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17
Aug
2012

Monti delegittima la procura di Palermo

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La redazione IDV
L'Italia dei valori denuncia il tentativo di mistificare la realtà da parte del capo del governo Monti, che ha definito un abuso le intercettazioni occasionali che hanno riguardato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia da parte della procura di Palermo.  

“Gravi - sottolinea Antonio Di Pietro - non sono le intercettazioni su Napolitano, che in realtà non sono mai state disposte, bensì il fatto che il cittadino Nicola Mancino, ex presidente del Senato, abbia chiamato il Capo dello Stato per chiedere un intervento sui giudici siciliani che stavano valutando la sua posizione processuale. Sono inaccettabili le parole di Monti che, pur di difendere l’indifendibile Capo dello Stato, manipola la realtà, affermando che Napolitano sia stato intercettato, invece ad essere intercettato è stato soltanto il cittadino Mancino".
Di Pietro insiste sul fatto che "non c’è stato alcun abuso da parte di chi ha messo sotto controllo le utenze telefoniche, piuttosto l’abuso è stato commesso da Mancino e da coloro che gli hanno dato retta. Ribadiamo - rimarca il leader IdV - la totale inopportunità non solo del conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato, in relazione ad una materia così delicata, ma anche dell’intervento preannunciato da Monti, volto a fermare le indagini della magistratura e a delegittimare il loro operato”.

Anche il senatore Luigi Li Gotti, responsabile Giustizia dell'Italia dei Valori, giudica negativamente le parole del presidente del Consiglio. “Dovrebbe sapere il prof. Monti che qualificare quale abusiva l'attività intercettativa del telefono di Mancino, che si trovò a parlare delle sue questioni processuali con il Capo dello Stato, equivale a dire che la Procura di Palermo avrebbe commesso un reato. Farebbe bene il presidente del Consiglio a dismettere la sua aria professorale e ispirata dall'alto e andare a scuola di diritto dal suo Ministro della Giustizia, per farsi spiegare cosa sia l'intercettazione indiretta e occasionale. Poiché, però, è ragionevole pensare che il professore Monti, in una materia così tecnica abbia, prima di parlare, chiesto doverosi lumi, vorrà dire che, consapevolmente, ha voluto attaccare la magistratura palermitana per delegittimarla. Si tratta, quindi - secondo Li Gotti -, di un fatto gravissimo che si colloca, oggettivamente e a buon titolo, in quell'area grigia tanto gradita alla mafia. Il prof. Monti non si rende conto, o se ne rende conto troppo bene, di scherzare con il fuoco, sul crinale insidiosissimo della lotta al crimine organizzato e, nel caso specifico, delle indagini sulle stragi e sulla trattativa Stato-mafia.
Dobbiamo, inoltre, ritenere - continua il senatore IdV - che la sortita del presidente del Consiglio, con specifico riferimento alle telefonate Mancino-Napolitano nasconda la consapevolezza e conoscenza del contenuto grave e scottante delle dette telefonate. Gli italiani devono sapere perché tanto attivismo. Sono telefonate scottanti? Sono telefonate il cui contenuto farebbe arrossire qualcuno? Sono telefonate il cui contenuto, potrebbe costringere qualcuno a chiedere scusa al popolo italiano? Non lo sappiamo ma l'iperattivismo, ora anche di Monti, ci fa pensare questo. C'è da fare una sola cosa: nell'interesse supremo della Repubblica, venga reso noto il contenuto di quelle conversazioni. Noi – conclude Li Gotti - dobbiamo sapere se chi ci rappresenta ne è degno”.


 

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