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Economia e Lavoro

La redazione IDV

Idv in piazza con i pensionati

"Venerdì 28 ottobre l’Italia dei Valori sarà in piazza del Popolo, a Roma, insieme ai pensionati e alle pensionate italiane per partecipare alla manifestazione nazionale della Spi-Cgil”.
Lo annunciano in una nota congiunta, il presidente dell'IdV, Antonio Di Pietro, e il responsabile Lavoro e Welfare del partito, Maurizio Zipponi, che aggiungono: “Abbiamo condiviso le motivazioni dello sciopero dei lavoratori metalmeccanici di Fiat, dell’indotto auto e di Fincantieri, sosterremo la mobilitazione, organizzata dalla Cgil, il 3 dicembre prossimo, e faremo altrettanto per tutte le altre manifestazioni che dovessero essere indette dalle organizzazioni sindacali, contro il Governo, in difesa del valore sociale del lavoro. Di fronte al carattere antisociale e recessivo delle ultime manovre finanziarie, prive di misure per l’occupazione e per le politiche industriali ma fatte di tagli lineari alla sanità, alla scuola e all'Università pubblica, al trasporto e ai servizi locali, attacchi al contratto nazionale e allo Statuto dei Lavoratori, i pensionati denunciano l'insostenibilità di provvedimenti che scaricano su di loro, sui giovani e sulle donne, il prezzo della crisi, esonerando i grandi evasori e i detentori di rendite e patrimoni.

Sulle pensioni, in particolare, è ora di finirla con interventi tesi solo a far cassa sulla pelle dei soliti noti. Bisogna misurarsi con un intervento strutturale, che separi la previdenza dall'assistenza, combatta l'abnorme evasione contributiva, garantisca la flessibilità in uscita su base volontaria, unifichi gli enti assicurativi e previdenziali, razionalizzando i costi di gestione. E soprattutto che sani finalmente la rottura generazionale prodotta da decenni di precarizzazione selvaggia, attraverso la copertura di almeno il 60% dell'ultima retribuzione per le future pensioni dei giovani. Per farlo, bisogna mandare a casa il Governo Berlusconi-Bossi, ormai screditato dentro e fuori il paese, per aprire una nuova stagione politica e istituzionale nell'interesse dell'Italia che lavora e che produce".

 
La redazione IDV

Il Governo vuole smantellare la Croce Rossa

  “Questa mattina abbiamo assistito all’ennesima protesta contro l’esecutivo, questa volta da parte dei lavoratori della Croce Rossa, cioè di persone che, per mestiere, prestano il primo soccorso. Il governo, infatti, vuole approvare un decreto che, di fatto, smantellerebbe la Cri privando i cittadini di un’assistenza fondamentale”. E’ quanto ha dichiarato il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, nel corso della conferenza stampa svoltasi oggi, alla Camera, con i rappresentanti della Croce rossa italiana, che stanno manifestando in piazza Montecitorio contro la privatizzazione del settore e i licenziamenti previsti da un decreto governativo.

“L’esecutivo Berlusconi – prosegue Di Pietro - quando deve prendere del denaro, lo va sempre a togliere dalle tasche delle fasce sociali più deboli e a coloro che le devono aiutare. Invece di eliminare gli odiosi privilegi della casta, della cricca e di ridurre i costi della politica, questo governo scellerato vuole togliere di mezzo i lavoratori che si occupano di assistenza immediata, quella d’urgenza”.  
"Noi dell’Italia dei Valori siamo vicini agli operatori della Cri – conclude Di Pietro - che manifestano contro la privatizzazione e il licenziamento di 1300 dipendenti e ci batteremo in Parlamento per evitare quest’ennesimo attacco al mondo del lavoro e all’assistenza sanitaria”.

   
Anita Di Giuseppe

La manovra finanziaria è un disastro!

La manovra finanziaria appena approvata pare proprio non tener conto delle principali esigenze dell'economia reale. Nonostante sia innegabile la crisi internazionale dei mercati che ha coinvolto anche l’Italia, oggi soggetta a spregiudicate speculazioni finanziarie, è altrettanto noto come il governo da oltre un anno stia negando i problemi che affliggono il nostro Paese; proprio per questo motivo siamo costretti a dover accettare una manovra rigida, al limite della sostenibilità, che colpisce principalmente le classi più deboli.

Come definito da economisti e da politici di tutti gli schieramenti, persino da alcuni membri della maggioranza, questa manovra è "pura macelleria sociale" e costerà ad ogni famiglia circa mille euro in più all’anno.

Pensiamo alla reintroduzione dei ticket-sanitari, all'aumento delle tariffe dei servizi, all’innalzamento dell’età pensionabile per le donne, azioni che produrranno un aumento della pressione fiscale che supererà il 50% e tutto sempre a danno delle famiglie italiane.

Nonostante la crisi, il governo non ha pensato minimamente di colpire le reali sacche di spreco, ad iniziare dai costi della politica, e nella manovra non si intravede il benché minimo indirizzo di rilancio.

Sarebbe stato meglio puntare su quelle tematiche che da tre anni non vengono seriamente affrontate: la politica del lavoro ed il sostegno alle piccole e medie imprese, temi cardine, questi, che dovrebbero stare a cuore alla classe dirigente del nostro paese.

Purtroppo nella manovra non esiste traccia di una strategia di rilancio dell'economia, né di validi provvedimenti strutturali che possano garantire una ripresa dello sviluppo.

Parimenti non si è fatto assolutamente nulla  per il settore dell'agricoltura, già in grave difficoltà; a tal proposito mi auguro che, superato questo momento di drammatica emergenza, vengano predisposte iniziative governative e provvedimenti realmente incisivi, tali da poter dare risposte alle imprese agricole, già provate dagli onerosi costi di produzione e dai redditi in continua diminuzione.

Non è possibile accettare l'ingerenza leghista anche in questo momento di tagli e sacrifici: infatti duole vedere che l'unico punto della manovra, riconducibile al settore agricolo, riguardi inesorabilmente la questione delle quote latte, è una vergogna!

Per il resto niente, nessuna misura adeguata al rilancio dell’agricoltura: ciò a testimonianza dell'indifferenza che il Governo manifesta per il comparto agricolo, un settore così importante e significativo per l'economia del Paese.

Allo stesso modo bisogna prendere atto che l'intero sistema scolastico, già in difficoltà , è rimasto orfano di interventi; proprio la scuola che è l'elemento principe della formazione dei cittadini di Paesi civili e democratici, continua ad essere gestita con superficialità dal governo e dopo aver visto i contenuti della manovra finanziaria, ancora una volta rimango sconcertata dalla scarsa attenzione che il governo le rivolge.

Ritengo, dunque, che questa  manovra  sia  totalmente immorale, poiché essa fa pagare il debito e la crisi al ceto medio basso e impone un consistente aumento delle tasse; ciò è doppiamente riprovevole in quanto ’abbassamento delle stesse è stato proprio il punto di forza della propaganda elettorale berlusconiana!

L’opposizione ha scelto un atteggiamento responsabile ed ha garantito l’approvazione in tempi brevi della manovra, per mettere l’Italia al riparo degli assalti speculativi: ora, però, deve iniziare una nuova fase politica che permetta al Paese crescita e sviluppo economico.


   
Giuliana Carlino

Auguri mamme, lottiamo con voi e per voi

Come ogni anno l'Italia celebra la Festa della mamma, una festa particolarmente sentita nel nostro Paese e che vede anche un certo impegno economico da parte delle famiglie. Sempre più, però, questa giornata è riservata, purtroppo, solo a chi grazie alle agevolate condizioni economiche ha potuto permettersi la gioia di avere figli o alle donne che coraggiosamente, nonostante le enormi difficoltà, hanno deciso comunque di diventare mamme.

L'Italia, parafrasando il titolo di un film, sembra non essere un Paese per donne, tanto più se madri, come dimostrano i dati sempre più allarmanti sul tasso di occupazione femminile. Le donne occupate, senza figli, tra i 25 e i 54 anni in Italia sono il 63,9% contro il 75,8% della media Ue. Solo Malta sta peggio con il 56,6%. In Germania il tasso sale all'81,8% e in Francia al 78,7%. La situazione peggiora drasticamente per le mamme con un figlio: nel nostro Paese, ancora penultimo della lista, prima di Malta, ha un lavoro solo il 59% contro la media Ue del 71,3%. Quando i figli diventano due la percentuale delle donne con un'occupazione scende al 54,1% (nella Ue al 69,2%), al 41,3% quando i figli diventano tre o più (contro una media Ue del 54,7%).

Al contrario ha un lavoro l'87,7% degli uomini italiani che hanno tre o più figli contro una media Ue dell'85,4%. Questo Governo come al solito ci propina vuoti discorsi in difesa della famiglia, ma in pratica in tutti i vari provvedimenti economici che si sono susseguiti non ha fatto altro che effettuare tagli lineari propri sui fondi per le politiche sociali, come nel caso dell'ultimo provvedimento approvato in Senato in questi giorni, il Documento di Economia e Finanza (DEF), con il quale ha destinato a fini diversi le somme stanziate per la non autosufficienza e per gli interventi destinati a favorire la conciliazione tra la vita lavorativa e la vita familiare delle donne lavoratrici; fondi peraltro provenienti dal risparmio che si avrà dall'innalzamento dell'età pensionabile delle lavoratrici della pubblica amministrazione.

Noi dell’Italia dei Valori pensiamo che la maternità deve costituire un diritto per tutte le donne e invece oggi è un lusso che solo poche possono permettersi per colpa del precariato, ma anche a causa della devastante mancanza di lavoro. Sarebbe quindi fondamentale promuovere un sistema di incentivi fiscali a favore delle donne lavoratrici con figli; sostenere la creazione di nuove imprese femminili;istituire un fondo strategico a favore di piccole e medie imprese femminili; realizzare su tutto il territorio nazionale nuovi asili nido; prevedere l'integrazione delle donne disabili nel mondo del lavoro; attuare il principio della pari retribuzione tra uomo e donna per prestazioni lavorative pari o di pari valore. Senza le necessarie politiche di sostegno per le donne, sarà sempre più difficile  per le giovani donne diventare madri e ci sarà sempre meno da festeggiare.

   

Processo Thyssen, una sentenza contro la 'mattanza'

Al processo di Torino per la strage sul lavoro della Thyssen krupp del 7 dicembre 2007, in cui persero la vita sette operai, l'accusa ha chiesto la condanna a 16 anni e mezzo per l'ad Herald Espenahan, a 13 anni e mezzo per altri quattro dirigenti e a nove anni per un quinto dirigente.

La sentenza sarà di grandissima importanza non a fini di vendetta ma per la possibile instaurazione di un principio giuridico fondamentale. Per la prima volta al principale imputato è stato contestato infatti il reato di omicidio volontario con dolo eventuale, mentre per gli altri imputati l'accusa è di omicidio colposo.

Se la sentenza confermerà l'impianto accusatorio, si stabilirà quindi che trascurare la sicurezza sul lavoro per moltiplicare il profitto è un reato di prima grandezza, che si configura a tutti gli effetti come un omicidio volontario.

Inoltre, elemento altrettanto centrale, a essere messo sotto accusa, è direttamente l'amministratore delegato dell'azienda e non uno dei suoi tanti sottoposti. Viene così incrinato il meccanismo ideato dal ministro Sacconi per cui la responsabilità, in caso di infortuni sul lavoro, non può mai risalire ai vertici aziendali, con tutto quel che ne consegue in termini di impunità garantita per gli stessi.

Si tratterà di un concreto passo avanti sia sulla strada della difesa di una legalità non a uso esclusivo di pochi privilegiati sia su quello della sicurezza sul lavoro.

Viviamo in un paese in cui la tutela della vita e della salute dei lavoratori è considerato spesso un impaccio da aggirare con ogni mezzo, quando non da ignorare come se non esistesse. Le leggi in materia esistono, ma sono sistematicamente trasgredite dal momento che i colpevoli sono sicuri di cavarsela sempre a poco prezzo.

Il risultato è una mattanza di proporzioni raggelanti. Nel 2009 gli infortuni sul lavoro sono stati 790mila e hanno provocato 1050 morti. Una strage. Quest'anno il bilancio è già più sanguinoso. All'inizio di dicembre la percentuale di morti sul lavoro era superiore a quella dell'anno precedente dell'1,5%.

Con impressionante cinismo c'è chi si è rallegrato di queste cifre, segnalando che nel 2009 c'erano stati 85 morti sul lavoro in meno rispetto al 2008 e che gli incidenti erano diminuiti di quasi il 10%. Purtroppo le cose non stanno così. Le statistiche, che comunque sarebbero inaccettabili in un paese civile, non tengono infatti conto di tutto l'immenso continente del lavoro sommerso, milioni di lavoratori che sono di solito costretti a lavorare in condizioni di sicurezza inesistenti e che non figurano tra gli "incidenti sul lavoro" semplicemente perché nessuno ne sa niente.

Le statistiche, infine, non contano le malattie, che sono invece la principale causa di mortalità sul lavoro. I tumori provocati dall'esposizione ad agenti cancerogeni sono, secondo i dati dell'Istituto pubblico di ricerca sulla sicurezza sul lavoro, circa seimila l'anno.

La conclusione è evidente. Se c'è oggi un fronte in cui la lotta per i diritti del lavoro, quella per la costruzione di una democrazia sostanziale e quella per la difesa della legalità si intrecciano è proprio quello che riguarda la sicurezza sul lavoro. Per questo l'esito del processo per la strage della Thyssen Krupp è così importante per la civiltà di questo paese.

   

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