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La redazione IDV

Il Governo Letta appeso al filo delle elezioni tedesche

di Maurizio Zipponi

Le sorti del governo Letta dipendono dalle elezioni. Quelle tedesche, non quelle italiane. Per fare anche solo una parte delle cose che ha promesso nel discorso alle camere, il presidente del consiglio ha bisogno che l’Europa accetti di allentare i vincoli del patto di stabilità, sottraendo le spese per innovazione, ricerca e progettazione, grandi infrastrutture e sviluppo del Mezzogiorno, dal calcolo del rapporto deficit/pil. Però perché l’Europa dia una risposta su questa richiesta, senza la quale il governo italiano non ha alcuna possibilità di intervento, bisognerà aspettare che la Germania prenda una posizione chiara, e ciò avverrà solo dopo le elezioni d’autunno. Sino a quel momento Letta sarà costretto a traccheggiare, rinviare e navigare sotto costa. Come del resto sta già facendo. Il punto dolente è che le condizioni della nostra economia reale richiedono invece tempi molto più rapidi, ed è questa la vera difficoltà in cui si dibatte e continuerà a dibattersi il governo. In primo luogo, infatti, le aziende in maggiore difficoltà sono quelle che più hanno investito in innovazione (cioè si sono indebitate col sistema bancario), dunque le più preziose in una prospettiva strategica, e che ora avrebbero bisogno come dell’aria e dell’acqua di una tempestiva riapertura del credito. In secondo luogo, le aziende che costituiscono i nostri principali asset strategici sul piano dell’innovazione, prima fra tutte il settore civile di Finmeccanica (energia, rinnovabili, treni, metropolitane, ecc…), sono esposte al massimo rischio di acquisizione da parte delle aziende estere concorrenti, in particolare Ansaldo Energia di Genova da parte della tedesca Siemens che la trasformerebbe in un reparto decentrato della casa madre tedesca, distruggendo il patrimonio ingegneristico e di progettazione che oggi ha Ansaldo, azienda che tuttora guadagna fior di soldi. Le acquisizioni non sono certo per spirito altruista ma perché hanno tutto l’interesse ad accaparrarsi ora che è possibile la tecnologia italiana, il mercato italiano, il saper fare dei nostri migliori tecnici. Il crollo delle aziende che più hanno investito nell’innovazione e la svendita degli asset strategici civili equivarrebbe a smantellare i motori che possono permettere all’Italia di agganciare la ripresa se e quando, appunto dopo il voto in Germania, sarà sciolto il nodo dei vincoli di bilancio. In questa oggettivamente difficile situazione, il governo può fare comunque alcune cose. La prima è bloccare subito il piano industriale di Finmeccanica che prevede, con evidente tendenza suicida, proprio la vendita delle sue aziende più all’avanguardia, tra cui STS, Ansaldo Energia e Ansaldo Breda. La seconda è smettere di scommettere sul settore della difesa statunitense, come è stato fatto finora nonostante i ripetuti insuccessi, cedendo quella azienda, puntando invece, da subito, sul settore civile, che è quello nel presente più redditizio e in prospettiva di più vitale importanza. I tempi della Germania sono quelli che sono. Ma limitandosi ad aspettarli mettendo in fila una serie di dichiarazioni vuote e di falsi movimenti per l’Italia sarebbe come condannarsi a morte.

Pubblicato sul settimanale Gli Altri del 17 maggio 2013
 
Maurizio Zipponi

Basta alchimie tra i gruppi, la politica torni nella società

di Maurizio Zipponi

Lo spettacolo della politica a cui stiamo assistendo, la sua fine indecorosa, la totale assenza di spazi autentici per un progresso verso quella pulizia e quella modernità di cui questo Paese ha disperatamente bisogno, ci chiama oggi ad una radicalità delle scelte.

Ciò che sta accadendo è la fine della sinistra italiana così come l’abbiamo conosciuta in tutte le sue forme e aggregazioni. Gli errori commessi dal Pd negli ultimi anni – dall'aver concesso più di un mese a Berlusconi a fine 2010 quando Fini lo mollò, dandogli il tempo di comprare i voti parlamentari, dall'aver votato il governo Monti nel 2011 invece di andare, con un filo di coraggio, direttamente alle elezioni,

   
La redazione IDV

Governo. Programma condivisibile, ma poco realistico

“Le dichiarazioni programmatiche del presidente del Consiglio Letta appaiono condivisibili ma poco realistiche, poiché nulla ha detto su dove reperirà le risorse necessarie per il suo ambizioso programma.
   
La redazione IDV

Letta scioglie la riserva. Di Pietro: Berlusconi si è assicurato l'impunità

Il ministro incaricato Enrico Letta scioglie la riserva e rende nota la lista dei ministri che formeranno il suo governo che giurerà domenica alle 11,30. Non poche le sorprese: Saccomanni all’Economia, Bonino agli Esteri, Cancellieri alla Giustizia, Zanonato allo Sviluppo economico, Bray ai Beni culturali.
   
La redazione IDV

Napolitano è conseguenza dello sfacelo politico

"L’Esecutivo nazionale dell'Italia dei Valori ribadisce, con specifico riferimento alle ultime vicende politiche conclusesi con la rielezione a Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano, che essa è conseguenza dello sfacelo  politico e del degrado civile a cui il Paese è stato condotto dal governo tecnico e dalle sue disastrose misure.