
La ricetta di Monti svanita in un “prevedibile istante”
Unica differenza tra il precedente inquilino di palazzo Chigi e quello attuale è la moderazione del tono. “C’è possibilità di avere molta speranza” ha detto il professore nel suo intervento al Meeting di Comunione e liberazione. E poi ha portato a modello per le imprese l’azienda di Chiavari che si è inventata il business online di un database con i curricula dei calciatori e che al congresso ciellino ha esposto i propri risultati nella mostra “Imprevedibile istante”.
Giusto riconoscere il merito ai giovani imprenditori che hanno colto con lungimiranza un’opportunità di mercato per fare business. Un po’ deludente, però, apprendere che la strada indicata dal premier-tecnico si riduca al consiglio di imitare chi c’è l’ha fatta solo grazie alla forza di un’idea propria rivelatasi vincente.
Un po’ poco davvero e anche un po’ offensivo per tutti quegli imprenditori che lavorano in settori tradizionali che devono fare i conti con il calo dei consumi, le mille difficoltà di accesso al credito, la crescente pressione fiscale e una spesa energetica senza eguali in Europa.
Oltre 26mila aziende che hanno chiuso i battenti nei primi tre mesi di quest’anno, nel 58% dei casi piccole realtà artigiane che costituiscono per oltre il 90% l’ossatura imprenditoriale nostrana.
Pensiamo a settori che incidono per alte percentuali sul Pil del nostro Paese. Pensiamo all’edilizia, all’agricoltura e al commercio, tre settori in cui la forza lavoro ha subito cessazioni di rapporti nel 2011 (fonte Sole 24 ore) rispettivamente di -582mila unità, -837 mila e - 609mila. I dati sull’occupazione sono chiari: secondo uno studio della Uil sulle comunicazioni obbligatorie tra il 2008 e il 2011, l’80% delle nuove assunzioni è “flessibile” e il 68,9% dei rapporti di lavoro attivati nel 2011 è a tempo determinato.
Un brusco calo anche nelle assunzioni dei lavoratori immigrati, che, secondo Unioncamere, caleranno nel corso del 2012 del 27% rispetto al 2011.
Tutti segni questi di un vero collasso dell’economia che stridono con le dichiarazioni del professor Monti quando dice di vedere l’uscita dal tunnel della crisi.
Gli imprenditori, gente pratica che fa i conti con l’economia reale, non possono vedere la fine del tunnel se negli ultimi dodici mesi hanno subito una riduzione dei prestiti bancari di oltre 30 miliardi di euro complessivamente, le famiglie hanno oggi redditi ai livelli di dieci anni fa e le addizionali Irpef aumentano.
L’azienda di Chiavari, citata da Monti, ce l’ha fatta, bisognerebbe dire, nonostante tutto, ma soprattutto, nonostante fosse in Italia.
Perché se per questi imprenditori coraggiosi si è aperta la strada del successo, ci sono sempre più giovani scienziati che decidono di depositare i propri brevetti all’estero con una “fuga” di capitale generato di circa un miliardo di euro.
Italia dei Valori, ormai da mesi, ha compreso l’inconsistenza della ricetta montiana per il rilancio dell’economia. Un prevedibile fallimento viste la miopia dimostrata da questo governo negli interventi per rilanciare il sistema Italia e le molte dichiarazioni di alcuni suoi ministri in palese contrasto con i numeri reali. Al nostro Paese serve una politica industriale lungimirante che trattenga i “cervelli in fuga” anzi ne attiri altri dall’estero. La ricetta dell’ “imprevedibile istante” porterà all’estinzione del nostro tessuto economico. Ora serve un progetto politico capace di vedere con chiarezza la mission futura della nostra economia. È tempo di scegliere se continuare a sperare nell’imprevedibile o iniziare una politica industriale che sappia vedere oltre l’imprevedibile istante.






