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Economia e Lavoro

Maruska Piredda

La ricetta di Monti svanita in un “prevedibile istante”

Siamo alle solite. Il governo dei professori dà l’ennesima dimostrazione di avere idee confuse sul Paese reale e usa la ricetta dell’ottimismo per ridare slancio all’economia. In perfetta linea con il modello catastrofico della precedente era del berlusconismo.

Unica differenza tra il precedente inquilino di palazzo Chigi e quello attuale è la moderazione del tono. “C’è possibilità di avere molta speranza” ha detto il professore nel suo intervento al Meeting di Comunione e liberazione. E poi ha portato a modello per le imprese l’azienda di Chiavari che si è inventata il business online di un database con i curricula dei calciatori e che al congresso ciellino ha esposto i propri risultati nella mostra “Imprevedibile istante”.
Giusto riconoscere il merito ai giovani imprenditori che hanno colto con lungimiranza un’opportunità di mercato per fare business. Un po’ deludente, però, apprendere che la strada indicata dal premier-tecnico si riduca al consiglio di imitare chi c’è l’ha fatta solo grazie alla forza di un’idea propria rivelatasi vincente.

Un po’ poco davvero e anche un po’ offensivo per tutti quegli imprenditori che lavorano in settori tradizionali che devono fare i conti con il calo dei consumi, le mille difficoltà di accesso al credito, la crescente pressione fiscale e una spesa energetica senza eguali in Europa.
Oltre 26mila aziende che hanno chiuso i battenti nei primi tre mesi di quest’anno, nel 58% dei casi piccole realtà artigiane che costituiscono per oltre il 90% l’ossatura imprenditoriale nostrana.
Pensiamo a settori che incidono per alte percentuali sul Pil del nostro Paese. Pensiamo all’edilizia, all’agricoltura e al commercio, tre settori in cui la forza lavoro ha subito cessazioni di rapporti nel 2011 (fonte Sole 24 ore) rispettivamente di -582mila unità, -837 mila e - 609mila. I dati sull’occupazione sono chiari: secondo uno studio della Uil sulle comunicazioni obbligatorie tra il 2008 e il 2011, l’80% delle nuove assunzioni è “flessibile” e il 68,9% dei rapporti di lavoro attivati nel 2011 è a tempo determinato.

Un brusco calo anche nelle assunzioni dei lavoratori immigrati, che, secondo Unioncamere, caleranno nel corso del 2012 del 27% rispetto al 2011.
Tutti segni questi di un vero collasso dell’economia che stridono con le dichiarazioni del professor Monti quando dice di vedere l’uscita dal tunnel della crisi.

Gli imprenditori, gente pratica che fa i conti con l’economia reale, non possono vedere la fine del tunnel se negli ultimi dodici mesi hanno subito una riduzione dei prestiti bancari di oltre 30 miliardi di euro complessivamente, le famiglie hanno oggi redditi ai livelli di dieci anni fa e le addizionali Irpef aumentano.
L’azienda di Chiavari, citata da Monti, ce l’ha fatta, bisognerebbe dire, nonostante tutto, ma soprattutto, nonostante fosse in Italia.
Perché se per questi imprenditori coraggiosi si è aperta la strada del successo, ci sono sempre più giovani scienziati che decidono di depositare i propri brevetti all’estero con una “fuga” di capitale generato di circa un miliardo di euro.
Italia dei Valori, ormai da mesi, ha compreso l’inconsistenza della ricetta montiana per il rilancio dell’economia. Un prevedibile fallimento viste la miopia dimostrata da questo governo negli interventi per rilanciare il sistema Italia e le molte dichiarazioni di alcuni suoi ministri in palese contrasto con i numeri reali. Al nostro Paese serve una politica industriale lungimirante che trattenga i “cervelli in fuga” anzi ne attiri altri dall’estero. La ricetta dell’ “imprevedibile istante” porterà all’estinzione del nostro tessuto economico. Ora serve un progetto politico capace di vedere con chiarezza la mission futura della nostra economia. È tempo di scegliere se continuare a sperare nell’imprevedibile o iniziare una politica industriale che sappia vedere oltre l’imprevedibile istante.

 
La redazione IDV

IdV a Taranto a sostegno dei magistrati del lavoro e della salute

L’Italia dei Valori questa mattina è a Taranto per sostenere la battaglia di chi, sulla vicenda Ilva, chiede di salvare assieme lavoro e ambiente e per manifestare solidarietà alla magistratura. Una delegazione guidata dal capogruppo al Senato Felice Belisario, e di cui faranno parte anche il senatore Giuseppe Caforio e l’onorevole Pierfelice Zazzera, parteciperà all’assemblea pubblica organizzata in mattinata in piazza Immacolata.

Scenderò in piazza a Taranto, scrive Felice Belisario sul suo blog, "per dire no pacificamente all’alternativa tra lavoro e salute, per sostenere la magistratura messa sotto indegno assedio, da destra e da sinistra, solo per aver fatto il proprio dovere istituzionale. Sarò a Taranto nel giorno in cui arriveranno i ministri Passera e Clini (mentre si sono perse le tracce della Severino), esponenti di un governo che nella partita sull’Ilva è entrato in campo per andare all’attacco della magistratura, per fermare chi difende la legge e non chi l’ha violata per anni". (Leggi tutto il post)

   
La redazione IDV

Balneari, settore da tutelare (Video)

  “Abbiamo presentato oggi la proposta di legge per la tutela delle imprese balneari, alla vigilia della sciopero della categoria “Ombrelloni chiusi” che avrà luogo domani: il nostro è un gesto simbolico e un appello al governo affinché si svegli e sostenga la nostra proposta, affrontando una questione che si trascina da troppo tempo. Rivolgiamo un appello a tutti i partiti: passino anche loro dalle parole ai fatti e sostengano la nostra proposta di legge”.

lo dichiara David Favia, presentatore della proposta di legge per la tutela delle imprese balneari e capogruppo IdV in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, a margine della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina alla Camera dei deputati e alla quale ha partecipato anhe il presidente dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro.

  “C’è una intera categoria di lavoratori - ricorda Favia -, che rappresenta una parte di imprenditoria sana, abbandonata a se stessa dal governo attuale e da quello precedente. Noi chiediamo che la direttiva Bolkestein non venga applicata al settore delle imprese balneari, che rischiano di essere spazzate via dall’arroganza delle grandi multinazionali e brand internazionali. E’ inaccettabile che rappresentanti della comunità europea, durante gli innumerevoli incontri che abbiamo avuto, ci abbiano riferito chiaro e tondo che nessun rappresentante del governo italiano si è mai preso la briga di tutelare un settore sano, produttivo che rischia di essere cancellato per sempre”, conclude Favia.

   
La redazione IDV

Fiat. Subito soluzioni per Termini Imerese

“Il ministro Passera, seppur con grave ritardo, ha preso atto della scarsa credibilità della proposta finanziaria e industriale della Dr Motor per Termini Imerese.
L’IdV lo denuncia da sempre. Per questo, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica e ha sollevato il caso in Parlamento, attraverso numerose interrogazioni. L’imprenditore Di Risio ha già dato prova della propria inaffidabilità, mettendo a rischio il futuro dei lavoratori dello stabilimento di Macchia d’Isernia, la cui situazione è tuttora irrisolta. Se il ministro ci avesse ascoltato in tempo, oggi la discussione sul futuro degli operai di Termini sarebbe diversa, senza dover vivere l’angoscia della fine della cassa integrazione”.
Lo affermano in una nota il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi, che aggiungono: “Chiediamo al governo di farsi garante di una soluzione industriale che faccia chiarezza sul destino produttivo dello stabilimento siciliano e di quello molisano e sul futuro dei lavoratori coinvolti e delle loro famiglie.  
L’Italia dei Valori ha da tempo avanzato una proposta per Termini che coinvolge tutti i soggetti istituzionali interessati, dal Governo alla Regione Sicilia. Riteniamo che debba essere la Fiat a rispondere in solido alla ricerca di una soluzione alternativa: ciò è possibile solo se questo governo non farà da zerbino alla Fiat, così come ha fatto l’esecutivo Berlusconi-Lega”.

   
La redazione IDV

Il conflitto di interessi tra governo Monti e Bce

Il 16 aprile Ignazio Messina e Francesco Barbato hanno chiesto al governo, con un’interrogazione in Commissione Finanze, quanti soldi dei 255 miliardi prestati dalla Banca centrale europea agli istituti di credito italiani fossero poi stati realmente investiti in credito per famiglie e imprese. La risposta è arrivata un mese dopo dal Ministero dell’Economia. Vi proponiamo l'intervista apparsa oggi su Il Fatto Quotidiano all'on. Messina.

Onorevole Messina, da dove si capisce nel documento che le banche non hanno concesso un euro ai cittadini?

La risposta è molto chiara. Le banche italiane hanno acquistato titoli per ridurre il debito pubblico ma l’erogazione della Bce non era finalizzata solo a questo motivo. Nel documento c’è solo una dichiarazione d’intenti sul credito a famiglie e imprese, e riguarda il futuro.

Nel frattempo?

Si prendono soldi all’1% e li mettono a frutto senza rischi. Di contro ci dicono “poi vedremo d’intervenire per mantenere in moto l’economia”. Ma non era il caso di farlo subito?

Me lo dica lei.

Certo, era importante. Anziché rischiare con un imprenditore hanno preferito un buon titolo di Stato che, pure stando fermi senza fare nulla, gli rende il 5 o il 6%. Ma le banche si sono dimenticate che hanno un ruolo sociale e non solo quello di accumulare soldi?

Sono imprenditori.

Infatti nessuno gli chiede di regalare mutui. Ma di concederli. E in fretta.

Altrimenti?

Puoi anche possedere una Ferrari ma senza benzina sarai sempre fermo.

Effetto Grecia?

Noi stiamo già vivendo la situazione greca. Lì hanno abbassato gli stipendi tenendo i prezzi fermi. Noi abbiamo mantenuto gli stipendi fermi e alzato i prezzi con accise di ogni genere. Se la gente non ha soldi in tasca non può spenderli.

Colpa del governo?

Il governo ha il dovere di tutelare i cittadini. Invece li ha gravati di una pressione insostenibile favorendo banche e assicurazioni. La recessione è inevitabile.

L’esecutivo come ha risposto in Commissione?

Non ha risposto nessuno. Il sottosegretario Vieri Ceriani si è negato al confronto, facendo mettere a verbale che la risposta non era ancora stata preparata dal ministero per un disguido. Invece a noi era stata consegnata datata e protocollata.

Perché non ha risposto?

Il motivo non è chiaro ma ritenevo opportuno un confronto.

Che idea si è fatto?

Che il sottosegretario, per motivi legati alla sua attività precedente (rappresentante della Banca d’Italia presso la Bce, ndr) abbia preferito non rispondere. Se è in conflitto d’interessi deve lasciare. Piuttosto vada a fare il sottosegretario all’Agricoltura non certo all’Economia.

Che risposte attendete ora dal governo?

Se non sarà la Bce a imporre delle condizioni alle banche dovrà farlo il governo obbligandole a concedere credito. Poi dovranno tagliare gli sprechi, quelli veri, e diminuire la pressione sui cittadini consentendogli di spendere e di vivere.

   

Congresso Straordinario


Il congresso si aprirà venerdì 28 giugno, dalle ore 14.00 c/o Centro Congressi Roma Eventi – Piazza di Spagna (Via Alibert, 5)  e proseguirà nelle giornate del 29 e 30 giugno.

Le operazioni di voto si svolgeranno on-line dalle ore 8.00 alle ore 13.00 del 30 giugno p.v.

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