Pubblico l’intervento odierno dell’onorevole Antonio Borghesi, in Aula alla Camera, sulla spending review, che rappresenta la mia posizione e quella dell’Italia dei Valori.
Signor Presidente, vorrei partire da una considerazione che riguarda la costituzionalità del decreto-legge di cui stiamo discutendo. Lo dico perché abbiamo ritenuto di non presentare questioni pregiudiziali per permettere all'Assemblea di lavorare più rapidamente, però ciò non toglie che vi siano molti elementi cruciali sui quali noi dovremmo riflettere.
«l’adozione di criteri rigorosi diretti ad evitare sostanziali modificazioni del contenuto dei decreti-legge e` infatti indispensabile perche´ sia garantito, in tutte le fasi del procedimento – dalla iniziale emanazione alla definitiva conversione in legge – il rispetto dei limiti posti dall’articolo 77 della Costituzione alla utilizzazione di una fonte normativa connotata da evidenti caratteristiche di straordinarieta` e che incide su delicati profili del rapporto Governo-Parlamento e maggioranza-opposizione»; Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 18 maggio 2007
«provvedimenti eterogenei nei contenuti e frutto di un clima di concitazione e di vera e propria congestione sfuggono alla comprensione della opinione pubblica e rendono sempre più difficile il rapporto tra il cittadino e la legge. È doveroso ribadire oggi che è indispensabile porre termine a simili «prassi», specie quando si legifera su temi che riguardano diritti costituzionalmente garantiti e coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale. È in giuoco la qualità e sostenibilità del nostro modo di legiferare»; Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 15 luglio 2009
“L'inserimento nei decreti di disposizioni non strettamente attinenti ai loro contenuti, eterogenee e spesso prive dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza, elude il vaglio preventivo spettante al Presidente della Repubblica in sede di emanazione dei decreti legge. Inoltre l'eterogeneità e l'ampiezza delle materie non consentono a tutte le Commissioni competenti di svolgere l'esame referente richiesto dal primo comma dell'articolo 72 della Costituzione……. Si aggiunga che il frequente ricorso alla posizione della questione di fiducia realizza una ulteriore pesante compressione del ruolo del Parlamento.”; Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 22 febbraio 2011
“valutare l'ammissibilità degli emendamenti riferiti a decreti-legge, a criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalità, anche adottando - se ritenuto necessario - le opportune modifiche dei regolamenti parlamentari, al fine di non esporre disposizioni, anche quando non censurabili nel merito, al rischio di annullamento da parte della Corte costituzionale per ragioni esclusivamente procedimentali ma di indubbio rilievo istituzionale. Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 23 febbraio 2012
“Occorre riflettere su ciò che producono i numerosi decreti legislativi di tipo correttivo. Tutto ciò evidentemente pesa non poco su chi deve giudicare della legittimità costituzionale delle leggi: …nel 2010 non poche sentenze della Corte costituzionale si sono dovute riferire all’applicazione più o meno corretta dell’art. 76 della Costituzione,…..” Giorgio Napolitano, connferenza stampa di fine anno 2011
Oibò, mi viene un dubbio. Forse il Presidente della Repubblica presagiva già che vi sarebbe stato un decreto in cui tutti questi rilievi avrebbero potuto trovare spazio? A me pare proprio di si.
“Quindi, un provvedimento - ripeto - così voluminoso e complesso, quale quello oggi al nostro esame, poco si presta a valutazioni sintetiche e sembra piuttosto caratterizzarsi per l'eterogeneità e non di rado la frammentarietà dei contenuti”. Rolando Nannicini, relatore del decreto per la Camera dei Deputati nella sua relazione del 2 agosto 2012.
Questo decreto è la summa della incostituzionalità. E’ palese che ha contenuti eterogenei e frammentari. Ha subito modifiche pari a trenta pagine di emendamenti che lo hanno profondamente modificato rispetto a quando era stato emanato. Presenta una abberrazione costituzionale poiché si è inserito un intero decreto legge dentro un altro decreto legge. In più si è aggiunta la fiducia che, come dice il Presidente della Repubblica, quando fosse posta su decreti legge realizza una ulteriore pesante compressione del ruolo del Parlamento. Questa fiducia era del tutto inutile. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Giarda, in conferenza dei capigruppo dichiarò e ribadì che “il governo si riservava l’apposizione della questione di fiducia in relazione al numero degli emendamenti”. Ebbene le opposizioni hanno presentato in tutto tre emendamenti: dunque il Ministro ha sconfessato sé stesso. Capisco che discutere di esodati e spese militari per questa maggioranza sia tabù, salvo presentare emendamenti per l’aula sapendo che non sarebbero mai stati discussi. Ora non resta che appellarsi al Presidente della Repubblica affinchè egli riporti tutto al rispetto degli articoli 76 e 77 della Costituzione, qui palesemente violati. Se egli non ritenesse di dare seguito alle sue stesse parole, che ho in precedenza ricordato (scripta manent), pur ossequiando il ruolo che egli ricopre non potrei che rivolgere con pieno diritto le mie severe critiche alla persona che quel ruolo ricopre poiché delle due l’una: o il governo Monti prende per i fondelli il Presidente della Repubblica o il Presidente della Repubblica si fa prendere per i fondelli dal governo Monti. E nessuno si sogni di darci per questo degli eversivi o degli antiistituzionali. Anzi ci onoriamo di essere noi i guardiani di una Costituzione violata da chi primo dovrebbe osservarla e farla osservare.
Vengo al merito signor Presidente, per dire che noi avevamo contato molto sulla spending review e la proponevano da almeno tre anni perché riteniamo che l'intervento sulle spese inutili della pubblica amministrazione sia quanto di più necessario. Ma, mi permetta, signor Presidente, siamo di fronte ad un risultato assolutamente deludente perché qui dentro, più che di spending review, ancora una volta siamo in presenza di una logica di tagli lineari anziché quella di una revisione strutturale dei meccanismi che alimentano le spese. Addirittura ho sentito il relatore dire: siamo riusciti ad evitare l'aumento dell'IVA. No, forse il relatore si è sbagliato o forse non ha letto bene il provvedimento. L'aumento dell'IVA è spostato al 1o gennaio, non è che sia stato eliminato dall'orizzonte temporale che abbiamo di fronte. Anzi, si è fatta un'altra operazione assurda: io dico che un mio studente del primo anno non si sognerebbe mai di spezzare un aumento dell'IVA in due tranche, una dell'1,5 e una dello 0,5. Infatti, tutti sanno che quando c'è un aumento dell'IVA ci sono gli arrotondamenti, che portano sempre ad aumentare ulteriormente il prezzo finale del consumatore. Addirittura in questo caso lo spezziamo in due tranche con il risultato di ottenere due volte gli arrotondamenti a danno dei cittadini e favorendo così anche l'aumento dell'inflazione, oltre che una nuova ulteriore riduzione della capacità di spesa dei cittadini e quindi un effetto depressivo sull'economia.
L'aumento dell'IVA scatterà il 1o gennaio. Ma non solo permane la mannaia dell’Iva ma, come è emerso da uno studio della Confesercenti, ci sono in questo decreto ben 2 miliardi di tasse in più per 18 milioni di cittadini italiani, per la crescita delle addizionali dell'Irpef che colpiranno le Regioni in deficit sanitario Quindi una pressione fiscale che aumenta ancora e che farà aumentare la recessione. Vogliamo parlare dell’aumento delle tasse universitarie per i fuori corso?: in larga parte studenti-lavoratori, che dovrebbero essere aiutati e non taglieggiati!. Altro che crescita! Questa non è la spending review, che dovrebbe colpire le spese inutili e ce ne sono tante, a partire dai costi della politica che questo Governo non ha toccato. Anzi, a questo proposito, vi è stato un nuovo rinvio sulle province. Non ne verremo fuori, perché ogni volta che c'è un rinvio ci sarà sempre qualcuno che potrà fermare quel processo, tanto più che i rinvii portano - chissà perché - vicino al mese di dicembre e alla fine dell'anno quando poi ci sarà un decreto-legge, che si chiama «milleproroghe», dove tutto verrà prorogato di chissà quanto altro tempo. Quindi, ancora una volta, quando c'erano da tagliare i costi della politica il Governo si tira indietro. Le lobby, come si è visto in molti altri casi, qui all'interno hanno fatto sentire la loro voce e così in moltissimi casi vi è stata la marcia indietro del Governo. Anche persino sulle società in house, è diventata una possibilità: ma quando mai in Italia si farà una cosa quando da obbligata diventa possibile? C'è poi la questione del salvataggio del Monte dei Paschi. Facciamo pure i salvataggi. Ma perché non poniamo mai dei vincoli a chi chiede gli aiuti? Negli Stati Uniti e persino in Spagna hanno imposto una riduzione fortissima di tutte le indennità degli amministratori. Qui non se ne parla. Non si parla di nessun limite a indennità milionarie di personaggi che già hanno creato danni, che se ne vanno da una parte con buoneuscite milionarie e subito dopo rientrano dall’altra con nuove indennità milionarie. È una grande delusione perché contavamo molto su questo intervento, che fosse capace davvero di porre rimedio al problema delle spese inutili. Non vi è quasi nulla sui costi della politica, che in molti casi è la più inutile di tutte le spese. Ma, vi è molto poco anche per quanto riguarda l'intervento sulle spese inutili della pubblica amministrazione e degli enti locali, su enti che continuano a sopravvivere ad onta della loro inutilità, enti posti in liquidazione decine di anni fa. Vi è un elenco di almeno una trentina di enti fatto dal Presidente Prodi nel 2006 ma sono ancora tutti lì e mangiano ancora tutti i soldi dei contribuenti. Non è questa la spending review che il popolo italiano si attendeva. Per queste ragioni diremo no alla fiducia che chiedete.



