Migranti, attenzione all’indifferenza

La parola d’ordine degli esponenti della Lega è negare che ci sia un’emergenza razzismo. Lo sentiamo ripetere da tutti loro, come da un sol uomo. La strategia consiste da una parte nel negare i numeri, dall’altra contrapporre casi di reati commessi da immigrati. Nessuna delle due spiegazioni, ovviamente, convince. I numeri parlano nella loro cruda realtà, e dicono che negli ultimi tempi gli episodi di aggressioni a persone di colore segue un crescendo impressionante e quotidiano. Niente di tutto ciò era dato vedere prima, con questa ripetitività. Inoltre, i reati commessi da extracomunitari sono reati come quelli commessi da italiani, non certo da meno, e non sono orientati da discriminazione razziale.Perciò parte della stampa e opposizioni si chiedono se in Italia vi sia un rischio razzismo.Alcuni che lo sostengono si spingono fino a darne la colpa aSalvini per le sue esternazioni (compresi film e fotografie sui social) ed i suoi atti contro l’immigrazione. Io credo che occorra ragionare con la logica del post hoc, propter hoc. Se una scalata c’è stata qualche ragione vi deve pur essere. Se in poco tempo si sono concentrati tanti episodi contro persone di colore c’è una spiegazione. L’emulazione non basta a darla.La seconda affermazione (la colpa di Salvini) richiede invece considerazioni più articolate. Non si può dire che il capo della Lega apertamente istighi alla caccia all’immigrato: altrimenti si fa il gioco dei leghisti che gridano alla strumentalizzazione per fini di lotta politica. Quello che, invece, si può dire tranquillamente è che in molti italiani c’è un clima di insofferenza verso gli immigrati e una forte richiesta di ridurne la presenza (sbarchi e permanenza). Questo sentimento prima era represso o controllato; ci si limitava a parlarne tra amici e nei bar. Ma il passaggio all’azione, a cominciare dalle pistolettate, segna un cambio di rotta che abbisogna di una spiegazione. Io credo che risieda nella “slatentizzazione”, concetto che allude al fatto che una situazione latente trova ad un certo punto condizioni favorevoli al suo rendersi evidente. Questo sdoganamento è difficilmente negabile che sia da attribuirsi alla politica della Lega e in primo luogo del suo capo, Salvini. Egli stesso non dovrebbe avere problemi a negare che sull’insofferenza per il diverso (immigrato innanzi tutto, poi rom, e domani non si sa cos’altro) ha costruito e continua ad implementare le sue fortune politiche.Dunque il problema è culturale e politico insieme. La politica, che dovrebbe controllare e non assecondare le pulsioni improntate all’odio, si incunea in una fragilità culturale di fondo della nostra società attribuibile a varie ragioni (inclusa una paura – sapientemente e volontariamente instillata se non costruita- per la propria condizione socioeconomica disagiata) per orientarla a fini di cattura del consenso. Questo fa la politica della Lega in cerca di parossistico aumento del consenso.Questa pericolosa deriva democratica abbisogna di una vigorosa controspinta, culturale oltre che istituzionale. Il presidente Mattarella, innanzi tutto, per la sua estrazione culturale ed il suo rango istituzionale, può coprire entrambi i fronti, con la prudenza che il ruolo impone. Un importante argine può venire poi, sul piano politico, dal Movimento 5 Stelle, dalla sua maggioranza democratica ed antifascista, che può agire su un versante sul piano formale dei pregressi accordi politici (ciò che non era previsto nel contratto del cambiamento non può essere preso in considerazione), su un altro con puntate francamente basate sulla tenuta democratica, come quelle che sono pervenute da suoi esponenti quali Fico, Bonafede e Spadafora. Faccia molta attenzione il M5S perché il devastante messaggio culturale della Lega è quello che l’ha fatta schizzare oltre il 30% ed è idoneo ad erodere il consenso penta stellato. Sul piano solo culturale, invece, può giocare un determinante ruolo la Chiesa, che lo sta facendo sul piano tanto dell’informazione quanto della catechesi (dal Papa ai vescovi). In questo quadro si può capire la straordinaria importanza della guerra che si sta combattendo sulla Rai: essendo questa di gran lunga la principale azienda italiana della cultura sono determinanti i messaggi che essa trasmette.Gli italiani, poi. A che cosa stanno pensando? Pensano o non pensano? Ricordano il clima che portò alla dittatura fascista? Questa fu favorita dalla progressiva assuefazione alla propaganda fascista, che lasciò sole le avanguardie politiche e culturali che mettevano in guardia contro quelle idee. Riprendano i contatti con la storia. Anche chi dovesse provare fastidio per la presenza del diverso, ma coltiva sentimenti democratici, non cada nel tranello culturale del razzismo che favorirebbe la destra italiana attualmente rappresentata dalla Lega, e perciò pericolosissima per il consenso montante. Se si spezza la spirale culturale del razzismo e si ragiona in termini generali di politica si può evitare l’allargamento del consenso. L’emotività ceda subito alla ragione democratica.”Odio gli indifferenti”, scriveva Gramsci nel 1917, quasi presagendo che la partigianeria (cioè lo schierarsi, lo stare da una parte) avrebbe potuto costituire il vero argine alla dittatura. Attenzione, italiani: l’indifferenza può far morire la nostra libertà.

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