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10
Aug
2012

Il valore dei referendum

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Maurizio Zipponi

Il chiacchiericcio sulle alleanze e sulle formule alchemiche con le quali i partiti potrebbero formare alleanze inimmaginabili lascia il tempo che trova. Per uscire davvero dalla crisi che sta demolendo la democrazia italiana c'è una sola via maestra: coalizioni rigorosamente basate sui programmi e candidature alla guida del governo espresse dalla coalizione così formatasi.
E' evidente che, per una coalizione di centrosinistra, la base programmatica non possa che essere l'alternativa alla destra berlusconiana e una netta discontinuità con il governo Monti. Scindere queste due assi portanti è oltretutto letteralmente impossibile: le politiche di Monti sono in stretta continuità con quelle di Berlusconi e in numerosi casi hanno solo portato a compimento quel che il governo di centrodestra non aveva avuto la forza di fare.

Almeno a parole, del resto, questa necessaria discontinuità non viene messa in forse da nessuno: non dai sindaci che più incarnano l'innovazione, né dagli stessi dirigenti di Sel che pure, con discutibile senso della coerenza, ipotizzano poi alleanze con la supermontiana Udc e neppure allo stesso Pierluigi Bersani.

Ma se dalle parole vogliamo passare ai fatti bisogna prima di tutto chiarire che questa discontinuità deve registrarsi essenzialmente sul fronte del lavoro e della politica economica, proprio quello sul quale il Partito democratico insiste nel votare una dopo l'altra le leggi di Monti che un futuro governo di centrosinistra dovrebbe impegnarsi a cancellare o modificare strutturalmente. Difficile negare che ciò incrini la credibilità di quelle sbandierate intenzioni “discontinue”.

I quesiti referendari che l'Italia dei Valori ha depositato in Cassazione e sui quali dall'inizio di ottobre raccoglierà le firme sono invece la prima linea concreta di quella discontinuità. Uno mira a cancellare l'art. 8 della legge 138 varata dal governo Berlusconi, che sopprime di fatto il contratto nazionale e lo sostituisce con il massimo arbitrio delle aziende, l'altro propone di ripristinare l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori eliminato da Monti.

Sono, entrambi, elementi determinanti in sé ma ancor più fondamentali in quanto delineano un orizzonte e indirizzano una intera strategia politica in materia di lavoro, diritti dei lavoratori e democrazia nelle relazioni sociali.

E' inutile riempirsi la bocca con parole svuotate di ogni significato concreto. Far parte di un centrosinistra europeo, qui e ora, oggi e in Italia, significa assumere come propri quegli obiettivi e impegnarsi a fondo nella battaglia referendaria.

Chi non vuole fare questa battaglia per proteggere alleanze che non glielo consentono usa come alibi un'obiezione infondata e speciosa, quella secondo cui raccogliere le firme sarebbe inutile dal momento che i referendum non si terranno. Nel 2013, infatti, non si potranno tenere consultazioni referendarie. Nel 2014 ci sarà un nuovo governo che potrà cambiare quelle leggi senza bisogno di ricorrere al referendum.

E' un discorso insensato. Una volta raccolte le firme, i referendum si terranno con certezza, nei primi mesi del 2014. Certo, a quel punto ci sarà un governo, ma non è affatto certo che non si tratterà di un nuovo governo Monti, identico negli obiettivi e nei metodi a quello attuale. Neppure si può giurare che non sarà un governo compiutamente di centrodestra, guidato da un Berlusconi resuscitato dagli errori di chi doveva combatterlo. Ma anche se ci fosse un governo meno segnato dalla continuità con il passato non è affatto detto che avrebbe la forza e il coraggio di sfidare poteri italiani ed europei fortissimi per ripristinare gli elementari diritti dei lavoratori.

C'è un solo modo per essere certi che su queste materie a decidere siano i cittadini invece che le segreterie di partito e i centri di potere finanziario, c'è una sola cambiale democratica certamente esigibile: raccogliere le firme per i referendum. Lo spartiacque tra chi è di centrosinistra e chi ne usa il nome solo per fare truffaldinamente le stesse politiche della destra e di Monti passa per sostenere, con i cittadini democratici e con i lavoratori, i nostri referendum presentati.

Pubblicato sul settimanale Gli Altri del 10 agosto 2012


 

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