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14
Mar
2012

Fermiamo la piaga del gioco d'azzardo

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La redazione IDV
Il vizio del gioco in Italia è a livello di guardia. Una piaga che coinvolge persone di ogni età e, sempre più spesso, giovani, anche minorenni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità descrive il gioco d’azzardo compulsivo come una forma morbosa chiaramente identificata e assimilabile ad un’autentica malattia sociale. Nel nostro Paese il fenomeno è in pericoloso aumento e cresce esponenzialmente con le difficoltà delle famiglie: spesso è causa di vere e proprie tragedie. Si tratta di un business che produce una pericolosa dipendenza (al pari delle droghe, dell’alcool e del tabacco) che colpisce le persone più fragili e più povere, in genere quelle meno scolarizzate che, attraverso il gioco, cercano la realizzazione di un sogno.

La storia del gioco d'azzardo inizia in Italia nel 1999, quando Massimo D'Alema è presidente del Consiglio. E' nel 2000 che un decreto legge permette l'attività dei Bingo. Vincenzo Scotti, ex Dc e più volte ministro, fonda con Luciano Consoli, vicino a D'Alema, "Formula Bingo". La società si occupa di consulenza per l'apertura delle sale. Grazie all'alleanza con la spagnola Codère, Scotti - che è anche presidente di Ascob, l'associazione dei concessionari - si accaparra 214 delle 420 concessioni disponibili per il Bingo. In Senato, il politico preme per abolire le tombole nei circoli e introdurre slot e videopoker.

In breve, si legalizza un sistema che affida ai concessionari la gestione dei giochi (macchinette, scommesse, lotterie). In sostanza, i concessionari sono esattori per conto dello Stato: raccolgono le giocate, controllate dalla centrale informatica Sogei, trattengono il loro utile e versano il dovuto nelle casse pubbliche. La febbre da gioco aumenta, i Bingo si popolano, le sale slot spuntano come funghi.

Delle interviste, alcune delle quali realizzate con telecamera nascosta, mostrano come l'azzardo rovini le esistenze.

Le cifre del gioco sono indicative: oggi su 70-80 miliardi di euro, una cinquantina tornano in vincite e lo Stato ne prende 8. Il resto lo dividono dieci concessionari privati, che ottengono proroghe senza bandi pubblici. I concessionari del gioco versano cifre ai partiti e investono in pubblicità televisiva, soprattutto sulle reti Mediaset. Della grande torta è partecipe anche la criminalità organizzata, che ricicla denaro e distribuisce macchinette truccate.

Lo Stato sanziona i concessionari per 58 miliardi di euro: i dati non arrivano alla Sogei, il collegamento è staccato. La multa viene ridotta a 800 milioni. La Corte dei Conti, però, condanna l'ex direttore dei Monopoli Giorgio Tino e l'attuale dirigente della sezione "Giochi", Antonio Tagliaferri, a rifondere, rispettivamente, 6 e 2,5 milioni di euro. Ci sono raggiri.

La questione giochi è complessa, un ex dirigente Fininvest acquista le concessioni poco prima della proroga da parte dello Stato e le rivende al doppio. Tutti ci guadagnano: politici, imprenditori spregiudicati, titolari di slot e fiduciari.

Luigi Li Gotti, senatore dell'Italia dei Valori, è un acerrimo rivale di questo intricato mondo. Li Gotti presenta un disegno di legge per il controllo delle giocate d'azzardo tramite siti Internet registrati all'estero. Inoltre, interviene in Commissione parlamentare Antimafia, di cui è membro, per impedire infiltrazioni della criminalità organizzata. Quindi, in Antimafia il senatore s'impegna ascoltando varie istituzioni e associazioni contro l'usura, affinché il governo assuma impegni precisi per meglio disciplinare il gioco; che, come dimostra, non porta utili allo Stato.


 

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