Il reportage dall'Aquila a due anni dal terremoto che il 6 aprile 2009, alle ore 3:32 distrusse il capoluogo abruzzese e molti centri dell'hinterland, e provocò la morte di 309 persone, tra le quali molti ragazzi che in quel momento si trovavano nella casa dello studente.
E', anche, la storia di una ricostruzione mancata, e del più grande spot pubblicitario di Berlusconi e del suo governo. La storia di una città ferita da un evento naturale e tenuta in agonia dalla volontà di una classe politica che mira a trarre il massimo ritorno d'immagine dalle sofferenze di un'intera comunità, e il più alto profitto economico, per se e i soliti amici, da quello che al momento è il più grande cantiere aperto d'Europa.
E', anche, la storia di centinaia di donne e uomini che chiedono giustizia: mamme, padri, sorelle e fratelli che hanno perso i propri cari, a l'Aquila come a Viareggio, a Livorno come a Torino, e non accettano di condannarli ad un oblio senza ragione.
E', anche, la storia di migliaia di vite spostate, separate, sospese tra una sistemazione provvisoria e l'attesa di tornare ai perduti colori. L'attesa di riappropriarsi di quei luoghi dell'anima che sono la propria casa, la propria strada, la propria città. L'Aquila.
Danilo Sinibaldi
































