Ilva, Messina: cosi le cose finiranno male

E’ chiarissimo che cosi le cose finiranno male, molto male per l’ambiente e la salute dei cittadini di Taranto, per i 20mila lavoratori tra diretti e indotto, per l’industria manifatturiera italiana che è la seconda d’Europa. Lo scenario di oggi con le proposte note è quello di una lunga agonia come fu per le acciaierie di Bagnoli, senza  gli stessi ammortizzatori sociali. Da oggi al 2023 assisteremo al doppio dramma: industriale e sociale. Industriale con l’acuirsi della crisi del prodotto, il peggioramento dell’impatto ambientale e un disastro occupazionale per il Sud mai visto prima. Sociale perché i commissari non avranno i soldi per pagare gli stipendi a 4000 persone che rimarrebbero a loro carico fino al 2023, non avranno i soldi per completare gli investimenti sulle bonifiche ambientali mentre gli attuali potenziali imprenditori indiani avranno il nostro mercato e occuperanno molti meno lavoratori di quelli promessi. Serve uno scatto del Ministero dello Sviluppo Economico. È indispensabile dichiarare strategica per l’Italia questa azienda e con il rigore dei migliori economisti liberali decidere l’intervento dello Stato per il risanamento, riposizionando poi l’Ilva sul mercato. Saremmo capiti dagli industriali, dai lavoratori di Taranto e di Genova, dalle istituzioni locali che rischiano a loro volta di essere travolte dal dramma annunciato e dai cittadini che ogni giorno ci rimettono la salute. Insomma Taranto e Genova debbono e possono diventare due eccellenze industriali italiane senza diventare il vaso di coccio nello scontro tra grandi multinazionali se il governo cambia marcia sulla difesa del patrimonio industriale strategico”.

Cosi’ Ignazio Messina, segretario nazionale dell’Idv esprimendo la solidarietà ai lavoratori in corteo .