
“Apprezziamo il gesto di dignità del senatore Tedesco, che ha affermato di poter coltivare la tesi da lui sostenuta del fumus persecutionis ma di aver deciso di rinunziare considerando il particolare momento del Paese, riteniamo però che nel caso in esame non sussista fumus persecutionis, né oggettivo né soggettivo”. Lo ha detto il senatore Luigi Li Gotti, capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione Giustizia, annunciando in Aula il voto favorevole dell’IdV alla richiesta di concessione di autorizzazione della misura cautelare per il senatore Alberto Tedesco. “Noi – ha aggiunto - non riteniamo che tecnicamente possa il Senato entrare nel merito delle accuse ipotizzate. Dobbiamo arenarci di fronte a una richiesta, né possiamo in questa sede discutere degli istituti della custodia cautelare. Noi dobbiamo rispettare la legge: il giudice dice che l’esigenza cautelare è giustificata dal fatto che possa essere reiterato il reato, un giudice superiore dice che questo si può ottenere con gli arresti domiciliari in casa. E’ vero? Non è vero? Questo è il nostro codice, noi non possiamo cambiarlo in questa sede, dobbiamo fermarci alla valutazione se c’è fumus persecutionis oggettivo o soggettivo”. “Qualcuno – ha proseguito Li Gotti - ha sollevato il problema su quale valore debba prevalere tra integrità del plenum ed esercizio della giurisdizione. Io faccio presente che, essendo la richiesta di misura cautelare ancorata al rischio di reiterazione delle condotte illecite, noi come Senato non possiamo assumerci la responsabilità di creare le condizioni per la reiterazione delle condotte illecite. Rispetto al principio della salvaguardia del plenum assembleare io ritengo che vada ponderato anche l’ulteriore principio dell’impedire quello che il giudice e il tribunale del riesame hanno ritenuto di essere concreto come fatto, ossia la reiterazione del reato. Tra i due interessi in ponderazione – ha concluso Li Gotti – noi riteniamo che debba prevalere quello della difesa sociale rispetto al plenum assembleare”.







