La piena occupazione attraverso il ripristino della legalita’ costituzionale

lelliIn questi 13 anni, da quando l’Italia nel gennaio 2002 entrò nell’euro, la situazione del nostro Paese non si può dire che sia migliorata. La politica dell’austerità voluta dalla Troika, oggi Bruxelles Group, ha completamente fallito : i Paesi del sud Europa sono tutti, chi più chi meno, in una situazione estremamente difficile e alcuni, come la Grecia, sono addirittura molto vicini al default. Tutti gli indicatori economici evidenziano, da almeno 7 anni uno stato di crisi profonda che sembra irreversibile a parte qualche piccolo segnale positivo nelle ultime settimane.
Non trascuriamo però di considerare che questi deboli segnali positivi sono soprattutto dovuti a fattori non strutturali come il prezzo del petrolio, il cambio euro-dollaro e il Q.E. (Quantative Easing) deciso dalla BCE, questi due ultimi strettamente correlati; fattori che se dovessero invertire la rotta, non dando i benefici attesi, ci riporterebbero esattamente allo stato di partenza. Inoltre si fa sempre più sentire nel nostro Paese una mancanza di sovranità che ci è stata tolta dai trattati europei e in particolare dal fiscal compact, con il pareggio di bilancio messo in Costituzione, e che vide il voto contrario dell’ Italia dei Valori. Con legge costituzionale 20 aprile 2012 è stato infatti introdotto nella Costituzione, all’art. 81 in coerenza anche con quanto disposto da accordi internazionali quali il c.d. Fiscal compact, il principio dell’equilibrio strutturale delle entrate e delle spese del bilancio. Molti giuristi considerano l’attuale art. 81 incostituzionale perché in contrasto con l’art. 1 (L’Italia è una Repubblica democratica FONDATA SUL LAVORO …) e l’art. 4 ( La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il DIRITTO AL LAVORO e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto ….) della Costituzione, i quali ammettono esplicitamente la possibilità di indebitamento dello Stato al fine di creare piena occupazione. Gli stessi ritengono che i criteri di stabilità e convergenza, imposti dal Trattato di Maastricht, siano ben più che una mera violazione dell’ art. 11 della Costituzione (L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, ALLE LIMITAZIONI DI SOVRANITA’ NECESSARIE ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni …) che, come noto, consente limitazioni della sovranità e mai parla di cessione di sovranità nazionale. Risulta quindi molto chiaro che è nostro diritto e dovere riportare la Costituzione Italiana al centro del dibattito politico ripristinandone la legalità
Per migliorare quindi il tasso di disoccupazione generale e quello giovanile in ottemperanza agli artt. 1 e 4 della Costituzione, che rappresenta oggi il problema più grave che assilla la stragrande maggioranza le famiglie italiane direttamente o indirettamente, occorre puntare ad una politica di piena occupazione che viene così definita : Piena occupazione non vuol dire letteralmente assenza assoluta di disoccupazione; non significa cioè che in un dato paese ogni uomo e donna che siano atti e disponibili per il lavoro vengano impiegati produttivamente per tutti i giorni della loro vita lavorativa. Piena occupazione significa che la disoccupazione è ridotta brevi intervalli di attesa, con la certezza che molto presto uno sarà richiesto per tornare al suo vecchio posto o per coprirne uno nuovo che rientri nelle sue possibilità. La piena occupazione è talvolta definita come “uno stato di cose in cui il numero dei posti vacanti non è apprezzabilmente inferiore al numero delle persone disoccupate, cosicché la disoccupazione è dovuta in qualsiasi momento al normale intervallo che intercorre tra il momento in cui si lascia un posto e quello in cui se ne trova un altro”. Il considerare “ la piena occupazione “ come obbiettivo prioritario della nostra politica evidenzia la necessità di associarlo anche ad un sistema efficace di ammortizzatori sociali che dovrebbe permettere di coprire così i periodi di carenza di lavoro, e che dovrebbe essee normato in modo da rendere molto evidenti i diritti e i doveri di chi ne usufruirà affinché non presti il fianco alle critiche di chi lo vede solamente come una forma di assistenzialismo e non di ausilio al rientro al lavoro. A tutto ciò il Fiscal Compact con il pareggio di bilancio, il vincolo del 3% del rapporto deficit Pil e il rientro in 20 anni del rapporto debito Pil al 60% sono un ostacolo insormontabile ad agevolare gli investimento pubblici e privati che dovrebbero essere il traino principale all’aumento dell’occupazione. Impossibile quindi attuare quanto da noi proposto relativamente alla piena occupazione di fronte al rigido rispetto dei vincoli stabiliti nei trattati europei

E’ quindi nostro desiderio batterci su questi importanti aspetti della Costituzione ripristinando la sua legalità, abolendo il fiscal compact e operando nella direzione della piena occupazione