TI TROVI IN: Home Interna E ora chi fermerà SuperMario?
22
Jun
2012

E ora chi fermerà SuperMario?

Email Stampa PDF
Maurizio Zipponi
Per la seconda volta nel giro di pochi mesi Mario Monti annuncia di volersi presentare a un consesso internazionale con uno scalpo fresco da portare in dono, a riprova delle sue doti di cacciatore di teste.
La volta scorsa fu la controriforma delle pensioni e l’offerta non portò fortuna al destinatario, l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy. Stavolta è la cancellazione dell’art. 18, e speriamo che il dono sia tanto di buon augurio quanto lo furono le pensioni per l’ex presidente francese.
Monti vuol affrettare i tempi per la cancellazione dell’art. 18 perché non ha nient’altro da mettere sul tavolo. Nessun risultato concreto da squadernare. Nessun successo da vantare e rivendicare. Sul decreto sviluppo del ministro Passera è stato, per una volta, definitivo (incredibile ma vero) Angelino Alfano: 80 miliardi nominali di cui uno reale. Un miliardo lo caccia il governo e gli altri sono tutti nel forziere dei sogni e delle auree speranze.
Per gli investitori stranieri il nostro Paese era ad appetibilità zero prima dell’insediamento di questo governo e tale è rimasto dopo il loro inutile intervento. Infrastrutture zero (sempre che non si voglia prendere sul serio la battuta di Passera sull’imminente conclusione della Salerno-Reggio Calabria). Lotta alla corruzione zero, anzi sottozero perché ove passasse il ddl del governo, con la cancellazione della concussione per induzione, la vita degli imprenditori onesti diventerebbe se possibile ancora più difficile. Investimenti e incentivi di qualsiasi sorta, a partire dalla diminuzione delle tasse che portano alle stelle il costo del lavoro, nemmeno a parlarne.
L’unica carta che Mario Monti può presentare agli investitori è un mercato del lavoro spogliato di ogni diritto. Si tratta però di una scartina priva di qualsivoglia appeal dal momento che dal punto di vista di un mercato del lavoro sempre più simile a quello degli schiavi la concorrenza globale è imbattibile.
La logica insomma è quella machiavellica, in base alla quale quando non si è in grado di risolvere un problema la cosa migliore è inventarne un altro per distogliere l’attenzione.
Purtroppo l’invenzione di una inesistente necessità di aumentare la flessibilità in uscita sul mercato del lavoro è destinata ad avere effetti devastanti non solo per i lavoratori, che potranno essere licenziati a piacimento, ma per le stesse imprese, per le quali oltretutto, essendo nella stragrande maggioranza al di sotto dei 15 dipendenti, non cambierà assolutamente nulla.
Il prezzo di questo intervento, del tutto inutile sia dal punto di vista della lotta alla disoccupazione che da quello degli investimenti esteri, sarà infatti la rinuncia definitiva a varare quegli interventi che sarebbero effettivamente necessari e che l’Italia dei Valori ha puntualmente segnalato, indicando per ogni voce la possibilità di reperire i fondi necessari senza aggravare ulteriormente il debito pubblico: contrasto della corruzione, semplificazione reale ed eliminazione delle pastoie burocratiche che rendono un calvario ogni investimento, defiscalizzazione per le imprese che scelgono di restare in Italia invece di delocalizzare e in particolare per quelle che assumono a tempo indeterminato, avvio di liberalizzazioni serie al posto della burletta ammannita qualche mese fa dal governo Monti.
Il dato peggiore e dalle conseguenze potenzialmente più nefaste è che per questa via si reprimono e si deprimono le spinte e l’orgoglio di un popolo che avrebbe tutta l’energia, la capacità e la possibilità di trarre il Paese fuori dalla crisi in cui si è avvitato e sempre più si avvita.
Per farcela, però, sarebbe necessario, e probabilmente anche sufficiente, smettere di considerare il lavoro come un problema e come il responsabile principale della crisi e individuarlo invece come la sola risorsa in grado di portare l’Italia fuori dalla tempesta in cui rischia di affondare.
Certo, in questo caso, non ci si potrebbe più presentare da Angela Merkel con lo scalpo degli esodati o con quello dei lavoratori finalmente licenziabili bene in vista. In compenso si potrebbero far pesare i risultati reali sul fronte dello sviluppo, della crescita e dell’occupazione.


Pubblicato sul settimanale Gli Altri del 22 giugno 2012


 

Congresso Straordinario


Il congresso si aprirà venerdì 28 giugno, dalle ore 14.00 c/o Centro Congressi Roma Eventi – Piazza di Spagna (Via Alibert, 5)  e proseguirà nelle giornate del 29 e 30 giugno.

Le operazioni di voto si svolgeranno on-line dalle ore 8.00 alle ore 13.00 del 30 giugno p.v.

Clicca per maggiori informazioni