Lunedi, 21 Maggio 2012

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Plebiscito a Palermo, Orlando nuovo sindaco

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La redazione IDV

Ore 17:40 - Leoluca Orlando è il nuovo sindaco di Palermo. "Vorrei chiarire che oggi non c'è nessun motivo per esultare, perché in questo momento c'è un funerale a Brindisi. Per questo come annunciato non faremo nessuna festa per rispetto alle vittime della strage nella scuola della città pugliese e per il sisma che ha duramente colpito l'Emilia Romagna".
Queste le prime dichiarazioni di Leoluca Orlando eletto, con quasi il 73% dei voti, nuovo sindaco di Palermo. Un vero plebiscito per l'esponente IdV che torna a sedere per la quarta volta in 27 anni sulla poltrona più prestigiosa di palazzo delle Aquile.
"Palermo - ha detto ancora Orlando - deve ora trovare in se stessa le ragioni per riprendersi. Noi - ha sottolineato - questa battaglia la combatteremo e credo che la vinceremo".
Quanto accaduto nel capoluogo siciliano va letto in una chiave più ampia: "Il risultato di Palermo fa nascere la terza Repubblica - chiarisce il nuovo sindaco della città - e manda un messaggio chiaro al sistema dei partiti e al governo nazionale". (Leggi l'intervento completo).

Un successo completo, quello di Orlando e dell'IdV, considerando che, con la nuova legge elettorale siciliana, Italia dei valori avrà 30 consiglieri su 50 al Comune di Palermo: il  60% dell'intera assemblea di Sala delle Lapidi, percentuale assegnata con il premio di maggioranza alle liste (in questo caso è una, visto che l'altra, Fds-Verdi, non ha superato il quorum del 5%) che sostengono il candidato a sindaco risultato vincitore.

Ore 16:45 - Orlando è il nuovo sindaco di Palermo. Ormai manca solo l'ufficialità, visto che sono state scrutinate 595 sezioni su 600: Leoluca Orlando è accreditato del 72,4%  dei voti.

Ore 16:40 - Con vittoria Orlano, più certe dimissioni Lombardo. "Dopo la vittoria di Orlando credo di più ora alle dimissioni annunciate da Lombardo. Del governatore non mi fido, ma il segnale che viene da Palermo mi induce in questo senso a essere più ottimista, anche in relazione al comportamento dei suoi alleati e del Pd". Lo ha detto il segretario provinciale di Idv Pippo Russo.

Ore 16:30 - Orlando verso il trionfo. Cresce ancora il consenso di Leoluca Orlando. Le ultime proiezioni Rai lo danno al 73%, contro il 27% del suo avversario, Fabrizio Ferrandelli.

Ore 16:27 - Nessuna festa  per vittoria Orlando. Se Leoluca Orlando vincerà il ballottaggio con Fabrizio Ferrandelli per la scelta del sindaco di Palermo non ci sarà alcuna festa in piazza. La decisione, spiega lo staff di Orlando, è stata presa per rispetto delle vittime del terremoto in Emilia Romagna e di Melissa Bassi, uccisa nella strage alla scuola di Brindisi.

Ore 16:18 - Giambrone: Palermo ha voglia di cambiare.  "Palermo ha con grande chiarezza espresso la sua voglia di cambiare e voltare pagina. I palermitani hanno assegnato la guida della città a chi ha competenza e professionalità, a chi ha dimostrato già in passato di saperlo fare. Insomma la città ha dimostrato con questo voto di voler voltare pagina e mettere una pietra tombale su quanto è accaduto negli ultimi dieci anni". A dirlo è Fabio Giambrone, coordinatore regionale di Idv in Sicilia, commentando i primi dati sulle amministrative del capoluogo siciliano, che danno una schiacciante vittoria di Leoluca Orlando su Fabrizio Ferrandelli.

Ore 16:05 - A Palermo Orlando allunga. Le ultime proiezioni Rai, danno Leoluca Orlando al 72%. Fabrizio Ferrandelli al 28. A Parma è sempre avanti Federico Pizzarotti (M5 stelle) con il 59,3%. Vincenzo Bernazzoli del centrosinistra è al 40,7. A Genova Marco Doria (centrosinistra) è al 61,2%. Enrico Musso (Terzo polo) al 38,8.

Ore 15:45 - Orlando cresce ancora. A Palermo si profila una grande vittoria per Leoluca Orlando. Secondo l'Istituto Piepoli, infatti, il dato del candidato sindaco dell'Italia dei valori sarebbe salito al 70,4%. 

Ore 15:30 - Orlando avanti a Palermo. Secondo i primi dati diffusi dall'Istituto Piepoli, Leoluca Orlando, candidati sindaco dell'IdV, avrebbe ottenuto il 70,1% dei voti. Ferrandelli il 29,9%. A Genova Doria, per il centrosinistra, sarebbe al 60,8%. Il suo avversario, Musso 39,2%. A Parma sembra profilarsi il successo di Pizzarotti del Movimento 5 stelle (60,1). Il candidato del centrosinistra, Bernazzoli sarebbe invece fermo al 39,9%.  

Ore 15:10 - affluenza in calo. Secondo i primi dati sull'affluenza diffusi da Sky a Genova è andato al voto il 48% degli aventi diritto. A Parma il 60. A Palermo il 41%

Ore 15 - seggi chiusi. I giochi sono fatti. Si sono chiuse alle 15 le urne per i ballottaggi in oltre cento comuni italiani dove si è votato per l'elezione dei sindaci. A breve i primi risultati. Segui con noi la diretta da Palermo dove Leoluca Orlando corre per la poltrona di Primo cittadino.   

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Italia al voto per i ballottaggi, in un generale clima di tristezza per la strage di sabato in una scuola di Brindisi e per il sisma che ha colpito l'Emilia Romagna.

Le urne, aperte da domenica alle 8, si chiuderanno oggi alle 15. Sono oltre quattro milioni gli aventi diritto, chiamati ai seggi in più di cento Comuni nei quali il Sindaco non è stato eletto nella prima tornata elettorale di due settimane fa.
Tra i confronti più importanti, Palermo, Genova, L'Aquila e Parma. 19 i comuni capoluogo di provincia dove si vota.

A catalizzare l'attenzione è soprattutto la sfida per palazzo delle Aquile a Palermo, tra Leoluca Orlando, che ha votato domenica mattina al seggio di via Filippo Parlatore 56, presso la scuola elementare Manzoni, e Fabrizio Ferrandelli.
Favorito Orlando, che al primo turno ha raccolto quasi il 50% dei voti dei suoi concittadini. Il candidato sindaco dell'Italia dei Valori, è già stato Primo cittadino della città 20 anni fa, durante uno dei periodi più floridi del capoluogo siciliano; proprio per questo ricordato come la 'Primavera di Palermo'.

La percentuale di affluenza alle urne dei ballottaggi alle ore 12 di ieri nei Comuni italiani chiamati al voto è stata del 10,33%. Un dato in calo rispetto alle precedenti votazioni, quando alla stessa ora aveva votato il 12,76% degli aventi diritto.

E' andata anche peggio con l'ultima rilevazione di ieri sera, che ha evidenziato un calo verticale dell'affluenza alle urne. Alle ore 22 di domenica, infatti, la percentuale dei votanti si è fermata al 36,2%, contro il 47,6% del primo turno. La prima giornata di voto è stata dunque caratterizzata da una flessione fortissima, che a Palermo ha superato i 18 punti percentuali (dal 46,8% di due settimane fa al 28,5% di oggi).

Lavoro e alleanze, l’IdV guarda avanti

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La redazione IDV
Un salto di qualità del partito a 360 gradi. Con un'attenzione particolare ai temi del lavoro. E' quanto annunciato dal presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, nella conferenza stampa che si è svolta questa mattina a Montecitorio e alla quale hanno partecipato anche il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi e il responsabile della consulta giuridica della Cgil, prof. Piergiovanni Alleva.

In questo quadro Di Pietro ha presentato il think thank dell'Idv. Un laboratorio che permetta al partito di andare oltre, lasciandosi alle spalle, ad esempio, le candidature 'dubbie'. "Stiamo cercando anche noi - ha dichiarato il leader IdV -, con senso di responsabilità di passare a un livello qualitativo che vada oltre i Razzi e gli Scilipoti di turno e si rivolga a persone che sanno quel che fanno".

Del progetto, che sarà intitolato all''Articolo 1' della Costituzione, farà parte anche il giurista Pier Giovanni Alleva, il capo della consulta giuridica della Cgil, organismo di cui si avvale il Sindacato, composto da 40 giuslavoristi.

"Vogliamo passare a una fase della legislazione sul lavoro che prenda il meglio delle esperienze professionali italiane - ha sottolineato Maurizio Zipponi -. Noi vogliamo governare il Paese con persone perbene, competenti, che sanno di quello che parlano".

Il primo atto del gruppo di lavoro - che si avvarrà anche della collaborazione di Sandra Raffi, avvocato e ricercatore universitario di Diritto del Lavoro presso la facoltà di Giurisprudenza dell’università degli studi di Milano e di Bruno Balletti, già consigliere presso le sezioni unite della Corte di Cassazione e Presidente di sezione della Suprema Corte, oltre che autore di numerosi testi sul diritto del lavoro -, sarà una sorta di 'codice', con norme che vanno nella direzione della stabilizzazione dei contratti e della democrazia sindacale. Il pacchetto, ha annunciato Di Pietro, "sarà presentato all'assemblea di Vasto. Lì i miei colleghi (Bersani e Vendola, ndr) se vogliono fare un governo insieme, sono invitati a fare una nuova foto".

Nello specifico è stata presentata la proposta di legge idv riguardante 'Norme in materia di rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro, rappresentatività delle organizzazioni sindacali ed efficacia dei contratti collettivi di lavoro'; si è inoltre parlato della necessità di superare il ddl Fornero sul lavoro, giudicato come il "via libera ai licenziamenti facili", e di esodati. Qui l'IdV propone di modificare il comma 2-ter dell'articolo 6 del 'decreto milleproroghe', per evitare che migliaia di lavoratori si ritrovino senza lavoro e senza pensione.

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Convenzione di Lanzarote. Ok IdV a legge

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La redazione IDV
"Abbiamo dovuto urlare per segnalare l'enorme errore commesso: per i reati di pedofilia (insomma, reati sessuali con minorenni o prostituzione minorile), anche se il colpevole fosse condannato ad una pena superiore a cinque anni, conseguirebbe non l'interdizione perpetua, come per tutti i reati, bensì  l'interdizione massima di cinque anni. Insomma per i reati più odiosi, un trattamento di favore".
Lo ha detto il responsabile Giustizia dell'Italia dei Valori, Luigi Li Gotti, commentando il sì dell'Idv alla legge di recepimento della convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale.
"Alla fine il Governo e tutti i gruppi hanno condiviso la critica urlata, per cui il testo verrà inquadrato nella normativa generale prevista dal codice: chi fosse condannato ad una pena superiore a cinque anni, sarà interdetto per sempre dai pubblici uffici. Tutti, anche se dovesse chiamarsi Silvio Berlusconi. Il riferimento - conclude il senatore Li Gotti - non è casuale, perché a pensar male, spesso ci si prende".

Soddisfatta anche Giuliana Carlino, Capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione per l'Infanzia e l'Adolescenza che sottolinea:"Durante la discussione della ratifica della convenzione di Lanzarote sui minori, sono riuscita a far recepire dal governo anche un ordine del giorno in cui lo stesso esecutivo si impegna a provvedere nel più breve tempo possibile alla firma della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica". Lo ha detto la capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione per l'Infanzia e l'Adolescenza, Giuliana Carlino.
"Le due convenzioni - rimarca Carlino - sono strettamente collegate in quanto in entrambi i casi la violenza costituisce, oltre che un delitto gravissimo, una forma di discriminazione e una violazione dei diritti umani che ostacola o rende impossibile il godimento di altri diritti. Inoltre, la ratifica della Convenzione di Lanzarote va a modificare gli stessi articoli del codice penale, sui reati di violenza sessuale e  di maltrattamenti contro familiari e conviventi, che fanno parte del quadro giuridico di protezione delle donne dalla violenza. La rapida attuazione della ratifica di entrambe le convenzioni sarebbe finalmente una risposta concreta a due emergenze sociali, gli abusi contro i minori e gli adolescenti e la violenza contro le donne, che - conclude Carlino - le istituzioni non possono ricordare soltanto nei giorni di celebrazioni nazionali".

I tecnici alla prova del web, ma è tutta una finta

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La redazione IDV
E' sin troppo facile ironizzare sul governo dei tecnici che, per fare il loro lavoro, non trovano di meglio che rivolgersi ad altri supertecnici commissariando se stesso. E' impossibile, di fronte ai nomi dei “commissari” in questione, Enrico Bondi e Giuliano Amato, evitare l'inquietante sensazione di un ritorno al passato, previa amputazione di quanto di buono quel passato poteva offrire: un balzo all'indietro verso la prima repubblica, però senza i Moro, i Nenni e i Berlinguer.

Ma oltre l'ironia e oltre l'indignazione occorre chiedersi cosa questo surreale passaggio riveli della situazione in cui si trova il nostro Paese e dello stato dell'arte del governo Monti.

A cinque mesi dal suo insediamento d'autorità, l'esecutivo dei tecnici ha svolto il “lavoro sporco” per cui era stato chiamato. Ha operato per la prima volta una sorta di licenziamento preventivo di massa, impedendo, tramite il blocco dei pensionamenti, l'accesso al lavoro di circa 800mila giovani dal 2012 al 2014 nel momento più grave della crisi economica. Ha introdotto il licenziamento facile, una controriforma i cui esiziali effetti si dispiegheranno solo nei prossimi anni così come ha ridotto con l'ASPI (Assicurazione sociale per l'impiego) le protezioni sociali da 36 mesi a 12 mesi mentre ha lasciato inalterata le 42 forme di precariato per i giovani.

A questo punto il governo, per propria dichiarazione, dovrebbe passare alla “fase due” del suo progetto e provare a rilanciare crescita, sviluppo, produzione manifatturiera e occupazione. Dovrebbe confrontarsi a muso duro con la prima industria italiana, la Fiat, e puntare i piedi per impedire che si ricollochi all'estero a spese non sue ma dello Stato italiano: invece Monti volta gli occhi dall'altra parte quando Marchionne gli porta in visione e lo invita a provare la nuova ammiraglia Lancia, un'auto costruita tutta fuori dall'Italia cioè in Canada. Dovrebbe puntare sulla banda larga ovunque, costruire le infrastrutture necessarie, defiscalizzare le aziende che investono in Italia in modo che il lavoro smetta di costare alle aziende il doppio di quanto finisce nelle tasche dei lavoratori.

Su questa strada, però, il governo non ha mosso un passo e non lo farà neppure in futuro, esattamente come non ha fatto nulla in materia di liberalizzazioni e non ha affrontato nemmeno con l'ombra della necessaria determinazione gli sprechi immensi che gravano sulla spesa pubblica. Il governo Monti non ha fatto e non farà nulla su nessuno di questi fronti nevralgici per diversi motivi, non ultimo dei quali il fatto che la sua finta e furbesca maggioranza non glielo permetterebbe.

Chiunque abbia anche solo un minimo d'esperienza in materia di trattative sindacali sa bene cosa si fa quando ci si trova in un vicolo cieco di questo genere: si convoca una commissione tecnica, il cui compito non è analizzare il problema per risolverlo ma rinviarne all'infinito la risoluzione. E' precisamente quel che ha fatto il governo italiano nominando, ad onta del ridicolo, i suoi bravi commissari tecnici.

I quali, a loro volta, hanno immediatamente proceduto a una mossa tanto inutile quanto demagogica, invitando i cittadini a inondarli di e-mail per segnalare gli sprechi sparsi su e giù per la penisola. Che si tratti di una pura e cinica presa in giro è palese. Se volesse davvero colpire gli sprechi, il governo avrebbe solo l'imbarazzo della scelta senza bisogno di chiedere lumi ai cittadini: basterebbe iniziare da quella abolizione delle Province promessa, annunciata solennemente e poi rimessa nel cassetto o dalle 64mila auto blu. Lanciare un simile “sondaggio” di massa senza prima aver predisposto un piano per vagliare e verificare le denunce, gerarchizzarle e definire gli interventi prioritari significa semplicemente non avere nessunissima intenzione di dare seguito concreto alle denunce.

In compenso, però, i cittadini hanno così la possibilità di sfogarsi sul web. L'uso della Rete proposto da Enrico Bondi è a conti fatti uguale e opposto a quello di Beppe Grillo. In entrambi i casi la Rete viene adoperata come veicolo di sfogo, offrendo la possibilità o di sacramentare contro il governo oppure di avere con il governo stesso un illusorio “filo diretto”.

L'uno e l'altro modello, sostanzialmente identici, negano la possibilità di partecipazione diretta che il web offre. Sono pertanto opposti all'utilizzo che della Rete vuol fare Italia dei Valori, che intende centrare proprio sul web, inteso come veicolo di partecipazione diretta, il proprio assetto, la propria struttura e il proprio modello innovativo di partito orizzontale e “a rete”. Per l’Italia dei Valori l’efficacia della rete esiste quando genera cambiamento sia nelle facce che nelle proposte politiche, ed oggi la discontinuità per governare è rappresentata dal progetto dell’Italia dei Valori.

Quello del governo è però un gioco pericoloso. A differenza che degli altri mezzi di comunicazione, il web è rapidissimo nello scoprire gli inganni. Ed è spietato nel non perdonarli.

Pubblicato sul settimanale Gli Altri di venerdì 11 maggio 2012

La politica si assuma le sue responsabilità

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La redazione IDV
“Abbiamo davvero bisogno di augurarci una buona giornata perché di questi tempi il Paese soffre davvero molto”. Così Antonio Di Pietro, ospite questa mattina a TgCom24, parla della difficile situazione italiana. “Oggi se ne sono resi conto in tanti – dice parlando dell’azione del governo Monti -, noi dell’Italia dei Valori l'avevamo deciso fin dal primo momento che affidarci ai tecnici voleva dire affidarci solo alla matematica, al far quadrare i conti senza curarsi di chi li paga, mi pare che i fatti ci stiano dando ragione”.
Del resto “l'Italia è la prova provata che affidarsi ai tecnici non produce risultati positivi: il debito e la disoccupazione sono aumentati, le ditte chiudono più di prima, lo spread è aumentato, i suicidi si moltiplicano. Il tecnico tiene buoni i banchieri e la finanza ma non serve a niente ai cittadini. Lo Stato deve servire tutti i cittadini, non solo l'elite”.

Gli italiani si aspettano dai politici fatti concreti, sono stanchi delle solite chiacchiere. “Si deve ripartire dando il buon esempio - sottolinea il leader IdV -. Nel momento in cui si chiedono sacrifici dobbiamo farli anche noi a Palazzo. Il finanziamento pubblico dei partiti è diventato una tangente legalizzata, va regolamentata, il rimborso deve essere su spese sostenute non sul diamante in Tanzania”.
L’Italia dei Valori si sta battendo per una legge che faccia chiarezza ed elimini i privilegi. “Il testo attualmente alla camera è indubbiamente migliorativo rispetto alla legge attuale. Noi – ricorda Di Pietro - abbiamo chiesto che i vari testi siano discussi tutti insieme, perché ne abbiamo presentato uno firmato da 200mila cittadini italiani. Se parliamo di democrazia, è fondamentale partire da quel testo. Chiedo quindi al presidente della camera di mettere in discussione anche il testo firmato dagli italiani e non solo dal parlamentare pinco pallo.  Rispetto alla legge attuale anche la proposta degli altri partiti è comunque da votare, una riduzione sarebbe già positiva, ma la nostra  proposta è che in questo momento dovremmo e potremmo farne a meno del tutto. Per quanto ci riguarda - conferma Di Pietro -, la rata di giugno, l'ultima delle politiche del 2008, anche se la ridurranno solo del 50%, la restituiremo al ministro Fornero perché aiuti gli esodati e i disperati”.

La situazione italiana è difficile ma la soluzione non è nelle mani dei tecnici di Monti. E’ urgente ridare la parola agli elettori. Di Pietro ribadisce la posizione del partito: “Prima si va alle urne e meglio è per il Paese, perché il cittadino italiano possa finalmente decidere se affidarsi ai tecnici, che stanno prendendo i soldi solo ai più deboli, o a un governo politico che si prenda le sue responsabilità. Ieri Napolitano ha detto che bisogna assolutamente fare una nuova legge elettorale. La nostra proposta è molto semplice: prima del voto, i cittadini devono sapere su quale programma, coalizione e leadership stanno dando il voto. Adesso invece si vota al buio. E poi - sottolinea il presidente IdV - si deve stabilire per legge che i condannati non devono più essere candidati, e coloro che sono eletti non possono più svolgere altre attività: non possono fare il parlamentare di mattina e l'avvocato di pomeriggio, sennò i cittadini non possono sapere se le leggi che vengono fatte sono di interesse di tutti o solo di qualcuno”.

Uno sguardo alla situazione nel Vecchio continente. Conforta “l'aria di primavera che si respira in Francia, ma anche in Germania, con le ultime votazioni, e spero si sentirà anche in Italia nel 2013. Cioè quella di un'Europa a misura di cittadino e meno a misura di banchieri e burocrati, è il futuro di una umanità e di un territorio più vivibili. C'è bisogno di rilanciare una maggiore uguaglianza e una maggiore dignità sociale - spiega Di Pietro -, perché non solo in Italia ma anche in Europa stiamo scontando anni di un sistema finanziario basato sulla legge della giungla e sulla speculazione.
Dalle nostre urne - ricorda - è uscito un segnale importante: il non voto o il voto di protesta mandano un messaggio chiaro, che o si cambia squadra e programma, o il cittadino cambia strada. E sceglie o il voto di protesta o l'azione clamorosa, come abbiamo visto anche con alcune azioni violente, che - precisa Di Pietro - non devono essere condivise né giustificate, ma curate con interventi politici e normativi di equità”.

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