
“Quanto denunciato da Libera e dall’Anbsc è gravissimo. Non è tollerabile infatti quanto emerge dai dati diffusi dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata: su 1516 aziende confiscate alla mafia, solo 176 sono attive e cioè poco più dell’11% del totale. Chiediamo al governo di spiegare urgentemente il motivo di questa intollerabile situazione che rappresenta un vero e proprio regalo alla criminalità organizzata. L’esecutivo dica perché il 60% dei beni da destinare ai comuni è bloccato in quanto vincolato da ipoteche bancarie”. E’ quanto si legge nel testo di un’interrogazione a prima firma del leader IdV, Antonio Di Pietro, al ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, al ministro dell’Economia, Corrado Passera e al ministro della Giustizia, Paola Severino. “Con l’effettiva operatività di tutte le aziende sottratte alla criminalità organizzata – aggiunge Di Pietro - si potrebbe, inoltre, creare nuova occupazione nelle realtà in cui il tasso di disoccupazione e il rischio di delinquere è più alto”. “Il governo dovrebbe spiegare le ragioni per cui gli istituti di credito tagliano i fondi a queste imprese, e agevolare l’accesso al credito, potenziando anche l’Anbsc, che ci risulta abbia scarse risorse economiche e che possa contare solo su trenta funzionari”, conclude.







