane rappresenteranno fino all'85% della popolazione. Per questo abbiamo voluto focalizzare questa conferenza al tema della città giacché proprio le città sono il centro delle opportunità per i cittadini all'interno di una prospettiva sostenibile.

800 milioni di persone vivono in baraccopoli, moltissime di queste in Africa. Le città esplodono, e sono mondi complessi: mobilità, rifiuti, centri di aggregazione, criminalità, lavoro, economia sotterranea, corruzione, fisco, piani regolatori, servizi medici e scolastici, divisioni tra quartieri ricchi e poveri, interazione degli immigrati, senza fissa dimora, infanzia abbandonata - tutto questo e molto altro nella babele delle metropoli. E in Africa anche di più: bisogna vederle le megalopoli a queste latitudini, per scoprire questi disastri. Eppure si scopre anche tanta vita. Le città africane vibrano di umanità, di volontà di esserci. A Lilongwe discutiamo a fondo con esperti africani della città, un tema spesso negletto. Un tema molto laico anche, che richiede decentralizzazione, partecipazione popolare, trasparenza e ottimismo: a Kampala una donna energica, vice-direttrice dell'autorità cittadina, in venti mesi ha triplicato la raccolta di rifiuti, ha ridotto da 115 a 8 i conti bancari del municipio, ha ridotto da 1 anno a 20 giorni il pagamento dei fornitori. E come in Italia: volendo, si può fare.

Tra le sessioni di approfondimento ci sarà quella sul tema della "governance urbana e la decentralizzazione" e sui mezzi per dare vita a un buon governo urbano, che si basi essenzialmente sui principi di equità, di trasparenza e di sostenibilità. Ci soffermeremo poi sulla sfida della "gestione della terra, dello sfruttamento delle zone rurali e dei diritti delle donne alla proprietà", tematica interessante in quanto le donne africane non vedono pienamente riconosciuto il loro diritto alla terra, sebbene forniscano forze per la produzione agricola e alimentare. Ci si soffermerà poi sul tema delle risorse naturali, dell'ambiente e dello sviluppo del turismo sostenibile, così come della resistenza urbana contro le crisi economiche, politiche e le catastrofi naturali, al fine di individuare delle soluzioni a sostegno dei cittadini colpiti da questi disastri.

Tra i partecipanti agli incontri: il presidente della Repubblica del Malawi Dr. Joyce Banda, l’Ambasciatore dell'UE in Malawi Alexander Baum, Margaret Kamar, Ministro per l'Istruzione Superiore del Kenia, e Cellou Dalein Diallo, già primo ministro della Guinea.

 
Niccolo Rinaldi

L'Europa di Kubrick

Sperando di fare cosa gradita vi segnalo l'ultimo articolo di Barbara Spinelli.

È un estratto dalla sua lezione magistrale che si è svolta il 10 aprile all'università di Padova e che è stato pubblicato sul sito di Repubblica.it

Una riflessione sulla fittizia sovranità nazionale e sulla necessaria sovranità popolare europea.

Come dice Samuele Pii è un testo denso, a tratti difficile, ma se "l'anima non è piccola" sono parole chiare... Continua a leggere

   
Niccolo Rinaldi

Europea 46

Stiamo passeggiando in un posto in cui siamo già stati.

Forse ve ne siete accorti o l'avete sospettato da qualche particolare che non vi torna nuovo.

(Heat-Moon, Strade blu)

1. Politica italiana: l'arte del potere e non volere

Infatti, siamo alle solite, e il "particolare" è il potere ma non volere.

Berlusconi aveva una maggioranza blindata: promise riforme, ma la utilizzò per farsi le leggi per sé medesimo. Il centro-sinistra aveva idee chiare e una coalizione vincente, l'ha spezzata, e ha perso, e al governo nemmeno fu capace di risolvere il conflitto d'interesse del suo principale antagonista. Oggi i grillini avrebbero le carte in mano per determinare col PD un programma di governo di rottura: macché, se ne stanno tra di loro, si sentono "migliori" di tutti gli altri... Continua a leggere

 
Niccolo Rinaldi

Il giornalismo di inchiesta e le frodi in Europa: a che punto siamo?

Le istituzioni europee ritengono il giornalismo investigativo o di inchiesta un utile strumento sia nel combattere il cattivo uso dei fondi europei che nello svelare l'estensione del fenomeno, le sue conseguenze e gli effetti delle politiche anti-frode ai cittadini europei, vittime  di queste pratiche illecite.
Concordo e, per questo, voglio riportare il contenuto di uno studio richiesto nell'autunno 2011 dalla commissione del Parlamento europeo per il controllo dei bilanci riguardo il ruolo giornalismo di inchiesta come possibile deterrente contro le frodi riguardanti i fondi europei.
Il documento compie un'accurata analisi della situazione nei vari Stati membri dell'UE, ognuno con una propria legislazione in materia, occupandosi sia dei fattori di debolezza che di "best practices".
Infine fornisce alcune raccomandazioni per rafforzare il ruolo del giornalismo di inchiesta in questo settore.
Tra gli ostacoli comuni ai diversi paesi viene evidenziato innanzitutto uno scarso interesse nei confronti del tema. Prevale l'errata concezione secondo cui la corruzione e le frodi sono "reati senza vittime" e che lo spreco di risorse europee sia qualcosa di astratto, troppo spesso lasciato impunito. Inoltre appare chiaro che, nonostante i paesi del Nord Europa e la Gran Bretagna siano leader nel giornalismo di inchiesta inteso in senso ampio, non lo sono altrettanto in quello relativo alle frodi e alla corruzione.
Nelle inchieste prevale la considerazione degli illeciti come risultato del fallimento dell'istituzione tout court e non invece della cattiva condotta dei singoli destinatari dei fondi, così come è evidente una personalizzazione delle vicende trattate. Infine viene data unica rilevanza, salvo rare eccezioni,  ai reati riguardanti il lato delle spese e non quello delle entrate.
Nel settore spicca inoltre l'assenza dei giornalisti di Brussels: sia dovuto alla mancanza di tempo nel trattare tali questioni (come sostengono molti di loro),  alla prossimità geografica e professionale che comprometterebbe l'indipendenza dell' inchiesta o ad altre cause, i giornalisti di inchiesta sul tema dei fondi europei sono stranieri. Spesso ignari della complessità del sistema dei finanziamenti europei rischiano di produrre ricerche di dubbia qualità, contenenti talvolta informazioni inesatte.
Lo studio esamina poi la situazione in Romania, Spagna, Ungheria, Regno Unito, Italia, e Danimarca. Emerge la necessità di sostenere economicamente il giornalismo di inchiesta, di avviare una cooperazione a livello internazionale tra i giornalisti, di riconoscere il ruolo sempre più ampio di Internet e di considerare il giornalismo investigativo sull'uso dei fondi europei  come prioritario.
Il documento presenta alcune raccomandazioni, rivolte sia ai giornalisti sia alle istituzioni europee. Quanto ai giornalisti, bisognerebbe investire maggiormente sulla loro formazione, su una collaborazione efficace tra di loro, che preveda la condivisione di informazioni, di storie e più in generale di risorse. In una fase successiva a quella investigativa dovrebbero anche occuparsi di rivelare i risultati delle indagini avviate e delle politiche anti-frodi.
Le istituzioni europee, sono chiamate a monitorare e rafforzare il pluralismo dei media, proteggere le fonti di informazione e i cittadini che vogliono attirare  l'attenzione sugli illeciti,  e in generale, nel garantire la libertà di stampa.
Un giornalismo di inchiesta efficace ha bisogno di reti di funzionari europei, giornalisti, accademici, ONG che accrescano la fiducia e comprensione reciproca.
Ritengo che tutto ciò vada a favore innanzitutto dei cittadini europei, che sarebbero accuratamente informati sui casi di sprechi e malversazioni. Inoltre i risultati delle indagini aiuterebbero a prevenire nuovi e più gravi illeciti e incoraggerebbero politici e legislatori a prender misure appropriate.