L’Ilva di Taranto è un punto di snodo per la politica industriale nazionale.

ilva_gasometro_sito_uff--400x300Siamo il secondo Paese europeo manifatturiero e la produzione di acciaio di qualità serve innanzitutto al nostro apparato industriale.Questa vicenda rappresenta una sfida storica in quanto si intrecciano due grandi questioni da sempre configgenti nel passato: la difesa dell’ambiente e del lavoro.

Con la decisione del Governo di modificare la legge Prodi/Marzano al fine di permettere all’Ilva di poterla utilizzare, si è aperta la possibilità di salvare una realtà strategica non solo per la Puglia ma per l’Italia.

L’Ilva si è rivelata insolvente e quindi è stata immediatamente commissariata ma non solo, sono state individuate le risorse a disposizione dei commissari per il risanamento ambientale, la bonifica e la ristrutturazione, a partire da quei soldi trovati all’estero facenti capo alla famiglia Riva e risalenti all’attività dell’azienda con una probabile ipotesi di bancarotta.

Inoltre il Governo prevede un piano di intervento organico nell’area portuale e sulle strutture a terra con i relativi finanziamenti.

Siamo quindi di fronte ad un piano industriale coerente che parte dalla reale possibilità di realizzare le bonifiche e gli interventi da tempo attesi dalla comunità di Taranto.

Con l’approvazione della legge sull’Ilva da parte del Parlamento è stata tracciata una riga tra passato e futuro. Sul passato continueranno ad intervenire le istituzioni preposte mentre sul futuro la scommessa è quella di far nascere una reale concertazione tra cittadini, lavoratori, istituzioni e coloro che dovranno gestire questa fase transitoria.

Il futuro si gioca sulla soluzione di questioni molto precise e rigorose:

  • La prima riguarda un piano industriale/impiantistico tale da poter utilizzare gli interventi sulla salvaguardia ambientale per aumentare anche l’efficienza, la produttività e la qualità del prodotto. Si tratterà di applicare tutto quel patrimonio tecnologico sull’innovazione di processo che tra l’altro abbiamo in Italia grazie alla nostra tradizione ingegneristica per la lavorazione dell’acciaio.
  • La seconda è il tempo: stiamo parlando di un’industria che non può rimanere assente dal mercato e non può più stare ai tempi della politica e della burocrazia quindi si devono accelerare tutti gli investimenti previsti.
  • La terza è la decisione di realizzare il 100% di quanto previsto dall’Autorizzazione d’Impatto Ambientale (AIA) e non solo l’80% come previsto dall’attuale legge.
  • La quarta riguarda il controllo rigoroso degli appalti, infatti stiamo parlando di 2 miliardi di lavori solo per iniziare, quindi “miele” per le organizzazioni malavitose. L’attenzione deve essere pari a quella utilizzata per Expo 2015 a Milano.

Il compito dei commissari non sarà pertanto quello di vendere il nostro patrimonio industriale strategico ma di realizzare alleanze internazionali che mantengano in Italia il nostro “saper fare” e di conseguenza la nuova proprietà dovrà essere il risultato di questa grande operazione di risanamento tale da confermare l’Ilva la più grande e moderna acciaieria d’Europa.

Maurizio Zipponi

Responsabile Nazionale Laboratorio Lavoro