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Maruska Piredda

Maruska Piredda

Edilizia ligure: le misure anti-crisi di Italia dei Valori

Maruska Piredda, capogruppo Idv in Regione Liguria, ha presentato questa mattina la risoluzione a sostegno del comparto edile: “Un impegno forte dalla Regione per promuovere la legalità e la sicurezza, con sistemi premianti per le imprese virtuose, frenando il ricorso al massimo ribasso”
Disincentivare il ricorso al massimo ribasso, predisporre misure efficaci per l’accesso al credito alle imprese, regolamentare l’accesso alla professione. E ancora: individuare sistemi premianti per le imprese virtuose attraverso un marchio di qualità e la pubblicazione di una white list, promuovere tra le imprese l’adesione ai Protocolli e Accordi di legalità già sottoscritti dalle associazioni datoriali. Sono questi alcuni dei contenuti della risoluzione per l’edilizia presentata questa mattina in conferenza stampa dal capogruppo di Italia dei Valori Maruska Piredda.
«Visto il periodo di forte crisi che da anni attraversa il settore delle costruzioni – spiega Piredda – ho ritenuto necessario un provvedimento finalizzato a concretizzare misure efficaci per il rilancio di un settore che costituisce il 6% dell’economia nazionale e che dal 2008 a oggi, ha registrato una parabola discendente con numeri in caduta libera sia dal punto di vista dell’occupazione, con 360mila posti di lavoro persi in Italia, sia delle imprese». Secondo Confartigianato Liguria, la flessione degli occupati nell’edilizia nella nostra regione, tra il secondo trimestre 2011 e il primo trimestre 2012, è stata di -12,3% con un’emorragia di oltre 26mila posti di lavoro dipendente, di -10,7% degli indipendenti pari a oltre 21mila lavoratori autonomi.
«Pur nella consapevolezza che gran parte dei provvedimenti per il rilancio del settore dipendano dal governo centrale – continua Piredda – ho ritenuto fosse indispensabile, di concerto con le associazioni datoriali e con i sindacati della categoria, individuare gli ambiti in cui anche la politica regionale potesse intervenire per porre rimedio, almeno in parte, alle lacune normative o ai circoli viziosi in cui il comparto delle costruzioni si è impantanato in questi anni.
Certamente la crisi economica, che ha drasticamente ridotto il potere d’acquisto delle famiglie e quindi anche la loro propensione a investire nel “mattone”, il giro di vite attuato dal governo centrale agli enti locali, imbrigliati per altro nei “lacci e lacciuoli” del Patto di stabilità, e il sostanziale blocco delle opere pubbliche e private sono i primi fattori che hanno negativamente inciso sullo stato di salute del comparto delle costruzioni.
Le conseguenze drammatiche hanno portato alla perdita di migliaia di posti di lavoro, il sempre maggiore ricorso agli ammortizzatori sociali (1,93 milioni di ore di cassa tra giugno 2011 e giugno 2012) e alla chiusura di imprese edili storiche. Il panorama del settore oggi si presenta destrutturato e frammentario: da una parte si perdono posti di lavoro e dall’altra cresce il numero delle imprese individuali, spesso partite Iva che mascherano il lavoro dipendente dall’apertura di questo o quel cantiere. A queste condizioni, anche in un contesto economico più favorevole, il comparto rischierebbe comunque il collasso se non si attuerà un cambio di rotta in tempi brevi.
Per questo, come si richiede nella mozione che depositerò in questi giorni presso gli uffici competenti, ritengo che la Regione si debba impegnare per il sostegno delle imprese virtuose che lavorano in qualità e sicurezza. Per regolamentare l’edilizia è indispensabile, inoltre, frenare il fenomeno della concorrenza sleale generata dal sistema del massimo ribasso: è impensabile che un’impresa possa arrivare a vincere una gara d’appalto con il 40-50% di ribasso rispetto ai concorrenti. È noto che, alla fine, l’impresa che abbia così sbaragliato gli altri partecipanti, recuperi poi in corso d’opera con la presentazione di varianti: e questa è solo una forma di concorrenza sleale che può raggiungere ben altri aspetti quando intervengono soggetti legati alla malavita e alla criminalità organizzata.
Per mettere la parola fine a questi episodi, oramai sempre più frequenti, è possibile, per esempio, nell'applicazione dell'attuale codice degli appalti prediligere il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa al massimo ribasso, l’emanazione di bandi coerenti al principio della prevalenza dell’offerta tecnica su quella economica e dare più ampia diffusione all’utilizzo corretto del prezziario regionale.
Per dare un impulso concreto al comparto e alle imprese del territorio (due terzi del comparto ligure è formato da aziende artigiane di piccole dimensioni) un primo passo è rappresentato dalla divisione in lotti dei grandi appalti delle opere pubbliche di prossima partenza (Terzo valico in primis), come previsto dallo Small business act adottato dalla Regione a marzo.
Infine, ma non per ordine di importanza, è indispensabile un impegno preciso da parte della Regione, dei suoi enti strumentali e, a cascata, da parte della Pubblica amministrazione tutta, il rispetto dei tempi di pagamento, ben distanti dai trenta/sessanta giorni indicati dalla direttiva europea, non ancora recepita dal governo, per i tempi di transazione Stato, imprese e privati. In Liguria, secondo i dati dell’Osservatorio regionale dell’Artigianato e della Piccola impresa, il ritardo nei pagamenti dei clienti si aggirano intorno ai 96 giorni. Una difficoltà che aumenta quando i clienti sono amministrazioni pubbliche e i pagamenti si aggirano intorno ai 110 giorni con una punta di 167 giorni nel campo dell’edilizia».
 
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Ericsson, da Roma ancora nessuna risposta

«Sono passati ormai cinque mesi dalla dichiarazione dell’azienda di 94 esuberi e il governo ancora latita». Maruska Piredda, capogruppo di Italia dei Valori in Regione Liguria e responsabile regionale Idv Lavoro Welfare, riporta l’attenzione sul caso Ericsson, l’azienda leader delle Tlc che a luglio ha annunciato l’intenzione di ridimensionare, per circa il 12% l’attuale forza lavoro nel sito genovese.
«Dopo le numerose richieste espresse dai lavoratori e dalla Regione – dice Piredda – ci saremmo aspettati che il governo intervenisse sull'azienda per avere chiarimenti in merito alla possibilità di attuare misure alternative all’esodo incentivato sul sito genovese. Questo stesso governo che, ricordo, attraverso il Mise e il Miur si è impegnato allo stanziamento di circa 31 milioni di euro per lo sviluppo di programmi di ricerca nella nuova sede di Ericsson nel nuovo parco tecnologico degli Erzelli.
L’azienda, negli incontri avvenuti sino a oggi con i sindacati, ha dimostrato un atteggiamento di totale chiusura rispetto a misure alternative agli esodi che, seppur volontari, non possono essere visti positivamente dato che avrebbero come inevitabile conseguenza l’impoverimento del sito genovese, il più colpito dai tagli della riorganizzazione dell’azienda. Una fuga di cervelli che la nostra regione non può permettersi alla luce anche dei dati Istat che vedono la Liguria ai primi posti in Italia con ritmo di crescita della disoccupazione, in particolare quella giovanile, superiore alla media nazionale di oltre un punto percentuale.
Inoltre, dato il recente passo indietro fatto da Ericsson sulla possibilità di avviare una start up a Genova che avrebbe coinvolto una cinquantina di lavoratori del territorio, sorge il lecito dubbio che il piano-tagli annunciato dall’azienda non si limiti, nel futuro, ai numeri fino a oggi dichiarati. In attesa che giungano alla Regione chiarimenti esaustivi sulle reali intenzioni dell’azienda e sul futuro occupazionale nel sito ligure, Italia dei Valori presenterà a breve un question time alla Camera per chiedere delucidazioni ai ministri Passera e Profumo su quali passi intenda fare questo governo nei confronti di un’azienda che nei prossimi anni godrò di ingenti finanziamenti pubblici».

 
Maruska Piredda

Sicurezza sul lavoro: dalla CE duro no alla norma 'salva manager'

È arrivata in questi giorni la messa in mora dell'Italia da parte della Commissione Europea sul tema della sicurezza sul lavoro. Ora il governo ha due mesi di tempo per mettersi in regola con le disposizioni che l'Europa ci chiede. In caso contrario scatteranno sanzioni salatissime che possono arrivare a 700mila euro per ogni giorno di ritardo nell'applicazione della direttiva comunitaria (direttiva 89/391/CEE).
   
Maruska Piredda

Finmeccanica, azzerare subito i vertici del Gruppo

«La cessione degli asset del civile di Finmeccanica è una scelta scellerata da cui emerge con tragica evidenza l'assoluto fallimento di questo governo “tecnico” sul fronte della politica industriale del nostro Paese». Così Maruska Piredda, capogruppo di Italia dei Valori in Regione Liguria e responsabile regionale Lavoro per il partito, che questa mattina ha sottoscritto l'ordine del giorno approvato all'unanimità dai consigli comunale e regionale in seduta congiunta sulla questione Finmeccanica. «L'attuale dirigenza del Gruppo industriale – sottolinea Piredda – si è dimostrata del tutto inadeguata nella gestione di questa vicenda. Noi di Italia dei Valori, a tutti i livelli, da mesi chiediamo l'azzeramento dei vertici aziendali perché siano sostituiti da manager apartitici, scelti sulla base delle proprie competenze e della propria conoscenza dei mercati. Ricordiamo che qui ci sono in ballo circa 7mila posti di lavoro, 2.700 solo a Genova, e un patrimonio industriale che fa gola a molti in tutto il mondo. Ansaldo Energia e Ansaldo Sts non possono essere svenduti a competitors stranieri solo per fare cassa e tappare i buchi di bilancio causati dall'inadeguatezza di un certo management che, ricordiamo, risulta al centro di indagini per corruzione internazionale e finanziamenti illeciti ai partiti. Occorre al contrario un serio piano industriale di rilancio che parta proprio dagli asset del civile che hanno dimostrato, conti alla mano, di essere la vera punta di diamante del Gruppo».
 
Maruska Piredda

Vigili del fuoco, precariato come ultimo baluardo a garanzia della sicurezza dei cittadini

Ieri, a Genova, per lo sciopero organizzato dalla Confederazione europea dei sindacati, sono scesi in piazza anche i vigili del fuoco per protestare contro i tagli del ministero degli Interni e contro la riforma pensionistica del ministro Fornero. Nel capoluogo ligure, come in altre città, hanno partecipato al corteo anche i vigili del fuoco discontinui che, solo a Genova, sono circa 800, di cui 200 operativi. Moltissimi, ma purtroppo ancora quasi invisibili. Indispensabili, perché senza di loro molti comandi non potrebbero restare neppure aperti. L'opinione pubblica e i cittadini forse non sanno come questi lavoratori siano costretti a lavorare, in condizioni di assoluto precariato e con nessuna garanzia per il proprio futuro.
La situazione dei discontinui è resa ogni giorno più grave a causa dei continui tagli ministeriali e dalla completa mancanza di rispetto nei tempi di pagamento dei loro stipendi.
Circa 30mila vigili del fuoco discontinui sono chiamati in Italia a sopperire alle ormai croniche mancanze di organico dei diversi comandi dislocati in tutta la penisola e svolgono quindi non un ruolo di ausilio nelle gravi emergenze, come invece dovrebbe essere, ma di completamento degli organici dei colleghi stabilizzati. In sostanza, sono precari il cui apporto è indispensabile a garanzia della sicurezza e della gestione delle emergenze, ma che non si vedono riconosciuti i diritti base dei lavoratori regolari. Spesso senza garanzie assicurative e previdenziali, questi lavoratori coraggiosi mettono a repentaglio la propria vita per il prossimo e per tutti i cittadini. Durante le ultime tragiche alluvioni che hanno colpito la Liguria, molti vigili del fuoco discontinui hanno lavorato come volontari, senza divisa e senza percepire un euro. Infatti, nonostante la legge preveda il loro impiego proprio per fare fronte a situazioni di emergenza, molti vigili discontinui liguri, a causa dei tagli apportati dagli ultimi due governi, si sono visti respingere la propria richiesta di partecipare alle operazioni in aiuto della popolazione, a fianco dei colleghi provenienti da tutta Italia.
Lo scorso 29 dicembre, come presidente dell'Alvip (Associazione lavoratori vittime del precariato), assieme al presidente Antonio Di Pietro, abbiamo portato all’attenzione del ministro degli Interni Cancellieri l’annoso problema dei vigili precari. All'incontro hanno partecipato anche i rappresentanti delle associazioni dei discontinui. Purtroppo, a quasi un anno di distanza, non abbiamo visto un seguito significativo nelle sedi istituzionali competenti.
Al contrario, con l'aumento dell'età pensionabile introdotta dalla riforma Fornero, sempre più vigili del fuoco stabilizzati sono costretti a rimanere operativi, anche oltre la soglia dei sessant'anni, perché non è prevista la loro sostituzione con colleghi più giovani. Gli stessi vigili stabilizzati chiedono a gran voce che, almeno parte dei colleghi discontinui, vengano assunti in pianta stabile nell'organico del corpo. Ma dal ministero degli Interni, ancora nessuna risposta. Da anni la musica non cambia e oggi anche molti discontinui iniziano ad avere i capelli bianchi, continuano a percepire lo stipendio con ritardi che superano i tre mesi, a lavorare nella più assoluta precarietà e con dispositivi di protezione individuale insufficienti o logori. Tutto questo accade nella più assoluta indifferenza del governo e dei partiti che lo sostengono.
Intanto il governo Monti continua la dissennata politica dei tagli: altre migliaia di “eccedenze” sono state individuate dai ministri Fornero e Griffi nella pubblica amministrazione e nelle forze armate.
Ritengo che tagli, austerità e rigore non serviranno a rilanciare il Paese, ma serviranno solo a togliere forza al lavoro e a mettere a serio rischio la sicurezza di tutti i cittadini.